I misteri della strage di Bologna
Il giudice dell’inchiesta frequentava Abu Anzeh Saleh, capo Fplp in Italia
Aldo Gentile riceveva anche regali dal trafficante d’armi
arrestato per i missili di Ortona e collegato a Carlos

DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

Gabriele Paradisi
Gian Paolo Pelizzaro

23/7/2020 – Il consigliere istruttore aggiunto Aldo Gentile, dal 21 settembre del 1980 titolare dell’istruttoria formale sulla strage alla stazione ferroviaria di Bologna, frequentava Abu Anzeh Saleh, il giordano di origini palestinesi residente in via delle Tovaglie a Bologna, ufficialmente studente fuori corso, ma in realtà capo della struttura clandestina del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina in Italia.

I due, il giudice istruttore e il palestinese della rete di George Habbash in contatto con Ilich Ramirez Sanchez, alias Carlos, attraverso una casella postale segreta presso le Poste di Bologna, si incontravano regolarmente al bar di via delle Tovaglie, poco distante da Palazzo Baciocchi, allora sede degli uffici giudiziari bolognesi.

Abu Anzeh Saleh

Gentile ricevette da Saleh anche dei regali, in particolare un bassorilievo in ottone raffigurante il tempio di Gerusalemme. Ancora oggi conservato nell’abitazione dell’anziano giudice in pensione (napoletano di nascita, ma bolognese di adozione – a ottobre festeggerà i 99 anni) a Pontecchio Marconi.

George Habbash


Abu Anzeh Saleh «abitava in via delle Tovaglie e frequentava il bar che era di fronte alla sua abitazione. Ci si vedeva… si familiarizzava».
La clamorosa notizia – e cioè un rapporto personale, diretto e privato tra il titolare delle indagini sulla strage e l’uomo dell’FPLP arrestato per il trasporto dei missili di Ortona – è contenuta nel verbale di sommarie informazioni testimoniali rese da Aldo Gentile – il 7 novembre 2012 – al sostituto procuratore Enrico Cieri e al capo della Sezione Antiterrorismo della DIGOS di Bologna Antonio Marotta, nell’ambito del procedimento penale aperto alla fine di luglio 2005, qualche giorno dopo la presentazione dell’inchiesta del mensile Area “Strage di Bologna, a un passo dalla verità” (durante la conferenza stampa a Montecitorio venne illustrato dal compianto Enzo Fragalà anche il testo dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta 4-16927 collegata all’inchiesta di Area, poi presentata formalmente insieme ad altri 22 parlamentari alla Camera dei Deputati lunedì 26 settembre 2005, nella seduta 677) e che portò poi all’iscrizione sul registro degli indagati il tedesco Thomas Kram, l’«adepto» del gruppo Carlos, esperto di esplosivi, presente alla stazione il giorno in cui esplose l’ordigno, la tedesca di origini polacche Christa-Margot Fröhlich, compagna di lotta di Kram e corriere che trasportava le valigie imbottite di esplosivo per il gruppo Carlos.

Thomas Kram


L’ex giudice istruttore del Tribunale di Bologna è stato sentito per chiarire i motivi che lo spinsero – il 10 settembre 1981, meno di un mese dopo la scarcerazione di Abu Anzeh Saleh, unico fra gli imputati (gli altri erano gli autonomi Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Giuseppe Luciano Nieri), condannati in primo grado a sette anni di reclusione per detenzione e trasporto illegittimo di armi da guerra, a lasciare il carcere e in quel momento imputato nel processo di secondo grado per il trasporto e la detenzione dei missili terra-aria di fabbricazione sovietica Sam 7 Strela – a richiedere ai colleghi della Corte d’Appello de L’Aquila il permesso per Saleh di assentarsi da Bologna dove aveva l’obbligo della firma in Questura e recarsi a Roma per una settimana.


Il capo dell’FPLP in Italia era stato scarcerato il 14 agosto 1981 (il giorno prima del suo 32° compleanno) con ordinanza della Corte d’Appello de L’Aquila a seguito di pronuncia della Corte di Cassazione (Sezione Feriale Penale) dell’8 agosto 1981 in accoglimento del ricorso presentato dal difensore di Saleh, avvocato Edmondo Zappacosta del Foro di Roma. Secondo il SISMI, Zappacosta era il legale di fiducia dell’Ambasciata libica a Roma.
«Siccome questo stava sempre lì, ci si salutava e si scherzava – ha dichiarato Gentile a verbale – Assolutamente mai cose professionali».

