Caso Mescolini e omissioni sul Pd
Bernini venerdì dai magistrati di Perugia
“Basta con l’uso della giustizia a fini politici”

DI PIERLUIGI GHIGGINI

13/9/2020 – L’ex assessore di Parma Giovanni Paolo Bernini, di Forza Italia, sarà ascoltato venerdì 18 settembre dal pm di Perugia Raffaele Cantone che indaga sul traffico di nomine nelle sedi giudiziarie rivelato dalle intercettazioni tra Palamara e numerosi colleghi magistrati , membri e no del Csm, della corrente di Unicost.

Giovanni Paolo Bernini

Era stato lo stesso Bernini a chiedere di essere convocato a Perugia a proposito della nomina di Marco Mescolini, già pm del maxiprocesso Aemilia, a procuratore di Reggio Emilia. L’ex assessore ha scritto un pamphlet (Storie di ordinaria ingiustizia) sulla sua vicenda giudiziaria in cui per anni per volontà di Mescolini era finito nel tritacarne di Aemilia in quanto esponente del centro destra, salvo essere completamente prosciolto, ma ovviamente con conseguenze “devastanti”. L’ultimo capitolo del libro è dedicato appunto alla parabola di Mescolini, che “incassa il premio” – questo il titolo – della nomina, mentre il Pd, partito di governo totalizzante a Reggio Emilia, è rimasto al riparo da Aemilia nonostante documenti e intercettazioni. Questioni che Bernini ha rimesso sul tavolo con una conferenza stampa tenuta alla fine di agosto insieme a Marco Eboli, e che ora sono diventate un caso nazionale di cui si occupano grandi media e parlamentari. E su cui Perugia ha aperto un fascicolo specifico, al momento senza imputati né indagati.

Bernini, cosa dirà ai magistrati di Perugia?

Naturalmente essendoci il segreto istruttorio, non dirò nulla né prima né dopo essere stato ascoltato dai magistrati della Procura titolare dell’inchiesta giudiziaria su Palamara. Del resto, durante il mio iter processuale non ho mai rilasciato dichiarazioni. Solamente al termine della mia assurda e dolorosa vicenda giudiziaria ho scritto il libro “Storie di ordinaria ingiustizia” che oramai tutti conoscono.

Quali conseguenze hanno avuto su di le imputazioni nel processo Aemilia, in quanto politico del centrodestra, poi completamente prosciolto?

E’ stata un’esperienza devastante, ma non ho mollato di un centimetro perché mio padre mi ha sempre insegnato ad avere coraggio e a continuare la propria battaglia quando si è convinti di essere nel giusto. Ho portato la croce in quanto sottoposto ad una gogna mediatica e bersagliato da una macchina del fango. Una situazione che un paese civile non può e non deve tollerare. Purtroppo in Italia è spesso la quotidiana e triste realtà.

Ma mia storia è una questione di poco conto rispetto al valore simbolico. Per questo motivo Vittorio Feltri, che mi ha concesso lo straordinario privilegio di scrivere la prefazione del mio libro, ha giustamente affermato che la mia vicenda andava raccontata perché non è stata un errore giudiziario, bensì un crimine giudiziario. Un fenomeno tutto italiano caratterizzato dall’uso della giustizia come strumento di lotta politica contro l’avversario allo scopo di nascondere lo sporco sotto il tappeto.

La parola mafia è sovente abusata e nel mio caso si è trattata di un’accusa infamante e distorta perché la mia attività politica è sempre avvenuta alla luce del sole, al servizio nei confronti dei cittadini che mi hanno eletto 4 volte con migliaia di preferenze. Un castello accusatorio crollato miseramente in ogni sede giudicante.

L’accusa di favoritismi al Pd nei procedimenti giudiziari, compreso il processo Aemilia, è grave: quali documenti è in grado di portare ai magistrati?

Sugli atti deve eventualmente rispondere il Procuratore della Repubblica Marco Mescolini pubblico ministero del Processo Aemilia, si parlerà invece delle omissioni o degli stralci dell’inchiesta che anche un altro magistrato ha rilevato.

A proposito: il caso Mescolini – “ramo” dello scandalo Palamara che ha squarciato le nebbie intorno a quello che molti definiscono “salvacondoto giudiziario” concesso al Pd – ha un rilievo istituzionale nazionale. Ritiene che il procuratore possa restare a Reggio? E come giudica l’atteggiamento delle varie forze politiche su una vicenda di questa portata?

Su Mescolini non spetta certo a me decidere: il caso è nelle mani dei magistrati di Perugia, del Csm, del Procuratore generale della Cassazione e anche della coscienza dell’interessato.

Mi preme ringraziare in primo luogo il mio partito, Forza Italia, con i senatori Maurizio Gasparri, Enrico Aimi e gli altri 15 firmatari di un’interrogazione sulla vicenda. Poi Tommaso Foti ,parlamentare di Fratelli d’Italia, che in consiglio regionale fu il primo ad alzarsi in assemblea e far rilevare che la Regione aveva dato un finanziamento pubblico alla associazione Libera di don Ciotti, che aveva pensato bene di usarli per scrivere falsità gravissime sul mio conto. Mi dovettero chiedere scusa pubblicamente sia la Giunta regionale sia Libera, che solo per pietà non portai in tribunale a rispondere di diffamazione.

Mi permetta anche di ringraziare Marco Eboli, portavoce di Fratelli d’Italia a Reggio Emilia, che mi ha invitato e affiancato nella conferenza stampa del 28 agosto; e per le interrogazioni depositate in Parlamento gli on. Morrone e Manfredi della Lega, nonché il senatore Gaetano Quagliariello: anche loro citano la mia vicenda e il libro come documentazione a prova delle loro tesi. L’intervento di deputati e senatori è importante poiché questa mia battaglia è una battaglia di libertà. La giustizia deve essere uguale per tutti.

Infine devo registrare positivamente il mantenimento da parte del Movimento 5 Stelle della richiesta di un passo indietro da parte di Mescolini, mentre non posso che rilevare l’isolamento del Pd, unico partito a chiedere al procuratore di restare al suo posto: la prova lampante che se Mescolini esce dalla Procura, cambia la storia di Reggio e trema il Pd.

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