Foti: “Basta silenzi sul caso Mescolini
Il ministro batta un colpo”
“Se il procuratore non chiarisce, subito il trasferimento”

18/8/2020 – “Sul sistema Palamara, al di là della rilevanza o meno penale di certi fatti, non si può attendere oltre: il Consiglio Superiore della Magistratura, nella sua autonomia, deve pronunciarsi sulle vicende allo stesso note.

Così pure è per il Ministro di Giustizia, portacolori dei 5 Stelle, anche se molti di loro fingono di dimenticarsene”. Lo sostiene Tommaso Foti, vice Capogruppo vicario di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati.

Tommaso Foti, deputato FdI

“A Marco Eboli, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia a Reggio Emilia, va il merito – continua il deputato in una dichiarazione diffusa oggi – di avere posto con parole chiare  all’attenzione dell’opinione pubblica la vicenda riguardante la nomina del Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, in particolare sulle pressioni esercitate su Palamara perché essa si concretizzasse”.

“Una battaglia trasparente quella intrapresa da Marco Eboli cui fa da contraltare – polemizza Foti – il pilatesco atteggiamento assunto fino ad oggi dal Ministro Bonafede. E’ tuttavia ora che da Via Arenula si batta un colpo: dalla vicenda emerge, infatti, un sistema di mala gestione della magistratura di fronte al quale le istituzioni hanno il dovere di reagire senza ulteriore indugio.”

“ A meno che Bonafede – continua il parlamentare – non preferisca ancora il silenzio, all’evidenza a lui molto caro, atteso  che nulla ha ancora risposto alla mia interrogazione di un anno fa, con cui gli chiedevo di valutare di disporre un’ispezione alla Procura di Reggio Emilia.”

Il Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, Marco Mescolini

 “Un silenzio che, tuttavia, Bonafede deve oggi rompere – continua Foti –  di fronte alla pubblicazione di alcuni messaggi che si sarebbero scambiati Palamara e il Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia in carica, il contenuto dei quali non può che destare legittimo sbigottimento e profonda preoccupazione, soprattutto in considerazione di alcune affermazioni criptiche che gli interessati hanno il dovere di chiarire”.

“Anziché concorrere all’interpretazione del pensiero del procuratore di Reggio Emilia, ritengo che si debba chiedere a quest’ultimo di chiarire formalmente e pubblicamente – il che ad oggi non e’ stato fatto –  non solo perché gli fosse così cara la nomina, poi conseguita, caldamente sollecitata a Palamara, ma anche e soprattutto perché la stessa, a suo dire, sarebbe servita. Non e’ dato di sapere, infatti, a chi e per che cosa.”

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Per Foti “lo stringato comunicato diffuso dal Procuratore della  Repubblica è infatti per niente esaustivo e non sgombra il campo dalle molteplici interpretazioni di questi giorni. E’ invece necessario che il Procuratore faccia conoscere a tutti – non solo all’organo di autotutela della magistratura – il reale significato e le ragioni delle parole che ha utilizzato. Se, invece, il Procuratore ritiene di dovere trincerarsi dietro alla non risposta diffusa, e ciò per ragioni a noi mortali del tutto incomprensibili, allora è necessario che si valuti la sua  destinazione ad altro ufficio. Ma lo si faccia subito, atteso che il ruolo ricoperto impone al titolare di essere sempre e comunque al di sopra di ogni sospetto”.

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