Carlos

SETTEMBRE 1981, GENTILE CHIEDE UN PERMESSO PER SALEH. “UNA SETTIMANA A ROMA PER LA STRAGE DI BOLOGNA”

Eppure qualcosa di professionale, qualcosa attinente alle indagini che il giudice stava conducendo sull’attentato a Bologna doveva pur esserci, visto che il 10 settembre 1981 è proprio lui, il dott. Aldo Gentile, a trasmettere quel fonogramma ai colleghi de L’Aquila per autorizzare Saleh a recarsi una settimana a Roma. «Poi sono andato a Roma, sono dovuto andare da… non mi ricordo come si chiama, comunque era il fiduciario dell’OLP a Roma il quale mi disse che Anzeh Abu Saleh era un suo agente e precisamente il suo agente a Bologna», ha aggiunto Gentile. Quale era questo collegamento tra il palestinese residente a Bologna e le indagini sull’attentato alla stazione ferroviaria del 2 agosto 1980?
Ma alla domanda cruciale posta dal sostituto procuratore Enrico Cieri sul perché Gentile chiese, nell’ambito dell’istruttoria sulla strage, l’autorizzazione per Saleh a recarsi a Roma immediatamente dopo la sua scarcerazione, l’ex giudice istruttore si chiude a riccio e risponde: «Non mi ricordo».

  • Cieri: «Non ti ricordi nulla?».
  • Gentile: «Assolutamente non mi ricordo».
    La cosa sorprendente è che Gentile conserva buona memoria di gran parte di quello che ha fatto in quegli anni difficili e gravosi, anche di particolari minori come il fatto che nella seconda missione che fece in Libano il 18, 19 e 20 novembre 1981 venne accompagnato dal colonnello dei carabinieri in forza al SISMI che poi venne coinvolto nel sequestro dell’industriale bresciano Giuseppe Soffiantini.

Gentile non ricorda il nome dell’ufficiale, ma ne tratteggia un profilo dettagliato «È coinvolto in un sequestro di persona… coinvolto nel senso che si è fottuto i soldi del riscatto».

Si riferisce al generale Francesco Delfino il quale, infatti, è stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione per truffa aggravata ai danni dei Soffiantini, essendosi appropriato con l’inganno di un miliardo di lire della famiglia del rapito. Ricorda bene anche il nome del capitano dei carabinieri, Paolo Pandolfi, comandante della Sezione Anticrimine del Nucleo Operativo della Legione Carabinieri di Bologna, che lo coadiuvò molto nelle indagini sulla strage.
Tuttavia, quando deve spiegare il perché si interessò personalmente a chiedere quella autorizzazione a favore di Abu Anzeh Saleh e, soprattutto, su chi lo sollecitò per mandare il capo dell’FPLP in Italia a Roma subito dopo la sua scarcerazione, la memoria di Gentile inspiegabilmente svanisce.
Non ricorda più nulla.
Buio pesto.


Nella richiesta di archiviazione del 30 luglio 2014, il pubblico ministero titolare delle indagini non solo ha omesso di riportare correttamente come quella notizia sui misteriosi viaggi a Roma di Abu Anzeh Saleh, richiesti dall’allora giudice istruttore Aldo Gentile, venne acquisita dagli inquirenti di Bologna, ma ha inoltre riferito un fatto non corrispondente al vero e cioè che l’informazione riguardante l’ex giudice Gentile e quei misteriosi viaggi a Roma autorizzati per Saleh neanche un mese dopo la sua scarcerazione (avvenuta il 14 agosto 1981) sarebbe stata appresa il 16 ottobre 2012 dall’allora onorevole Enzo Raisi. Non solo.
Sempre nella medesima richiesta di archiviazione, peraltro controfirmata dall’allora procuratore della Repubblica di Bologna Roberto Alfonso, vengono del tutto omesse altre due gravi circostanze.

Stazione di Bologna 2 agosto 1980

LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE E L’OMISSIONE DI DUE GRAVI CIRCOSTANZE


La prima: i regali che l’allora giudice istruttore titolare delle indagini sulla strage riceveva dal capo dell’FPLP in Italia.


