“Una pista israeliana per la strage di Bologna?”
Domande, risposte e dubbi in un’analisi di Luca Tadolini

DI LUCA TADOLINI*

Luca Tadolini

1/7/2020 – L’indagine di Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi che Reggio Report ha pubblicato sulla strage alla stazione di Bologna, ora ripresa anche in recentissimi libri, porta ad ulteriori considerazioni e ipotesi. Di una, in particolare, vorrei proporre alcuni quesiti, seguiti da sintetiche valutazioni.

1) Esiste un’ipotesi della responsabilità dei servizi speciali israeliani per la Strage della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980?

L’ipotesi israeliana si verrebbe a configurare in questi termini: il 2 Agosto 1980 il gruppo di Carlos, Ilich Ramírez Sánchez – struttura rivoluzionaria filo-palestinese appoggiata dai servizi segreti d’Oltrecortina – stava trasportando un carico di esplosivo che avrebbe dovuto essere usato per colpire obiettivi israeliani o statunitensi. Il contesto sarebbe l’inasprimento in quei mesi della crisi medio orientale e libica.

Alla stazione di Bologna il carico sarebbe stato intercettato dagli agenti di Tel Aviv e fatto brillare appoggiando vicino all’involucro che conteneva il carico di esplosivo una carica ad alto potenziale, che poteva essere contenuta in una modesta borsa.

Il micidiale attentato avrebbe così conseguito un doppio scopo: veniva punita la politica filo-araba italiana – il Lodo Moro che consentiva ai palestinesi il transito di armi e la loro liberazione in caso di arresto. – e veniva colpito il gruppo Carlos, uno dei più sofisticati gruppi terroristici filo-palestinesi, pesantemente appoggiato dai servizi segreti del Patto di Varsavia.

(“L’Accordo Moro è esistito per anni”, ha dichiarato, “l’OLP aveva in territorio italiano uomini, basi ed armi. Anche fazioni autonome come quelle di Abu Abbas, il Consiglio della Rivoluzione e il Fronte di George Habbash. Era stata una decisione politica fredda, che aveva come scopo l’immunità della nostra gente e dei nostri interessi in territorio italiano, in cambio [dell’accettazione] dell’immagazzinamento e del trasporto di esplosivi e di commandi terroristici che dovevano operare altrove”, Menachem Gantz, intervista rilasciata dall’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga al quotidiano israeliano Yediot Aharonot il 3 Ottobre 2008)

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2) Questa ipotesi può trovare fondamento?

In questi mesi alcuni giornalisti d’indagine hanno pubblicato l’esito di nuove ricerche di grande interesse. In particolare, il giornale Reggio Report di Pierluigi Ghiggini ha pubblicato ricerche ed analisi di Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi. In questi giorni è anche uscito il libro “Ustica&Bologna Attacco all’Italia” di Paolo Cucchiarelli.

Stazione di Bologna, 2 agosto 1980

L’incrocio dei dati e la valutazione logica degli stessi sembrano rendere l’ipotesi israeliana sostenibile. Anche se non viene ancora mai formulata chiaramente.

La presenza a Bologna, il 2 Agosto 1980, nei pressi della stazione, di esponenti tedeschi del gruppo Carlos è un dato acquisito – grazie all’indagine di Pellizzaro e Paradisi – anche considerato che vi è l’ammissione di uno degli stessi di essersi trovato a Bologna – seppur professando estraneità all’attentato ed al gruppo Carlos.

Thomas Kram

“Poi mi incamminai verso la stazione su una grande strada, forse via dell’Indipendenza. Le sirene tranciavano l’aria. Da lontano vidi sul piazzale della stazione il lampeggiare di ambulanze e mezzi dei pompieri. Si capiva che era successo qualcosa di grave”, Guido Ambrosino, Il Manifesto, “Bologna, l’ultimo depistaggio”. Quel che Kram disse al Manifesto il 1 Agosto 2007”, 28.7.2013). Presenza confermata da parte di Carlos stesso, attualmente in carcere in Francia. (“un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell’esplosione”, Paolo Biondani, «A Bologna a colpire furono Cia e Mossad», Corriere della Sera, 23 novembre 2005).

