La scelta di Spanò
Ma davvero ha fatto bene a mollare la B per la business school?
Comunque vada, il nostro capitano ci mancherà

DI RICCARDO CASELLI

Come un fulmine a ciel sereno, a una settimana circa dalla storica promozione in Serie B, Alessandro Spanò capitano della Reggiana, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo per fare un Master internazionale.

La notizia ha presto fatto il giro di tutte le testate prima locali e poi nazionali. Certo, in un’epoca in cui il giovane Donnarumma preferisce studiare all’Amnesia di Ibiza che dare l’esame di maturità, Spanò è subito apparso come una mosca bianca ed è scattato il plauso generale, spesso dimenticando che lo sport professionistico è comunque una carriera peraltro molto selettiva e regolamentata da contratti di lavoro tanto quanto quelli dei laureati.

Come sempre, sarebbe bene se in Italia non ci lasciassimo trascinare né da retorica né da populismi in un verso e nell’altro.

Facciamo una doverosa premessa. Alessandro Spanò è da ammirare per la sua storia calcistica, la forza nel superare vicissitudini personali quali il grave infortunio subito e la lealtà a una società finita in serie D e riportata ad uno splendore che non conosceva da decenni. E’ apprezzabile inoltre nella sua volontà di perseguire una laurea triennale mentre era impegnato nello sport professionistico e voler ora costruire un futuro professionale più sicuro e di lungo termine grazie ad un ulteriore titolo accademico.

Premettiamo anche di non poter conoscere tutte le motivazioni che può avere messo sul piatto della bilancia in questa decisione, ad esempio l’ammontare della borsa di studio, lo stipendio a cui rinuncia alla Reggiana, la durata della carriera professionistica al netto di infortuni e in ultimo – soprattutto – cosa gli consiglia il cuore.

Detto tutto questo, immaginando di parlare qui da ipotetico fratello maggiore, e lasciando da parte la retorica, mi si consenta di pensare che forse Alessandro non ha fatto la migliore delle scelte.

Già, perché il Master sarà una grande esperienza (e una scelta nel complesso corretta), ma anche giocare la serie B – una B che si era conquistato con altrettanto sudore – lo sarebbe stato: mi pare Alessandro abbia vissuto queste due scelte in antitesi, quando non c’era bisogno di privarsi di una grande esperienza per poterne fare un’altra.

Infatti, per essere ammesso alla Hult Business School, immaginiamo Alessandro abbia preparato l’application tempo addietro, quando magari la promozione in B poteva sembrare non così verosimile. Comprendiamo dunque il desiderio – visti anche gli infortuni – di costruire un futuro oltre quei pochi anni che può concedere la carriera calcistica.

E poi ecco che sono arrivati due successi magari sperati, ma non necessariamente preventivati: La Serie B con la Reggiana e l’ammissione al Master con borsa di studio.

E forse complice l’entusiasmo per un salto enorme dalla provincia a un percorso che passa per Shanghai, Londra e San Francisco… capitan Spanò si è buttato, convinto altrimenti di perdere magari il ticket della vita.

E invece io penso che – fra i due – il treno più irripetibile sia la Serie B: la Hult poteva aspettare. Infatti Alessandro non potrà tornare a competere ad alto livello calcistico dopo l’inattività, mentre avrebbe potuto comunque fare un Master tra un anno o due. Dopo essersi concesso il piacere di assaporare quella serie B conquistata dopo anni di delusioni e momenti bui con la maglia granata.

Non riusciamo a toglierci dalla testa l’idea che negarsi questa opportunità sia anche un po’ fare torto a se stesso, proprio nel campo professionale dove fino ad oggi aveva investito di più e meglio espresso i propri talenti.

E che fare dunque del Master? Parlando con la cognizione di causa di chi ha fatto un Master negli Stati Uniti, conosce centinaia di studenti, nonchè l’ambiente accademico e il processo di ammissione alle business school estere, la mia opinione è che a distanza di un anno le possibilità di ammissione di Alessandro non si sarebbero ridotte: al contrario sarebbero state ancora migliori.

Una parte dell’application alle business school infatti è costituita dalla preparazione di temi in cui si racconta la propria storia personale e professionale. Spanò è stato ammesso raccontando una storia a cui ancora mancava il coronamento – da film- dell’improbabile promozione in Serie B di un club che da 20 anni attendeva tra lacrime e ingiustizie, arrivata soltanto di recente. Con questo tassello finale, un’impresa di peso nel principale sport professionistico Italiano, vissuta soprattutto da leader della squadra, io dico che avrebbe avuto chance di ammissione nel 2021 o 2022 ad università anche molto più blasonate e prestigiose, se presentata nel modo corretto.

Badi che non si tratta qui di solo di prestigio, ma di garantirsi le opportunità migliori. Le business school sono un po’ come le auto, certo sono tutte veicoli, ma alcune sono Lamborghini e altre Panda e cambia il valore economico e l’effetto sociale. Tentando la domanda a business school più prestigiose fra un anno, avrebbe potuto aprirsi ancora più porte, senza nel frattempo essersi negato il campionato di serie B. Dico questo in modo ovviamente speculativo, visto che nell’ammissione alle università contano ovviamente molti altri requisiti quali ad esempio i punteggi nei test standardizzati, che non conosco nel suo caso.

Tutto questo solo per dire che forse c’è stata un po’ di fretta nel pensare che questo treno andasse preso subito. La Hult o una scuola di simile livello ci sarebbe stata anche tra uno, due o tre anni ad accogliere il nostro atleta. Voglio qui chiarire, senza alcun elitismo intellettuale, che Hult è una università costruitasi una sua dignitosissima reputazione internazionale, ma spesso nemmeno presente nei migliori ranking e più autorevoli parametri dell’istruzione Americana. Insomma, per dirla in linguaggio di strada non si trattava di Harvard o Berkeley, che quando chiamano, non ti stanno ad aspettare e l’anno dopo magari ti chiudono la porta dell’ateneo in faccia.

Insomma a mio avviso si poteva rimandare, o negoziare con la scuola un’ammissione differita di un anno, o anche negoziare con la squadra che poteva garantirgli un aumento per la serie B pari al valore della borsa di studio.

Questo mi porta anche ad aprire una piccola parentesi – che osservavo già da tempo – sulla necessità in Italia di aprire più canali di mentorship fra chi ha studiato e lavorato in contesti internazionali e chi si approccia a determinate scelte professionali o di studio per orientarle al meglio.

Già esistono, programmi ad esempio come Mentors4U e affini, ma evidentemente maggiore capillarità aiuterebbe. Spesso le famiglie e gli amici mettono infatti molto affetto nel guidare le scelte, ma mancano della conoscenza diretta di determinati meccanismi del contesto internazionale che occorre avere vissuto in prima persona.

Nel complesso non ci sentiamo certo di biasimare Alessandro che forse spinto dall’entusiasmo della gioventù ha deciso di spiccare il volo per il mondo grande con un leggero anticipo: gli auguriamo il meglio e siamo convinti che portando la determinazione che ha sempre avuto in campo, anche dietro un banco e poi una scrivania, il meglio certamente lo otterrà dalla vita. Gli auguriamo solo di non portarsi mai dietro il rimpianto di essersi al contempo negato un’esperienza che meritava, quella di guidare la Città del tricolore nel campionato di Serie B.

Ma forse stiamo solo proiettando il nostro di rammarico, quello del tifoso a cui mancherà il proprio capitano nella prossima stagione.

E’ certo che ovunque la carriera portera’ Alessandro Spanò, da San Francisco a Londra, il suo nome resterà indissolubilmente legato alla Citta’ di Reggio Emilia.

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