La seconda: il fatto che Aldo Gentile riferì il falso quando ha cercato di tirare in ballo anche gli ex colleghi Giorgio Floridia e Vito Zincani, affermando che anche loro avrebbero conosciuto e frequentato Saleh. Floridia e Zincani, sentiti a verbale, hanno preso le distanze da quelle affermazioni e hanno smentito in modo categorico la versione fornita da Gentile, lasciando l’ex giudice istruttore solo nella sua responsabilità sui contatti con l’uomo di George Habbash coinvolto nel traffico dei missili dell’FPLP sequestrati dai carabinieri a Ortona il 7 novembre 1979.
Perché queste omissioni nella richiesta di archiviazione del procedimento penale a carico di Thomas Kram e Christa-Margot Fröhlich?

Perché nascondere il fatto che Gentile riceveva regali da Abu Anzeh Saleh e che era il solo giudice istruttore di quelli del pool che indagava sulla strage ad avere rapporti personali con il capo dell’FPLP in Italia residente a Bologna?


Sul fatto specifico e cioè su come il pubblico ministero di Bologna apprese la notizia sui misteriosi viaggi a Roma di Abu Anzeh Saleh autorizzati da Aldo Gentile nel settembre del 1981, è lo stesso Enrico Cieri a spiegarlo nella parte introduttiva del verbale di interrogatorio dell’ex giudice istruttore, quando afferma: «Il dottor Gentile viene informato che è richiesto di rendere dichiarazioni in ordine all’attività giudiziaria da lui stesso svolta nei confronti di Anzeh Abu Saleh, nato ad Amman, in Giordania, il 15 agosto 1948 e viene informato dei fatti esposti dall’interpellanza 2-01674 dell’on. Raisi al ministero della Giustizia».

Bene: l’atto Camera 2-01674 corrisponde all’interpellanza urgente presentata da 52 parlamentari e con Raisi come primo firmatario martedì 25 settembre 2012 durante la seduta 691 della Camera dei Deputati.

L’interpellanza riportava, punto per punto, il contenuto dell’articolo “Strage di Bologna, quel viaggio segreto a Roma di Abu Anzeh Saleh”, pubblicato il 17 settembre 2012: «Come riportato nell’articolo scritto da Gian Paolo Pelizzaro sul giornale online liberoreporter.eu» (pubblicato anche su www.segretidistato.it) in cui si svelava – per la prima volta – questo misterioso interessamento del giudice istruttore Gentile in favore del capo dell’FPLP in Italia il cui arresto aveva provocato una rottura del cosiddetto Lodo Moro con le conseguenti minacce di ritorsione nei confronti dell’Italia da parte dell’organizzazione terroristica di George Habbash.

George Habbash


Minacce così gravi e pesanti che spinsero addirittura il capo della Seconda Divisione del SISMI, il colonnello Armando Sportelli, a recarsi d’urgenza a L’Aquila, ai primi di luglio del 1980 alla vigilia dell’inizio del processo di secondo grado, per cercare di ottenere dal procuratore generale indulgenza nei confronti dell’imputato Abu Anzeh Saleh.

«Tant’è che io stesso andai a parlare con il pubblico ministero de L’Aquila […] Avevamo in mano sempre questa benedetta lettera carica di minacce alle quali noi credevamo», ha rivelato a verbale Armando Sportelli il 24 febbraio del 2014.


Ricapitolando: il 17 settembre 2012 esce l’articolo “Strage di Bologna, quel viaggio segreto a Roma di Abu Anzeh Saleh”. Il 25 settembre 2012, viene presentata alla Camera dei Deputati l’interpellanza urgenze 2-01674 (primo firmatario Raisi) al ministro della Giustizia sulla base delle notizie contenute nell’articolo.

Il ministero della Giustizia interpella gli uffici giudiziari di Bologna, in quel momento impegnati nel procedimento penale a carico di Kram e Fröhlich, per ottenere le informazioni necessarie a fornire le risposte ai quesiti posti dall’interpellanza parlamentare.

Il pubblico ministero Cieri, interessato del caso, assume la notizia relativa alla richiesta di autorizzazione avanzata dall’allora giudice istruttore titolare dell’inchiesta sulla strage a favore di Abu Anzeh Saleh, verifica la veridicità delle informazioni contenute nell’articolo citato dall’interpellanza e fornisce una prima relazione al procuratore della Repubblica di Bologna, Roberto Alfonso, il quale trasmette tutto al ministero a Roma al fine di preparare la risposta all’atto di sindacato ispettivo del parlamentare.

