Grandine e bombe d’acqua: agricoltura, danni per oltre un milione
In due ore 150 mm. di pioggia. Vigneti e serre allagati

4/7/2020 – “Agricoltura reggiana martoriata da bombe di acqua e mitragliata dalla grandine: sono state 24 ore di ‘guerra climatica’ che ha causato la distruzione di un centinaio di coltivazioni di frutta e verdura dalla Bassa all’Appennino”. Lo afferma Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, dopo un primo sopralluogo sul territorio reggiano colpito dalla violenta ondata di maltempo che ha imperversato sino alle prime ore di stamani.

“Nella notte sono caduti oltre 150 millimetri di pioggia in sole due ore in particolare a Cadelbosco Sopra – entra nel dettaglio Cervi -, ma la zona colpita dal violento nubifragio è molto più ampia e comprende Reggio, Castelnovo Sotto, Guastalla, Sant’Ilario, Poviglio, Luzzara e Poviglio. L’impressionante quantità di acqua ha inevitabilmente mandato in tilt le reti idriche della Bonifica. E sono così stati sommersi vigneti e serre di diverse imprese agricole che hanno subito danni ingenti proprio ora che siamo nel pieno della stagione.

Vigneto allagato nel reggiano

I nostri tecnici sono al lavoro per una esatta quantificazione che già ora possiamo approssimativamente stimare in oltre il mezzo milione di euro”. Mezzo milione a cui vanno però sommati i danni nelle altre zone. Il totale supera abbondantemente il milione di euro.

Il maltempo aveva iniziato a colpire nella bassareggiana ieri mattina tra Fabbrico, Rolo e Reggiolo. Grossi chicchi di grandine hanno “distrutto frutteti e gravemente danneggiato le vigne: un disastro”.

Vigneti allagati nella bassa

La grandine e il vento forte avevano fatto poi la loro comparsa nel primo pomeriggio di ieri anche in Appennino, in particolare a Vetto e alcune zone di Castelnovo Monti, dove a essere colpiti – oltre i vigneti – erano stati i campi di foraggi per la produzione del Parmigiano Reggiano.

“Purtroppo, a causa del global warming dovremo abituarci a queste situazioni climatiche che secondo gli esperti muteranno i delicati equilibri dell’intero bacino del Mediterraneo – sottolinea il presidente di Cia Reggio -. È un dato di fatto che anche sul nostro territorio le forti precipitazioni e altri eventi estremi stanno diventando sempre più frequenti, e l’agricoltura è la prima vittima di queste conseguenze dei cambiamenti climatici: nell’arco dell’anno vediamo il susseguirsi di freddo polare e caldo africano, estrema siccità ed episodi di smisurata piovosità. Situazioni che vanno a sommarsi alla proliferazione di insetti e fitopatie che falcidiano il nostro territorio. Vista la frequenza degli eventi e l’entità dei danni, il forte rischio è che le compagnie non assicurino più: servono nuovi strumenti per gli imprenditori agricoli”.

Cervi ritiene fondamentale “fare un salto di qualità e mettere in atto una serie di azioni rivolte alla prevenzione. Crediamo che, in questo senso, sia centrale il ruolo degli agricoltori quali custodi del territorio e presidio dell’ambiente, anche e soprattutto per il contrasto al dissesto idrogeologico e per la manutenzione delle piante, delle aree verdi e dei terreni di scolo. Ma anche le istituzioni devono fare la loro parte progettando e realizzando quelle infrastrutture, in primis l’invaso sull’Enza, che sono diventate essenziali per la sopravvivenza stessa dell’agricoltura sul territorio reggiano”.

IL BOLLETTINO DELLA BONIFICA EMILIA CENTRALE

4/7/2020 – Nella nottata di ieri si è abbattuto un fortissimo temporale nell’area di Reggio Emilia, Bagnolo, Cadelbosco e Campegine. In poco più di 2 ore (da mezzanotte e trenta fino alle 3.00) a Reggio Emilia sono caduti quasi 140 mml (138,80 per la precisione) a Bagnolo circa 100, a Villa Argine 80 mml e a Case Cervi 120 mml. Si è trattato di quantitativi assolutamente eccezionali di cui non si ha memoria negli ultimi 50 anni: basti pensare che la piovosità media annua di Reggio Emilia si aggira tra i 750/800 mml. In sostanza in 150 minuti è caduta sul Reggiano 1/6 della pioggia complessiva annua. 

In previsione dell’ondata di pioggia il Consorzio già nel corso della giornata di venerdì 3 aveva provveduto ad abbassare le quote dei ricettori finali dei flussi agevolando in tal modo la gestione delle piogge preventivate anche se non in queste dimensioni e quindi oltremodo impegnativa e soprattutto nel bel mezzo della stagione irrigua in cui l’approvvigionamento di risorsa idrica è essenziale per le produzioni del territorio sotteso e servito quotidianamente. 

In ogni caso immediatamente sono stati attivati gli impianti idrovori del Diversivo Bresciana a Cadelbosco (realizzato da alcuni anni proprio per arginare situazioni di piena) e del Rodanello a Bagnolo oltre al Torrione a Gualtieri. Inoltre, caso del tutto straordinario in questa stagione, si è provveduto a scaricare nel Fiume Po a Boretto fino a 40 m.c./sec. dal Canale Derivatore.

In aggiunta a queste attivazioni è entrata in funzione anche la cassa di espansione del Cavo Pistarina di Reggio e lo scarico a gravità della Parmigiana Moglia al Bondanello di Moglia. Si sono registrate parziali tracimazioni di canali nelle zone di Alta Pianura , nei comuni di Sassuolo Casalgrande Cavazzoli, Roncocesi Cella e Cadè.

Nella Bassa Pianura a valle della via Emilia  in sistema dei cavi e dei canali consortili ha comunque retto l’ondata straordinaria di piena anche se gli eccezionali quantitativi di acqua ricevuti e raccolti dalla rete scolante  hanno comportato inevitabili rallentamenti nell’afflusso della risorsa idrica nella rete minore e da quella fognaria con conseguenti fenomeni di ristagno causati anche dalla impossibilità dei sistemi scolanti  fognari e interpoderali di smaltire la storica quantità di acqua caduta .

Complessivamente nella notte hanno prestato opera nel comprensorio per il monitoraggio e le manovre presso gli impianti una quarantina di tecnici del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale.

 La caduta di una tale quantità di acqua in così breve tempo in piena stagione irrigua è un fenomeno straordinario che purtroppo, a causa dei mutamenti del climatici, presenta riflessi onerosi e che mette e metterà in stress i sistemi di scolo e fognari nonostante lo sforzo tecnico idraulico di intervento e le regolazioni  siano state immediate. Le opere più recenti servono proprio a fronteggiare queste emergenze anche se una tale quantità inevitabilmente comporta qualche criticità locale.

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