Palazzo Magnani, Teatri, Stu Reggiane
Tutto il potere a un solo manager Iren
Il sindaco Vecchi spieghi perché: lui sa la ragione

DI PIERLUIGI GHIGGINI

29/7/2020 – Il mondo politico, che d’estate visto il caldo umido dorme più del solito e ha già preparato borsoni e valigie per il mare unlocked, ha sbattuto le palpebre a seguito dell’affaire di palazzo Magnani, ultima ed eclatante dimostrazione del regime al quale i reggiani sono sottoposti.

E’ noto che il direttore Finanza di Iren Gianpiero Grotti è diventato presidente della fondazione (dopo un quadriennio in panchina come vicepresidente) al posto dell’ imprenditore IT Davide Zanichelli, transitato nel ruolo di direttore a contratto della stessa Fondazione Palazzo Magnani, secondo uno schema di retrocessione concordata, per garantire il reddito, già felicemente collaudato in altre situazioni. Nulla da eccepire sulla persona e le sue qualità, ma è indubbio che la direzione di Palazzo Magnani avrebbe meritato una selezione europea, di altissimo profilo.

Gianpiero Grotti

Insomma, nel giro pubblico-politico reggiano la rete di protezione è sempre garantita, altro che Naspl e reddito di cittadinanza che sono roba da poveracci. Tant’è vero che l’ex direttrice Federica Franceschini, l’unica che qualcosa capiva di arte però fatta fuori forse proprio per questo, ha trovato decoroso rifugio come direttore manager del comune di Albinea.

E’ anche noto che il giro di valzer (o meglio, silenzioso slow come il titolo di celebre motivetto anni 30) è avvenuto a fine gennaio, ma la notizia è stata tenuta nascosta dal sindaco Vecchi, per comprensibile vergogna, sino a quando in questo luglio (quattro mesi dopo, e più!) a un giornalista non è caduto l’occhio in un anfratto profondo profondo del sito di Palazzo Magnani, scoprendo così che la fondazione che tiene le redini dei progetti culturali del Comune di Reggio, ha da tempi antelucani un nuovo presidente e un nuovo direttore.

Il clamore politico è essenzialmente dovuto a tre ragioni:

a) Il silenzio da segrete stanze di cui abbiamo detto sopra: silenzio arrogante, che l’amministrazione ha tentato di giustificare in modo penoso con la faccenda del Covid, come se il coronavirus avesse contagiato mail e comunicati stampa. Non se l’è bevuta nessuno, e del resto il sindaco Vecchi che ha fatto trangugiare ai sudditi autorevoli comizi via facebook tutte le sere del lockdown, avrebbe potuto dire in proposito due parole in croce: ma non lo ha fatto, segno evidente che non ha voluto farlo.

Il mugugno sale incontenibile anche dall’interno di una maggioranza, stufa di far da parafulmine alla giunta su vicende come gli espropri di via Paradisi e il taglio dei filari di viale Umberto.

Ma il novello pasticciaccio di palazzo Magnani, che tocca una corda sensibilissima a Reggio (le politiche culturali) spiega anche certe parole apparentemente sibilline del consigliere Dario De Lucia, che nell’ultima seduta in Sala del Tricolore ha lanciato cannonate degne di un capo dell’opposizione: “In passato ho rifiutato proposte lavorative per incompatibilità, perché volevo restare in quest’aula – ha detto fra l’altro – Ma se non cambiamo passo, d’ora in poi mi farò meno problemi morali…”. Ecco, le parole chiave sono incompatibilità e morale: teniamole a mente, e vedremo perché.

Dario De Lucia

b) La fatidica sorte professionale che lega l’assessora Annalisa Rabitti e l’ex presidente ora direttore di palazzo Magnani Davide Zanichelli. Entrambi protagonisti, in tempi diversi, della factory Kalimera (Zanichelli è tuttora amministratore unico), e le cui storie si incrociano in quella Netribe di cui Zanichelli è stato fondatore, che a un certo punto incorpora la Kalimera di Rabitti. Tutto questo ai tempi in cui, in via della Costituzione Netribe, aveva come dirimpettaio la direzione provinciale del Pd. La conclusione è che ora Rabitti dà ordini, si fa per dire, a Zanichelli.

A sinistra e al centro Davide Zanichelli e Luca Vecchi

c) Il ruolo in tutta questa vicenda di Gianpiero Grotti, direttore Finanza di Iren e mago della contabilità. Era vicepresidente della fondazione dei Teatri, attento a non apparire se non per lo stretto indispensabile, e il sindaco Vecchi lo nominò vicepresidente anche di palazzo Magnani. E ora Grotti-Iren è diventato il presidente dell’istituzione culturale di viale Garibaldi. A questo punto molti si chiedono se in tal concentrazione di funzioni sia il comune-azionista che ha potere su Iren, oppure se non sia Iren a comandare in Comune.

A parte il fatto che la questione è sotto gli occhi di tutti più o meno in questi termini da alcuni anni – la vicenda del multidigestore di Gavassa è, in proposito, emblematica, per tacere delle insostenibili porte girevoli amministrazioni-Pd-galassia Iren – ai più sembra sfuggire il fatto che il presidente Grotti non è soltanto l’uomo chiave di Vecchi nelle istituzioni culturali. E’ molto di più: l’ uomo decisivo in grandi progetti urbanistici. Rammentiamo ai distratti che Grotti è prima di tutto il presidente di Iren Smart Solutions, vale a dire l’ex-Iren Rinnovabili che, tramontata l’era Rocchi, è stata ricondotta dentro il perimetro di consolidamento del gruppo Iren, debiti compresi. Ora, Iren Smart Solutions, nel cui consiglio siede anche Paolo Bonaretti, altro uomo forte di Delrio, è il partner esclusivo col 30% del comune di Reggio in Stu Reggiane, la società pubblica – a.d. Luca Torri – che realizza il Tecnopolo ed è incaricata del revamping urbanistico di buona parte dell’area Nord, in primo luogo del complesso ex-Reggiane.

