ESCLUSIVO/ DIARIO DELLA STRAGE DI BOLOGNA
DAI DOCUMENTI SEGRETI DEL SISMI

DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

Gabriele Paradisi
Gian Paolo Pelizzaro

31/7/2020 – Per la prima volta in quarant’anni, il diario completo delle circostanze che fanno da genesi all’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna, sulla base dei documenti classificati del nostro servizio segreto militare.

Questa è la prima ricostruzione completa e dettagliata della concatenazione degli eventi che – a partire dal sequestro dei lanciamissili terra-aria di proprietà del Fronte popolare per la liberazione della Palestina di George Habbash, la notte tra il 7 e l’8 novembre 1979 nei pressi del porto di Ortona (provincia di Chieti), e il successivo arresto di Abu Anzeh Saleh, l’uomo di Habbash a capo dell’apparato clandestino dell’FPLP in Italia, collegato al terrorista internazionale Carlos e protetto dalla nostra intelligence nel quadro del Lodo Moro – hanno portato all’attentato del 2 agosto 1980.

La cronologia è basata sui documenti del SISMI che ancora oggi il governo non intende rendere pubblici, in particolare i fonogrammi che il capo Centro SISMI di Beirut, colonnello Stefano Giovannone (Maestro), trasmetteva alla sede centrale a Roma e gli appunti che da questi telex venivano predisposti dal capo della Seconda Divisione del SISMI, colonnello Armando Sportelli, al governo (ministro della Difesa e Presidenza del Consiglio).

Stefano Giovannone

Il quadro che emerge da questo diario segreto è spaventoso e sconcertante. L’arresto di Saleh e la mancata restituzione dei missili sequestrati ad Ortona mettono immediatamente in moto le pretese, le richieste, i diktat, gli avvertimenti e le intimidazioni dell’FPLP nei confronti dell’Italia. L’intensità delle minacce di ritorsione arriva al suo punto culminante tra il 13 e il 14 maggio 1980, quando l’FPLP apprende che i magistrati di Chieti e L’Aquila intendono inasprire le condanne per il reato di introduzione di armi da guerra in territorio nazionale. L’aggravante ipotizzata dalla magistratura abruzzese è il punto di non ritorno della trattativa tra SISMI e l’organizzazione di George Habbash per ricomporre gli accordi del Lodo Moro, violati con il sequestro dei missili di Ortona e l’arresto di Abu Anzeh Saleh.

Il 14 aprile 1980, dal Centro SISMI di Beirut giunge alla centrale di Roma la notizia che l’FPLP di George Habbash ha incontrato il terrorista internazionale Carlos, in vista di imminenti operazioni terroristiche.

Scatta l’allarme rosso. Il sistema della sicurezza nazionale è in fibrillazione.

Il 12 maggio 1980, al SISMI viene confermata dagli uomini di Habbash «la data del 16 maggio quale termine ultimo per la risposta da parte delle autorità italiane alle richieste dell’FPLP. In caso di risposta negativa, la maggioranza della dirigenza e della base del FPLP intende riprendere – dopo sette anni – la propria libertà d’azione nei confronti dell’Italia, dei suoi cittadini e dei suoi interessi con operazioni che potrebbero coinvolgere anche innocenti».

Abu Anzeh Saleh

L’ultimatum e le minacce di ritorsione dell’FPLP sono così gravi che obbligano il capo della Seconda Divisione del SISMI, il colonnello Armando Sportelli, a recarsi d’urgenza a L’Aquila, alla vigilia dell’apertura del processo di secondo grado (prevista per il 2 luglio 1980), per cercare di ottenere dal procuratore generale, dott. Vincenzo Basile, clemenza nei confronti dell’imputato Abu Anzeh Saleh. «Tant’è che io stesso andai a parlare con il pubblico ministero de L’Aquila […] Avevamo in mano sempre questa benedetta lettera carica di minacce alle quali noi credevamo», ha spiegato a verbale Armando Sportelli il 24 febbraio del 2014.

Ma la linea della fermezza dei magistrati della Corte d’Appello de L’Aquila nei confronti di Abu Anzeh Saleh e delle inaudite pretese della dirigenza palestinese determina la rotta di collisione con l’organizzazione capeggiata da George Habbash. Al SISMI arrivano ripetute conferme che l’FPLP ha preso contatti con Carlos. E quando si muove il capo di Separat, tutti hanno la certezza che sta per accadere qualcosa di molto grave.

Il generale di Cavalleria Silvio Di Napoli, all’epoca colonnello vice direttore della Seconda Divisione del SISMI dal 1° novembre 1979 al 30 giugno 1981, addetto alla ricezione dei telex del capo Centro SISMI di Beirut (colonnello Stefano Giovannone), l’8 ottobre 1986 ha confermato al giudice istruttore di Venezia che «dopo la prima condanna inflitta agli autonomi e al giordano pervenne da Giovannone l’informativa secondo cui l’FPLP aveva preso contatti con il terrorista Carlos. Ciò avallò la minaccia prospettata da Habbash».

Ilich Sanchez Ramirez detto Carlos

Il governo italiano, nella persona del presidente del Consiglio Francesco Cossiga, e l’autorità giudiziaria de L’Aquila non intendono cedere di fronte alle minacce dell’FPLP. Nessuna concessione, nessuna clemenza. Nessuna indulgenza per il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in Italia arrestato per il traffico dei missili di Ortona.

La difficilissima trattativa s’interrompe di fronte a questo muro invalicabile. Il SISMI non ha più alcuna leva con George Habbash. Giovannone riesce, in estremis, a strappare alla dirigenza palestinese una vaga rassicurazione per evitare azioni o attentati nei confronti dell’Ambasciata d’Italia e del suo personale a Beirut. Per il resto, libertà d’azione…

Il 1° agosto 1980, arriva a Bologna l’uomo del gruppo Carlos, il tedesco esperto di esplosivi Thomas Kram, legato a Johannes Weinrich, il numero due di Separat, responsabile delle operazioni militari dell’organizzazione internazionalista capeggiata da Ilich Ramirez Sanchez, in quel momento il terrorista più ricercato al mondo.