Gabriele Paradisi

Risulta illogico ritenere che si tratti di una coincidenza. Risulta logico ritenere che fossero presenti per compiti di militanza («Era successo qualcosa e, dovendolo comunicare, Kram era andato a telefonare trovandosi così a poca distanza dalla sala d’aspetto della stazione al momento dello scoppio, che lui comunque visse in diretta – spiega -. La telefonata, che di fatto gli aveva salvato la vita, fu quella di un uomo terrorizzato”, Gabriele Paradisi, “Bomba in stazione, uomini di Carlos a Bologna prima e durante la strage”, Il Tempo, 13.10.2013).

3) Il gruppo Carlos può essere l’autore dell’attentato a Bologna?

Ipotesi poco logica, in quanto Bologna non rappresenta un obiettivo anti-palestinese o anti-Nato. Vi sono ormai informazioni certe circa la presenza di esponenti del gruppo Carlos a Bologna in altre date, non in atteggiamenti ostili, ma come zona santuario (“Dire al contempo che sia estraneo alla strage di Bologna non significa però che Carlos non conoscesse la città. Probabilmente c’era stato perché teneva i contatti con gli studenti palestinesi che lì risiedevano di Fplp, compreso l’Abu Saleh Anzeh”, Paolo Cucchiarelli, <Il giudice Mastelloni: C’è anche una pista Usa, legame Ustica-Bologna>, ANSA.it Associate News 29 luglio 2010).

Nel 1980, poi, il carattere rivoluzionario del gruppo Carlos non avrebbe una ragione ideologicamente sostenibile per colpire una città rossa come Bologna. (“Il massacro non ha niente a che vedere con organizzazioni palestinesi. Neppure un incidente. Non c’era nessuna ragione per farlo, soprattutto a Bologna”, Davide Frattini, (L’intervista: Parla Bassam Abu Sharif, leader storico del Fronte Popolare. «Trattai io il lodo Moro. Mani libere a noi palestinesi» «Trasportavamo armi e l’Italia era immune dai nostri attacchi»>, Corriere della Sera, 14.08.2008)

La presenza di esponenti del gruppo Carlos a Bologna, in zona stazione, la mattina dell’esplosione, porta alla logica conclusione che fossero sul posto per un trasferimento di esplosivo destinato ad obiettivi posti altrove.

(“L’agenzia telegrafica ebraica, nel suo bollettino n. 2514 dell’11 agosto (1980) afferma che questo attentato sarebbe un “incidente”: non erano i viaggiatori che stavano per prendere il treno alla stazione di Bologna ad essere presi di mira, ma un istituto ebraico. Una telefonata, effettuata da un uomo con forte accento straniero e che parlava a nome di una organizzazione palestinese, l’avrebbe indicato: “Desideriamo fare le nostre scuse al popolo italiano per ciò che è accaduto alla stazione di Bologna – ha dichiarato lo sconosciuto – L’esplosione è stata un errore commesso da un nostro agente di collegamento. La bomba era destinata ad una scuola sionista.” ).

Un documento eccezionale: il lancio della Agence Juive sulla rivendicazione
dell’attentato alla stazione di Bologna, pubblicata dal Candido nel 1986 (per gentile concessione dell’Archivio Pisanò)

(L’Agence Telégraphique Juive, dans son bulletin ° 2514 du 11 aout, indique que cet attentat serait un accident: ce ne sont pas des voyageurs prenant le train à la gare de Bologne qui etaient visés, mais un établissement juif. Un coup de fil, donné par un homme ayant un fort accent étranger et parlant au nom d’une organization pelestinienne, l’aurait indiqué: “Nous désiron faire nos excuses au people italien pour ce qui est arrivé a la gare de Bologne, a declaré l’inconnu. L’explosion était une erreur commise par notre agent de liaison. La bombe était destinée une “ecole sioniste”), pag. 7 del “Candido” n. 1 – 30 gennaio 1986, che riportava da Lectures fracaises; pubblicata tradotta in italiano da Paolo Cucchiarelli, Ustica&Bologna, p.415).

La pagina intera del Candido (g.c. Archivio Pisanò)

In questo senso, molte voci anche istituzionali, hanno suggerito che l’esplosione fosse dovuta ad un “incidente” durante il trasferimento di esplosivo.