Parallelamente, avendo assunto quelle notizie, il sostituto Cieri delega la DIGOS ad effettuare tutte le verifiche sul caso e – il 7 novembre 2012 – assume a verbale le dichiarazioni dell’ex giudice istruttore Aldo Gentile.

Agli atti del procedimento penale, le date salienti delle attività istruttorie in riferimento alla vicenda Gentile-Saleh sono soltanto queste:

  • 12 ottobre 2012: Enzo Raisi trasmette un documento all’attenzione del procuratore della Repubblica Roberto Alfonso e del sostituto Enrico Cieri in cui annuncia «nuova interpellanza parlamentare finalizzata ad ottenere l’esatta scansione temporale del viaggio a Roma di Abu Anzeh Saleh nell’anno 1981».
  • 29 ottobre 2012: nota della DIGOS di Bologna con la quale si trasmette, in risposta all’interpellanza parlamentare 2-01674 (presentata alla Camera dei Deputati, martedì 25 settembre 2012, seduta 691), l’attività effettuata sul conto di Abu Anzeh Saleh.
  • 7 novembre 2012: sommarie informazioni di Aldo Gentile.
Il telex del giudice Gentile (da segretidistato.it)

Perché agli atti di questo procedimento non compaiono le attività svolte immediatamente dopo la presentazione della prima interpellanza urgente (quella del 25 settembre 2012) al ministro della Giustizia?

Se il 12 ottobre 2012 Raisi trasmette in Procura un documento in cui annuncia una seconda interpellanza urgente, perché nella richiesta di archiviazione si afferma che «il 16 ottobre 2012, l’on. Enzo Raisi esponeva di avere appreso che il Giudice Istruttore del Tribunale di Bologna, Aldo Gentile, aveva richiesto e ottenuto il trasferimento a Roma, tra il 15 ed 24 settembre 1981, di Abu Anzeh Saleh, all’epoca sottoposto all’obbligo di dimora in Bologna per i fatti di Ortona»?

Eppure alla data del 16 ottobre 2012, non c’è nessun atto riferito a Raisi.

Quando esattamente la Procura di Bologna è venuta a conoscenza delle notizie contenute nell’articolo “Strage di Bologna, quel viaggio segreto a Roma di Abu Anzeh Saleh” pubblicato il 17 settembre 2012 e poi travasate nella prima interpellanza parlamentare urgente presentata otto giorni dopo?

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO

Ma facciamo un passo indietro, per cercare di capire meglio la genesi di questa complessa e inquietante vicenda che vede un diretto collegamento tra le indagini sul traffico dei missili terra-aria Sam 7 Strela dell’FPLP terminato a Ortona, il conseguente arresto di Abu Anzeh Saleh il 13 novembre 1979 e l’istruttoria sull’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna del 2 agosto 1980.

Giorgio Floridia

È l’una meno un quarto del 10 settembre 1981.

Dall’Ufficio Istruzione del Tribunale di Bologna parte il seguente telex indirizzato alla Corte d’Appello (Sezione Penale) de L’Aquila: «Ai fini procedimento relativo attentato stazione ferroviaria Bologna 2 agosto ‘80 rendesi necessario convocazione in Roma Saleh Abu Anzeh periodo 15 – 21 settembre. Prego pertanto autorizzare detto periodo assenza Bologna predetto imputato sottoposto codesta Corte obbligo dimora Comune Bologna et presentazione periodica Questura Bologna». Firmato: il consigliere istruttore aggiunto Aldo Gentile.

Tutto parte da qui, da questo enigmatico fonogramma che il titolare dell’inchiesta sulla strage di Bologna trasmette ai colleghi della Corte d’Appello de L’Aquila dove Abu Anzeh Saleh era imputato per il traffico dei missili di Ortona.

Questo è il primo di cinque laconici documenti agli atti dell’istruttoria sulla strage del 2 agosto 1980 le cui esigenze investigative sono del tutto sconosciute, perché il giudice Gentile non ha lasciato alcuna traccia nelle carte dell’inchiesta che stava conducendo.

A monte e a valle della richiesta del 10 settembre, infatti, non esiste un solo documento che possa spiegare la circostanza.

E tanto doveva apparire incomprensibile la richiesta del giudice istruttore di Bologna che i magistrati de L’Aquila chiesero addirittura una conferma scritta all’istanza del dott. Gentile.