Johannes Weinrich

La mattina di sabato 2 agosto 1980, nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna, avviene l’attentato.

Nonostante la strage, la minaccia di ulteriori ritorsioni contro il nostro Paese prosegue fino almeno fino al 14 agosto 1981 quando Abu Anzeh Saleh (unico fra gli imputati del processo per i missili di Ortona) viene scarcerato.

Tre settimane dopo essere ritornato a Bologna con l’obbligo di firma in Questura, il capo della struttura clandestina dell’FPLP in Italia, in contatto con Carlos, ottiene per il tramite del giudice istruttore Aldo Gentile, titolare dell’inchiesta sull’attentato del 2 agosto 1980, il permesso per andare a Roma dal 15 al 24 settembre 1981. Il dott. Gentile frequentava Saleh da prima del suo arresto e da questi riceveva anche dei regali.

(*Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi sono giornalisti investigativi, saggisti e studiosi del terrorismo internazionale)

DIARIO SEGRETO DELLA STRAGE

[La documentazione del SISMI è riportata tra caporali. Altre fonti, documenti e informazioni d’altra origine sono tra parentesi quadre].

7 novembre 1979 – «Data del sequestro dei missili di Ortona».

[Pochi minuti prima dell’una di notte tra il 7 e l’8 novembre 1979, sul troncone stradale di collegamento tra Ortona e l’autostrada Pescara-Bari, veniva notata da un metronotte in servizio una Fiat 500 in sosta, targata Roma. Alla guida venne identificato Daniele Pifano, leader dell’Autonomia romana, il quale spiegò al metronotte che aveva proceduto al controllo che era in attesa di due amici. Poco dopo, infatti, sopraggiungeva un furgone Peugeot, sempre targato Roma, con a bordo altri due autonomi, Giorgio Baumgartner e Luciano Nieri. A quel punto interveniva sul posto una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile dei carabinieri che procedeva al fermo dei tre. Poiché i tre autonomi non seppero fornire spiegazioni plausibili circa la loro presenza in quel luogo e a quell’ora della notte, i carabinieri procedevano al loro fermo identificativo e all’accompagnamento in caserma. Veniva quindi ispezionato il furgone e all’interno i militari dell’Arma rinvenivano una cassa in legno delle dimensioni di metri 1,55 di lunghezza e 0,25 di larghezza e 0,25 di altezza chiusa da un coperchio anch’esso in legno e ben fissato con numerosi chiodi, il tutto dissimulato da uno spezzone di moquette e da una coperta. I militari procedevano all’apertura della cassa e vi rinvenivano due lanciamissili Sam-7 Strela, con data di fabbricazione sovietica risalente al marzo 1978, con testa autocercante ai raggi infrarossi. I missili erano completi di quattro batterie termiche e congegni di lancio elettrici e contenevano nelle camere di lancio un razzo ciascuno. Venivano, inoltre, sequestrati i seguenti materiali: un’impugnatura per lanciarazzi, due paia di occhiali di fabbricazione russa indispensabili per proteggere gli occhi del tiratore al momento della partenza del missile e due chiavi per lo smontaggio dell’impugnatura. Il sistema d’arma era perfettamente funzionante].

I missili sequestrati a Ortona, sullo sfondo la Fiat 500 di Pifano

7 novembre 1979

[Thomas Kram, dirigente delle Cellule Rivoluzionarie dalle quali proviene anche il suo collega e amico Johannes Weinrich (numero due di Separat), membro del gruppo Carlos, esperto di esplosivi, è a Perugia quando Abu Anzeh Samir telefona al fratello Saleh per avere ragguagli sullo scarico dei missili e dei lanciamissili dell’FPLP al porto di Ortona].

9-10 novembre 1979 – [Abu Anzeh Saleh è a Roma in compagnia del fratello Samir, di un diplomatico arabo e altri connazionali].

12 novembre 1979 – [Abu Anzeh Saleh è a Verona].

13 novembre 1979 – [Viene arrestato a Bologna Abu Anzeh Saleh, implicato nel trasporto dei lanciamissili dell’FPLP sequestrati a Ortona sei giorni prima].

14 novembre 1979

«Arriva il rappresentante dell’OLP a Roma con una lettera personale di Arafat per Cossiga nella quale si sottolineano le responsabilità libiche per quanto riguarda i lanciamissili sequestrati».

13 novembre 1979 – [Nemer, Acri 1941 – Beirut, 29 settembre 2016, nda]

«Hammad (OLP) dice di non avere lettere per Cossiga attenzione: la lettera c’era, ma Hammad ha ritenuto opportuno non consegnarla».

13 novembre 1979 – [Nemer] «Hammad [Acri 1941 – Beirut, 29 settembre 2016, nda] (OLP) dice di non avere lettere per Cossiga attenzione: la lettera c’era, ma Hammad ha ritenuto opportuno non consegnarla».

14 novembre 1979 – «Si ricerca un palestinese o arabo che con una Mercedes è stato visto circolare a Ortona, accompagnato da un non meglio identificato elemento bolognese». Il riferimento è ad Abu Anzeh Saleh e all’autotrasportatore Antonio Colombo che trasportava merce da caricare sulla nave Sidon per conto di Saleh.

16 novembre 1979 – «Arafat e Gufo [“Abu Hol (è spesso chiamato nei documenti dei Servizi italiani Abu Howl (riferimento anche al nome in codice con cui era indicato “gufo”, in inglese owl)”, come si legge nella seconda Relazione della Commissione Moro-2, approvata il 20 dicembre 2016, p. 90, nota 47] hanno compreso che l’episodio di Ortona costituisce la prova sinora mancante della collusione fra palestinesi e terrorismo internazionale che potrebbe coinvolgerli in corresponsabilità per le operazioni più efferate degli anni scorsi tra cui la stessa vicenda di Aldo Moro».

16 novembre 1979 – «Taysir Qubaa aveva chiesto che Abu Saleh potesse permanere a Bologna dove era il contatto di Carlos».