“Su Bologna, la mia l’ho detta e la ripeto. Per me fu un incidente, un drammatico incidente di percorso: fu, con molta probabilità, una bomba trasportata da terroristi palestinesi che non doveva essere innescata in quell’occasione e che invece, chissà perché, per un sobbalzo, una minaccia, un imprevisto, scoppiò proprio in quel momento.” L’ex Presidente Francesco Cossiga, in Versione di K.

Francesco Cossiga

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4) Il gruppo Carlos era in conflitto con Israele?

Certamente. Il gruppo Carlos era in collegamento con i gruppi più estremi della galassia armata palestinese, con i quali giunse anche a rotture. Carlos stesso, ebbe come estremo rifugio la Siria degli Assad alla fine della Guerra Fredda, quando venne scaricato dai servizi del disciolto Patto di Varsavia. Poi abbandonata anche la Siria, si rifugiò in Sudan, dove venne arrestato dai Francesi.

La presenza a Bologna in più occasioni di esponenti del gruppo Carlos era quindi logico motivo perché i servizi speciali israeliani ne seguissero i movimenti e fossero pronti a colpirlo, certamente per evitare che l’esplosivo giungesse a destinazione .

Non erano i viaggiatori che stavano per prendere il treno alla stazione di Bologna ad essere presi di mira, ma un istituto ebraico (…) la bomba era destinata ad una scuola sionista”, La bombe était destinée une ecole sioniste, Pisanò. pag. 7 del “Candido” n. 1 – 30 gennaio 1986, che riportava da Lectures fracaises; pubblicata tradotta in italiano da Paolo Cucchiarelli, Ustica&Bologna, p. 415. I servizi segreti italiani in più occasioni riferiscono che sono gli israeliani a segnalare terroristi palestinesi in Italia. (Argo 16, La storia siamo noi, Giovanni Minoli RAI).

Illich Ramirez Sanchez, detto Carlos

5) I servizi segreti di Israele avevano già compiuto operazioni in Italia?

Risultano note alcune operazioni, ormai in letteratura, di uccisioni svolte in Italia, come quelle svolte dalle squadre israeliane che vendicavano l’attentato palestinese di Monaco contro gli atleti di Tel (“L’azione del Mossad contro gli assassini degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 è passata anche per Roma”, dice. Come noto, Adel Wahid Zuaitar, il simbolo della furbizia dell’organizzazione del Settembre Nero, fu ucciso a Roma”, Menachem Gantz, intervista rilasciata dall’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga al quotidiano israeliano Yediot Aharonot il 3 Ottobre 2008).

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6) I servizi segreti di Israele avevano già colpito l’Italia per punirla della sua posizione filo-palestinese e filo-araba?

La circostanza più nota è l’accusa per l’attentato contro l’aereo Argo 16 dei servizi segreti italiani, precipitato a Venezia, dopo che era stato utilizzato per trasportare e liberare in Libia dei terroristi arrestati in Italia, in possesso di missili terra aria e di piani per abbattere aerei di linea israeliani.

(Argo 16, La storia siamo noi, G. Minoli, RAI) .

Vennero processati – e assolti – Zvi Zamir, ex-capo del Mossad, e Asa Leven, ex-responsabile del Mossad in Italia (“Sono stati i servizi segreti israeliani, secondo il giudice istruttore di Venezia Carlo Mastelloni, ad abbattere l’ Argo 16, l’ aereo dei servizi segreti italiani, precipitato a Marghera il 23 novembre 1973, con quattro uomini a bordo, tutti deceduti. Il magistrato veneziano ha incriminato per concorso in strage il generale Zvi Zamir, ex capo del servizio segreto israeliano, il Mossad. Mastelloni ha firmato un mandato di comparizione nei confronti di Zamir perché sospetta che l’ex capo del Mossad abbia fatto manomettere l’Argo 16, in concorso con l’allora capo dello stesso servizio segreto israeliano in Italia, Asa Leven (poi deceduto)”, Roberto Bianchi, “Fu il Mossad a sabotare Argo 16”, La Repubblica, 18 Aprile 1991)

Il relitto dell’aereo Argo 16

Nel 1980, nell’ipotesi dell’attentato a Bologna, la punizione “geopolitica” israeliana contro l’Italia per l’attività segreta filo-palestinese dei nostri servizi segreti, sarebbe stata più cruenta rispetto al precedente di Argo 16, considerata l’<ospitalità> consentita al gruppo Carlos – in procinto di un attentato anti-israeliano (“la bomba era destinata ad una scuola sionista”, [La bombe était destinée une <ecole sioniste>], Pisanò. pag. 7 del “Candido” n. 1 – 30 gennaio 1986, che riportava da Lectures fracaises; pubblicata tradotta in italiano da Paolo Cucchiarelli, Ustica&Bologna, p. 415) –. Una situazione eventualmente vista da Israele come il superamento di una linea rossa intollerabile rispetto ai già indigeribili precedenti del Lodo Moro.

