Billions, ovvero miliardi sporchi
A Reggio la holding nazionale delle fatture false e del riciclaggio

DI PIERLUIGI GHIGGINI

23/9/2020 – Si chiama Billions. Miliardi, in inglese. E i miliardi ci sono davvero. Per ora “solo” centinaia e centinaia di milioni, ma sotto, nella parte sommersa dell’iceberg, di miliardi (di euro) se ne intravedono parecchi. E’ un quadro stupefacente quello emerso dall’inchiesta denominata Billions, appunto, con la quale Polizia di Stato e Guardia di Finanza coordinate dalla Procura della Repubblica, ha smantellato un’organizzazione specializzata nei giri di fatture false e nel riciclaggio del denaro sporco, ramificata in tutto il Paese, con la testa a Reggio Emilia e terminali e clienti in 14 regioni del Nord, nel Lazio e nel Sud Italia. Sono 49 le persone colpite da 51 misure cautelari (5 arresti in carcere, 17 ai domiciliari, gli altri raggiunti da interdittive e obbligo di firma) e trecento gli indagati: dimensioni da maxiprocesso, certamente una delle inchieste più rilevanti condotte in Italia sulle frodi fiscali e il riciclaggio.

Il tutto accompagnato dal sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un totale di 24 milioni di euro, equivalenti alle imposte evase.

Un passaggio di denaro documentato dalleindagini

Anche se buona parte dei protagonisti sono calabresi, e forse lo stesso regista farebbe capo al clan Grande Aracri – agli indagati non viene contestata l’aggravante mafiosa.

“E’ senz’altro criminalità organizzata – specifica in proposito il procuratore Mescolini – ma da lì alla cosca mafiosa ce ne corre”. Anche se, in proposito gli investigatori non hanno dubbi, il brodo di coltura, lo sfondo della scena criminale sarebbe quello. E comunque “al momento – ammonisce il procuratore – niente nomi“.

Al momento i giornalisti restano a bocca asciutta, e anche l’opinione pubblica: si può solo ipotizzare che vi siano dentro sino al collo tanti “colletti bianchi“, niente di più. Evidentemente il dipanarsi dell’inchiesta impone, al momento, una stringente riservatezza. “E poi – così riflette Mescolini – di quali colletti bianchi parliamo? Dobbiamo aggiornare il nostro lessico investigativo, altrimenti resteremo sempre in ritardo rispetto a una criminalità che va più veloce di noi. Diciamo che questa è un’indagine su persone che fanno girare enormi quantità di soldi. gente piena di soldi “.

il procuratore Marco Mescolini

Del resto su movimenti di denaro per oltre 240 milioni di euro, quelli sinora accertati, ben 50 milioni sono prelievi di denaro contante. Le dimensioni incredibili del giro si spiegano già in queste cifre, a ricostruirle e a darle un quadro coerente sono stati i metodi innovativi dell’indagine Billions destinata – come ha sottolineato il capo dell’ Anticrimine, Francesco Messina – a fare scuola e a diventare un modello per il Paese. “Non ci siamo fermati al contrasto dell’organizzazione “militare”, ma siamo andati oltre, in contemporanea, seguendo la pista dei soldi, integrando le competenze della Polizia e della Guardia di Finanza, e incrociando una quantità enorme di informazioni”.

E’ così che, partendo da un’indagine della Mobile di Reggio Emilia su un corriere reggiano rapinato anni fa di 50mila euro a Verona, si è riusciti a ricomporre il puzzle colossale, una finestra spalancata sul lato oscuro della finanza e dell’universo professionale e criminale che vi nuota dentro.

La Ferrari sequestrata dalla Guardia di Finanza

“Sapevamo che la nottata sarebbe stata impegnativa – ha spiegato il dottor Mescolini, riferendosi alla fase conclusiva delle indagini in cui gli inquirenti hanno tirato la rete – però non potevamo immaginare quanto. Il fiume di denaro, il numero dei preziosi e di automobili importanti, compresa una Ferrari, che abbiamo sequestrato solo in queste ore, ha dell’incredibile. Nel corso di alcune perquisizioni abbiamo trovato tesori di centinaia di migliaia di euro in denaro liquido, abbiamo trovato anche delle armi, in particolare una pistola con matricola abrasa e numerosi proiettili, ed è un fatto preoccupante”.

Billions, insomma, ha messo le mani su un’organizzazione “calda” in piena attività, che evidentemente non ha avuto la percezione dell’indagine abbattutasi su di essa.

Da qui l’ elogio di Mescolini alla “preveggenza” degli investigatori, poliziotti e finanzieri, che sono riusciti ad anticipare le mosse di una struttura compartimentata in modo inedito: non a caso si parla di cellule, tipiche delle organizzazioni eversive..

Dieci cellule ciascuna governata da un capo, cellule con molti dialetti del sud, ma anche due ben radicate a Reggiano e nel mantovano, e tutte legate da una regia unica: i capi attingevano a una sola cassa, una “tinozza” con dentro una quantità impressionante di denaro da riciclare in operazioni illegali, in Italia e anche all’estero. E a quanto si è appreso, a tirare le fila sarebbe stato un parente del boss Grande Aracri.