20 novembre 1979 – «Se la vicenda non sarà chiarita in modo convincente per quanto riguarda i rapporti fra le organizzazioni palestinesi e i terroristi italiani il nostro governo potrebbe essere costretto a rivedere radicalmente il proprio atteggiamento nei confronti dell’OLP e dei palestinesi in Italia. Parlare con Arafat».

21 novembre 1979 – «Taysir Qubaa esprime la necessità che l’FPLP confermi la solidità dell’impegno di escludere il nostro Paese da qualsiasi azione terroristica».

18 dicembre 1979 – Appunto “urgentissimo” a firma del colonnello Armando Sportelli, capo della Seconda Divisione del SISMI, indirizzato al direttore del Servizio (oggetto: “Sistema d’arma SA-7”), si rassegnano una serie di circostanze da sottoporre al Presidente del Consiglio dei Ministri. Nell’appunto si evidenziava, infatti, che Taysir Qubaa, uno dei massimi dirigenti dell’FPLP, ha fornito una serie di informazioni sull’indagine relativa ai missili terra-aria, rinvenuti nella disponibilità di Saleh e compagni:

  • «I lanciamissili erano soltanto in transito.
  • «Le armi erano state acquistate per 60mila dollari da una potente organizzazione internazionale alla quale i palestinesi facevano riferimento per approvvigionarsi soprattutto quando gli armamenti avevano un carattere bellico assai sofisticato.
  • «Le armi erano state acquistate per un’operazione militare contro Israele anche se sul punto la fonte nulla affermava di poter riferire.
  • «Abu Anzeh Saleh era da ritenersi solo un vettore e doveva assicurare il transito da una non specificata località nei pressi di Roma e poi fino ad Ortona, per l’imbarco sulla nave Sidon.
  • «Per giustificare l’attracco del mercantile ad Ortona, il Saleh aveva fornito la copertura di un carico di vestiario da inviare in Libano.
  • «Saleh non conosceva i dettagli dell’operazione mentre il nominativo dell’ufficiale di macchina della motonave Sidon doveva ritenersi falso.
  • «Gli autonomi Pifano, Baumgartner e Nieri erano intervenuti in quel trasporto in modo assolutamente occasionale.
  • «Era da escludersi ogni tipo di connessione tra il terrorismo italiano ed esponenti delle organizzazioni palestinesi.

«L’FPLP (George Habbash) chiede esplicitamente che la questione sia portata direttamente al Presidente del Consiglio italiano e che sia facilitato l’accoglimento di una richiesta di rinvio del dibattimento in quel momento in corso a Chieti al fine di poter portare davanti ai giudici la prova dell’inconsistenza dell’accusa relativa all’importazione di armi.

«Il capo del governo deve impegnarsi a vietare che i due lanciamissili e la relativa documentazione sia portati a conoscenza dei servizi segreti statunitensi o israeliani anche perché lo stesso tipo di missile era stato già in precedenza sequestrato in Grecia durante un transito in Pireo nell’estate del 1978.

«Qubaa minaccia una dura ed immediata azione di rappresaglia ai danni dell’Italia nel caso di un rifiuto o di un mancato accoglimento delle richieste.

«Il capo Centro a Beirut del SISMI [Giovannone] segnala ai suoi referenti a Roma che l’esasperazione del rappresentante dell’FPLP era dovuta alle critiche feroci rivoltegli dalla sua stessa opposizione interna in seno all’organizzazione e anche dalle pressioni rivolte dai rappresentanti dell’Autonomia italiana i quali invocavano la necessità di ridimensionare tutte le imputazioni ascritte nel corso del processo.

«Su questi riferimenti, il SISMI attende una risposta, urgente, dal capo del governo al quale l’appunto viene trasmesso».

18 dicembre 1979

«L’interlocutore Taysir Qubaa habet minacciato immediata azione dura rappresaglia nel momento in cui venisse a conoscenza del rifiuto out non rispetto impegno richiesto – ritengo che l’interlocutore sia esasperato da critiche e accuse rivoltegli da oppositori all’interno dell’FPLP e rappresentanti “autonomia” che ritengo lo abbiano recentemente contrastato sollecitando vivamente a urgenti passi idonei a ridimensionare la gravità delle imputazioni addebitate agli autonomi incriminati».

Fine dicembre 1979Burrascosa riunione notturna a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Francesco Cossiga, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per i servizi segreti Francesco Mazzola, il direttore del SISMI generale Giuseppe Santovito e il capo della Seconda Divisione del SISMI Armando Sportelli.

Francesco Cossiga

«Il SISMI mi passò una informativa che si affermava originata dalla “stazione” di Beirut, alias dal col. CC Giovannone, l’“uomo” di Aldo Moro, secondo la quale una determinata organizzazione della resistenza palestinese, il FPLP, ricavava la proprietà dei due missili, non destinati all’Italia. In realtà non fu difficile a me ed al sottosegretario all’informazione ed alla sicurezza on. Mazzola comprendere che i dirigenti del SISMI ci nascondevano qualcosa. Vi fu un burrascoso incontro notturno a Palazzo Chigi, ed alla fine mi fu detta la verità e mi fu esibito un documento trasmesso dalla nostra stazione: un telegramma del capo dell’FPLP a me indirizzato in cui, con il tono di chi si sente offeso per l’atto che ritiene compiuto in violazione di precedenti accordi, mi contestava il sequestro dei due missili e ne richiedeva la restituzione, insieme alla liberazione del “compagno” Pifano! Si trattava evidentemente di uno dei fatti legati all’accordo, mai dimostrato per tabulas, ma notorio, stipulato sulla parola tra la resistenza e il terrorismo palestinese da una parte e dal governo italiano dall’altra, quando era per la prima volta presidente del Consiglio dei Ministri l’on. Aldo Moro, al fine di tenere l’Italia al riparo dagli atti terroristici di quelle organizzazioni».