Il 2 Agosto, a Bologna, poi, è di poco successivo al disastro di Ustica, dove emergono ormai in maniera formidabile le risultanze di una lotta senza quartiere nel Mediterraneo, derivante dai conflitti medio-orientali, con una violenza che non si ferma neppure davanti all’abbattimento di un aereo di linea civile italiano.

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7) Le circostanze dell’esplosione alla stazione di Bologna sono compatibili con l’ipotesi di agenti stranieri che intercettano il carico di esplosivo del gruppo Carlos?

Nel nuovo libro di Cucchiarelli si sottolinea che le testimonianze, i danni devastanti, i rilievi sul tipo di esplosivo portano a valutare l’ipotesi di una detonazione ad alto potenziale di uso militare che avrebbe fatto deflagrare il carico dei terroristi. (“Voglio precisare che la prima deflagrazione è stata più lieve della seconda, come se fosse stata provocata dall’accensione di un innesco, mentre la seconda è stata di una potenza inaudita”, Le due esplosioni, Paolo Cucchiarelli, Ustica&Bologna, pp. 373 e seguenti).

8) La circostanza di una vittima sconosciuta analizzata da Pellizzaro e Paradisi su Reggio Report può trovare spiegazione nell’ipotesi dell’intercettazione e deflagrazione del carico per l’intervento di un servizio segreto straniero?

I resti del corpo sconosciuto possono certamente essere quelli di chi trasportava il carico, rimasto vittima dell’esplosione generata dall’essere stata posizionata una piccola carica ad alto potenziale nelle sue vicinanze.

UNA SECONDA IPOTESI

Vi è una seconda ipotesi. Chi trasportava il carico di esplosivo può essersi avveduto del pericolo di agenti ostili ed aver abbandonato il carico. Tant’è che l’uomo di Carlos a Bologna si salva.

«Era successo qualcosa e, dovendolo comunicare, Kram era andato a telefonare trovandosi così a poca distanza dalla sala d’aspetto della stazione al momento dello scoppio, che lui comunque visse in diretta – spiega -. La telefonata, che di fatto gli aveva salvato la vita, fu quella di un uomo terrorizzato”, Gabriele Paradisi, Bomba in stazione, uomini di Carlos a Bologna prima e durante la strage, Il Tempo, 13.10.2013).

I resti della persona sconosciuta potrebbero anche appartenere all’operatore straniero andato a depositare la carica di innesco, eventualmente esplosa prima che lo stesso si riuscisse ad allontanare. Questo spiegherebbe la necessità di far sparire alcuni corpi nelle vicinanze del punto di esplosione per evitare che venisse scoperta l’operazione. Un comportamento coerente con l’agire dei servizi speciali. Israeliani in particolare.

9) L’ipotesi dell’intervento di un servizio segreto come quello israeliano come spiega la “pista fascista”?

I rapporti geopolitici italiani del 1980, ma anche attuali, non consentono all’Italia autonomie – “sgarri” rispetto alla Nato o ad Israele – specie in uno scacchiere come quello Mediterraneo. L’Italia colpita da un avvertimento sanguinoso e terribile, non aveva (non avrebbe neppure ora) la forza di denunciare un servizio segreto “occidentale”, per non parlare di quello israeliano. La strage è stata coperta con una soluzione di comodo, facilmente difendibile politicamente sul piano interno, come “strage fascista”.

Altro che strage fascista: è accaduto qualcosa di totalmente nuovo, qualcosa che pone il problema della nostra autonomia internazionale”, Mino Fuccillo, “Col sangue l’Italia è stata avvertita”, intervista a Rino Formica, Capo Gruppo dei Deputati PSI, La Repubblica, 29 Dicembre 1984).