Alle ore 9,20 dell’11 settembre 1981, infatti, dalla Cancelleria della Corte d’Appello del capoluogo abruzzese partì il seguente fonogramma, indirizzato all’Ufficio Istruzione Tribunale Bologna (dott. Gentile): «Pregasi confermare contenuto telex 10/9/81 codesto Ufficio inteso a ottenere autorizzazione a convocazione in Roma periodo 15-21 settembre Saleh Abu Anzeh». Firmato: il cancelliere Andrea Centanni.

E a stretto giro, dalla Cancelleria dell’Ufficio Istruzione di Bologna partiva la conferma al telex del 10 settembre 1981, manoscritta in calce allo stesso fonogramma ricevuto dal capoluogo abruzzese.

Alle 12,45 dello stesso giorno, 11 settembre, la Corte d’Appello de L’Aquila replicava tramite nuovo fonogramma, all’indirizzo della segreteria del dott. Gentile, autorizzando la richiesta: «Riferimento telex 10.9.81 relativo ad Abu Saleh Anzeh, nato ad Amman il 18.5.49 comunico: il Presidente ritenuto che il Saleh Abu Anzeh deve recarsi a Roma per fini di giustizia dal 15 al 24 sett. 81 autorizza il predetto ad assentarsi da Bologna per il periodo suindicato ed al conseguente obbligo di presentarsi periodicamente alla Questura di questa città».

Da un fonogramma all’altro, stranamente, il periodo richiesto per il viaggio di Saleh a Roma inspiegabilmente passa da una settimana (15-21 settembre) a dieci giorni (15-24 settembre).

E così, alle ore 9,55 del 12 settembre 1981, il giudice istruttore Aldo Gentile trasmette alla Divisione Polizia Giudiziaria della Questura di Bologna (dove l’imputato Saleh dal 14 agosto aveva l’obbligo della firma) il seguente telex nell’ambito del procedimento penale 344/80 AGI: «Per opportuna conoscenza comunicasi Corte Appello Aquila a richiesta questo Ufficio abet autorizzato Saleh Abu Anzeh ad assentarsi da Bologna periodo 15-24 settembre».

Il capo dell’FPLP in Italia non solo era stato l’unico fra i coimputati del processo sui missili di Ortona ad essere stato scarcerato, ma adesso poteva anche recarsi a Roma per non meglio esigenze investigative legate alle indagini sull’attentato del 2 agosto 1980.

Seppur con grande difficoltà e reticenza, Gentile agli inquirenti ha dichiarato qualcosa di inedito e sconvolgente: «Dunque, dopo che io parlai con questo, come si chiama, questo qui dell’OLP lì a Roma, in quel periodo se ben ricordo Saleh non era più a Bologna e per aver scritto quella autorizzazione significa che poi è tornato a Bologna e l’ho rivisto.

È tornato a Bologna ed io sono stato sollecitato ad emettere un certo certificato, autorizzazione, e dove, presumibilmente, dovrei averlo rivisto».

Dunque, se il giudice istruttore titolare dell’inchiesta sulla strage di Bologna è stato «sollecitato» a interessarsi a quel palestinese che lui frequentava già prima del suo arresto (avvenuto, appunto, a Bologna il 13 novembre del 1979), significa che c’era un legame diretto tra Abu Anzeh Saleh, come responsabile dell’organizzazione clandestina del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in Italia, e l’attentato del 2 agosto 1980. Altrimenti, se si fosse trattato soltanto di una richiesta di permesso per recarsi da Bologna a Roma, l’istanza sarebbe stata trattata soltanto dai giudici della Corte d’Appello de L’Aquila, competenti sulla sorveglianza dell’unico imputato del processo dei missili di Ortona che tornò in libertà un anno dopo la strage.

Resta il fatto che quando sia il pubblico ministero Cieri sia il capo della Sezione Antiterrorismo della DIGOS di Bologna Marotta premono e insistono a verbale per sapere il motivo alla base di quella richiesta di autorizzazione «per fini di giustizia» in favore del palestinese dell’FPLP, l’anziano giudice in pensione si trincera nel solito «non mi ricordo».

Questa ostinata reticenza sembra nascondere qualcosa di inconfessabile.

