“Lgbti: finalmente la legge contro l’odio sessista”
Rabitti: “Nessuno può giudicare qual è la famiglia giusta”

DI ANNALISA RABITTI*

14/7/2020 – Il 27 luglio verrà finalmente discussa in Parlamento la proposta di legge in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere’, meglio conosciuta come Ddl Zan.
La finalità della legge è impedire che il pregiudizio renda le persone bersaglio dell’odio sessista e razzista, perciò l’approvazione del Ddl Zan fa parte del cambiamento che vogliamo, nella consapevolezza che i diritti non vengono mai acquisiti una volta per sempre, che occorre portarli al centro delle agende politiche ogni giorno, con impegno e responsabilità.
La proposta è stata presentata il 2 maggio 2018, ma è una legge che aspettiamo da 25 anni. Era il 1996 quando il deputato Nichi Vendola presentò la prima proposta di legge su questo tema, mentre nel 2006 il Parlamento europeo ha chiesto a tutti gli Stati membri di attivarsi e legiferare su questa materia. Nell’Ue tutti i grandi Paesi si sono adeguati, l’Italia non l’ha ancora fatto: tutte le volte l’iter è stato interrotto lasciando un vuoto legislativo che ha silenziosamente calpestato la dignità delle persone.

La manifestazione silenziosa anti ddl Zan in piazza Prampolini

Reggio Emilia in questi anni ha lavorato molto su questo tema: nel 2015, l’Amministrazione comunale ha attivato il Tavolo interistituzionale per il Contrasto all’Omotransnegatività e per la promozione dei diritti delle persone Lgbt (E’ il tavolo che ha introdotto i bagni per i trans negli edifici comunali, n.d.r) che impegna su questo tema le principali istituzioni della città ed è riconosciuto a livello nazionale come un esempio ed una buona pratica. Il Tavolo porta avanti un lavoro importante per la lotta alle discriminazioni, un lavoro che rimane necessario, prezioso ed importante, del quale io orgogliosamente ho raccolto il testimone.

Credo che la politica per chiamarsi tale abbia un compito: quello di proteggere i diritti di tutte le persone, soprattutto delle più fragili, quelle che di questa tutela hanno bisogno, anche e soprattutto quando si tratta di una minoranza. Anche di una sola persona.
Reggio Emilia può e deve continuare ad essere una città che anticipa le leggi e fa dei diritti delle persone uno dei suoi principi fondamentali. La nostra è una città che lavora contro la violenza e le discriminazioni, come quelle che la popolazione Lgbti subisce quotidianamente. Violenza che non è solo fisica, violenza che spesso è sottile, lavora sotto traccia, ma è altrettanto pericolosa: violenza psicologica, mobbing, bullismo, cyberbullismo, difficoltà di accedere al lavoro, ecc.

Gay Pride del 2019

In questi giorni è in corso a livello nazionale un confronto politico e sociale, diverse posizioni sono state avanzate concentrandosi su un concetto: “identità di genere“. Il genere cammina di pari passo con i ruoli sociali, che di naturale hanno ben poco, mentre hanno molto a che fare con la cultura e la storia.

Il confronto diventa sterile se ci si sofferma sul termine “genere” senza prendere in considerazione i ruoli sociali, che la società si aspetta abbiano maschi e femmine; senza riflettere sul fatto che l’identità non è fissa e immutabile nel tempo, ma è in continuo divenire; se non ci diciamo che i ruoli sociali, che ci vengono assegnati alla nascita sulla base del sesso anatomico, sono da superare, perché non esiste un solo modo di essere femmina e di essere maschio.

Il dibattito che si è creato può diventare un’occasione per rimettere al centro il valore della libertà di decidere di essere chi siamo e di scegliere cosa fare con i nostri corpi.  Un costante lavoro culturale potrà aprire la porta al cambiamento che vede nel rispetto delle persone il suo fondamento.

Sono assessora alle Pari opportunità. Ma sono anche Annalisa, donna etero, sposata, con due figli, vent’anni di convivenza. La mia famiglia, all’apparenza e per la legge, è una famiglia perfetta, sicura e stabile. Ebbene, non lo è.

Credo che quando si parla di famiglia si parli di un viaggio, e noi siamo in viaggio. Siamo passati da mari complessi, abbiamo affrontato i cambiamenti che ogni coppia affronta, e lo abbiamo fatto con fatica, abbiamo litigato e ci siamo riconciliati centinaia di volte.
Oggi siamo insieme in un modo bello e nostro, che non era scontato e che è profondamente diverso dal modo con il quale abbiamo iniziato.

La nostra è una famiglia complessa ed imperfetta. Meravigliosa, sempre in viaggio, e quindi vera.

Sabato, in piazza Prampolini, ho visto cartelli che giudicavano, ho letto frasi con grandi certezze, ho sentito la pericolosa attitudine al giudizio.

