Scandalo Palamara, Procura di Reggio e Aemilia
Bernini: “Chiedo di essere ascoltato dai magistrati: la mia vicenda un crimine giudiziario”
“E il Pd messo in sicurezza da inchieste scomode”

DI GIOVANNI PAOLO BERNINI

Giovanni Paolo Bernini

15/8/2020 – ” Non avrebbe avuto senso pubblicare nel maggio 2019  un libro ( Storie di ordinaria ingiustizia con prefazione di Vittorio Feltri )  sulla mia assoluzione se la mia grave vicenda giudiziaria non avesse avute tutte le premesse per essere definita non un errore giudiziario ma un crimine giudiziario, volto a colpevolizzare l’avversario politico attraverso una sontuosa operazione mediatica e a graziare, al contrario, le responsabilità della parte politica amica”.
Chiederò formalmente di essere ascoltato dagli inquirenti che indagano sulle nomine imposte dal magistrato Palamara: la nomina infatti del Pm Marco Mescolini a Capo della Procura di Reggio Emilia avvenne con oltre un anno di continui rinvii e questo fu doppiamente grave, da un lato perché Palamara doveva liberarsi di un altro candidato, il Pm D’Avino,  più autorevole per carriera e requisiti di anzianità di servizio e che aspirava anch’egli  alla Procura di Reggio Emilia e perché,  per oltre un anno,  fu tollerato un depotenziamento, per ragioni di lottizzazione politica e correntizia all’interno della magistratura,  di un ufficio giudiziario, quello di Reggio Emilia, proprio nel delicatissimo momento di pendenza dell’indagine Aemilia, condotta guarda caso dal Pm Marco Mescolini, premiato poi da Palamara e dalle correnti di sinistra del CSM.
Il fatto poi che colui che guidò prima le indagini poi la pubblica accusa nel maxi processo Aemilia, il Pm Marco Mescolini, abbia svolto nel governo Prodi il ruolo di capo ufficio del vice Ministro al Tesoro del PD, per poi accanirsi contro due esponenti di Forza Italia, solleva fondatissimi dubbi sul mancato coinvolgimento degli esponenti nazionali e locali del PD a Reggio Emilia e nell’intera regione.
La scelta infatti del Pm Mescolini di non indagare alcun amministratore locale ed esponenti nazionali del PD, quali Graziano Delrio,  l’attuale sindaco Vecchi ed altri ancora  in questa inchiesta, fa a pugni con le carte giudiziarie agli atti del Maxi Processo Aemilia.
Il clan ‘ndranghetista che aveva come epicentro la citta di Reggio Emilia, aveva infatti radicamenti economici ed affaristici enormi nella città del Tricolore dove, solo per fare un esempio, l’attuale sindaco Vecchi viveva con la sig.ra maria Sergio Maria, cutrese e  dirigente a chiamata nel settore urbanistica ai tempi del Sindaco Delrio,  in una casa acquistata dal cassiere del clan, finito agli arresti e poi condannato del maxi processo Aemilia.


Le relazioni al fiume di  intercettazioni telefoniche ed ambientali  dell’Arma dei Carabinieri allegate al mare dei fascicoli del Maxi Processo Aemilia parlano chiaro: molti amministratori locali ed esponenti nazionali del PD come Delrio, hanno avuto ” rapporti continuativi nel tempo e le imprese del Clan hanno lavorato per anni e anni sul territorio da loro governato“.
Contatti frequenti e che durano nel tempo, richieste di denaro e di favori, interessamenti per appalti pubblici, raccolta di voti, viaggi e processioni a Cutro alla vigilia delle elezioni a Reggio Emilia, una casa comprata dal boss ed interi quartieri costruiti con autorizzazioni comunali a Reggio Emilia ed in altri comuni governati da PD . Insomma ben di più, molto di più di una  “telefonata scherzosa” su cui il pm Mescolini fondò invece il tentativo malriuscito di attribuire accuse inverosimili a un esponente di Forza Italia, vale a dire il sottoscritto, poi assolto al primo ed al secondo grado
” La strategia di mettere sotto il tappeto lo sporco del PD nel maxi processo Aemilia  e di riscuotere poi il premio al Csm grazie all’amico Palamara, mettendo così in sicurezza il PD da inchieste scomode, quali Aemilia e Bibbiano, con Mescolini in parte è riuscita. Ma il mio libro  prima ed ora i messaggi intercettati di Palamara relativi alle pressioni di Mescolini, mettono la nomina del capo della procura di Reggio Emilia sotto una lente di ingrandimento, così come la conduzione del maxi processo Aemilia per la parte delle responsabilità politiche ed amministrative celate, nonostante le relazioni dei carabinieri.” 

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