Castagnetti vota no al referendum, rampogna Zingaretti e asfalta i 5 Stelle
“Non credono nella Costituzione, con loro niente riforme”

9/9/2020 – Pierluigi Castagnetti non ci sta: voterà No al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre sulla legge, approvata dal Parlamento dopo quattro letture, per il taglio dei parlamentari, che verrebbero ridotti a 400 (i deputati) e a 200 (i senatori). L’ex deputato reggiano, ancora oggi uno dei politici più influenti del Partito Democratico, spiega le ragioni del suo no in un’intervista pubblicata questa mattina dal Riformista. Il Pd di Zingaretti, è noto, si è espresso per il sì pur tra molti mal di pancia.

Castagnetti non mette in discussione l’attuale governo con i 5 Stelle, nè il fatto che la legge, approvata alla quarta lettura, sia il frutto dell’accordo politico sul Conte II. Ma nella sostanza dichiara l’alleanza come un evento transitorio, imposto dall’emergenza in cui si trova ilPaese, e segna un confine invalicabile, quello dalla riforma della Costituzione: “Con i 5 Stelle non è possibile, perchè loro non credono nella Costituzione e nella democrazia rappresentativa”. Di più: annuncia guerra sul progetto di riforma elettorale che sarà incardinato alla Camera il 28 settembre.

Pierluigi Castagnetti

Nella trattativa per il governo Conte II – spiega Castagnetti – “oltre al taglio dei parlamentari erano previsti altri cinque provvedimenti compensativi, nessuno dei quali approvato“, e su questo “la responsabilità del Pd non può essere rimossa“: “Quando si tratta bisogna essere capaci di farlo, capaci di portare a casa dei risultati. Oggi si va al referendum con la promessa dell’incardinamento della riforma elettorale il 28 settembre”, ma è “un atto di fede”: “Penso che la riforma elettorale questo Parlamento non è in grado di farla”.

Severo il giudizio sui partiti politici di oggi “che non sono più lo strumento previsto dall’articolo 49 della Costituzione”, vale a dire veicoli delle partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese. “Oggi non sono in grado di organizzare una partecipazione interna e non sono espressione dell’elettorato”, e “l’unico partito che ha ancora una organizzazione interna democratica è il Pd”.

E’ la ragione per cui Castagnetti stronca il testo della riforma elettorale: “Per consentire ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, bisogna introdurre o il voto di preferenza o l’istituzione di collegi elettorali piccoli. Ma se non ci sono aumenta la distanza dei cittadini dalle istituzioni“.

Per di più “c’è qualcosa che diventa odioso per me: i partiti che decidono loro le liste chiuse, tradiscono lo spirito dellademocrazia rappresentativa.”.

Da qui la considerazione che il taglio dei parlamentari non è una riforma , “ma semplicemente uno spot” perché “se si vuole realizzare un obiettivo di maggiore efficienza, bisogna affrontare e superare il bicameralismo perfetto“. E, anche se in questa situazione “non c’è alternativa al governo Conte II “, Castagnetti esclude che con i 5 Stelle si possa mettere mano alla Costituzione, “perchè loro non ci credono nella Costituzione, non credono nella democrazia rappresentativa. Ancora due anni fa Casaleggio diceva che il Parlamento non serve. Con i 5 Stelle si può governare per un tratto di strada perchè un governo lo si deve pur dare al Paese, ma se si pensa di fare con loro, e solo con loro, o particolarmente con loro, la riforma della Costituzione, mi pare si debba dire che no, non è possibile”, hanno un’idea di democrazia “molto distante da quella su cui si è costruito il nostro Paese settant’anni fa”.

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Una risposta a 1

  1. carlo baldi Rispondi

    09/09/2020 alle 10:40

    Non capisco. Il parlamento a larghissima maggioranza (anzi quasi unanime) aveva votato a favore della proposta riduzione dei parlamentari e, se non ci fossa stata la richiesta di un gruppo ristretto ( 60 ?), si sarebbe evitato il referendum e la riforma con la riduzione dei parlamentari sarebbe avvenuta sic ed simpliciter.
    Ora invece, chi in modo palese, e ne apprezzo la correttezza, e chi in modo occulto evidenzia mi e ma.
    Ridurre a 600 i parlamentari è proprio un attentato alla Costituzione ed alla democrazia, quando si sono designate le regioni nominando una valanga di altri rappresentanti dei cittadini( per la Sicilia sono anch’essi onorevoli!)? In realtà la riduzione ( peraltro contenuta, con riduzione di costi e di apparato burocratico) mi auguro che renderà un po’ più efficiente il Parlamento e meno condizionato da minuscoli contestatori che , cambiando bandiera da un giorno all’altro, giocano per il ricatto, molte volte anche per fini personali ,rallentando i tempi della decisioni. Perciò voto si convinto.

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