La Venere di Chiozza è ancora un mistero
Mozione per celebrare l’ottantesimo della scoperta
In uscita libro di Montipò e Tirabassi

9/8/2020 – I consiglieri di opposizione di Scandiano Alessandro Nironi Ferraroni e Davide Beltrami hanno presentato una mozione al fine di “impegnare la Giunta a celebrare adeguatamente l’ottantesimo anniversario della scoperta della necropoli neolitica e della Venere di Chiozza nonchè a valorizzare l’area archeologica di Chiozza di Scandiano”.

La statuetta di Chiozza, esposta ai Civici Musei di Reggio Emilia, è uno dei reperti paleolitici più importanti rinvenuti sino ad oggi in Emilia: essa connette l’area del secchia ai movimenti culturali e religiosi dell’Europa arcaica (non meno di 10 mila anni fa). Il ritrovamento fu annunciato dall’autorità il 7 luglio 1940: la statuetta fu rinvenuta nel corso degli scavi archeologici delle sepolture neolitiche di Chioza, ma la Venere, recuperata causalmente fra i rottami che i cavatori gettavano via, è molto più antica della necropoli. Su quella scoperta uscirà in settembre una monografia di Marco Montipò e dell’archeologo Iames Tirabassi.

La Venere di Chiozza

Di seguito il testo della mozione di Nironi Ferraroni e Beltrami

Il Consiglio comunale di Scandiano,

preso atto della ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della scoperta della necropoli neolitica di Chiozza e del rinvenimento, da parte del marchese dott. Luigi Filippo Teodoro de’ Buoi, della Venere di Chiozza, occorsi per l’appunto nei mesi di luglio e settembre del 1940;

constatato che, dai dati in possesso della comunità scientifica, presso l’area di proprietà privata nella quale era già attiva – sino al 1971 – la Fornace Alboni, è ubicata una delle più grandi necropoli neolitiche del nord Italia e, verosimilmente, sempre presso la frazione di Chiozza dovrebbe pure trovarsi il relativo insediamento abitativo;*

constatato altresì che, successivamente alla chiusura della fornace e delle cave di argilla, la zona non è stata più interessata da indagini archeologiche e, a tutt’oggi, l’area archeologica di Chiozza non è visitabile né risultano progettati nuovi scavi;

considerato l’inestimabile valore storico dell’area archeologica di Chiozza e ribadita l’assoluta necessità di programmare – d’intesa e con la collaborazione dei vari soggetti, pubblici e privati, a vario titolo coinvolti – la sua valorizzazione che potrebbe costituire eccezionale punto di forza per l’ascesa dell’economia turistica reggiana, tanto più importante nell’attuale critico contesto socio-economico;

accertato che è in corso di pubblicazione un rilevante studio monografico, da parte dello scandianese Marco Montipò e dell’archeologo reggiano Iames Tirabassi, così come si segnalano numerose ulteriori iniziative di privati cittadini, testimonianza di un clima di feconda vivacità culturale e di interesse diffuso per un periodo tanto importante quanto spesso sconosciuto della nostra storia locale, con assoluta rilevanza nazionale;

ritenuto che l’Amministrazione comunale, contrariamente a quanto sino ad ora fatto, debba adoperarsi per commemorare l’importante ricorrenza e, in particolar modo, per valorizzare l’area archeologica di Chiozza;

impegna la Giunta del Comune di Scandiano

a.i a predisporre, entro la fine del mese di settembre 2020, un programma di iniziative, di studio e divulgative, per celebrare la ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della scoperta della necropoli neolitica e della Venere di Chiozza;

a.ii ad illustrare alla Commissione consiliare competente il predetto programma;

b. ad avviare senza indugio un percorso organico per la riscoperta e la valorizzazione dell’area archeologica neolitica di Chiozza, riferendo con cadenza annuale alle Commissioni consiliari competenti.

GLI SCAVI DI CHIOZZA

  • Gli scavi del 1941, che si protrassero da giugno a settembre, diretti dalla Dott.ssa Pia Laviosa, interessarono un’area di 2.850 mq., in parte compromessa dalle intense attività estrattive. Successivi scavi furono eseguiti tra il 1969 e il 1971.

I MISTERI DELLA VENERE DI CHIOZZA. DAL SITO DEI MUSEI CIVICI DI REGGIO EMILIA

La famosa Venere di Chiozza oltre a racchiudere misteri che forse non riusciremo mai a sviscerare completamente, come altri reperti di questo genere, ha una storia altrettanto misteriosa.

Ufficialmente fu rinvenuta nelle cave Alboni di Chiozza di Scandiano il giorno 11 settembre 1940 dallo storico locale, il marchese Luigi De Buoi, medico chirurgo di Arceto. Su richiesta di Mario Degani, allora segretario della Commissione dei Musei Civici di Reggio Emilia, egli la consegnò ufficialmente poco tempo dopo. La trovò fra i ciottoli che i cavatori buttavano sui bordi delle cave onde raccogliere solo argilla pura da destinare alla fabbricazione di laterizi nell’adiacente fornace.

Da allora ad oggi però sono state diverse le rivendicazioni di primogenitura del prezioso reperto da parte di operai che allora lavoravano nelle cave e pertanto, se non si tratta di mitomania, ciò fa pensare che la vicenda non si sia svolta in modo così lineare.

Ma i misteri non terminano qui.

Il manufatto, nonostante Degani fosse avvocato e non archeologo, fu da lui bene inquadrato tipologicamente e di conseguenza anche cronologicamente. Si tratta infatti di una statuetta in pietra, di tipo “steatopigio”, raffigurante quindi una donna grassa; condizione femminile tipica del paleolitico superiore, periodo preistorico che ai tempi di Degani era anche definito “miolitico”.

7 luglio 1940, le autori agli scavi di Chiozza: da sinistra il marchse dottor De Buoi, il prefetto Gabetti, degani e Laviosa

La venere fu realizzata su un ciottolo fluviale di arenaria a grana fine di colore giallognolo, roccia comune nel nostro Appennino. Come capita solitamente in queste figurine femminili, spiccano gli attributi sessuali, mentre mancano piedi, braccia e viso. Non sappiamo a cosa servissero queste statuette, ma due sono generalmente le ipotesi: una le collega ad un culto della dea-madre, mentre l’altra le collega a riti sessuali e della fertilità.

Reperti in pietra di questo tipo cominciano ad apparire in Europa a partire dall’inizio del Paleolitico superiore (circa 40-35.000 anni fa) e continuano ad essere prodotti fino alla conclusione della glaciazione di Wűrm (circa12-10.000 anni fa). La nostra, trovata fuori contesto, è di difficile datazione, ma, se si tiene conto della scarsa importanza che nel realizzarla è stata data alla steatopigia, potremmo essere in una delle fasi più recenti di questo periodo.

La zona degli scavi di Chiozza
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