Rino Formica

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10) Qualcuno ha denunciato la “pista israeliana”?

Esplicitamente solo Carlos, in più occasioni, con lettere e interviste tramite i suoi legali, dal carcere in Francia, chiedendo anche, senza esito, di essere sentito dai giudici di Bologna.

«A Bologna a colpire furono Cia e Mossad», Siamo sempre stati convinti che sia stata organizzata dai servizi americani e israeliani: i veri “padroni del terrore nero” in Italia. Poco tempo dopo la strage ho ricevuto dalla Germania Ovest un rapporto scritto, che è molto importante e dovrebbe essere ancora negli archivi della nostra Organizzazione dei rivoluzionari internazionalisti (Ori). Il rapporto dice che un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell’esplosione. CorSera 25.11.2005, (Strage di Bologna: Carlos rilancia la pista della Cia e del Mossad, Resto del Carlino 4.9.2010), Gabriele Paradisi «Volete sapere cosa c’è dietro la strage di Bologna? Seguitemi…». Rompe gli indugi l’ergastolano Carlos Ramirez Sanchez, alias «lo Sciacallo», il terrorista più noto e spietato…, Il Tempo, 13.10.2013.

Anche esponenti palestinesi interlocutori del Lodo Moro (“La Cia o il Mossad potrebbero aver usato un palestinese, un loro agente. È stato fatto esplodere, senza che lo sapesse, per accusare noi.”, Davide Frattini, L’intervista: Parla Bassam Abu Sharif, leader storico del Fronte Popolare. «Trattai io il lodo Moro. Mani libere a noi palestinesi» «Trasportavamo armi e l’Italia era immune dai nostri attacchi», Corriere della Sera, 14.08.2008).

Ipotesi in merito all’intervento di servizi segreti stranieri in quella stagione di tragedie e attentati sono state proposte, certo con molta prudenza, ma non sempre, da esponenti politici come il socialista Rino Formica, dal Giudice Mastelloni e indirettamente dallo stesso Cossiga.

“Ce la prendiamo col fascista assassino così come abbiamo fatto per le altre stragi. E non a caso non abbiamo mai trovato nessun colpevole. Tranne in un caso: il 17 maggio del 1973 in via Fatebenefratelli Gianfranco Bertoli, ex informatore del Sifar, lancia una bomba contro il presidente del Consiglio Rumor. Quattro morti, decine di feriti. Sedicente anarchico veniva da un kibbutz israeliano. Se lo sono dimenticato tutti, eppure è l’unico filo, l’unico nome che abbiamo in materia di stragi. (…). Ci hanno avvertito, ci hanno mandato a dire con la strage che l’Italia deve stare al suo posto sulla scena internazionale. Un posto di comparsa, di aiutante. Ci hanno fatto sapere col sangue che il nostro Paese non può pensare di muoversi da solo nel Mediterraneo. Ci hanno ricordato che siamo e dobbiamo restare subalterni. E noi non abbiamo un sistema di sicurezza nazionale capace di opporsi a questi avvertimenti. I nostri servizi di sicurezza sono inefficienti perché così li hanno voluti gli accordi internazionali. Non difendono l’Italia perché non debbono difenderla. Sono funzionali alla nostra condizione di inferiorità. Altro che strage fascista: è accaduto qualcosa di totalmente nuovo, qualcosa che pone il problema della nostra autonomia internazionale. (…) Insomma, qualcuno ci ha avvertito, dall’ estero e col sangue, che stavamo diventando troppo autonomi. (…) Perchè stavamo diventando un Paese che cominciava a dire la sua. In campo economico, sullo scacchiere del Mediterraneo. Perchè stavamo diventando nazione all’ interno delle alleanze. E invece ci ricordano che al massimo possiamo mandare qualche corvetta da qualche parte. Oggi non è problema di questa o quella forza politica al governo. Chiunque comandi in Italia deve ricordarsi di stare al suo posto. (…) Vuol dire che una volta si sta con Israele e una volta no”. E che vuol dire capire l’avvertimento senza subirlo? Vuol dire sofferenza per tutti i partiti. Perchè significa imparare a discriminare il bene e il male sullo schieramento internazionale senza garanzie e certezze. Vuol dire diventare nazione. L’unità antifascista, purtroppo, non basta più nè per capire nè per fermare le stragi. E’ questo il dramma della pista internazionale, quella vera”. Mino Fuccillo,“Col sangue l’Italia è stata avvertita”, intervista a Rino Formica, Capo Gruppo dei Deputati PSI, La Repubblica, 29 Dicembre 1984.