Ma quale persona può dichiarare una famiglia come la mia “giusta” e invece giudicare “sbagliata” o addirittura non famiglia, quella ad esempio che ha creato una mia amica e collega con un’altra donna, ora che aspettano con gioia infinita una figlia? Esiste forse un’unità di misura per decidere quale sia vero amore o quale sia o non sia una famiglia? Perché la parola famiglia non è una parola astratta. Esiste la vita, esistono le persone e le loro storie, esiste l’amore.

Solo eliminando i pregiudizi, saremo capaci finalmente di comprendere il senso delle differenze e la loro importanza. Eliminando i cartelli e ripartendo dalle persone, ognuna con un nome e cognome, una propria storia, un’anima.

Le leggi ricadono sulle vite, sulle persone.

Credo che questa sia una legge che mancava al nostro Paese, una di quelle leggi attese per troppo tempo, che finalmente potremo mettere al fianco delle tante leggi importanti che ha la nostra Italia.

*assessora alle Pari Opportunità, Cultura, Marketing territoriale e Città senza Barriere comune di Reggio Emilia

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3 risposte a “Lgbti: finalmente la legge contro l’odio sessista”
Rabitti: “Nessuno può giudicare qual è la famiglia giusta”

  1. Pietro Cenci Rispondi

    15/07/2020 alle 09:44

    Ideologie, leggi e comportamenti che riducono la persona ad una etichetta in base ad orientamenti, suggestioni, sentimenti soggettivi e relativisti sono la prima forma di discriminazione e svilimento della persona in quanto tale. E’ imprescindibile il rispetto della persona umana in quanto tale, senza differenza di razza, religione, orientamento sessuale. L’imposizione di ideologie lgbt, gender e liquid gender tramite leggi di stato, tenuto conto delle sanzioni di cui si sta dibattendo nelle aule parlamentari, rappresenta una violenza inaudita nei confronti della libertà di esprimere un pensiero e comportamenti di vita differenti da quello oramai dominante. In questo modo i discriminati diventano discriminanti che autoritariamente impongono una nuova, degenerante, normalità. Parimenti, e al netto di vizi ideologici, il sesso non e’ frutto di suggestioni o orientamenti soggettivi. E’ una evidenza. Mi chiedo se possa ritenersi umano arrivare alla estrema ratio di snaturare tale evidenza in virtù di ruoli sociali in continuo divenire. Ancora: la famiglia naturale e’ tale in quanto evidentemente capace di generare vita dall’Unione di un uomo e di una donna, dono non concesso a coppie omosessuali. Perché appiattire e negare tali differenze? Non e’ questa una evidente forma di discriminazione? Ancora: figli come dono naturale d’amore o figli come frutto di una pretesa tutta umana, anche quando l’evidenza di natura non consente di accontentare tali pretese? Siamo davvero certo che possa esistere un concetto sano e responsabile di apertura che prescinda da una identità e da un limite? La vita stessa e’ concepita come una serie di cellule con atomo e confini. Lo so vuole e può negare? Si faccia pure, ma la conseguenza e’ e sarà il caos, il disordine. E’ incredibile come si possa passare in modo così illogico dalla rivendicazione di diritti alla violenta imposizione di ideologie. Si sente oramai solo ed esclusivamente parlare di diritti per tutti, di diritti diversi. Non si sente più parlare di doveri. Tutto questo e’ assai preoccupante. Una società di soli e tanti diritti senza dovere alcuno e’ come uno stato infinitamente indebitato senza attivi che possa o coprire quei debiti. Il default e’ certo. Ripartiamo dai doveri. Primo fra tutti, il dovere di non negare delle verità oggettive per assecondare suggestioni soggettive, elevate a rango istituzionale, che presto o tardi condurranno alla progressiva autodistruzione da relativismo e nichilismo.

  2. Luigi Rispondi

    15/07/2020 alle 10:03

    Incredibile dove possa condurre il relativismo morale ed etico. Leggi che tutelino la persona, quella di natura non snaturata da logiche discriminanti transgender, esistono già e si dimostrano efficaci quando serve. Pensiamo ad un mondo che cominci a legiferare discriminando gli stati soggettivi ed evolutivi di miliardi di persone che lo abitano. Queste sono le riflessioni, banali quanto concrete, che si devono fare, per valutare la ragionevolezza o meno di determinati approcci. La discriminazione sta diventando l’alibi delle lobby progressiste e relativiste per una nuova, degenerata e degerante discrimininazione di massa, che ammazzerà definitivamente l’umanità. Restiamo umani, e liberi. Non di fare quello che ci pare e piace a seconda di come mi sento e mi evolvo. Liberi e responsabili, tali da non cancellare una identità e riconoscere la necessità di un limite a questa follia irrazionale

  3. Giovanni Rispondi

    15/07/2020 alle 16:43

    “Nessuno può giudicare qual è la famiglia giusta”: lapalissiano, visto che la famiglia è composta da un uomo e da una donna. Poi sul fatto che tUtte le PERSONE meritino uguale rispetto non ci piove. Con buona pace dell'”assessora”

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