I misteri di Bologna/ La strage, Carlos, il Sismi e la P2
Francesco Pazienza smentisce il generale Notarnicola
Esclusivo : la lettera integrale

DI PIERLUIGI GHIGGINI

11/8/2020 – Il 2 agosto, nel suo discorso ufficiale per il quarantesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati – seconda carica dello Stato – ha ammonito senza mezzi termini contro i continui tentativi di delegittimazione dei ricercatori indipendenti “colpevoli” di mettere a disposizione materiale inedito e di passare al setaccio 40 anni di indagini e documenti spesso “dimenticati”.

Ha detto Casellati in piazza Maggiore: “Non succeda che chiunque azzardi interrogativi o verifichi ipotesi possa essere tacciato di depistaggio. La storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli omissis”.

Parole molto chiare e non equivocabili, e tuttavia i tentativi di linciaggio ideologico sono continuati anche nei giorni successivi alle commemorazioni del 2 agosto, con l’obiettivo trasparente di liquidare, appunto come depistaggi, ricerche e ricostruzioni che hanno a che fare con la “pista mediorientale“. E ciò proprio nel momento in cui emergono novità clamorose (come la presenza documentata da Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi su Reggio Report, lo stesso giorno e nello stesso albergo di Bologna del killer Paolo Bellini e del tedesco Thomas Kram, collegato al gruppo Separat del terrorista internazionale Carlos) e mentre un numero crescente di studiosi e giornalisti investigativi ammette o non esclude la presenza, quella terribile mattina, nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, di un carico di armi o di esplosivo dell’ala terroristica palestinese.

In questo scenario hanno avuto larga eco i resoconti dell’interrogatorio, condotto dai magistrati della Procura Generale di Bologna Alberto Candi, Umberto Palma e Nicola Proto, del generale Pasquale Notarnicola, che oggi ha 90 anni, ascoltato nella sua abitazione e senza la presenza di altri testimoni – per ragioni di riservatezza e di sicurezza – nell’ambito dell’inchiesta sul “mandanti” della strage di Bologna. Ma le sue dichiarazioni, questa la novità, vengono smontate da Francesco Pazienza con una clamorosa lettera che Reggio Report è in grado di pubblicare integralmente.

Francesco Pazienza nella sua casa di Lerici

COS’HA DETTO IL GENERALE PASQUALE NOTARNICOLA

Citato tra virgolette da Corriere Bologna e Repubblica, il generale Notarnicola – ex direttore di divisione del Sismi – avrebbe detto che già all’epoca della strage si parlava del terrorista Carlos, ma che la notizia era filtrata dal giornale Il Borghese, mensile “chic” della destra italiana diretto da Mario Tedeschi, giornalista e parlamentare del Msi deceduto da tempo e che oggi viene indicato dalla Procura generale fra i presunti mandanti della strage insieme al capo della P2 Licio Gelli, a Federico Umberto d’Amato e Umberto Ortolani.

Illich Ramirez Sanchez detto Carlos lo Sciacallo

Ha dichiarato Notarnicola: “Fra l’altro, una volta venne da me Musumeci (il generale Pietro Musumeci, ndr) che aveva l’ufficio accanto a quello di Santovito (il direttore generale del Sismi, ndr.), dicendomi che aveva raccolto informazioni per cui la strage di Bologna stata fatta dal terrorista internazionale Carlos. Verificai la notizia e venne fuori che l’informazione proveniva da un giornalista de Il Borghese”.

Notarnicola giunse alla conclusione che era stata la P2 a finanziare l’operazione di “depistaggio” verso il terrorismo internazionale: “L’operazione di depistaggio – così avrebbe dichiarato ai magistrati del pool bolognese – fu compiuta per volere della P2. Non è possibile, infatti che una persona intelligente come Giuseppe Santovito potesse credere in una informazione così poco plausibile. Quando scoppiò lo scandalo P2 ho fatto i collegamenti, posto che Santovito, Musumeci e Belmonte erano della P2”.

Il generale Santovito

Non solo. Notarnicola tira di nuovo in ballo Francesco Pazienza, l’uomo d’affari e consulente del Sismi già condannato insieme a Gelli per l’operazione Terrore sui treni, ossia il “depistaggio” operato attraverso la famosa valigetta fatta ritrovare sull’espresso Bologna-Taranto.