[Francesco Cossiga, lettera del 20 luglio 2005]

«La trafila era questa qua: da Beirut, Giovannone, Giovannone, Sportelli, Sportelli ministro della Difesa e Presidenza del Consiglio. Con un mio appunto, mi pare di ricordare bene… perché fu una nottata terribile a Palazzo Chigi questa, feci un appunto… mi pare che fosse il 18 o il 19 dicembre di quell’anno […] Dopo che Cossiga era stato informato… fu una riunione in cui lo stesso capo del Servizio, Santovito, temette di essere tolto dall’incarico», proprio perché era pervenuta questa lettera indirizzata direttamente al governo italiano con i diktat e le minacce dell’FPLP.

[Armando Sportelli, verbale sommarie informazioni 24 febbraio 2014]

2 gennaio 1980 – [Il deputato radicale Mauro Mellini, avvocato del collegio di difesa degli autonomi imputati nel processo di primo grado per il traffico dei missili di Ortona, recapita al presidente del Tribunale di Chieti, dott. Federico Pizzuto, la lettera del Comitato Centrale dell’FPLP di George Habbash. La missiva sarà depositata in udienza il 10 gennaio 1980].

25 gennaio 1980 – [Il Tribunale di Chieti condanna a sette anni di reclusione per i reati di detenzione e trasporto illegittimo di armi da guerra Abu Anzeh Saleh, i tre militanti dell’Autonomia operaia del collettivo romano di via dei Volsci Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner, Luciano Nieri e Nabil Kaddoura, motorista del mercantile Sidon, ormeggiato nel porto di Ortona. Quest’ultimo sarà processato e condannato in contumacia poiché latitante].

2 febbraio 1980

«Appunto per risposta a interrogazione Servello e Aglietta. Esponente FPLP parla di missili in transito esprime minacce di rappresaglie; si esclude una apertura del governo italiano non risulta siano intervenuti accordi fra Italia e Palestina».

22 febbraio 1980

[Thomas Kram è a Bologna e pernotta all’Hotel Lembo dove è presente dal giorno prima il latitante Paolo Bellini sotto la falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva. Kram e Bellini fanno il check-out il giorno seguente, il 23 febbraio 1980].

Paolo Bellini

10 marzo 1980

«Bisogna fronteggiare pressioni autonome italiane et parte propria base palestinese che sollecitano iniziative intimidatorie e punitive nei confronti dell’Italia».

28 marzo 1980 – [«Si è svolto all’Interhotel Stadt Berlin un incontro tra i principali membri del gruppo Carlos: Ramirez-Sanchez, Ilich detto “Carlos” e Johannes Weinrich, detto “Steve” e una persona di nome Gerald Rideknight. Misure mirate di ispezione operativa hanno stabilito che si tratta di Muhammad Thaysir Qubaa, nato il 20.8.1938. Thaysir Qubaa è il rappresentante dell’FPLP nel Comitato Esecutivo dell’OLP. È presumibilmente il portavoce della politica estera del capo dell’FPLP George Habbash e responsabile per le operazioni esterne. Carlos e Thaysir si conoscono da molto tempo. La conoscenza tra loro è il risultato della loro permanenza insieme nel mondo arabo e dell’azione comune nel movimento di liberazione palestinese. […] Thaysir ha accettato di consegnare armi al gruppo Carlos. La fornitura dovrebbe riguardare un nuovo modello occidentale di pistole da 9 mm. Queste armi saranno consegnate al membro principale del gruppo Carlos e responsabile dello spazio arabo Abul Hakam. In questo contesto, Thaysir ha anche promesso di facilitare l’addestramento su queste armi per Carlos e membri del suo gruppo in Libano. Sono stati organizzati ulteriori incontri tra Carlos e Thaysir, ma i dettagli del luogo e della data non sono stati resi noti»].

[Informazione operativa STASI]

14 aprile 1980

«FPLP (Habbash) notifica che gli elementi moderati dell’organizzazione sono riusciti sino ad ora a bloccare ogni operazione a carattere intimidatorio nei confronti dell’Italia, voluta dai membri del Politburo, si trovano attualmente pressati e in seria difficoltà di fronte l’atteggiamento minaccioso degli elementi estremisti dell’FPLP. Inutile rivolgersi all’OLP perché “non sarebbe in grado di prevenire l’effettuazione di una operazione terroristica che sarebbe probabilmente affidata ad elementi estranei all’FPLP e coperti da una etichetta sconosciuta”.

A tale riguardo si ritiene significativa la recente presenza a Beirut negli ambienti dell’FPLP di Carlos e si ritiene possibile che l’eventuale operazione in Italia sia avocata dagli [agli] stessi “autonomi” e comunque da elementi non palestinesi e probabilmente europei allo scopo di non creare difficoltà all’azione politico diplomatica in corso da parte palestinese per il riconoscimento della OLP e per l’auspicato invito ad Arafat».

«Con nota aggiunta a mano al posto di recente presenza viene aggiunto “notizia secondo cui elementi del gruppo operativo ed estremista del FPLP avrebbero recentemente avuto contatti con il noto terrorista Carlos”».

22 aprile 1980 – [Thomas Kram è di nuovo in Italia e pernotta all’Hotel Mazzanti di Verona].

Thomas Kram

24 aprile 1980 – Il direttore della Seconda Divisione (R – Ricerca all’estero), colonnello Armando Sportelli, trasmette al direttore del Servizio, generale Giuseppe Santovito, appunto con oggetto “Minacce contro gli interessi italiani”, nel quale si dà conto dei contatti tra Maestro (leggi: colonnello Stefano Giovannone) e un rappresentante dell’FPLP:

«1. In allegato 1, Appunto concernente il risultato dell’ultimo contatto fra Maestro e il rappresentante del FPLP, durante il quale è stata:

  • Prorogata al 15 maggio la data limite di congelamento delle azioni contro gli interessi italiani.
  • Ottenuta l’assicurazione che nessun atto violento sarà compiuto contro l’Ambasciata d’Italia a Beirut o contro il suo personale, né prima né dopo il 15 maggio.
  • Meglio definita l’entità delle richieste del FPLP.

2. L’appunto può costituire risposta al fonogramma in allegato 2 e alla lettera in allegato 3 del CESIS, cui si fa riferimento nel foglio di trasmissione.

3. Agli allegati 4, 5, 6, 7 e 8 lettere per:

  • Presidente del Consiglio
  • Ministro della Difesa
  • Ministro di Grazia e Giustizia
  • Capo di Gabinetto del Presidente del Consiglio
  • Segretario Generale del CESIS

ai quali era stato inviato il precedente appunto (contropagina allegato 2).

4. Informata la 1a Divisione, anche in relazione alla segnalazione in allegato 9».

24 aprile 1980

Qui di seguito l’unito appunto con oggetto “minacce contro interessi italiani”, inviato al direttore del SISMI dal capo della Seconda Divisione:

  1. «Al fine di evitare che dopo il 15 aprile potessero essere poste in atto operazioni a carattere intimidatorio, è stato ripreso il contatto con l’elemento responsabile del FPLP. Questi, anche in relazione alle notizie (a carattere orientativo) che è stato possibile fornire in merito ai quesiti di cui ai primi tre alinea dell’appunto del 16 aprile u.s., ha reso noto le richieste definitive del Fronte:

a. Data del processo di appello.

Celebrare il processo di appello per la vicenda dei due Sam-7 in giugno-luglio anziché in settembre-ottobre come previsto. La dirigenza del FPLP si riserva, però, riesaminare l’argomento alla luce dei riflessi negativi – nell’attuale momento – determinati dalle asserite rivelazioni del brigatista Peci che, per il loro impatto sull’opinione pubblica, sul Parlamento e sul Governo, potrebbero rendere non conveniente l’anticipazione del processo. È possibile che il FPLP chieda in merito il parere degli avvocati difensori Maria Causarano ed Ernesto Zappacosta.

b. Esito del processo di appello.

Ottenere la riduzione a circa quattro anni della pena inflitta ai tre autonomi e l’assoluzione “per insufficienza di prove” di Abu Saleh Anzeh, considerato che l’appello presentato dagli avvocati difensori si basa su circostanze sicuramente attenuanti e su elementi che non sarebbero stati approfonditi o non erano disponibili durante il processo di gennaio. Ciò, nonostante la consapevolezza che gli appelli interposti mirino ad un’elevazione della pena (fino a diciotto anni) per il reato di “importazione di armi da guerra” dal quale, in prima istanza, gli imputati erano stati assolti per “insufficienza di prove”;

c. Rinvio a giudizio per “partecipazione a banda armata”.

Poiché, secondo il FPLP, il reato non sussiste – come dovrebbe risultare agli atti – adoprarsi affinché il relativo processo, di competenza della Magistrature di Roma, non abbia luogo.

d. Concessione di benefici.

Concedere ai condannati il beneficio, previsto della legge, di cui hanno fruito l’ex Ministro Tanassi e gli avvocati Lefebvre. In proposito, la dirigenza del FPLP ha preso atto del fatto che il beneficio può essere concesso solo se i detenuti sono in possesso di taluni requisiti, tra cui l’assenza di precedenti penali e la buona condotta in carcere per un certo periodo e che, pertanto – per il Pifano già condannato in precedenza – non potrà essere presa in considerazione la concessione del beneficio stesso.

e. Restituzione dei sistemi d’arma.

Convinto dell’improponibilità della richiesta di restituzione al FPLP dei SAM-7, l’interlocutore ha chiesto che, una volta concluso l’iter giudiziario, le due armi siano distrutte alla presenza di un rappresentante della difesa. Ha soggiunto che il Fronte si riserva di chiedere il risarcimento del prezzo pagato (60.000 dollari)».

2. «L’elemento contattato ha assicurato di aver ottenuto che sino al 15 maggio p.v. non verrà attuata alcuna azione contro gli interessi italiani ma che, improrogabilmente entro quella data, dovrà essere data, tramite il Servizio, una chiara risposta positiva o negativa da parte delle Autorità italiane. Per risposta positiva si intende l’impegno di dette Autorità a svolgere le azioni necessarie affinché:

  • Il processo di appello venga anticipato a giugno-luglio, a meno che non venga diversamente comunicato.
  • Il processo venga impostato in maniera imparziale e libera da pressioni o da rivelazioni strumentali, come quelle relative alla nave Sidon ed al marittimo Kaddoura, allo scopo di rendere possibile la riduzione della pena per i tre “autonomi” e l’assoluzione di Abu Saleh Anzeh.
  • Sia concesso il beneficio “Tanassi” ai detenuti che ne abbiano titolo.
  • Sia chiusa l’iniziativa della Procura di Roma per il rinvio a giudizio degli imputati per “partecipazione a banda armata”.
  • Vengano distrutti i due sistemi d’arma e sia corrisposto il loro controvalore.
  1. L’interlocutore ha infine dichiarato che, qualora la comunicazione da parte italiana, attesa entro il 15 maggio p.v., fosse negativa o non desse sufficiente affidamento circa l’accoglimento delle richieste avanzate, il FPLP riterrà definitivamente superata la fase del dialogo, passando all’attuazione di quelle iniziative già reiteratamente sollecitate dalla base e da una parte della dirigenza. Dette iniziative potranno svilupparsi sotto forma di operazioni a carattere intimidatorio o “di appoggio” alla organizzazione degli autonomi, nei cui confronti il Fronte si sente moralmente impegnato. L’interlocutore stesso ha, peraltro, soggiunto che la dirigenza del FPLP ha ultimamente deciso che “nessuna azione sarà comunque effettuata dal Fronte nei confronti dell’Ambasciata di Beirut, del Capo Missione e del personale tutto nonché della collettività e degli interessi italiani in Libano” né prima né dopo il 15 maggio».

26 aprile 1980 – Appunto SISMI con oggetto “FPLP – Progetto di rapimento del personale dell’Ambasciata italiana a Beirut”, indirizzato alla Prima Divisione.

«In merito a quanto comunicato con il foglio in riferimento, si trasmette l’unito appunto, precisando che il contenuto del para 2, è stato inserito nell’appunto n. 05/15 datato 24 apr.1980, trasmesso a codesta Divisione con foglio numero 05/757 in data 26 aprile 1980.

Nessuna comunicazione è stata fatta al MAE.

I due nominativi segnalati – Abu Sharif e Abu Ahmad Fuad – risultano appartenere a due componenti del Politburo del FPLP.

Di essi:

  • Il primo è noto quale responsabile dell’apparato militare.
  • Il secondo, quale responsabile delle pubbliche relazioni e dei rapporti con la stampa nonché quale direttore dell’organo di stampa Al Haddaf.

Nessuno dei due risulta aver ingerenza nel settore delle operazioni terroristiche. Si sottolinea, in particolare, che un alto componente della dirigenza del FPLP ha, di recente, decisamente smentito che “qualsiasi responsabile del Fronte stesso abbia fatto affermazioni, anche confidenziali, relative a presunte operazioni programmate in Beirut”.

Nell’occasione, l’autorevole interlocutore ha dichiarato che la dirigenza del FPLP è addivenuta nella determinazione di non effettuare, comunque, alcuna azione nei confronti dell’Ambasciata di Beirut, del Capo Missione e del personale tutto nonché della collettività degli interessi italiani in Libano, né prima né dopo la scadenza del 15 maggio p.v., ed anche se le richieste del Fronte non venissero soddisfatte per quella data. Ciò, “nel rispetto e per il riconoscimento di quanto fatto” da parte italiana “in Libano nell’interesse reciproco”».

12 maggio 1980

«Il 16 maggio scade l’ultimatum quale termine ultimo per la risposta da parte delle autorità italiane alla richiesta del Fronte. In caso di risposta negativa la maggioranza della dirigenza e la base dell’FPLP intende riprendere – dopo sette anni – la propria libertà di azione nei confronti dell’Italia, dei suoi cittadini e dei suoi interessi con operazioni che potrebbero coinvolgere anche innocenti. L’interlocutore ha lasciato capire che il ricorso all’azione violenta sarebbe la conseguenza di istigazione della Libia diventata principale sponsor dell’FPLP ha affermato che nessuna operazione avrà luogo prima della fine di maggio e probabilmente senza che vengano date specifiche comunicazioni».

12 maggio 1980 – Armando Sportelli, capo della Seconda Divisione, trasmette al direttore del SISMI, generale Giuseppe Santovito, appunto riservatissimo con oggettominacce contro interessi italiani”:

  • «In allegato 1, Appunto sui risultati dell’ultimo contatto del col. Giovannone col dott. Ramadan (FPLP).
  • «Si rappresenta che il col. Giovannone ha detto all’interlocutore che un’eventuale risposta positiva (definita poco probabile nell’attuale momento contingente) potrebbe essere invalidata da uno dei seguenti fattori sui quali non può influire la volontà di chi deciderà prima del 15 maggio:
  • «Mutamento di governo determinato dalle prossime elezioni o da altre cause.
  • «Nuovi gravi elementi che potrebbero emergere in sede di dibattimento a carico degli imputati.
  • «Mutamenti nei componenti della Corte giudicante e degli organi che dovranno esaminare l’applicazione eventuale del beneficio “Tanassi” e la richiesta distruzione dei Sam 7 corpo di reato.
  • «Avvenimenti di notevole portata negativa nel settore del terrorismo o nei rapporti tra Italia e palestinesi.

3. «Si propone di inviare l’Appunto, come il precedente (contropagina), a:

  • Presidente del Consiglio (Allegato 2).
  • Ministro della Difesa (Allegato 3).
  • Ministro di Grazia e Giustizia (Allegato 4).
  • Sottosegretario alla Presidenza Consiglio dei Ministri (Allegato 5).
  • Segretario Generale del CESIS (Allegato 6)».

13 maggio 1980

[Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti, dott. Anton Aldo Abrugiati nei motivi di appello chiede l’inasprimento delle pene per Abu Anzeh Saleh (e per gli altri quattro imputati, i tre autonomi e il macchinista della nave Sidon, latitante) con l’aggravante del reato di introduzione di armi da guerra in territorio italiano. In primo grado, il Tribunale di Chiesti, infatti, aveva assolto gli imputati «con la formula dubitativa attraverso una motivazione sommaria e generica, priva di ogni considerazione per i molteplici elementi acquisiti, univocamente concludenti per la sussistenza della piena responsabilità degli imputati»].

21 maggio 1980 – «Lettera del sottosegretario Mazzola: “L’Italia è disponibile a valutare la richiesta su Abu Anzeh Saleh, nessun impegno per Pifano e gli autonomi, disponibilità ad indennizzare i sistemi d’arma”».

27 giugno 1980

«H 10 habet informazioni tarda sera l’FPLP avrebbe deciso riprendere totale libertà di azione senza dare corso ulteriori contatti a seguito mancato accoglimento sollecito nuovo spostamento processo. Se il processo dovesse avere luogo e concludersi in senso sfavorevole mi attendo reazioni particolarmente gravi in quanto FPLP ritiene essere stato ingannato e non garantisco sicurezza personale ambasciata Beirut».

11 luglio 1980 – [L’11 luglio 1980, il direttore dell’UCIGOS, prefetto Gaspare De Francisci, trasmetteva una nota riservata in busta chiusa al direttore del SISDE, gen. Giulio Grassini, nella quale si comunicava che la condanna di Abu Anzeh Saleh aveva determinato reazioni assai negative nell’ambiente dell’FPLP e che non veniva escluso che la stessa organizzazione potesse tentare un’azione ritorsiva nei confronti dell’Italia, ovvero altra azione diretta in ogni modo alla liberazione del giordano:

«Per quanto di competenza, si comunica che fonte qualificata ha fatto conoscere che la condanna dell’arabo Abu Anzeh Saleh, ha determinato negative reazioni negli ambienti dell’FPLP e non viene escluso che, da parte della stessa organizzazione possa essere tentato, in qualche modo, una ritorsione nei confronti del nostro Paese ed intraprese azioni dirette anche a liberare il predetto straniero»].

12 luglio 1980

«Il segretario generale del CESIS scrive al Segretario Generale della Farnesina, criticando il comportamento dell’ambasciatore italiano a Beirut, Stefano D’Andrea, «il quale tende a limitare drasticamente l’autonomia del predetto Centro… Si prospetta, pertanto, l’opportunità di un tempestivo intervento inteso a chiarire il carattere del rapporto Ambasciata-Centro SISMI».

12 luglio 1980 – [Nota dell’UCIGOS, a firma “per il Capo della Polizia”, avente ad oggetto: “Porena Rita, fu Ugo e di Selmini Maria Luisa, nata a Roma il 21 maggio 1937, residente a Roma in […]”, indirizzata al direttore del SISMI, al direttore del SISDE e al Questore di Roma per gli opportuni accertamenti, con allegato appunto di una pagina sulla nominata in oggetto, datato “Bologna, marzo 1980”, stilato sulla base di informazioni rese da una fonte confidenziale. L’informatore riferiva che, tempo prima, si era appresa l’esistenza di una cittadina italiana che risiedeva a Beirut e che la cui permanenza aveva destato l’interesse (o la curiosità) a tal punto da sollecitare l’esigenza di scoprire le ragioni di quella permanenza. In una prima fase, la fonte appurò che quella donna si faceva chiamare Rita Poretti (e a questo nome aveva anche un passaporto), ma che aveva anche un altro passaporto intestato ad una cittadina greca. Alloggiava all’Albergo Mayfair. Ulteriori ricerche compiute in Italia avevano portato ad appurare che entrambi i nomi erano falsi, in quanto la vera identità della donna era Rita Porena, la quale aveva in Italia numerosi precedenti e taluni di notevole gravità, come ad esempio l’essere appartenuta alla formazione Settembre Nero. Si ricorderà che Settembre Nero rivendicò tra l’altro l’attentato alla raffineria SIOT (il deposito petrolifero di Trieste). Rita Porena veniva quindi indicata, in termini contraddittori, sia come agente che opera per uno dei servizi di sicurezza italiani, anche se la circostanza si deduceva più dalle omissioni che dalle conferme; tra l’altro, essa scriveva anche per Paese Sera e di ciò la fonte stava appurando i termini della quantità e qualità della collaborazione. Di converso, invece, il capo dell’FPLP aveva rivendicato pienamente l’appartenenza della Porena alla parte della causa arabo-palestinese e confermato, al tempo stesso, la sua appartenenza all’Ufficio dello stesso George Habbash, accusando di essere calunniatori coloro i quali avevano circolare le voci circa la poco limpida posizione della giornalista].

George Habbash

[L’appunto di cui sopra venne redatto, come detto, sulla base di informazioni rese all’UCIGOS da una fonte ben introdotta nel contesto mediorientale e di nazionalità estera: la stessa fonte confidenziale che, con ogni probabilità, riferiva dallo stesso luogo (Bologna), nello stesso periodo (marzo 1980) e allo stesso organismo (UCIGOS) in ordine al giordano di origini palestinesi Abu Anzeh Saleh. L’11 luglio del 1980, come riportato, il direttore dell’UCIGOS aveva trasmesso una riservata personale al direttore del SISDE, generale Giulio Grassini, con allegato un appunto ricavato sulla base delle informazioni rese dalla fonte di Bologna. La nota segnalava che la condanna di Saleh, implicato insieme ad altri con Pifano nella vicenda dei lanciamissili, aveva causato reazioni negative notevoli negli ambienti dell’FPLP di George Habbash, anche in ordine al fatto che era ritenuta sufficiente la lettera con la quale si assumeva la paternità di tutta la vicenda e della quale si parlerà più avanti in questo documento.

La fonte dell’UCIGOS, infine, faceva sapere che trapelava in quel momento (marzo 1980), da ambienti arabi, la preoccupazione che l’FPLP avrebbe tentato in qualche modo una ritorsione nei confronti dell’Italia se non anche un’azione per liberare Abu Anzeh Saleh. L’allarme dell’UCIGOS su possibili azioni di ritorsione giunge tre settimane prima dell’attentato alla stazione di Bologna].

14 luglio 1980

«L’FPLP comunica che ha sospeso le iniziative contro l’Italia sino alla metà settembre».

23 luglio 1980 – [L’ambasciatore d’Italia in Libano, Stefano D’Andrea, scrive al Segretario Generale del ministero degli Esteri, preannunciando il suo arrivo a Roma: «Ti lascio immaginare il mio stupore nel leggere quanto ti viene scritto dal CESIS circa la mia tendenza a limitare drasticamente l’autonomia del Centro SISMI… allorché vedo il capo del Centro forse cinque minuti al mese, quando, di passaggio a Beirut, viene a parlarmi del bello e del cattivo tempo»].

30 luglio 1980 – [Risposta del direttore del SISMI, gen. Giuseppe Santovito, al capo dell’UCIGOS, avente ad oggetto “Rita Porena”, nella quale si conferma gran parte delle informazioni riferite all’UCIGOS dalla fonte confidenziale, sottolineando, fra l’altro, che «negli ultimi tempi la Porena ha di molto diradato gli stretti rapporti avuti sino al 1977 con esponenti dell’FPLP e in quel periodo contattava, preferibilmente, il solo Bassam Abu Sharif, responsabile del settore stampa e pubbliche relazioni del Fronte popolare. Santovito, nel dire che la Porena non era agente del SISMI, aggiunge che la giornalista aveva però aderito a facilitare eventuali contatti, qualora non altrimenti ottenibili, tra un rappresentante del servizio segreto a Beirut ed esponenti di vertice dell’FPLP che potessero rivelarsi urgentemente necessari in relazione ad operazioni terroristiche dirette contro l’Italia. Si poneva, inoltre, in rilievo la necessità che il SISMI fosse sempre preventivamente interessato, al fine di evitare conseguenze dannose, quando si indaga su persone segnalate quali possibili agenti del Servizio stesso. Il direttore del SISMI puntualizza che nel caso in trattazione, colui che gestisce la fonte che ha fornito la segnalazione pervenuta in traduzione avrebbe dovuto evitare che la fonte stessa avesse chiesto ai responsabili dell’FPLP se avessero ritenuto la Porena sospettata di collaborare con i Servizi italiani. Per molto meno erano stati uccisi, nell’ultimo anno, quattro giornalisti due dei quali avevano avuto amichevoli rapporti nell’ambito dell’FPLP ed erano poi caduti in sospetto»].

