“Verità piena su Bologna”: ora la chiedono (quasi) tutti. Casellati: “Basta segreti,
non tacciare di depistaggio chi ricerca e verifica ipotesi”

2 agosto 1980 – Piena verità e giustizia. E’ l’impegno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle principali cariche dello Stato a 40 anni dalla strage alla stazione di Bologna: l’esplosione alle 10,25 del 2 agosto 1980 provocò 85 morti ufficiali, ma almeno un’altra vittima è ancora oggi senza nome.

Bologna ha ricordato quella giornata nefasta, sulla quale si addensano ancora troppi misteri, con una serie di manifestazioni in stazione – che da oggi è dedicata al 2 agosto 1980 – in piazza Maggiore e a palazzo d’Accursio.

Molto chiare le parole della presidente del Senato Elisabetta Casellati (“Basta segreti”) che ha ammonito “a non tacciare di depistaggio chiunque azzardi interrogativi o verifichi ipotesi“.

La stazione di Bologna intitolata al 2 Agosto 1980

Un riferimento tanto più significativo perché pronunciato di fronte al presidente dell’associazione famiglie delle vittime, l’on. Bolognesi, che anche di recente non ha perso l’occasione per diffamare i ricercatori indipendenti – quelli, tanto per capirci, che si occupano della pista medio-orientale, della scomparsa di Maria Fresu e dell’Ignota 86 – parlando, appunto, di depistaggi dei servizi segreti.

MATTARELLA: PIENA VERITA’ E GIUSTIZIA

Ma vediamo la dichiarazione del presidente della Repubblica: “In occasione del quarantesimo anniversario della strage della stazione, che provocò ottantacinque morti e oltre duecento feriti, desidero – a distanza di pochi giorni dalla mia visita a Bologna e dall’incontro nel luogo dell’attentato – riaffermare la vicinanza, la solidarietà e la partecipazione al dolore dei familiari delle vittime e alla città di Bologna, così gravemente colpiti dall’efferato e criminale gesto terroristico. Riaffermando, al contempo, il dovere della memoria, l’esigenza di piena verità e giustizia e la necessità di una instancabile opera di difesa dei principi di libertà e democrazia“.

ELISABETTA CASELLATI: SQUARCIARE I VELI, TOGLIERE GLI OMISSIS

Squarciare i veli, togliere gli omissis, togliere il segreto sui tanti documenti del Sismi ancora oggi “classificati”: questa la richiesta della presidente del Senato Elisabetta Casellati, ribadita nel corso dell’incontro con una delegazione di famigliari delle vittime a palazzo d’Accursio, presenti il sindaco di Bologna Virginio Merola e il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

La presidente del senato Maria Elisabetta Alberti Casellati parla in piazza Maggiore

Senza verità il nostro Paese non ha futuro, quindi Bologna non è solo la città ma significa verità per tutti noi – ha detto Casellati – Sono qui per testimoniare la vicinanza delle istituzioni oggi a voi familiari. Noi siamo grati perché per 40 anni non vi siete mai dati per vinti nella ricerca della verità. Cercare la verità significa cercare giustizia e avere giustizia significa anche alzare quel velo di omissis che per 40 anni la nostra storia ha vissuto. Sono state uccise persone innocenti per colpire al cuore i valori della nostra democrazia, è inaccettabile ed è inaccettabile che ancora ci siano veli. Basta con i segreti” – ha aggiunto la presidente del Senato – E’ inaccettabile che ancora ci siano dei veli”. Per questo bisogna “fare un lavoro per capire finalmente chi e perché una volta per tutte. Senza veli“, e ha aggiunto: “Non succeda che chiunque azzardi interrogativi o verifichi ipotesi possa essere tacciato di depistaggio. La storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli omissis”.

Da sinistra Crimi, Bonaccini, Alberti Casellati, Merola e Bolognesi

SALVINI: VERITA’ SU TUTTE LE STRAGI

Anche Matteo Salvini, in un tweet, ha chiesto “Verità su tutte le stragi, niente deve rimanere segreto o impunito”. E il premier Conte ha assicurato il sostegno a chi è impegnato “a squarciare definitivamente il velo che ci separa dalla verità. Lo dobbiamo alle 85 vittime innocenti, lo dobbiamo a noi stessi”. Vedremo se il presidente del consiglio toglierà definitivamente ogni segreto sui documenti del Sismi: quelli che Reggio Report in questi giorni sta pubblicando in esclusiva.

