Mescolini, Aemilia, l’antimafia e il caso Pennisi
Roberti:”La chat con Palamara non mi interessa
Il Riformista risponderà in tribunale”

31/8/2020 – ” Il Riformista risponderà delle sue calunnie in tribunale, questo lo dico per certo, perché si permette di affermare che io avrei rimosso Pennisi dall’applicazione per impedire che andassero avanti le indagini sul Partito Democratico. E insinua che dopo vari anni sarei stato ricompensato con la ricandidatura al Parlamento Europeo”. E’ la promessa dell’eurodeputato dem ed ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, raccolta dalla Gazzetta di Reggio in un’intervista pubblicata questa mattina. In un articolo di sabato – che ha anche provocato due interrogazioni parlamentari di Gasparri (Forza Italia) e di Morrone della Lega – il quotidiano diretto da Piero Sansonetti aveva sostenuto che il pm Roberto Pennisi, che per due anni aveva affiancato Mescolini a Bologna nell’inchiesta Aemilia, sarebbe stato richiamato alla Dna di Roma dall’allora Procuratore nazionale Roberti (o meglio non confermato nell’applicazione presso l’ufficio di Bologna) perchè con le sue indagini si sarebbe “avvicinato” troppo al Pd. Una notizia lanciata dal Riformista con un titolo pesante : “Il curioso caso dell’antimafia italiana/ Patto ‘ndrine-Pd in Emilia/Il pm fu rimosso da Roberti. Sommario: “La nota degli 007 dell’Aisi era allarmante: segnalava presunti legami tra una dirigente e il futuro sindaco dem Vecchi con la ndrangheta. Se ne occupò il magistrato Pennisi, che la Dna non confermo’“.

Oggi la Gazzetta di Reggio, sul fronte opposto, titola “Tentativi strumentali di screditare Aemilia”, accreditando nel contempo una tesi lanciata dal direttore di Telereggio e fatta circolare da giorni da ambienti Pd reggiani.

Franco Roberti in Sala del Tricolore a una conferenza. a sinistra Elia Minari

Ma veniamo all’on. Roberti: l’ex procuratore intervistato da Evaristo Sparvieri, annuncia di voler trascinare in Tribunale il Riformista e chiunque intenda calunniarlo: ” È dimostrato dagli atti che Pennisi fu applicato all’indagine principale di Aemilia dal 2011 al 2013, quando io non c’ero ancora, e nel 2013 scadde definitivamente la sua applicazione, che era biennale – afferma Roberti – Avrei potuto applicarlo sul procedimento stralcio. E l’avrei fatto a condizione che me lo chiedesse il procuratore di Bologna, all’epoca Roberto Alfonso. Non mi venne chiesto. Nel frattempo al dottor Mescolini fu affiancato un altro magistrato, la dottoressa Beatrice Ronchi che veniva da Reggio Calabria. Pennisi per quanto ne sappia non era disponibile per fare ulteriori applicazioni su Bologna e accanto a Mescolini fu messo un magistrato non da meno. È tutto documentato negli atti. Chiamerò in tribunale chi mi sta calunniando. E chiamerò Pennisi a testimoniare”.

Aggiunge l’eurodeputato Pd: «Le chat fra Mescolini e Palamara francamente non mi interessano. Mi interessa il punto della non ulteriore applicazione di Pennisi, cioè di un magistrato del mio ufficio, della Dna, allo stralcio delle indagini Aemilia. Dimostrerò che ciò che viene detto è una balla. E sono in grado di dimostrarlo». E ancora: “Io ho stima per Mescolini e ritengo che abbia operato molto bene… Ma io non ho motivi di nutrire dubbi su risultati che sono consacrati in una sentenza. È stato il più grande processo contro la ‘ndrangheta al nord. E io sto ai risultati della sentenza. Se poi qualcuno dice che ci sono state omissioni investigative, lo ripeto, lo si dimostri. Ma non deve controllarlo il Procuratore nazionale Antimafia”. Per Roberti il caso Palamara (“A prescindere dalla chat fra Mescolini e Palamara”) è la prova di un “malcostume politico sconfortante” nella magistratura italiana, tale da rendere indifferibile una riforma del Csm. un malcostume clientelare della magistratura italiana che è sconfortante”.

Resta il fatto che il dottor Pennisi, e fra l’altro aveva interrogato Graziano Delrio sul viaggio elettorale a Cutro del 2009, al termine del suo incarico scrisse in una relazione che a Reggio Emilia “la mafia ha inquinato tutti gli ingranaggi della macchina della produzione, e il tutto è favorito dal comportamento delle istituzioni locali, i cui organismi rappresentativi sono alacremente impegnati nella consumazione dei reati di loro pertinenza ai danni della cosa pubblica, fornendo un esempio che di per se stesso e solo offre il destro al verificarsi di quei disastrosi inserimenti della mafia”.

Ma alla fine nessun amministratore o dirigente delle istituzioni locali governate dalla sinistra ininterrottamente dal 1945, è stato chiamato a rispondere di ciò al processo Aemilia. Le considerazioni di Pennisi restarono lettera morta.

La pagina del Riformista di sabato
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Una risposta a 1

  1. Carlo Menozzi Rispondi

    31/08/2020 alle 11:49

    Tutta la sinistra intellighenzia, da telecomesichiama alla cazzetta di Peggio Emilia, schierata a baluardo…. più si mena, più puzza, si diceva una volta…. e qui di puzza se ne sente davvero tanta…

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