Pazienza ha scontato dieci anni di carcere, in gran parte in dure condizioni di isolamento “per ragioni di sicurezza”.

Su di lui, dunque, Notarnicola ha detto ai magistrati: “Pazienza aveva un’influenza molto alta, aveva un comportamento da padrone di casa anche con noi anziani (del Sismi, ndr). Oltre al Concorde, pagato dal servizio, Pazienza era solito usare gli aerei del Sismi.” E inoltre: “Avendo saputo che Pazienza percepiva un compenso di 70 milioni al mese scrissi un appunto informale che consegnai il direttore del servizio, chiedendo di valutare tale situazione anche per il buon nome del servizio stesso. Santovito lesse il mio appunto e in mia presenza disse “È vero”, come se fosse una cosa normale. Il sottinteso della risposta di Santovito era quello di non interessarmi di questa faccenda”.

Notarnicola introduce anche il tema dei rapporti tra l’intelligence italiana, targata P2, i servizi Usa e analisti, opinion leader e agenti d’influenza come Michael Ledeen, famosa “voce dall’America” del giornale radio di Gustavo Selva negli anni 70, che secondo il generale fu pagato 150 milioni di lire per una simulazione nel corso di una giornata di studi nella centrale dei servizi a Forte Braschi.

«In occasione dell’operazione Terrore sui treni – ha aggiunto – vidi scendere dall’aereo dei servizi Francesco Pazienza, Santovito e Ledeen che mi dissero che erano stati in Francia ma io capii che erano stati negli USA. In mano avevano le stesse riviste trovate all’interno della valigia sul treno Taranto-Milano su cui fu compiuto il depistaggio».

Tutto chiaro? Niente affatto.

Dopo aver letto le affermazioni del generale novantenne, Pazienza ha scritto una lettera aperta indirizzata all’esimio Pasqualino, a significare un’antica confidenza con l’ex dirigente del Sismi, in cui con sarcasmo, ma dati alla mano, rimprovera Notarnicola di “marchiane imprecisioni” e di aver raccontato delle “balle” al magistrato.

Inoltre gli ricorda di essere diventato direttore della Prima Divisione del Sismi perchè sostenuto dall’on. Ugo Pecchioli, all’epoca “ministro degli interni” del Pci, col quale Santovito “si incontrava regolarmente”. Infine smentisce il compenso di 70 milioni al mese: “Io, da parte mia, ero pagato dal Colonnello Di Murro solo con il rimborso spese giustificate autorizzate. Niente di più”.

Pazienza, insomma, smentisce punto per punto le affermazioni di Notarnicola, che invece la Procura sembra ritenere fondamentali nella ricostruzione del presunto ruolo sia di Mario Tedeschi nel tentativo di indirizzare sin dall’inizio le indagini verso Carlos (all’epoca il terrorista più ricercato al mondo), sia della loggia P2 nello “scenario occulto” nella strage di Bologna.

La lettera di Francesco Pazienza, in nove punti, è datata 5 agosto 2020, ed è stata inviata per conoscenza anche al Procuratore Generale di Bologna. Reggio Report oggi è in grado di pubblicarne il testo integrale, di seguito in questo articolo.

LETTERA APERTA AL GENERALE IN PENSIONE PASQUALE NOTARNICOLA PRO TEMPORE DIRETTORE DELLA PRIMA DIVISIONE DEL SISMI

Esimio Pasqualino, Ho letto sulla stampa estratti della tua deposizione alla Procura Generale di Bologna ed ho notato alcune marchiane imprecisioni dovute probabilmente alla tua quasi centenaria età che ne ha sfumato la memoria. Io parlo sempre con documenti alla mano altrimenti sto zitto.

1. Tu eri all’aeroporto di Ciampino per omaggiare il Gen. Santovito, il giorno 11 gennaio 1981, in arrivo con il volo CAI FALCON 50 proveniente non dagli Stati Uniti bensì da Parigi. Come forse non sai, gli aerei non si muovono come ciclomotori e lasciano tracce dei loro spostamenti nei piani di volo e nel libro Back Log della macchina. Mi sono informato presso l’Aviazione Militare e mi è stato detto che quel volo è ancora reperibile come documentazione presso l’ENAV. Hai raccontato una balla al magistrato. (Art 372 C.P.)