Il viceministro dell’Interno Vito Crimi, presente oggi a Bologna, non ha taciuto le responsabilità dello Stato: “Le scuse” da parte dello Stato “sono le uniche parole che hanno una parvenza di decenza. Dopo 40 anni di dolori immutabili vissuti dai familiari si può solo chiedere scusa”.

Una ferita aperta e che porta con sé ombre e interrogativi. Una verità incompleta, parziale, per cui lo Stato deve continuare a impegnarsi al fianco della magistratura – così ha scritto il ministro degli esteri Luigi Di Maio in un post su Facebook – La sola certezza che ci resta, dopo 40 anni, è la sofferenza che ha provato il nostro Paese. Persero la vita innocenti provenienti da tutta Italia”.

FICO: FARE LUCE PIENA SULLA STRATEGIA DELLA TENSIONE


Il presidente della Camera Roberto Fico ha dichiarato che “occorre non soltanto ricercare la verità sulle singole stragi, ma fare anche luce piena su quel disegno unitario – la cosiddetta ‘strategia della tensione‘ – alla base degli attentati che hanno insanguinato il nostro Paese. Ce lo impone il rispetto delle vittime e dei loro familiari, e il nostro essere una comunità”. “Verità e giustizia rappresentano un compito non negoziabile di uno Stato realmente democratico: uno strumento irrinunciabile non solo per comprendere il difficile percorso della nostra Repubblica, ma per consolidare gli anticorpi necessari a contrastare ogni possibile rigurgito di estremismo ideologico e di violenza politica”.

Per il presidente della Camera, insomma, esiste di fatto un solo “racconto nero” che lega i 20 anni peggiori della storia repubblicana. Ma è proprio su questa narrazione che si è impantanata la ricerca di una verità piena su Bologna e Ustica.

PAOLO BOLOGNESI: DA NOI I DOCUMENTI PER LA MAXI INDAGINE SUI MANDANTI. MAMBRO E FIORAVANTI TRATTATI COME STAR

Dal palco di Piazza Maggiore Paolo Bolognesi ha rivendicato il merito dei documenti forniti alla Procura Generale che hanno portato all’incriminazione come presunti mandanti di Licio Gelli, Umberto Federico d’Amato, Umberto Ortolani e Mario Tedeschi (tutti morti) e del killer Paolo Bellini, oggi collaboratore di giustizia, come presunto co-autore della strage. Bolognesi ha sferrato un duro attacco a Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, condannati all’ergastolo per la strage: “E’ sconvolgente il trattamento di favore di alcuni responsabili, ricompensati lautamente per il loro silenzio. Non hanno mai collaborato, oggi sono pienamente liberi e spesso trattati come star”.

Il presidente dell’associazione famiglie delle vittime ha riproposto, come verità assodata, il teorema della Procura Generale: “I risultati della maxi-indagine sui mandanti confermano che quel vile attentato fu una bomba nera, pensata dai vertici della P2, eseguita dalla manovalanza fascista dei Nar, protetti da uomini della P2, inseriti nei punti nevralcici dei Servizi segreti”. La ragione? “Si voleva colpire Bologna la rossa. Ma nel loro progetto criminale di potere, esecutori e burattinai fecero un solo errore. Non tenere conto della reazione dei cittadini di Bologna”.

I missili sequestrati a Ortona: tutto cominciò da lì

E se invece Bologna fu immolata perchè qualcuno, con la copertura dello Stato, l’aveva trasformata in un crocevia del traffico d’armi ed esplosivi per i palestinesi?

Se questa ipotesi – mai così concreta – non può essere accettata dai sostenitori di una vulgata ideologica che non regge più alla prova della storia, nondimeno i morti continuano a gridare la loro domanda di giustizia. E’ quella “verità piena” invocata dal presidente Mattarella, alla quale non si era mai stati così vicini come oggi, grazie anche al coraggio di un manipolo di ricercatori indipendenti.

(Pierluigi Ghiggini – fonti: adn kronos e ansa.it)


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