Valutazioni e riflessioni, da un punto di vista italiano, sulla base di quanto sta emergendo in relazione ad una ferita grave alla nostra Nazione. Ringraziando chi liberamente continua a studiare e ricostruire quanto è avvenuto.

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*Luca Tadolini, avvocato e storico del ‘900 italiano, è il responsabile del Centro Studi Italia di Reggio Emilia.

P.S. Paolo Pisanò, fratello di Giorgio, ha gentilmente reperito nell’Archivio Pisanò la pagina completa del Candido del Gennaio 1986, con la comunicazione della Lectures francais, (quest’ultima pubblicata in italiano anche da Paolo Cucchiarelli in Ustica&Bologna), autorizzandone la pubblicazione a corredodell’intervento di cui sopra sull’ipotesi della “Pista Israeliana”. (Luca Tadolini)

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3 risposte a “Una pista israeliana per la strage di Bologna?”
Domande, risposte e dubbi in un’analisi di Luca Tadolini

  1. Giancarlo Vetri Rispondi

    02/07/2020 alle 14:38

    Le parole di Rino Formica hanno sicuramente fondamento, a mio parere. L’ipotesi della partecipazione dei servizi israeliani è semplicemente agghiacciante. Per scongiurare il possesso di una quantità di esplosivo in mano ai gruppi palestinesi in lotta contro di loro, gli agenti israeliani non avrebbero esitato a sacrificare un numero grandissimo di persone innocenti sul territorio di uno stato formalmente amico.
    Quanto al presidente Cossiga, nella qualità di premier, ministro e presidente della repubblica è sicuramente stato uno dei personaggi che avrebbero potuto meglio conoscere i fatti e in occasioni ufficiali audito da magistrati oda commissioni d’inchiesta parlamentare non ricordo che abbia mai presentato prove o documenti a sostegno delle tesi avanzate nel corso di alcune interviste rilasciate alla stampa.

  2. don Egizio Rispondi

    04/07/2020 alle 23:40

    Le sentenze definitive non si discutono, altrimenti si discute lo stato democratico. Fine. Due ragazzini fascistoidi fuori di testa fanno la cavolata (per i terroristi fascisti stessi, c’è nelle sentenze) di mettere una bomba così al chiuso tra la folla.
    Poi.
    Gli stati comunicano con vari mezzi, non sempre sono telefonate. Manovre militari, violazioni intenzionali di uno spazio aereo (la Turchia in Siria abbatte un aero Russo e poi si mettono a discutere). Ma non si ammette, se si è uno stato vero, né chi fa, né chi subisce. Mica si fa una guerra vera come in Vietnam (che dimostra che non è fattibile)!. Magari per procura ma in terreno neutro (M. Oriente, Africa, allora come ora). Allora si era in guerra fredda.. Un mese prima un aereo cade a Ustica, insieme o dopo (è uguale) uno libico sulla Sila. Chi deve capire gli avvertimenti capisce. Salta un tedesco della DDR filopalestinese in Italia con una bomba (mica una bombetta da anarchici o fascisti)? Stragisti però no, CIA, Mossad, KGB stragisti non erano, non si fa scoppiare una bomba così al chiuso, tra la folla. Magari su una banchina, all’aperto, su un treno sì (possibilmente col tedesco & C. vicini, per spiegare bene), ma così no. Cossiga parla allusivamente di incidente (e ha detto tutto, non specificando chi ha fatto un errorino). Vi dice don Egizio Salomone: più in là della frase sospesa di Cossiga non si andrà (con le prove), le congetture resteranno tali.
    Le sentenze pure. Amen.
    d. E.S.

  3. Rudi Rispondi

    03/08/2020 alle 20:44

    Interessante compendio, che non piacerà a chi è abituato a dividere il mondo in buoni e cattivi. E’ noto a tutti che le sentenze emesse in questa fattispecie di reati risentono del clima politico ed abbiano soprattutto una valenza interna.

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