Deve esserci un qualche segreto dietro questa inquietante storia. È veramente strano che Gentile non ricordi questo particolare, peraltro il più importante di tutta la vicenda, perché poi la sua memoria sembra funzionare perfettamente quando rievoca dettagli, fatti e circostanze lontane nel tempo di 32 anni.

CHI SOLLECITO’ GENTILE ?

L’unica cosa che Gentile non ricorda o non vuole dire è proprio il motivo alla base di quell’istanza trasmessa ai colleghi della Corte d’Appello de L’Aquila per autorizzare Abu Anzeh Saleh a recarsi in missione a Roma per una settimana, «per fini di giustizia» nell’ambito «procedimento relativo attentato stazione ferroviaria Bologna 2 agosto ‘80».

Chi sollecitò Gentile?

Gli inquirenti sospettavano che fosse stato qualcuno del SISMI a chiedere al giudice istruttore di Bologna titolare delle indagini sulla strage quella autorizzazione per Saleh.

Ma anche qui Gentile risponde vagamente, non volendo fare trapelare nulla: «Qualcuno me lo ha chiesto, ma non certamente l’OLP. Il SISMI sì, ma non credo però».

Il generale Santovito

Sul punto di infrangere finalmente la reticenza dell’anziano magistrato in pensione e scoprire finalmente perché la vicenda di Abu Anzeh Saleh e del traffico dei missili dell’FPLP sequestrati a Ortona era entrata ufficialmente nelle istruttoria sull’attentato del 2 agosto 1980, il pubblico ministero desiste e allenta la pressione.

Cieri: «Ma non ti ricordi nulla?».

Gentile: «No!».
Fine della storia.

Vito Zincani


Ma a una domanda apparentemente innocua del dott. Marotta della DIGOS su chi fosse questo Saleh, l’ex giudice istruttore si tradisce e risponde in modo sorprendente e inaspettato:

Marotta: «Che personaggio era, lei che lo ha conosciuto?»

Gentile: «Un bonaccione».

Marotta: «Un bonaccione?».

Gentile: «Mi ha regalato quella… quel quadro lì… quel bassorilievo in ottone che rappresenta il tempio di Gerusalemme. Questo me lo ha regalato lui».
Ma se Abu Anzeh Saleh era un semplice estraneo, una banale frequentazione da bar, «un bonaccione» col quale fare quattro chiacchiere intorno a un caffè, perché il giudice istruttore del Tribunale di Bologna, che eredita l’istruttoria sommaria dal capo della Procura della Repubblica Ugo Sisti per la prosecuzione dell’indagine con rito formale, non solo accetta regali dal responsabile dell’organizzazione clandestina dell’FPLP in Italia, ma ne conserva i doni – a distanza di tanti anni – nel salotto della sua abitazione in quella frazione di Sasso Marconi in provincia di Bologna?

Ugo Sisti


E soprattutto, perché ha cercato di tirare in ballo anche gli ex colleghi Giorgio Floridia e Vito Zincani?
Mistero.

___________________________________

*Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi sono giornalisti investigativi, saggisti e studiosi del terrorismo internazionale

Articoli correlati:

  • I misteri della strage: due stranieri all’obitorio di Bologna cercavano…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    11 agosto 1980. Un uomo e una donna. Due giovani, due stranieri, di cui uno presumibilmente «arabo», entrano nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale di Bologna alla ricerca del corpo di qualcuno. O di qualcuna. Il professor Sabattani diede l’allarme, il brigadiere Ceccarelli li inseguì ma loro scapparono. Chi erano? Chi cercavano? E perché il professor Sabattani fu esonerato dal collegio peritale incaricato di esaminare lo “scalpo” della sconosciuta che alla fine fu attribuito erroneamente a Maria Fresu?
    Pelizzaro e Paradisi continuano a scavare nei misteri della strage di Bologna e, ancora una volta, rivelano fatti sconcertanti che attendono risposte da 40 anni. Buona lettura

    Condividi

     

