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Aemilia, “il pm che indagava sul Pd fu rimosso da Roberti”

DI PIERLUIGI GHIGGINI

29/8/2020 – “PATTO ‘NDRINE -PD IN EMILIA”/ IL PM FU RIMOSSO DA ROBERTI”: nuovo titolo choc del quotidiano Il Riformista nell’edizione on line da questa notte. Dopo aver scritto, ieri, dell’informativa AISI e del rapporto dei Carabinieri di Reggio su Maria Sergio, all’epoca dirigente dell’urbanistica in Comune, e gli affari con costruttori cutresi e no ritenuti contigui alla cosca Grande Aracri – rapporto del 2013, in piena inchiesta Aemilia, finito in un cassetto del pm Marco Mescolini – oggi il quotidiano diretto da Piero Sansonetti alza il tiro e adombra un disegno, duraturo nel tempo, per sterilizzare l’antimafia emiliana da indagini sul Pd. E punta il dito sull’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che – rivela il Riformista – aveva rimosso dalla Dda di Bologna il pm Roberto Pennisi, messo due anni prima a fianco dell’attuale procuratore di Reggio Marco Mescolini nell’inchiesta Aemilia, dopo l’interrogatorio di Graziano Delrio – ex sindaco di Reggio Emilia, poi ministro e oggi presidente dei deputati dem – avvenuto il 17 ottobre 2012 che verteva, fra l’altro sul suo viaggio elettorale a Cutro del 2009. Pennisi, insomma,si sarebbe avvicinato troppo al sancta sanctorum del Pd.

Roberto Pennisi

Tra il 2010 e il 2012 – anche prima con le inchieste Brick e Pastoia – non mancarono i rapporti dei Carabinieri e le informative servizi segreti interni (Aisi) sulle relazioni “tra i vertici locali del Partito democratico – scrive il Riformista – e i capi cosca del clan Grande Aracri“. Ma le segnalazioni non vennero mai “valorizzate”.

Il Riformista di oggi

Il pm antimafia Pennisi che pare stesse approfondendo qiuel filone investigativo, non fu rinnovato nell’applicazione alla Dda di Bologna dall’allora procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, ora europarlamentaredel Pd, con conseguente rientro alla sede di via Giulia”. Pennisi “non fece nemmeno in tempo a vedere i frutti del suo lavoro in quanto rientrò alla Dna otto mesi prima dell’esecuzione avvenuta a giugno del del 2014, delle misure cautelari dell’indagine Aemilia (in realtà la notte degli arresti fu a fine gennaio 2015, ndr.).

Pennisi era stato applicato alla Dda di Bologna due anni prima su richiesta del procuratore distretturale Roberto Alfonso (poi diventato procuratore generale di Milano) per coordinare l’inchiesta Aemilia in considerazione della “sua comprovata professionalità maturata in indagini antimafia”. Il fascicolo Aemilia era in carico a Mescolini prima che Alfonso decidesse di farlo affiancare da Pennisi.

2014: Franco Roberti in Sala del Tricolore con Elia Minari

Nell’ottobe 2017, dunque Alfonso e Pennisi ascoltano Graziano Delrio, in un’interrogatorio rimasto famoso nel quale l’ex sindaco – ai magistrati che volevano sapere del suo viaggio a Cutro in piena campagna elettorale, nell’occasione della festa settennale del Crocifisso – balbettò di non sapere che Cutro fosse proprio il paese del boss Nicolino Grande Aracri.

Sia come sia, Pennisi sarà richiamato da Ruberti alla Dna a Roma, e l’inchiesta sarà da quel momento interamente nelle mani del dottor Mescolini, già capo ufficio del viceministro dell’Economia Pinza (iI governo Prodi,e oggi travolto dalla bufera delle chat con Palamara.

Il Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, Marco Mescolini

Nondimeno Pennisi alla fine del suo incarico a Bologna “si tolse qualche sassolino dalle scarpe“.

“La mafia – scrisse in una relazione – ha inquinato tutti gli ingranaggi della macchina della produzione, e il tutto è favorito dal comportamento delle istituzioni locali, i cui organismi rappresentativi sono alacremente impegnati nella consumazione dei reati di loro pertinenza ai danni della cosa pubblica, fornendo un esempio che di persestesso e solo offre il destro al verificarsi di quei disastrosi inserimenti della mafia.

E ciò spiega anche il comportamento dei cittadini in occasioni di competizioni elettorali, i quali preferiscono astenersi dal voto, piuttosto che vederlo utilizzato da politici corrotti o che adottano scelte amministrative che di fatto avvantaggiano i sodalizi mafiosi o le imprese dei predetti in quinate o conessescese a patti”.

Delrio con sindaci e personalità del Crotonese sotto il Crocefisso di Cutro, 2009

Pennisi delineò con lucidità il meccanismo dei rapporti tra ‘nrangheta e poteri locali in mano dal 1945 alla sinistra senza mai un ricambio: meccanismo che poteva essere governato solo dalla politica e dalla macchina amministrativa da essa controllata. Ma restò fuori dall’orizzonte delle indagini del pm Mescolini che portò al termine l’inchiesta:” nessun esponente del Pd verrà indagato”.

Tuttavia la questione fa capolino in un capitolo della sentnenza del primo grado ordinario del processo Aemilia (3 mila 200 pagine) a proposito delle elezioni del 2009 e del famoso viaggio elettorale a Cutro di Delrio e numerosi altri candidati, come a significare che al collegio giudicante non erano sfuggiti gli aspetti problematici dell’orientamento impresso da Mescolini all’inchiesta.

I candidati si resero protagonisti di “comportamenti che oggettivamente hanno rafforzato la cosca“. “Non si tratta – si legge nella sentenza – di tenere conto delle legittime esigenze della comunità cutrese reggiana onesta che vive e vota a Reggio Emilia, ma del grave peccato di omissione nel non distinguere tra costoro e i mafiosi“. Il peccato insomma non fu andare a Cutro, ma esserci andati “senza fare la sola cosa che andava fatta, e cioè che i voti mafiosi non erano graditi“. Peccato sì, ma rilevanza penale no: nulla da indagare su Graziano Delrio e sul Pd.

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2 risposte a Riformista-scoop
Aemilia, “il pm che indagava sul Pd fu rimosso da Roberti”

  1. Effluvio Rispondi

    29/08/2020 alle 09:09

    A quanto pare questo ‘andazzo’ non ha alcuna intenzione di mutare.
    Per fermarlo all’inizio nessuno fece nulla, molti parteciparono e vi partecipano, più o meno opportunisticamente parlando.
    Una storia davvero squallida fatta sulla pelle degli altri, perlopiù non allineati.
    Posso vomitare ?

  2. Bruna Rispondi

    29/08/2020 alle 11:51

    “franco Roberti ora EUROPARLAMENTARE del. PD…” ah…..

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