2. A Parigi il direttore si era recato per conoscere Alexandre De Marenches, suo omologo del Servizio francese SDECE, posto che dal 1978 non era riuscito ad incontrare la detta persona. L’incontro fu organizzato da me, che per i dieci anni precedenti avevo vissuto a Parigi. Fatto a te noto come da informativa di sette pagine su di me del Comando Generale della Guardia di Finanza, al SISMI 31569/S.I. del 06/11/1981.

3. Scendendo io dall’aereo avevo con me i giornali Le Point, L’Express e Le Monde. Hai raccontato un’altra macroscopica corbelleria al magistrato.

4. Sull’aereo c’era anche la Sig.ra Giulietta, consorte del Generale Santovito, cui ti sperticasti a baciarle la mano appena scesa. Non ricordo la presenza di Michael Ledeen.

5. Tu sei diventato Direttore della Prima Divisione perché sponsorizzato dall’On. Ugo Pecchioli, del PCI così come il Gen. Grassini Direttore del SISDE. Il Gen. Santovito incontrava Pecchioli, come ben sai, in un appartamento del SISMI sito in Piazza Barberini, angolo Via Quattro Fontane, quinto piano. Non ti devo rammentare che nello spirito della cosiddetta “solidarietà nazionale” il PCI avesse voluto uomini da loro segnalati alla guida del SISDE e della Prima Divisione del SISMI: cioè tu.

6. E’ assai curioso che prima dello scandalo P2 non ti fossi mai accorto della nefanda presenza di Licio Gelli. Non mi risultano tuoi rapporti scritti stilati prima dello scandalo e se non te ne eri accorto vuol dire che eri molto impreciso nel lavoro di intelligence interno proprio della tua divisione.

7. Ho letto una tua deposizione al magistrato Casson di trent’anni fa in cui ti lamentavi della prevaricazione della P2 nei tuoi confronti. Sarebbero state sufficienti le tue dimissioni con una lettera di protesta. Ma avrebbero voluto dire dimezzare lo stipendio, non più auto con maresciallo autista più altre prebende varie. Benefici che spettavano a chi lavora nei servizi segreti. Io, da parte mia, ero pagato dal Colonnello Di Murro solo con il rimborso spese giustificate autorizzate. Niente di più.

8. La simulazione a Forte Braschi, cui io non ero presente, organizzata da Michael Ledeen, Bob Copperman e Ted Shackley, fu seguita da una festicciola con champagne e soddisfazione espressa da te e dal Direttore della Seconda Divisione Col. Sportelli. Adesso dici che fu tutta una pagliacciata. Evidentemente hai cambiato idea solo dopo quarant’anni. Può succedere…

9. Last but not the least. Anni fa il giudice Rosario Priore ebbe a dirmi che convocatoti come persona informata dei fatti per l’attentato al Papa, in realtà non eri informato di niente, riferendogli di non aver avuto il tempo di occuparti dell’episodio perché troppo impegnato ad investigare la Loggia P2. Trattasi di quella stessa Loggia che per quasi quattro anni non aveva attirato la tua attenzione precedentemente. Se non ci fosse da piangere sarebbe tutto da ridere. Potrei continuare…ma qui mi fermo. Ti auguro ottima salute dal tuo corregionale, anche se a noi Tarantini i Baresi non sono mai piaciuti.

05/08/2020 Francesco Pazienza

C.C. Sig. Procuratore Generale Bologna

La lettera di Francesco Pazienza al generale Pasquale Notarnicola

RICAPITOLANDO

Ora mettiamo a confronto, per maggiore chiarezza, alcune affermazioni del generale Notarnicola con le corrispondenti smentite di Pazienza.

QUELL’AEREO DA PARIGI

PASQUALE NOTARNICOLA – “In occasione dell’operazione Terrore sui

treni, vidi scendere dall’aereo dei servizi Francesco Pazienza,

Santovito e Ledeen che mi dissero che erano stati in Francia ma io

capii che erano stati negli USA”

FRANCESCO PAZIENZA – “Tu eri all’aeroporto di Ciampino per omaggiare

il Gen. Santovito, il giorno 11 gennaio 1981, in arrivo con il volo

CAI FALCON 50 proveniente non dagli Stati Uniti bensì da Parigi…

Quel volo è ancora reperibile come documentazione presso l’ENAV. Hai

raccontato una balla al magistrato”. Il direttore Santovito si era

recato a Parigi per conoscere il capo dei servizi francesi Alexandre

De Marenches: “incontro – dice Pazienza – organizzato da me”.