  • I misteri della strage di Bologna/ Un museo degli orrori…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    Lo chiamano scalpo. Macabra maschera facciale. Lembo o residuo di volto. Testa di donna.
    Si tratta di una parte di faccia di essere umano di sesso femminile ritrovato sabato 2 agosto 1980 sotto una delle carrozze del treno Schweiz Adria Express 13534 Ancona-Basel, fermo sul binario 1, proveniente da Rimini. Era il treno sul quale viaggiava il misterioso turista tedesco Harald Polzer che con la sua cinepresa Super 8 a colori filmò la Stazione Centrale di Bologna pochi minuti prima e dopo l’esplosione.
    Quel volto strappato dalla faccia di una misteriosa persona non solo ha una storia molto controversa e piena di stranezze, ma venne in poche ore subito associato al corpo introvabile di una giovane donna di 24 anni, Maria Fresu, mamma di una bambina di tre anni di nome Angela.
    IN QUESTO ARTICOLO PELIZZARO E PARADISI RICOSTRUISCONO I PASSAGGI CONTORTI E RAFFINATI CHE PORTARONO A METTERE NELLA BARA DI MARIA FRESU I RESTI DI TRE PERSONE DIVERSE, TRA CUI LO “SCALPO” DI UN’ALTRA DONNA DI CUI NON SI SA NULLA: E’ LA MISTERIOSA VITTIMA N. 86. CHI ERA? E PERCHE’ QUALCUNO FECE SPARIRE LA POVERA MARIA?

    Condividi

     

  • Strage di Bologna/ Nuove rivelazioni L’uomo del mistero: secondo video.…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    E’ Bellini o no? Quell’uomo sulla trentina, capelli ricci e scuri, baffi e maglietta t-shirt celeste compare in un altro segmento filmato la mattina di sabato 2 agosto 1980 sul piazzale della Stazione Centrale di Bologna da una troupe televisiva, dopo l’esplosione.
    Si tratta della stessa persona vista correre con una paletta delle forze dell’ordine in mano e che era stata ripresa dalla telecamera di Enzo Cicco di Punto Radio TV, un’emittente radiotelevisiva di Bologna, arrivata sul luogo della strage alle ore 10,45.

    La somiglianza con l’uomo ripreso in stazione dal tedesco Polzer, e che la ex moglie ha riconosciuto come Paolo Bellini, è stupefacente.
    E’ lui o no quel barelliere? E chi era la donna morta che veniva portata via pochi minuti dopo la strage?

    REGGIO REPORT PUBBLICA QUESTO SECONDO VIDEO RECUPERATO E ANALIZZATO DA PELIZZARO E PARADISI, E RINNOVA L’APPELLO PERCHE’, SE QUALCUNO SI RICONOSCE NEL GIOVANE CON I RICCI E I BAFFI E NELLE ALTRE PERSONE, SI FACCIA AVANTI E PARLI

    LA NOSTRA INCHIESTA SUI MISTERI DELLA STRAGE DI BOLOGNA, CONTINUA CON NUOVE, ESCLUSIVE RIVELAZIONI(Pierluigi Ghiggini)

    Condividi

     

  • STRAGE DI BOLOGNA, VIDEO ESCLUSIVO Un uomo corre con la…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    E’ lui o non è lui? E’ Paolo Bellini o no l’uomo che corre nella piazza della stazione di Bologna, con una paletta della polizia nella mano destra, pochi minuti dopo la strage?
    Pubblichiamo in esclusiva un video girato sul posto, all’epoca, dalla troupe di Radio Punto Tv.
    Sono immagini rintracciate da Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi: in un frame di pochi secondi hanno individuato una persona che assomiglia in modo stupefacente all’uomo filmato dal tedesco Polzer all’interno della stazione, prima dell’esplosione, e che sarebbe proprio Paolo Bellini, secondo la testimonianza della ex moglie Maurizia Bonini.
    Bellini o no, I due uomini sembrano proprio la stessa persona, con i baffi, la capigliatura a ricci e la maglia azzurra (che nella nuova immagine appare come lacerata sul petto).
    L’uomo ha una paletta in mano, e sembra voler fare strada a un camion dei vigili del fuoco che esce dal lato est del piazzale della stazione.

    Il mistero si aggiunge al mistero, l’ultima scoperta dei giornalisti investigativi Pelizzaro e Paradisi può dare un contributo decisivo alle indagini e al processo in cui Bellini è imputato come esecutore materiale della strage.
    Perchè se non è lui, non lo è nemmeno il giovane del filmino di Polzer; se è lui, perchè ha la paletta per dirigere il traffico? Chi gliel’ha fornita?
    REGGIO REPORT LANCIA UN APPELLO
    SE QUALCUNO SI RICONOSCE NEL GIOVANE CHE CORRE CON LA PALETTA, SI FACCIA AVANTI.