C’è posto anche un elogio alle banche che con le loro segnalazioni di operazioni sospette hanno dato un contributo essenziale alle indagini. Elogio che tuttavia esclude commercialisti, avvocati, notai non brillanti nell’ inviare le loro segnalazioni: particolarmente eclatante la “distrazione” di un professionista reggiano, che però al momento è indagato. “Speriamo – ha detto Mescolini -che in futuro le categorie professionali vogliano contribuire per la loro parte a segnalare le operazioni che possono avere risolti sospetti”.

LE CELLULE E LA PIRAMIDE FINANZIARIA:MONTAGNE DI FATTURE FALSE IN VENDITA

L’inchiesta Billions ha permesso di scoprire un’associazione a delinquere composta da 49 soggetti specializzata nell’offfrire in via professionale, servizi di emissione di fatture per operazioni oggettivamente innesisetnti, per consentire alle imprese beneficiarie l’abbattimento dei propri redditi imponibili con realizzazione di svariati delitti in materia tributaria: emissione ed utilizzo in dichiarazione di fatture false, occultamentodelle documentazione contebile e omessa dichiarazione deiredditi.

Intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamenti, nalisi dei flussi finanziari e approfondiamento di segnalazioni per operazioni sospette -scrivono gli inquirenti – sono riusciti a individuare una struttura associativa partiicolarmente complessa dedita anche al riciclaggio di denaro in Italia e all’estero, all’autoriciclaggio e alla bancarotta flaudolenta”.

Ai vertici della struttura, appunto, “i Capi che coordinavano dieci cellule operative e che potevano contare

a) su società di comodo, vere e proprie cartiere, per la emissione delle fatture false;

b) di prelevatori professionali di denaro dai bancomat postali;

c) di procacciatori di clienti interessati a ottenere servizi finanziari illegali”.

Al gradino più basso “una folta schiera di prestanome titolari di una miriade di società cartiere che non avevano alcuna struttura aziendale e che servivano solo per produrre fatture false. Eloquente a tal proposito una conversazione, captata dagli inquirenti, tra due indagati che si chiedevano ironicamente cosa producessero le loro società, e rispondevano che “producevano soldi”.

Mescolini e Messina in conferenza stampa

L’ analisi dei flussi finanziari delle cartiere “ha permesso di ricostruire movimentazioni per oltre 240 milioni di euro, di cui ben 50 milioni in prelievi di denaro contate.

L’ammontare delle fatture false è stato calcolato in 80 milioni di euro con una imposta evasa per circa 24 milioni di euro.

Nel corso delle perquisizioni locali e personali sequestrati circa 500 mila euro di cui 267 mila in contanti, provento dei reati di cui rappresentavano la monetizzazione“.

Una parte dei preziosi e del denaro contante sequestrato a Reggio

ERANO IN NOVE COL REDDITO DI CITTADINANZA

Colpisce il fatto che 9 dei 49 indagati al vertice della struttura, che movimentavano un fiume di denaro sporco per centinaia di milioni di euro, dichiaravano essere disoccupati e nullatenenti, e in tal modo sono riusciti a percepire il reddito o la pensione di cittadinanza. Hanno ottenut, nel complesso più di 80 mila euro, e naturalmente sono già iniziate le procedure per l’annullamento del beneficio.

Persone che maneggiavano quantità enormi di contanti, pienamente integrate in un’ associazione criminale specializzata in reati in ambito finanziario e soprattutto nell’offerta (dietro compenso) di false fatture ai fini di evadere il fisco.
Un’organizzazione che, come emerso dalla conferenza stampa congiunta a cui hanno partecipato tra gli altri il procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini, il Questore Giuseppe Ferrari e il direttore generale Anticrimine della Polizia, Francesco Messina, era vasta, potente e molto ben strutturata.

Il questore Giuseppe Ferrari

“L’operazione conclusa oggi- ha dichiarato questa mattina il Questore Ferrari- e’ molto importante perchè ha perseguito su scala nazionale reati economici come la bancarotta, le false fatturazioni, le truffe in danno a istituti bancari il riciclaggio e l’autoriciclaggio, che ritengo tra le principali forme di criminalità di questa provincia”.
Nell’indagine Ferrari nota anche un elemento di novità, ritenendo che, secondo quanto sta emergendo, “l’erogazione di servizi finanziari illegali non è un fatto estemporaneo, ma anzi un fenomeno criminale strutturato, consolidato e radicato”. Ferrari considera quindi l’operazione come “non come un punto di arrivo ma una tappa intermedia, a significare un salto di qualita’ nella lotta all’illegalita’ a Reggio Emilia”.

Il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, colonnello Fabrizio Moro ha sottolineato a sua volta come le banche abbiano fornito ben 150 segnalazioni utili alle indagini. E come le fatture per operazioni inesistenti riguardavano settori particolari, come illegname, ma soprattutto l’edilizia.”Le cartiere lavoravano a tuto spiano per l’edilizia, settore che come ben sapete qui non è controllato dai reggiani, ma dai calabresi”.



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