Luca Torri

Se l’Iren Rinnovabili del professor Rocchi veniva definita, in certi ambienti, come il bancomat del Comune di Reggio, oggi Smart Solution non è da meno proprio attraverso la Stu, che non soltanto funziona da braccio operativo di una massa di contributi pubblici per decine di milioni , ma anche come materasso per spesucce che con le finalità societarie del reinsediamento immobiliare c’entrano come i cavoli a merenda. Come l’incarico per oltre 35 mila euro conferito in aprile, ovviamente senza selezione, alla cooperativa La Quercia per aprire un point di operatori di strada e meditori culturali- linguistici fra homeless, sbandati, clandestini e spacciatori delle officine abbandonate.

Il rendering del futuro èpiano Reggiane

Ma questo è il sistema Reggio, e non è il caso di divagare. Chiediamoci piuttosto perché nella figura del manager Gianpiero Grotti si concentri così tanto potere comunale: fondazione Palazzo Magnani, fondazione I Teatri (vicepresidente al fianco del presidente Vecchi) e Stu Reggiane attraverso Iren Smart Solution. Società quest’ultima che, sia detto en passant, è molto attiva nelle gestioni per conto dei comuni, detiene anche l’86% di Studio Alfa, e proprio in questi giorni ha firmato un accordo con Legacoop Emilia Ovest per l’implementazione del superbonus fiscale energetico del 110% introdotto col Decreto Rilancio. Fermiamoci qui. Ecco che risuonano sullo sfondo le parole di De Lucia: incompatibilità e moralità.

C’è chi spiega la Grotti-Vecchi connection con l’assoluto bisogno dei comuni reggiani azionisti di attingere copiosamente al pozzo delle sponsorizzazioni di Iren, che nel 2019 ha elargito circa 2,5 milioni di euro alle iniziative culturali, artistiche , sportive e di promozione in questo territorio dove del resto ha ancora la sede legale. Tuttavia la multiutility nel suo bacino territoriale – da Torino a Genova a Piacenza sino a Parma, Reggio Emilia, Vercelli, La Spezia (e mettiamoci pure le stupende luminarie natalizie di Salerno) – ha distribuito 11,5 milioni di euro, eppure nessun comune si è sognato di mettere sul piedistallo i pur capacissimi manager al soldo di Re Massimiliano Bianco.

Torino riceve molto più di Reggio Emilia (e non parliamo del conto corrente condiviso col comune appendiano…) però nessuno pensa seriamente di consegnare la Mole a mamma Iren. E nè Boero nè Bianco, del resto, si sognano di chiederlo.

Conclusione: il problema a Reggio non è Iren, e se vogliamo neppure il dottor Grotti, che forse vorrebbe meno gatte da pelare. Il problema vero è il sindaco Luca Vecchi: solo lui conosce l’arcana ragione che lo ha indotto a consegnare tanto potere al direttore Finanza del gruppo Iren. Farebbe bene a spiegarlo senza indugio al consiglio comunale e ai cittadini di Reggio. Come dovrebbe spiegare la ragione di nomine nel giro chiuso dell’assessora e del suo ex socio di altri tempi, senza una parvenza di selezione pubblica almeno per salvare la faccia. Perchè sullo sfondo risuonano sempre le parole di De Lucia: incompatibilità e moralità.

Condividi

4 risposte a Palazzo Magnani, Teatri, Stu Reggiane
Tutto il potere a un solo manager Iren
Il sindaco Vecchi spieghi perché: lui sa la ragione

  1. un ex, che intende difendere la storia reggiana Rispondi

    30/07/2020 alle 08:25

    Ormai Vecchi è partito o fuso. Non sa più che pesci pigliare; pensa al suo futuro ed ai problemi personali e sempre più si fa condizionare dai c.d. poteri forti, con puntelli a dx e manca. Spero che l’ultimo residuo del PD legato anche alla tradizione storica reggiana se ne renda conto, a meno che non serva per aumentare il potere agli ex DC infiltrati nel PD e che stanno gradualmente impossessandosi del potere a Reggio.

  2. David Rispondi

    30/07/2020 alle 22:24

    “AMICI MIEI” : quei gran burloni del PD e come si giocano a tresette poltrone e milioni. Colletti bianchissimi. Paladini del bucato! Sai quanto sapone ti compri quando hai i soldi! In polvere, in fustino, con ammorbidente e persino battericida, ma sopratutto profumato di sacrosantissima legalità. E in Italia la legalità si si sovrappone tragicamente alla giustizia e alla democrazia. Italia Morta. Questa è la politica di questi signori.

  3. Jovannotti Rispondi

    30/07/2020 alle 23:28

    Il Sindaco ormai fa dei video anche per documentare quando fa la pipì, potrebbe farne uno anche per dare qualche risposta ai tanti che si stanno facendo domande.

  4. jova Rispondi

    31/07/2020 alle 17:46

    Poche idee e molte confuse. Lo vedreste Vecchi come il trascinatore della città in un momento difficile ?
    Per fortuna che la gente del nostro territorio si arrabatta e lotta con energia malgrado i sorridenti politici, che, sulle sedie alimentate dalle tasse dei cittadini, consumano anziché produrre e si fanno trainare anziché essere loro il motore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *