Giovanardi: “Basta segreti su Ustica e Bologna. Il governo deve rendere disponibili i documenti del Sismi”

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INTERVISTA DI GIAN PAOLO PELLIZZARO E GABRIELE PARADISI*

29/7/2020Giovanardi è un fiume in piena. «L’Associazione per la verità su Ustica, nella persona della signora Giuliana Cavazza, presidente onoraria dell’associazione Verità per Ustica e figlia di una delle 81 persone morte il 27 giugno di quarant’anni fa a bordo del DC9 I-TIGI Itavia, precipitato nel Mar Tirreno, tra Ponza e Ustica, la sera del 27 giugno 1980, ha già inviato una lettera-appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella quale vengono sottoposte all’attenzione del Quirinale due cose. La prima, proseguire con lo sforzo nella ricerca di una verità univoca e condivisa sul disastro di Ustica. La seconda rendere finalmente disponibili quei documenti ancora classificati, conservati presso gli archivi della nostra intelligence, al fine di capire se ci sono delle verità che a distanza di 40 anni ancora attendono di essere conosciute. Di fronte a così tanti morti, ogni segreto deve cadere».

Ogni segreto deve cadere”: è l’appello rilanciato con forza in questa intervista esclusiva – alla vigilia della visita del presidente Mattarella a Bologna per il quarantesimoanniversario della sgtrage del 2agosto 1980 – da Carlo Giovanardi, avvocato, modenese di 70 anni, dei quali 50 trascorsi al servizio delle istituzioni democratiche prima come consigliere comunale a Modena, poi capogruppo della Democrazia Cristiana all’Assemblea regionale dell’Emilia Romagna e infine come parlamentare della Repubblica. Ha ricoperto le cariche di vice presidente della Camera dei Deputati, ministro per i Rapporti con il Parlamento, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Politiche familiari, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile, e da ultimo membro della Commissione bicamerale d’inchiesta sul caso Moro presieduta da Giuseppe Fioroni (XVII Legislatura).

Carlo Giovanardi
  • Dopo la sua richiesta di desecretazione della documentazione del Centro SISMI di Beirut alla Centrale di Roma, tra il novembre 1979 e il giugno del 1981, ha avuto una qualche risposta dal governo?

«Sono ancora in attesa, dopo l’incontro a Palazzo Chigi del 30 giugno con il capo del DIS, prefetto Gennaro Vecchione, e Alessandro Goracci, Capo di Gabinetto di Giuseppe Conte, che il presidente del Consiglio sciolga la riserva sulla desecretazione delle carte relative al periodo intercorrente tra il sequestro dei missili terra aria di proprietà dell’FPLP di George Habbash ad Ortona nel novembre 1979 e le stragi di Ustica e Bologna di giugno ed agosto 1980, di fronte a un orientamento degli uffici di mantenere il segreto per ragioni di sicurezza nazionale almeno sino al 2024-2029. Ad oggi, sul disastro aereo del DC9 Itavia del 27 giugno 1980, la Cassazione penale e quella civile hanno concluso sostenendo tesi diametralmente opposte, mentre sui mandanti della strage alla stazione del 2 agosto 1980 stanno emergendo sconvolgenti documentazioni relative al ruolo giocato in quel periodo dalla componente palestinese filo libica collegata con il terrorismo nostrano. Le istituzioni non possono più, a quarant’anni da quegli avvenimenti, essere reticenti mentre continua una sistematica delegittimazione degli uomini delle nostre Forze Armate, malgrado le assoluzioni da ogni addebito, e si moltiplicano gli attacchi ai nostri alleati francesi e americani, trattati come assassini e bugiardi. Ci aspettiamo dall’equilibrio e dalla saggezza del Presidente della Repubblica un contributo determinante per arrivare finalmente ad una verità condivisa. Noi ci aspettiamo che il Capo dello Stato, su questi due punti fondamentali, sia molto chiaro per rispetto di tutte le vittime e per il rispetto della ricerca della verità. Non possiamo più andare avanti con le ambiguità e versioni di comodo».

  • Resta, tuttavia, questo orientamento del governo a mantenere il segreto su quei documenti in gran parte generati dall’allora capo centro SISMI a Beirut, colonnello Stefano Giovannone, anche di fronte a un quadro ormai molto chiaro e solido di come andarono veramente le cose a Bologna, in quei drammatici 36 giorni.

«Esatto. La Presidenza del Consiglio dei Ministri dovrà rispondere sì o no, ma se risponderà negativamente, mantenendo il vincolo del segreto fino al 2024, dovrà assumersi la responsabilità di un eventuale diniego di fronte alla coscienza del Paese. L’Italia attende da troppo tempo queste risposte. Ci sono centinaia di famiglie di vittime che attendono verità e giustizia. Sia per la tragedia del DC9 Itavia, sia per la strage alla stazione di Bologna. Due eventi spaventosi distanti tra loro di soli 36 giorni. Spero che domani, in occasione della visita del Capo dello Stato a Bologna, questo appello venga recepito da Mattarella perché non è possibile che in uno Stato di diritto possano coesistere due verità giudiziarie diverse e contrapposte: una sancita da un processo penale e accertata sulla base delle perizie tecniche, e l’altra da un procedimento civile nato da una richiesta di risarcimento danni. In questo caso, il giudice onorario ha emesso la sua sentenza non tenendo conto delle risultanze del processo penale, basandosi soltanto su qualche atto della sentenza-ordinanza del giudice istruttore Rosario Priore (depositata il 31 agosto 1999) con la quale venivano rinviati a giudizio con l’accusa di alto tradimento i quattro generali che erano ai vertici dell’Arma Aeronautica al momento della tragedia: Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo. Tutti e quattro gli ufficiali sono stati assolti dalla Corte d’Assise di Roma, il 15 dicembre 2005, perché il fatto non sussiste. Teniamo presente che il 10 gennaio 2007 la Prima Sezione penale della Corte di Cassazione ha pienamente confermato la sentenza di assoluzione del 2005. Eppure, nel settembre del 2011 (quattro anni dopo la conferma delle assoluzioni da parte della Cassazione) il giudice di Palermo Paola Proto Pisani, omettendo totalmente gli esiti del processo penale, nel quale si fa piazza pulita della teoria della quasi collisione, del missile o della battaglia aerea, si aggrappa a qualche passaggio dell’ordinanza Priore per condannare in sede civile lo Stato italiano (nelle persone giuridiche del ministero della Difesa e dei Trasporti) al risarcimento del danno a favore dei parenti delle vittime e della stessa compagnia aerea Itavia proprietaria del DC 9 I-TIGI. Un danno alla fine quantificato in 330 milioni di euro. La sentenza civile di Palermo è stata poi confermata dalla Cassazione in sede civile il 28 gennaio 2013.

Mi spiegate come può essere possibile che in sede penale si smentisca una ricostruzione dei fatti (battaglia aerea, missile) e in sede civile questa versione venga confermata? Sulla base di quali fonti di prova? Sulla base di quali perizie? Sulla base di quali documenti? Sulla base di quali nuove testimonianze?

Può un giudice civile sostituirsi a quello penale nell’accertamento della verità? Siamo di fronte a qualcosa di abnorme. Eppure, questo è quello che è accaduto con la tragedia di Ustica. Ecco perché ci appelliamo al Presidente della Repubblica. Questo è uno scempio dello Stato di diritto».

L’IMPEGNO PER LA RICERCA DELLA VERITA

L’ex senatore Giovanardi è molto impegnato nelle attività dell’Associazione presieduta dalla signora Cavazza per la ricerca della verità sulla tragedia del DC9 della compagnia aerea Itavia, precipitato la sera del 27 giugno 1980 nel Mar Tirreno e sulla quale, ancora oggi a distanza di quarant’anni, coesistono due verità contrapposte, confliggenti, derivanti da due pronunciamenti giudiziari: uno penale e uno civile.

Due “verità” giudiziarie non solo totalmente incompatibili tra loro, ma che hanno implicazioni istituzionali del tutto opposte. La Cassazione ha assolto con formula piena i quattro generali dell’Aeronautica accusati di fellonia, smentendo e mettendo la parola fine all’esistenza di qualsiasi battaglia aerea (o semi collisione in volo tra l’aereo di linea e un caccia da guerra) o missile. Ma sia il giudice civile di Palermo sia la stessa Cassazione civile, come abbiamo visto, come se nulla fosse accaduto in Corte d’Assise e in Cassazione in sede penale, riprendono alcune tesi contenute nella richiesta di rinvio a giudizio di Priore, riproponendo la storia della battaglia aerea e del missile, superando arbitrariamente ogni parere tecnico dei periti.

UN PARALLELO COL CASO TORTORA

  • Giustizia schizofrenica…

«Siamo di fronte a qualcosa di patologico. Con questo metodo – sottolinea Giovanardi – potremmo allora dire che anche il povero Enzo Tortora era un camorrista e trafficante di droga, nonostante sia stato pienamente assolto. In quel caso, Tortora venne arrestato il 17 giugno 1983, dato in pasto a fotografi e troupe televisive in schiavettoni.

Condannato in primo grado a dieci anni di reclusione (la cosiddetta sentenza della vergogna), la sua innocenza è stata alla fine dimostrata e riconosciuta dalla Corte d’Appello di Napoli che lo ha assolto da tutte le accuse il 15 settembre 1986. Il calvario giudiziario di Enzo Tortora è diventato un caso nazionale. Oggi nessuno potrebbe mai dire che il popolare presentatore televisivo era un camorrista trafficante di droga, non solo perché venne assolto da tutte le farneticanti accuse nei suoi confronti, soprattutto perché si è capito che si trattò di una vera e propria macchinazione.

Invece, nel caso di Ustica, è andata e sta andando proprio in questo modo. C’è un costante, perpetuo tentativo di ignorare le risultanze del processo penale. Nonostante il parere tecnico dei periti, i dati di fatto scientificamente incontestabili e insuperabili (e mai come nel settore aeronautico la scienza gioca una parte rilevantissima nell’accertamento delle cause dei disastri aerei) che depongono per la presenza di una bomba a bordo e le sentenze di assoluzione, il linciaggio continua attraverso film, sceneggiati, fumetti, mostre e spettacoli teatrali. Una vergogna».

  • Dunque, da una parte una verità giudiziaria sancita in sede penale, dall’altra una vulgata che continua ad alimentare una ricostruzione dei fatti suggestiva, ma priva di ogni fondamento. È così?

«Già. Proprio per questo – spiega Giovanardi – è nata questa Associazione, con la specifica finalità di approfondire tutti gli aspetti di questa intricata e drammatica vicenda, sulla quale purtroppo l’opinione pubblica è stata sviata da una disinvolta e spregiudicata diffusione di notizie prive di ogni fondamento. I quattro generali dell’Aeronautica sono stati assolti con formula piena dalla Corte d’Assise di Roma, con sentenza confermata dalla Cassazione, dopo aver rinunciato alla prescrizione. Malgrado le accuse nei loro confronti siano state totalmente smontate in sede penale, c’è chi addirittura sostiene (come Andrea Purgatori) che i loro eredi dovrebbero farsi carico dei risarcimenti che lo Stato italiano deve pagare in base alle sentenze civili (solo per Itavia ed eredi Davanzali 330 milioni di euro), che si aggiungono ai 62 milioni di euro già giustamente erogati ai familiari delle vittime. Questo è inaccettabile».

  • Ma, nonostante l’ostinata volontà di mantenere il segreto su quei documenti, sembra essersi aperto uno spiraglio. È già un enorme risultato il fatto che queste carte coperte dai massimi vincoli di segretezza esistano ancora, che non siano state distrutte, e che siano state messe a disposizione, seppur per la sola visione, del Parlamento. Non crede che già questo sia un segnale di timida disponibilità?

«Non c’è dubbio. Ma non basta. Quest’anno abbiamo dovuto constatare che questi importanti documenti, relativi ai mesi precedenti la strage e riguardanti minacce di rappresaglie terroristiche, sui quali era stato apposto il segreto di Stato, sono stati, dopo la rimozione dello stesso, nuovamente classificati come segretissimi, con relativo divieto di divulgazione, penalmente perseguibile, da parte dei parlamentari che ne hanno potuto prendere visione solo in quanto membri di una Commissione d’inchiesta parlamentare. Serve un ultimo atto di coraggio, per rispetto della memoria delle vittime, dei loro parenti e per la stessa coscienza civile del Paese».

Stazione di Bologna, 2 agosto 1980
  • Facciamo un passo indietro e torniamo al momento iniziale, quando questa ricerca del Santo Graal su Ustica e Bologna ha avuto inizio. Lei ha fatto parte della Commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro presieduta da Giuseppe Fioroni. Perché ad un certo punto vi siete imbattuti sul cosiddetto Lodo Moro?

«Io ero molto interessato a questa questione poiché come governo nel 2010 avevo risposto a delle interpellanze su Ustica e nella tragedia aerea si ritrovano personaggi che poi in qualche modo sono stati coinvolti anche nella strage di Bologna. Soprattutto Abu Anzeh Saleh, il palestinese che stava a Bologna che venne arrestato nel novembre del 1979 insieme agli autonomi per il trasporto dei missili dell’FPLP, sequestrati a Ortona. Trovammo in Commissione Moro un documento che faceva riferimento ad un accordo con i palestinesi. Allora abbiamo chiesto al presidente della Commissione di chiedere ai servizi segreti di poter accedere a tutta la documentazione del ’79 – ’80, carteggio tra Beirut e governo italiano che riguardava questi rapporti con la dirigenza palestinese. Per capire sulla base di questi fonogrammi che facevano riferimento a questa situazione dopo il sequestro dei missili, documenti che vengono prima di Ustica e prima di Bologna, che tipo di rapporto c’era.

Abbiamo avuto l’autorizzazione di andare nel 2016. Abbiamo potuto naturalmente sotto la stretta vigilanza del personale dei servizi, leggerci tutti i telex. Ho potuto annotarli, ho scritto tutto quello che ho trovato. Naturalmente che cosa emerge? Emerge che nel momento che sono stati sequestrati i missili ed è stato arrestato Abu Anzeh Saleh, da quel momento è cominciata da parte di George Habbash un’azione violentissima nei confronti dell’Italia accusata di aver violato gli accordi del 1973. Questa è la conferma che, in quelle carte che sono ancora secretate e non riusciamo a far pubblicare, di ciò che in Commissione Moro è venuto a dire, ed è agli atti, il braccio destro di Habbash (Bassam Abu Sharif, nda) venuto con l’assistenza della rappresentanza palestinese in Italia, dicendo che lui era testimone del momento in cui Habbash siglò questo patto con l’Italia. Dal punto di vista storico e fattuale che sia esistito un accordo tra palestinesi e italiani che permetteva passaggio di armi sul nostro territorio e la controparte si impegnava a non fare attentati in Italia, è assolutamente certo e inconfutabile».

Carlo Giovanardi con le Sentinelle in piedi

QUEL CABLOGRAMMA DA BEIRUT DEL 27 GIUGNO 1980

  • Il documento a cui lei fa riferimento è un telex giunto da Beirut al Reparto D del Sismi alle ore 17,30 del 17 febbraio 1978. In esso il responsabile del nostro servizio segreto militare in Libano, colonnello Stefano Giovannone, comunica che il suo abituale interlocutore rappresentante del FPLP di Habbash lo prega di non allontanarsi da Beirut poiché potrebbe essere necessario contattarlo per «informazioni riguardanti operazione terroristica di notevole portata programmata asseritamente da terroristi europei». Questo fonogramma, che precede di poche settimane la strage di via Fani e il sequestro di Aldo Moro, è stata considerata una sorta di preavviso di quel tragico evento che il 16 marzo successivo vedrà realizzarsi la strage di via Fani. Nella seconda parte del documento si legge: «At mie reiterate insistenze per avere maggiori dettagli, interlocutore habet assicuratomi che FPLP opererà in attuazione confermati impegni miranti escludere nostro Paese da piani terroristici». Questo passaggio sembra riferirsi per l’appunto al patto siglato nel 1973 tra le organizzazioni palestinesi e il nostro governo, ovvero il cosiddetto Lodo Moro.

«Tenete conto che l’ultimo cablogramma che io ho visto perché sono arrivato fino al 27 giugno 1980 in quanto mi interessavano quelle date, parte al mattino da Beirut e lancia un allarme dicendo qui i nostri interlocutori sono spariti quindi riteniamo che purtroppo siamo nell’imminenza di quello che loro hanno deliberato ovvero la rappresaglia nei confronti dell’Italia.

Ora, allo stato degli atti, il problema è che nell’incontro alla Presidenza del Consiglio venti giorni fa, invitato dal capo dei servizi che era presente e dal Capo di Gabinetto del Presidente del Consiglio, mi hanno comunicato – naturalmente per il resto del colloquio mi sono impegnato a tenerlo riservato finché il presidente del Consiglionon sciolga la riserva – che l’orientamento attuale è quello di mantenere il vincolo del segreto su quel carteggio del SISMI ancora per altri nove anni, cioè sfruttare tutti i 15 anni che la legge del 2007 prevede, una volta scaduto il segreto di Stato. Questo fu posto nel 1984 da Craxi, è scaduto dopo 30 anni nel 2014. A questo punto, riassegnate le classifiche, se gli atti non vengono resi pubblici, queste possono permanere per 10 anni estensibili a 15; quindi vuol dire che fino al 2029 quelle carte per ragioni di sicurezza nazionale potrebbero essere tenute ancora segrete.

Quindi noi ci troviamo in una situazione dove da un lato il presidente della Camera Roberto Fico, la signora Bonfietti ed altri, possono andare a Bologna, sostenere la favola del missile, dire che tutti i nostri generali dell’Aeronautica sono dei traditori, sono dei felloni, malgrado l’assoluzione con formula piena. Possono continuare a dire che i nostri alleati francesi e americani sono degli assassini, sono bugiardi, eccetera, eccetera, e nel contempo apprendere dalle carte, dai documenti che c’è una versione ben diversa anche se ancora coperta dal segreto.

Lo dico perché io continuo a subire una polemica da parte della signora Daria Bonfietti e da altri che ripetono che Giovanardi dice cose non vere, che Giovanardi è stato sbugiardato, che non è vero che quelle carte contengono cose interessanti… e io continuo a dire: signori se è vero che quelle carte non contengono cose interessanti, battetevi con me perché vengano pubblicate. Non c’è problema. Se sono carte così innocue, che vengano declassificate e rese disponibili, così tutti gli studiosi, gli storici e i magistrati possano prenderne atto. Può darsi che abbia ragione. Può darsi che abbia torto.

Però fatto sta che qualcuno continua a ripetere che non sono importanti, ma non le hanno lette, non le hanno viste, non sanno cosa c’è scritto e quindi è la difesa per partito preso di una posizione – quella del missile – che però, come ho spiegato in Parlamento dove mi sono interessato particolarmente di Ustica, è costruita su canzoni, sceneggiati, film, in 32 versioni diverse. Andrea Purgatori ad esempio dice cose puntualmente smentite dai fatti.

Però, vedete, è una macchina potente. Negli ultimi dieci anni il Consiglio regionale ha dato all’associazione della Bonfietti 148mila euro per le sue attività. Che non è poco, più il Comune di Bologna e così via. Quindi c’è una macchina propagandistica che vuole nascondere agli italiani quella sentenza penale che ha escluso nella maniera più categorica e tassativa la battaglia aerea e l’ipotesi del missile.

I resti dell’aereo Italia procipitato tra Ponza e Ustica

Una perizia tecnica fatta dagli ultimi che passavano per strada? Nel processo penale sono stati impiegati i periti aeronautici internazionali più famosi del mondo: inglesi, tedeschi, svedesi, italiani. Lo svedese Göran Lilja ha scritto un libro (tradotto in italiano nel 2014 da LoGisma: Ustica. Il mistero e la realtà dei fatti. Un perito racconta la propria esperienza, ndr). Hanno concluso all’unanimità spiegando dov’era la bomba, dov’è esplosa la bomba, eccetera eccetera, niente… tutti corrono dietro ai film di fantascienza.

Faccio presente che gli americani e i francesi per l’abbattimento del volo Pan Am 103 a Lockerbie (21 dicembre 1988) e per l’aereo di linea DC 10 UTA 772 diretto a Parigi e abbattuto con una bomba sui cieli del Ciad (19 settembre 1989) non sono corsi dietro ai film di fantascienza e alle canzonette. Hanno fatto dare le sanzioni ONU alla Libia e Gheddafi ha dovuto ammettere che in ambedue i casi gli ordigni che hanno abbattuto i due aerei li avevano messi gli uomini dei suoi servizi segreti. Sono anche stati condannati i responsabili.

Ora veramente mi sfuggono i motivi per i quali una bomba a bordo di un aereo che lo fa esplodere non sarebbe una cosa gravissima, mentre la battaglia aerea sarebbe una cosa molto più grave. Non capisco questo accanimento…».

  • Quindi per superare la montagna di falsità innalzata da questa potente macchina della propaganda ideologica, il suo appello è quello che vengano immediatamente resi pubblici questi documenti. Lei crede che i tempi siano maturi, sia dal punto di vista politico sia da quello civico, per prendere atto della verità e per superare finalmente gli steccati ideologici che in tutti questi decenni hanno impedito l’accertamento e l’affermazione della verità sostanziale dei fatti?

«Francamente non so se i tempi siano maturi. Oggi come in passato vedo ancora le barricate ideologiche, le verità di partito, gli interessi particolari avere il sopravvento sulla realtà dei fatti. Ritengo, tuttavia, che dal punto di vista istituzionale, non sia più possibile mantenere una situazione di questo tipo. La nostra democrazia deve crescere, deve adeguarsi agli standard delle altre grandi democrazie occidentali, laddove un segreto non può essere mantenuto in eterno, soprattutto quando è in ballo la memoria di centinaia di vittime innocenti.

Il nostro Paese deve saper voltare pagina, ha bisogno di maturare una nuova e più consapevole coscienza civile, deve saper e dover fare i conti con la propria storia, anche la più torbida, per poi andare avanti. Abbiamo bisogno di istituzioni più forti e più responsabili, che non permettano mai più la messa alla gogna dei propri servitori dello Stato solo per assecondare qualche interesse di partito. La verità deve essere tolta dalle mani dei manipolatori, deve essere ricercata e consegnata alla coscienza collettiva nella sua totalità, sena omissioni e senza manomissioni».

Carlo Giovanardi
  • Un’ultima domanda. Sulla base di ciò che ha potuto leggere in quei documenti del nostro servizio segreti militare, ritiene plausibile un qualche collegamento tra la caduta del DC 9 Itavia e l’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna?

«Sì. Il collegamento è costituito e provato dalla presenza degli stessi protagonisti dei rapporti italo-libico-palestinesi (come quell’Abu Anzeh Saleh per il quale il giudice istruttore di Bologna titolare dell’inchiesta sulla strage gli fa ottenere, per fini di giustizia nell’ambito dell’istruttoria sui fatti del 2 agosto 1980, il permesso per recarsi a Roma appena dopo essere stato scarcerato) sia per quanto riguarda il disastro aereo del 27 giugno 1980 sia per l’attentato alla stazione di Bologna. Il nostro servizio segreto, in quell’arco di tempo, a partire dalla rottura dell’accordo successiva al sequestro dei missili terra-aria dell’FPLP a Ortona, l’arresto e la mancata scarcerazione di Saleh, registrò le pressioni e le richieste di Habbash, le minacce di ritorsione e la rottura dei rapporti con la dirigenza palestinese, la quale – a partire da maggio 1980 – non fu più disponibile al proseguimento della trattativa, interruppe ogni comunicazione con la nostra intelligence.

Venne dato un ultimatum al governo italiano affinché restituisse le armi da guerra sequestrate e rimettesse in libertà il loro uomo, Abu Anzeh Saleh. Come sappiamo l’ultimatum non sortì alcun effetto. I giudici della Corte d’Appello de L’Aquila rimasero irremovibili nelle loro decisioni, malgrado le pressioni del governo italiano e dei nostri apparati di sicurezza per l’immediata liberazione di Abu Anzeh Saleh. E da quel momento in poi, da Beirut inizia la pioggia di fonogrammi di allarme per imminenti attentati indiscriminati che avrebbero colpito anche civili innocenti. La dirigenza palestinese decise per la ripresa della libertà di azione anche contro il nostro Paese. E fu rappresaglia».

*Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi sono giornalisti investigativi, saggisti e studiosi delterrorismo internazionale

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Una risposta a 1

  1. francesco dellacasa Rispondi

    29/07/2020 alle 17:05

    Mi congratulo con l’ onorevole Giovanardi.
    Trovo “sorprendente” che l’informazione di cui gode il presidente della repubblica lo esponga a figuracce con Francia e Stati Uniti, i quali, da “terribilmente” offesi, giustamente non ci hanno degnati di una risposta.
    Questo fatto, forse, può bastare a dare la dovuta considerazione alla teoria del missile per Ustica.
    Per Bologna non sono sufficientemente edotto per parlarne.
    Vedrò comunque domani quanto apparirà sulla stampa “seria” di queste considerazioni di Giovanardi.
    Per aspera ad astra

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