Gruppo Ferrarini: Intesa, Unicredit e cooperative in campo con un concordato anti-Pini
Da Torino sostegno per 35 mln

11/8/2020 – E’ in campo una seconda proposta per Ferrarini spa oltre a quella del gruppo Pini, peraltro molto contrastata dai creditori maltrattati. Nella giornata di ieri Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno depositato al tribunale di Reggio Emilia una nuova proposta di concordato per il gruppo di Rivaltella insieme ai partner Industriali gruppo Bonterre-Grandi Salumifici Italiani (cooperative) HP e Opas, vale a dire la più grande organizzazione di prodotto tra allevatori di suini in Italia. La cordata ha l’obiettivo del mrilancio e del salvataggio di Ferrari. Per questo, si legge in una nota, “metterà a disposizione dell’operazione capacità imprenditoriali e apporti di capitale a cui si unisce il sostegno finanziario di Intesa Sanpaolo con un ammontare di 35 milioni di euro disponibile per la durata del Piano Industriale presentato“.

La proposta di concordato è in concorrenza diretta rispetto a quella depositata dal gruppo Pini di Sondrio, che da due anni gestisce il gruppo insieme alla famiglia Ferrarini. E’ stata depositata da Intesa e Unicredit, che vantano crediti per 50 milioni nei confronti di Rivaltella. Bonterre, Opas e Hp sono invece i partner industriali.


I Ferrarini, travolti da 255 milioni di debiti, hanno ceduto il pacchetto di controllo dell’azienda al gruppo Pini. Ma la proposta di concordato – rimborso di 88 milioni di euro nell’arco di 5 anni – non è mai arrivata al voto dei creditori e e nei mesi scorsi, vista anche la concreta possibilità di una bocciatura rovinosa, è stata ritirata con la contestuale ammissione del gruppo reggiano dei prosciutti a un nuovo piano concordatario: proposta che dovrebbe sancire l’uscita definitiva della famiglia Ferrarini e l’ingresso, a fianco di Pini, di un partner finanziario.
Al momento tuttavia la proposta Intesa-Unicredit appare nettamente migliorativa rispetto a quella del re della bresaola.

COLDIRETTI REGGIO APPLAUDE: SALVATAGGIO IMPORTANTE PER IL MADE IN ITALY

Bene il salvataggio di una importante realtà agroalimentare nazionale per valorizzare i prodotti 100% Made in Italy dalla stalla alla tavola. È quanto afferma Maria Cerabona, direttore della Coldiretti di Reggio Emilia, nel commentare la nuova proposta di concordato presentata al tribunale di Reggio Emilia da Intesa Sanpaolo e Unicredit con partner industriali Bonterre-GSI, Opas e Hp s.r.l. (attiva nel sostegno e nell’innovazione dell’agrifood).

«Per l’Italia il rilancio della Ferrarini – commenta Cerabona – rappresenta una grande occasione per valorizzare l’intera filiera produttiva. Opportunità ancor più possibile dopo il via libera dell’Unione Europea all’etichetta Made in Italy sui salumi».

È infatti grazie all’etichetta Made in Italy – precisa la Coldiretti – su salami, mortadella, prosciutti e culatello che si può smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana. Una novità importante per garantire trasparenza nelle scelte dei consumatori ma anche per sostenere agli oltre 200 allevamenti reggiani con i loro 250/300 mila capi, che si uniscono ai 5mila allevamenti nazionali di maiali, messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale.

Ferrarini: nostra proposta piu’ conveniente e garantita

11/8/2020 – “Abbiamo appreso della proposta concorrente di cui non conosciamo il contenuto, nei prossimi giorni e nei tempi stabiliti dal tribunale depositeremo la nuova proposta di concordato che possiamo anticipare sara’ decisamente piu’ conveniente per i creditori e piu’ garantita”. E’ quanto afferma un portavoce di Ferrarini in una dichiarazione diffusa stasera da Radiocor.

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2 risposte a Gruppo Ferrarini: Intesa, Unicredit e cooperative in campo con un concordato anti-Pini
Da Torino sostegno per 35 mln

  1. gio Rispondi

    12/08/2020 alle 08:35

    Che commedia. I Ferrarini hanno tirato troppo la corda. Mi sembra che la nuova cordata dia una maggior garanzia per tutti e prima di tutto per la continuità ed il potenziamento dell’azienda. Purtroppo , quando si è perdenti, occorre avere l’onestà ed il buon senso di farsi di parte ed agevolare l’intervento del gruppo più forte e con più prospettive. La prima proposta di concordato era tipica di furbetti che vogliono sanzionare i creditori e sulle loro spalle continuare l’attività ed il potere. Forse sono stati consigliati anche male o sono stati troppo presuntuosi.

  2. luigino Rispondi

    17/08/2020 alle 17:04

    E sull’altro concordato dell’azienda agricola cosa si dice ? I commissari dormono ? E per i sindacati va tutto bene ?

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