Bellini era o no a Bologna quel 2 agosto? Dal figlio una sola certezza: “Lavorava per lo Stato”
E il Corsera parla dell’incrocio con Kram all’Hotel Lembo, scoperto da Pelizzaro e Paradisi

1/8/2020 – “Se poi lui è stato lì e c’entra qualcosa non lo so… non è difficile che lui sapesse qualcosa in quegli anni lì… lavorava per lo Stato“. “Lui” che “lavorava per lo Stato” è il killer Paolo Bellini, da anni collaboratore di giustizia sotto protezione, oggi a processo come presunto co-autore della strage di Bologna. A parlare è il figlio Guido, nel corso di un colloquio con la madre Maurizia Bonini, registrato con una microspia l’11 luglio 2019. Una discussione nella quale l’uomo rimprovera la madre che afferma di aver riconosciuto l’ex marito alla stazione di Bologna nel frame estrapolato da un filmino girato da un turista tedesco dal treno fermo nel primo binario della stazione di Bologna , la mattina del 2 agosto 1980, pochi minuti prima dell’apocalisse.

Paolo Bellini

Uno stralcio del verbale dell’intercettazione è stato pubblicato dal Corriere della Sera: l’affermazione del figlio suona come una conferma delle voci ricorrenti sul rapporto con organi dello Stato, segnatamente i servizi, di Paolo Bellini che in quel terribile 1980, era in Italia pluriricercato sotto il falso nome del sedicente brasiliano Roberto Da Silva. Oggi Bellini, killer confesso di numeri delitti, è un collaboratore di giustizia sotto protezione.

Il Corriere riferisce anche il contenuto dello scoop di Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi, pubblicato in esclusiva da Reggio Report, sul clamoroso “incontro” tra il killer della Mucciatella e Thomas Kram, il libraio tedesco esperto in esplosivi legato al gruppo Separat dal terrorista internazionale Carlos, all’epoca assoldato dai palestinesi dell’Fplp e con base a Berlino Est.

Thomas Kram, è noto, il 2 agosto 1980 era sicuramente a Bologna in zona stazione. Ma in precedenza, il 22 febbraio, aveva pernottato sempre a Bologna all’hotel Lembo: e quella notte al Lembo, era presente anche Paolo Bellini.

Scrive Giovanni Bianconi sul Corsera: “I sostenitori della pista medio-orientale hanno scoperto che a febbraio del 1980 Bellini trascorse due notti nello stesso albergo in cui pernottava pure Thomas Kram, l’ex terrorista tedesco legato al gruppo Carlos presente a Bologna il 2 agosto ’80. Anche lui, negli anni scorsi, inquisito e prosciolto per la strage che secondo la giustizia italiana era e rimane nera“.

Il Corriere della Sera non cita la fonte, nè attribuisce il merito dovuto a Pelizzaro e Paradisi, autori della scoperta. Ma la sostanza è chiara.

Torniamo al dialogo, una discussione piuttosto ruvida, tra madre e figlio. Siamo, come detto, nel luglio di un anno fa. Maurizia Bonini afferma di aver riconosciuto l’ex Primula Nera nell’immagine estratta da un filmino che arrivò alla procura di Bologna solo nel 1985, cinque anni dopo la strage: “Per me è lui – dice al figlio la signora Bonini – Ha la fossetta qui sotto, è lui”. Il figlio replica: “Ma te ne rendi conto che è una faccia diversa completamente ? Non è lui, te sei fuori! Ha la faccia di un altro, te non sei normale, sei malata, fatti ricoverare, non riconosci neanche tuo marito!”. Maurizia Bonini insiste, parla di una catenina che Bellini portava sempre al collo, e di rimando il figlio Guido le ricorda che anche sua zia, la sorella di Paolo “ha detto che non è assolutamente lui“.

A sinistra la persona del frame estrAtto dal filmino del 2 agosto. A destra Paolo Bellini

L’ex moglie a questo punto appare incerta e intercala un “Boh…”. E anche Guido non sembra più così sicuro: “Se poi lui è stato lì e c’entra qualcosa non lo so… non è difficile che lui sapesse qualcosa in quegli anni lì… lavorava per lo Stato”. E Maurizia Bonini annuisce: “Infatti, ma lui era a Bologna, è già dimostrato… aveva delle faccende di mobili antichi”.

Pochi giorni più tardi, proprio il 2 agosto 2019 – trentanovesimo della strage – la signora Bonini dichiara alla Procura di Bologna, sempre a proposito del fotogramma estratto dal filmino: “Può assomigliare a Paolo, ma non posso dire che è lui“. L’intercettazione del suo colloquio col figlio, tuttavia, la mette in difficoltà con la procura, che infatti la sottopone a indagini per false dichiarazioni al Pm. Il 12 novembre scorso, dopo aver ascoltato l’intercettazione e aver rivisto il fotogramma reso più chiaro dalla Polizia Scientifica, la signora Bonini modifica la sua versione, facendo cadere ogni dubbio: “Purtroppo è lui. Attaccato alla catenina mi pare ci sia un crocifisso“.

Una testimonianza cruciale, perchè il fotogramma mette in discussione l’alibi grazie al quale Bellini uscì dalle indagini sulla strage nel 1992: proprio le testimonianze dei famigliari confermarono all’epoca che Bellini alias Roberto Da Silva, il 2 agosto, era partito presto da Reggio Emilia in automobile con la nipote Daniela, andò a Rimini e lì prelevò l’allora moglie e la suocera per portarle al passo del Tonale.

L’uomo con la paletta in mano dopo la strage

Altri video e altre fotografie, analizzate in esclusiva da Reggio Report, mostrano un govane somigliante a Bellini impegnato nelle primissime operazioni di soccorso dopo l’esplosione. Nel video di una tv locale lo si vede addirittura con una paletta della polizia in mano mentre fa strada a un mezzo dei vigili del fuoco.

Lo stesso giovane durante i soccorsi

E allora, è Bellini o no l’uomo del frame ripreso prima dello scoppio, e il giovane impegnato nei soccorsi? Se fosse lui, il killer della Mucciatella (che secondo suo figlio “lavorava per lo Stato”) dovrebbe spiegare molte cose. Anche perchè vorrebbe dire che lui e Kram, legato al terrorista Carlos, si sarebbero incrociati a Bologna il giorno della strage per la seconda volta dopo il pernottamento di entrambi il 22 febbraio all’Hotel Lembo di Bologna. Comunque un elemento, quello scoperto da Pelizzaro e Paradisi, che non potrà essere ignorato nel corso del nuovo processo, e riapre un filone di indagini – quello del terrorismo internazionale – già archiviato dalla procura nonostante un persistente “grumo di sospetto”: del resto i documenti segreti del Sismi pubblicati in questi giorni da Reggio Report, confermano che su questo fronte ogni omissione, sottovalutazione, manipolazione, silenzio per la ragion di Stato che incombe su Bologna da 40 anni, non sono più ulteriormente giustificabili.

(Pierluigi Ghiggini)

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Una risposta a 1

  1. rinaldo Rispondi

    02/08/2020 alle 19:02

    “Maurizia Bonini insiste, parla di una catenina che Bellini portava sempre al collo, e di rimando il figlio Guido le ricorda che anche sua zia, la sorella di Paolo “ha detto che è assolutamente lui“….

    Non capisco, non dovrebbe essere: “…ha detto che NON è assolutamente lui”?

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