    SE QUALCUNO HA VISTO E RICORDA QUALCOSA, SI FACCIA AVANTI.

    OGNI DETTAGLIO PUO’ ESSERE DETERMINANTE PER ARRIVARE ALLA VERITA’ (Pierluigi Ghiggini)

    Condividi

     

  • RIVELAZIONI/ Due donne scomparse, la verità sepolta e il primo…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    Condividi

     

2 risposte a I misteri della strage di Bologna
Il giudice dell’inchiesta frequentava Abu Anzeh Saleh, capo Fplp in Italia
Aldo Gentile riceveva anche regali dal trafficante d’armi
arrestato per i missili di Ortona e collegato a Carlos

  1. don Egizio Rispondi

    24/07/2020 alle 00:06

    Ma per fortuna! voglio dire uno stato (l’Italia) dopo una strage deve capire se è una “comunicazione” di un’altra entità statale (gli stati comunicano così anche ora – la Turchia abbatte un aereo militare russo in Siria, gli USA colpiscono “per errore” una base Russa in Siria, poi discutono -, ma giustamente chi riceve le comunicazioni se le tiene segrete). A Roma indagavano su Ustica o Bologna come questioni diplomatiche. Se poi lo erano o no, chi lo sa, certo l’avranno capito. Le sentenze definitive sono definitive (se no cade ogni certezza democratica, dico seriamente. Socrate, condannato, non è fuggito e ha bevuta la cicuta per non distruggere le basi della repubblica): è una strage fascista. Le possibilità sono 2: o lo è anche nei fatti, e allora a Roma (appurato che i Palestinesi non c’entravano) saranno stati soddisfatti. O non lo era, e allora a Roma saranno stati soddisfatti lo stesso, così nessuno avrebbe chiesto che messaggio diplomatico fosse. In quest’ultimo caso avranno discusso con le varie parti e risolto. Che poi, tutti questi palestinesi a Bologna che fanno? un attentato con 85 morti a Bologna? (con una bomba al chiuso si sapeva). Cossiga, che stava a ROMA, diceva sornione “incidente”. Gli incidenti possono essere anche provocati (non da parte palestinese) per mandare un messaggio diplomatico che si sta esagerando. Ustica fu un “incidente” missilistico. Ormai la cosa è sepolta, è bene che cerchiate le dissonanze, io lo faccio per mestiere, ma la cosa è sepolta, che sia andata in un verso o nell’altro. Non vorrete mica che i NAR, Fioravanti, o i palestinesi, o … o … saltino fuori adesso: sì siamo stati noi, perché quelli…. ?? 85 morti, è una roba troppo infame, peggio di Ustica, per tirarsela addosso anche dopo la morte dei responsabili, tanto più che è sepolta. O che il governo racconti le porcherie (necessarie) che accadevano con la guerra fredda e il medio Oriente e dica, sì, abbiamo subito questo avvertimento? Va bene a tutti. E poi fu un incidente. è stato un incidente anche se è stato Fioravanti, è agli atti, il ragazzino ha messo la bomba in un posto chiuso e affollato per inesperienza sugli esplosivi, all’aperto o su un treno faceva una strage come le “solite”, non 85 morti.
    don Egizio Salomone

  2. don Egizio Rispondi

    24/07/2020 alle 00:27

    P.S. Sul punto specifico:
    A Roma dopo l’arresto del 1979 saranno saltati sulla sedia e avranno fatto liberare Saleh per evitare ritorsioni, rispedendolo alla sua “base bolognese”.
    Poi dopo la strage (si vede che il “messaggio” era complicato) avranno chiesto al giudice in oggetto di portarglielo, per sentire da lui. Questo è semmai indizio che i Palestinesi non c’entravano in senso stretto, altrimenti da Roma il rappresentante in Italia dell’OLP (con tutta evidenza non sapendo) non avrebbe dovuto consigliare governo e SISMI di chiamare a Roma Saleh di persona e chiedere a lui.
    C’erano così tanti palestinesi e terroristi rossi, gente della DDR attorno alla stazione di Bologna che è un miracolo che 2 o 3 di loro non siano saltati. O sì? Che, vanno in comitiva a Bologna a mettere una bomba? Tra l’altro tutti (Italiani e non) sapevano che erano concentrati a Bologna, nemmeno si nascondevano. Figuriamoci se non erano controllati da TUTTI i servizi della NATO e non..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *