Ex-Reggiane, altro che Masterplan
Sarà la più grande vendita all’asta della storia di

DI PIERLUIGI GHIGGINI

16/7/2020 – Le aste immobiliari oggi hanno nuovo nome: Masterplan. E a ribattezzarle in questo modo scintillante e sexy è il comune di Reggio Emilia, che in quanto a innovazioni lessicali del politicamente corretto non è secondo a nessuno. Lunedì mattina la giunta Vecchi ha organizzato un teatrino al Tecnopolo per presentare in pompa magna, con debito distanziamento, i rendering (disegnini elettronici, ndr.) del c.d. Masterplan dell’area ex-Reggiane ai “portatori d’interesse”. Non c’erano di sicuro i consiglieri comunali, i quali come rappresentanti eletti dai cittadini sarebbero in effetti i portatori d’interesse principali, visto che dall’area ex-Reggiane dipende in una misura non indifferente il futuro della città . Ma ormai Sala del Tricolore non conta più niente.

Abbiamo già scritto, pubblicando gli elaborati con firma dell’architetto Massimo Magnani, che pur con tutta la buona volontà non si vedono guizzi capaci di restare nella storia, fatta eccezione per il parco tematico, una expo della creatività che se ben progettata e realizzata potrà diventare una gallina dalle uova d’oro, quella che Reggio non ha mai avuto in campo turistico. Abbiamo inoltre sottolineato che la vera novità è costituita dall’ entrata in scena di Intrum Italy, presentato dal Comune come colosso del servizio al credito, quale parter strategico di Stu Reggiane nella nascita della nuova città.

In realtà le cose non stanno proprio così: come spesso accade ai cittadini e ai media viene raccontata solo la parte di verità che emerge in superficie. Intrum Italy non è un colosso europeo: è una società italiana di recupero crediti e di vendita all’asta di immobili pignorati o in mano alle banche, controllata al 51% da Intrum (colosso svedese, questo sì) e al 49% da Intesa San Paolo.

Ecco come si presenta Intrum Italy nel suo sito web

Intrum è il maggiore operatore europeo dei servizi al credito, nato nel 2017 dall’unione della norvegese Lindorff e dalla svedese Intrum Justitia, è presente in 24 paesi europei e in Brasile con quasi 10.000 professionisti.

In Italia Intrum Italy, società partecipata al 49% da Intesa Sanpaolo ed al 51% da Intrum Group, opera con quasi 1.000 professionisti suddivisi in 30 uffici di 22 città.  

La business unit Real Estate and Leasing che conta quasi 200 collaboratori, svolge attività di gestione di portafogli di crediti in sofferenza e di portafogli di leasing in sofferenza  tutti con sottostante immobiliare.  

Real Estate & Leasing svolge anche attività di difesa e massimizzazione del valore di crediti ipotecari in sofferenza mediante:

  • promozione delle aste presso interlocutori specializzati
  • intervenenti in asta attraverso veicoli Re.O.Co. (Real estate Owned Company).

Dunqu,e Intrum Italy entra in scena non perchè chiamata da Stu Reggiane per conto del Comune, semmai è il contrario: le banche creditrici dell’immobiliare Fantuzzi, nominalmente proprietaria di aree e capannoni, si sono stufate di aspettare, devono liquidare i cespiti e vogliono passare alla vendita all’asta. Le implicazioni sono notevoli.

Cerchiamo qui di immaginarne qualcuna:

  • A condurre il gioco sarà Intrum Italy, società di recupero crediti e di aste immobiliari, mentre Stu reggiane – col suo a.d. Luca Torri da centomila all’anno – avrà un ruolo ancillare, e dovrà legare l’asino dove vuole il padrone;
  • Il comune di Reggio ha messo insieme una parvenza di progetto definito Masterplan, con un ritardo di circa quindici anni, per vestire in tuta fretta l’assalto delle banche, spacciando come grande operazione di rigenerazione urbanistica quello che si profila come come uno spezzatino di aree e capannoni nel contesto della più imponente asta immobiliare di questi anni. Un modo, insomma, per salvarsi in extremis da una brutta figura epocale.
  • I rendering presentati lunedì sono soltanto disegni, e tali resteranno in mancanza di una variante agli strumenti urbanistici. I cui tempi comunque non appaiono al momento compatibili con le vendite all’asta.
  • Il pallino è resterà, come abbiamo già scritto, nelle mani delle banche che hanno urgenza di realizzare, e degli investitori privati che compreranno le aree: saranno loro a decidere cosa fare e non fare nell’area ex Reggiane. Reggio Emilia potrà fare sentire la propria voce ma alla fine dovrà chinare la testa, facendo buon viso a cattivo gioco. Non si può che confidare nella capacità del partner Intrum Italia di mettere in valore i cespiti: ma l’operazione appare molto ardua, senza idee fporti e un marketing adeguato. Il sindaco Vecchi è consapevole di tutto questo: non a caso ha voluto precisare che il Masterplan Magnani è una proposta aperta. Del resto abbiamo visto come sono andate le cose col compendio delle Fiere: chi ha comprato farà tutto fuorchè attività fieristica.

Saremmo lieti di essere smentiti, e di poter annunciare al mondo che Reggio Emilia è riuscita a mettere finanzieri e investitori in ginocchio davanti al sindaco e al presidente da centomila euro, disposti – questi santi investitori – a realizzare sena batter ciglio i desiderata della mano pubblica e i disegnini dell’architetto Magnani. Al momento però le cose stanno diversamente.

Viene da chiedersi perchè si sono persi tutti questi anni, se il risultato doveva essere questo. E non parliamo dei disegnini, ma della sostanza di una spezzatino di aree messe all’asta, che oggi appare alquanto indigesto. Viene da chiedersi se davvero non esistevano altre strade diverse dalla capitolazione. Si aspettano, se non ruggiti, almeno miagolii dalle opposizioni e dalle persone di coscienza all’interno della maggioranza.

La “rambla” centrale della futura città delle ex-Reggiane
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2 risposte a Ex-Reggiane, altro che Masterplan
Sarà la più grande vendita all’asta della storia di

  1. Augusto Rispondi

    16/07/2020 alle 10:14

    Il pilastro fondante le politiche di questa amministrazione ha un nome ben preciso: “suggestioni“, agli antipodi delle sane ispirazioni. Che si tratti di urbanistica, di sicurezza, di partecipazione, di sviluppo economico, la parola d’ordine, nemmeno così celata e spesso anzi rimarcata dal potere dominante, e’ “suggestioni’. La suggestione e’ sexy, affascina, attrae, quindi confonde, perché la realtà possa essere governata e gestita con il consueto metodo autoritario e unilaterale, celato dietro il politicamente corretto, verbo di una ideologia rimasta ancorata all’esperienza comunista più cupa, che al contrario di quella esperienza ha smarrito qualsivoglia sentore di ideale, per cui le ‘suggestioni’ sono assolutamente necessarie per coprire il vuoto e il disordine regnante, imperterrito e in continua involuzione, dalla caduta del Muro di Berlino. Suggestioni. Questo il mantra che accompagnerà le politiche di questi anni di governo locale. E le opposizioni? Quando, quando, quando, sapranno e potranno cogliere sane ispirazioni per porre fine a questa dittatura dei diritti per tutti, fuorché per coloro che non sono in linea con il regime, costretti per contro ad accollarsi doveri e responsabilità’ conseguenti a tali suggestioni e imposizioni calate dall’alto, che vanno a scontrarsi ineluttabilmente con una realtà che riporta alla dura evidenza del quotidiano di chi la vive e non la narra, svaniti gli effetti, stupefacenti o soporiferi, di quelle suggestioni….

  2. Robby Rispondi

    16/07/2020 alle 11:47

    Avevo letto da qualche parte che volevano farci inizialmente dei campi da calcio, poi darlo in mano a delle catene commerciali, poi un centro addestramento vigili del fuoco, pare che alla fine l’area sarà semplicemente usata per fare cassa

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