“Sull’aereo c’era anche la Sig.ra Giulietta, consorte del Generale

Santovito, cui ti sperticasti a baciarle la mano appena scesa. Non

ricordo la presenza di Michael Ledeen”.

I GIORNALI

NOTARNICOLA – “… In mano avevano le stesse riviste trovate

all’interno della valigia sul treno Taranto-Milano su cui fu compiuto

il depistaggio.”

PAZIENZA – “Scendendo io dall’aereo avevo con me i giornali Le Point,

L’Express e Le Monde. Hai raccontato un’altra macroscopica corbelleria

al magistrato”.

SETTANTA MILIONI AL MESE?

NOTARNICOLA – “Avendo saputo che Pazienza percepiva un compenso di 70 milioni al mese scrissi un appunto informale che consegnai al direttore del servizio, chiedendo di valutare tale situazione anche per il buon nome del servizio stesso. Santovito lesse il mio appunto e in mia presenza disse “È vero”, come se fosse una cosa normale.

PAZIENZA – “Ho letto una tua deposizione al magistrato Casson di trent’anni fa in cui ti lamentavi della prevaricazione della P2 nei tuoi confronti. Sarebbero state sufficienti le tue dimissioni con una lettera di protesta. Ma avrebbero voluto dire dimezzare lo stipendio, non più auto con maresciallo autista più altre prebende varie. Benefici che spettavano a chi lavora nei servizi segreti. Io, da parte mia, ero pagato dal Colonnello Di Murro solo con il rimborso spese giustificate autorizzate. Niente di più”.

GELLI? IL GENERALE DORMIVA

NOTARNICOLA – “L’operazione di depistaggio (il tentativo di

indirizzare le indagini verso il terrorista Carlos, ndr) fu compiuta

per volere della P2. Non è possibile, che una persona intelligente

come Giuseppe Santovito potesse credere in una informazione così poco

plausibile. Quando scoppiò lo scandalo P2 ho fatto i collegamenti,

posto che Santovito, Musumeci e Belmonte erano della P2″.

PAZIENZA – ” È assai curioso che prima dello scandalo P2 non ti fossi

mai accorto della nefanda presenza di Licio Gelli. Non mi risultano

tuoi rapporti scritti stilati prima dello scandalo e se non te ne eri

accorto vuol dire che eri molto impreciso nel lavoro di intelligence

interno proprio della tua divisione”.

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PAZIENZA CHIEDERA’ LA REVISIONE DEL PROCESSO

Da quando è tornato in libertà, Francesco Pazienza continua a raccogliere materiale, a scandagliare e incrociare l’enorme mole di documenti accumulata nelle indagini sulla bomba del 2 agosto 1980: il suo obiettivo dichiarato di arrivare alla revisione del suo processo. Si spiega anche così la precisione chirurgica delle informazioni con le quali nella lettera del 5 agosto Pazienza smentisce Pasquale Notarnicola.

E dato che la testimonianza dell’anziano generale sembra basilare perle conclusioni della Procura generale nel procedimento sui “mandanti” della strage, c’è da aspettarsi che le affermazioni di Notarnicola vengano sottoposte a puntuale verifica dalla magistratura come dai media, gli stessi media pronti a infangare il lavoro dei ricercatori indipendenti mossi solo da un’esigenza di verità e giustizia per tutti, a cominciare dalle vittime e dalle loro famiglie.

La sostanza è che in questo momento per delegittimare la pista palestinese (o mediorientale) viene calato il carico da undici della famigerata loggia Propaganda 2 di Gelli. Ma, come ha detto la presidente Casellati a Bologna, non è ammissibile, e nemmeno morale, tacciare di depistaggio chiunque azzardi interrogativi o verifichi ipotesi. Perché “la storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli omissis”.

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2 risposte a I misteri di Bologna/ La strage, Carlos, il Sismi e la P2
Francesco Pazienza smentisce il generale Notarnicola
Esclusivo : la lettera integrale

  1. Giovanni Rispondi

    12/08/2020 alle 03:14

    Pazienza depistatore per eccellenza. Nel corso del processo Cavallini, la sua richiesta di essere ascoltato è stata rifiutata due volte dalla Corte d’Assise di Bologna cui aveva indirizzato melliflui telegrammi di tenore ben diverso dalla spavalderia che usa nel rivolgersi a “Pasqualino”. Non è che se ha scontato la pena il soggetto si sia necessariamente risanato dalla sua tendenza originaria, nella fattispecie l’essere mestatore. Purtroppo non c’è garanzia che la pena scontata sia riabilitativa tout court (ma questo è un vecchio discorso che risale almeno a Beccaria, non Antonella, ma Cesare: “Dei delitti e delle pene”).

