Mescolini, Forza Italia torna alla carica
“Intervenga il ministro Bonafede”
E Morrone (Lega) denuncia i “misteri di Reggio”

29/8/2020Caso Mescolini, chat con Palamara, Pd e inchiesta Aemilia. Forza Italia torna alla carica con una nuova interrogazione (dopo quella firmata da dozzina di parlamentari) del senatore Maurizio Gasparri per rinnovare la richiesta al ministro della Giustizia, Bonafede, di avviare un’azione disciplinare nei confronti del procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Marco Mescolini.

Marco Mescolini il giorno dell’insediamento alla Procura di Reggio Emilia

Il senatore azzurro rilancia anche le rivelazioni del Riformista di oggi a proposito sulla rimozione del Pm Pennisi dall’inchiesta Aemilia perchè – secondo il quotidiano diretto da Piero Sansonetti – le sue indagini si sarebbero avvicinate troppo al Partito Democratico.

Ma oggi scende in campo anche il deputato forlivese della Lega Jacopo Morrone, che rompe il lungo silenzio del Carroccio locale e nazionale. Anche Morrone annuncia una interrogazione parlamentare sui “misteri di Reggio Emilia“, e prende spunto dallo scoop di oggi del Riformista sulla sorte toccata al p.m. Pennisi: “Crediamo sia indispensabile chiarire una volta per tutte – sottolinea Morrone – se ci siano stati effettivi coinvolgimenti politici con i clan oppure si tratti di indizi senza fondamento”.

LA DICHIARAZIONE DI GASPARRI

Maurizio Gasparri

“Con una ulteriore interrogazione a Bonafede chiedo al titolare pro tempore dell’azione disciplinare se intende intervenire nei confronti del Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Marco Mescolini – così il senatore azzurro Maurizio Gasparri – Questo magistrato ha chiesto e ottenuto il sostegno di Palamara nel Csm per la sua nomina, con il metodo rivelato dalle chat e oggetto di richiesta di processo. Ma il ministro deve valutare anche vicende precedenti, riproposte in questi giorni da organi di stampa.

Nel 2013 l’Arma dei Carabinieri, aggiungendo ai propri atti di indagine anche rapporti dell’Aisi, chiese alla magistratura varie misure nei confronti di esponenti della sinistra emiliana, in relazione a rapporti con ambienti criminali della ‘Ndrangheta. La procura di Reggio Emilia si rivolse alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna che affidó i rapporti all’allora sostituto Mescolini insieme al suo collega Pennisi. Poi Pennisi fu rimosso dall’allora Procuratore nazionale antimafia Roberti, ora parlamentare europeo Pd. Stesso partito dei sindaci di Reggio Emilia Del Rio e Vecchi.

Bonafede vuole attivare una iniziativa disciplinare? Mescolini vuole rispondere in pubblico? Abbia un po’ di coraggio – chiede Gasparri – Anche perché non molleremo la presa, visto che abbiamo il sospetto di un giro di favori a sinistra e di autentiche persecuzioni verso innocenti non di sinistra”.

LA DICHIARAZIONE DI MORRONE

Jacopo Morrone

Li potremmo chiamare i ‘misteri’ di Reggio Emilia. Fatti collegati al processo ‘Aemilia’ sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in regione e gli intrecci con la politica. Fatti che sono rimasti in ombra, nonostante il pm antimafia Roberto Pennisi (poi, guarda caso, non rinnovato nell’incarico alla Dda di Bologna) avesse approfondito i rapporti tra il partito democratico locale e i capi clan, secondo le segnalazione dell’Aisi (Agenzia di sicurezza interna)”. Con queste parole il deputato Jacopo Morrone – segretario della Lega in Romagna ed ex Sottosegretario alla Giustizia – annuncia un’interrogazione parlamentare sui presunti “coinvolgimenti politici con i clan.

Più volte in questi anni inchieste giornalistiche si sono soffermate su questi rapporti anomali, su cui è stato calato un silenzio tombale – dichiara Morrone – Oggi il ‘mistero’ è stato riproposto da un approfondito articolo pubblicato dal Riformista. Crediamo sia indispensabile chiarire una volta per tutte se ci siano stati effettivi coinvolgimenti politici con i clan oppure si tratti di indizi senza fondamento. Di certo quanto emerso dal ‘caso’ Palamara e dagli storicizzati intrecci tra una parte della politica e una parte della magistratura potrebbe dare adito a sospetti e supposizioni. E non è un caso se il terremoto e gli scandali che stanno sconvolgendo la giustizia e la magistratura italiana sono, nei fatti, messi in sordina e silenziati dalla maggioranza dei media e dalle stesse Istituzioni”.

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