    La tattica del ribaltamento, già ben intellegibile in nuce nel libro di Cutonilli e Priore, è tanto subdola e inaccettabile, quanto semplice e infantile tecnica revisionista: di questo passo si cercherà di dimostrare che il KGB ha indirizzato la politica italiana dal dopoguerra ad oggi, quando mi sembra decisamente più plausibile che, se una forza estera ha guidato la politica del nostro Paese nell’ombra, questa sia da ravvisarsi negli USA. Si tratta di Storia. Va bene non aver segreti e cercare la Verità. Ma nel farlo, non si cerchi di far tornare la propria verità distorcendo la realtà, affidandosi tra l’altro a fonti inattendibili, ma che ci tornano comode. È un po’ l’ABC del ricercatore indipendente dotato di onestà intellettuale. Che credibilità può mai avere uno come Pazienza?! Ci mettiamo a riscrivere la Storia sulla base delle sue dichiarazioni?!

    Le affermazioni della Casellati non è che vanno interpretate nel senso che si può dare la stura a qualsiasi teoria fantastica. E la decisione della Corte di non ascoltare Pazienza non è un omissis, non è un voler tener il velo sui segreti, attenzione! È che proprio è un soggetto screditato.

  2. don Egizio Rispondi

    14/08/2020 alle 02:07

    Chi è quel (fu) « Gentiluomo di Sua Santità » accusato di essere MANDANTE della STRAGE di BOLOGNA, che nel 1954 ha pagato un bronzo fuso da Giacomo
    Manzù, raffigurante LERCARO in grandezza naturale, già posto nella quarta cappella di sinistra di S. Petronio? (un po’ di cattivo gusto, essendo vivo). La sua identità si ricava da una scritta latina collocata nel piedistallo: « Posterum memoria hoc signo commendata
    volvit quod Jacobus Manzù finxerat XXXXX XXXXX eq sumptibus ».
    CHi è XXX? andate a vedere….
    Se condannano XXX per la STRAGE DI BOLOGNA, può una statua da lui COMMISSIONATA (raffigurante Lercaro) STARE IN S. PETRONIO DI BOLOGNA dove furono celebrati i FUNERALI? E mentre si celebravano i funerali quella statua e quel nome erano lì!!! Toglierla no? Metterla nel museo delle stragi??
    Sarà vero che nel 1965 questo (PRESUNTO) MANDANTE gli regalò un servizio di piatti, con lo stemma cardinalizio, e Lercaro scrisse scrisse che si trattava di « una sciccheria » G. Lercaro, Lettere dal Concilio, 1962-1965, a cura di G. Battelli, Dehoniane, Bologna 1980, 390
    Il 7 novembre 1962, Lercaro scrisse da Roma, dove si trovava per il Concilio — mi sono incontrato con XXX XXX e altri per avere in dono « qualche lotto di terreno a Roma ». il testo della lettera risulta poi censurato dal curatore. Tre giorni dopo si incontrò nuovamente con XXX per esaminare la « nostra (dell’Opera,n.d.a.) partecipazione agli utili di una società per azioni ». ivi
    e xxx c’è ancora….
    P.S. Sarà vero che Lercaro Il 12 novembre 1962 scrisse da Roma ai « figli » di essersi recato dal ministro dei trasporti, il democristiano Bernardo Mattarella, per sollecitare un suo intervento « a favore di una ditta bolognese che era disposta, se otteneva l’appalto della pubblicità nelle ferrovie, a venire incontro all’Opera delle Chiese di periferia in modo piuttosto tangibile; ma, purtroppo, arrivava tardi ed è quasi impossibile
    farla entrare in gara » (G. Lercaro, Lettere dal Concilio, 1962-1965, a cura di G. Battelli, Dehoniane, Bologna 1980, p. 112)?

    documenti citati da Nazario Sauro Onofri, LE DUE ANIME
    DEL CARDINALE LERCARO, Cappelli editore, Bologna 1987

    don Egizio Salomone

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