1° agosto 1980 – [Nota a firma del direttore dell’UCIGOS, Gaspare De Francisci, indirizzata al direttore del SISMI, gen. Giuseppe Santovito, nella quale si sottolinea che «eventuali accertamenti o riscontri erano stati compiuti di iniziativa dalla fonte stessa prima di consegnare l’appunto in questione all’UCIGOS e che, appena venutone in possesso, l’UCIGOS lo aveva rimesso tempestivamente all’attenzione» del servizio segreto militare].

1° agosto 1980

Con treno 307 delle ore 12,08 legali odierne entrato in Italia, diretto a Milano, cittadino tedesco Kram Thomas Michael, nato il 18.7.1948 a Berlino et residente Bochum (Germania), Pilgrimstr n° 44. Munito carta d’identiità tedesca n° G7008331, rilasciata a Bochum il 25.3.1975. Predetto iscritto in Rubrica di Frontiera formula 5 et 6R est stato sottoposto a perquisizione personale sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno n° 201 delle 10,30 legali proveniente da Karlsrhue». Firmato: dirigente Ufficio Sicurezza Chiasso Frontiera, commissario capo di Polizia Emanuele Marotta].

1° agosto 1980 – [Thomas Kram arriva a Bologna e prende alloggio presso l’Albergo Centrale in via della Zecca, 2].

2 agosto 1980 – [Il commissario capo Emanuele Marotta, dirigente dell’Ufficio Sicurezza della Polizia di Frontiera a Chiasso, trasmette all’UCIGOS a Roma rapporto con allegati su ingresso in Italia di Thomas Kram, iscritto in Rubrica di Frontiera, «sospetto appartenere organizzazione terroristica Revoluzionaere Zellen»].

2 agosto 1980

[Un ordigno esplode nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna].

2 agosto 1980, stazione di Bologna

5 agosto 1980

[Tre giorni dopo l’attentato a Bologna, Thomas Kram, il terrorista tedesco delle Cellule rivoluzionarie (Revolutionäre Zellen – RZ) legato al gruppo Carlos, arriva a Berlino Est. Poche ore dopo, da Budapest arriva anche Johannes Weinrich (alias Steve), il numero due di Separat, per incontrarsi con Magdalena Kopp (Lilly) e lo stesso Carlos. La presenza di Kram a Berlino Est demolisce l’alibi posticcio da lui fornito a un quotidiano italiano in una intervista pubblicata il 1° agosto 2007 nella quale l’esperto di esplosivi tedesco legato a Weinrich e Carlos aveva dichiarava di essere partito la mattina del 2 agosto da Bologna per recarsi a Firenze e di essere rimasto nel capoluogo toscano 4-5 giorni prima di fare ritorno in Germania.

Dall’esame della documentazione del BStU si scopre che tre giorni dopo la strage di Bologna, nel settore Est di Berlino si tenne un vero e proprio vertice del gruppo Separat. Molto probabilmente fu proprio durante questo summit (che sarebbe andato avanti per giorni) che venne esaminata l’operazione compiuta in Italia e in particolare a Bologna e sulla base della quale venne poi redatto quel rapporto dettagliato dell’ORI (Organizzazione dei rivoluzionari internazionalisti) di cui ha più volte parlato Carlos, ad oggi mai rinvenuto].

10 agosto 1980 – [La STASI registra l’uscita di Thomas Kram e Johannes Weinrich dalla DDR la mattina di quel giorno: il primo torna nella Repubblica Federale di Germania, il secondo esce dal confine con la Cecoslovacchia].

11 maggio 1981 – [L’avvocato Edmondo Zappacosta chiede alla Corte d’Appello de L’Aquila la scarcerazione del suo assistito per decorrenza dei termini di custodia preventiva].

25 maggio 1981 – [Il procuratore generale de L’Aquila, dott. Vincenzo Basile, esprime parere contrario all’istanza].

27 maggio 1981 – [La Corte d’Appello de L’Aquila rigetta l’istanza].

15 giugno 1981

«La Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto il 29 maggio u.s. la richiesta di scarcerazione del giordano Abu Anzeh Saleh per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, presentata dall’avvocato difensore Edmondo Zappacosta».

«Dalla preoccupata reazione avuta dall’esponente del FPLP in contatto con il rappresentante del SISMI a Beirut, all’atto della comunicazione di quanto precede, si ha motivo di ritenere che il Fronte interpreti tale decisione come dimostrazione definitiva dell’atteggiamento pregiudizievolmente negativo assunto dalle autorità italiane sulla vicenda e possa riprendere la sua piena libertà di azione».

«In sostanza, non si dovrebbe fare più affidamento sulla sospensione delle operazioni terroristiche in Italia e contro interessi e cittadini italiani, decisa dal FPLP nel 1973, e si potrebbe conseguentemente ipotizzare una situazione di pericolo a breve scadenza, anche in coincidenza del processo d’appello il cui inizio è previsto per il 17 giugno p.v.

«In proposito, fonte fiduciaria palestinese estranea al FPLP ha riferito di aver appreso che sarebbero state predisposte, da elementi non individuati, due operazioni da condurre in alternativa contro obiettivi italiani, e precisamente:

Il dirottamento di un aereo DC 10 dell’Alitalia, probabilmente sulla rotta dell’Estremo Oriente o dell’Australia con cattura dei passeggeri e dell’equipaggio.

L’occupazione di un’Ambasciata italiana in un Paese del Centro o Sud America, con cattura dei funzionari e degli impiegati di nazionalità italiana».

«Non si può escludere che la notizia sia stata diffusa allo scopo di coprire i reali obiettivi e luoghi dell’eventuale operazione».

«Circa la salvaguardia degli interessi italiani da operazioni terroristiche da parte di gruppi palestinesi o affiliati, si è avuta conferma dell’atteggiamento responsabile dell’OLP, atteggiamento che appare avvalorato, in teoria, dal recente inserimento di rappresentanti del FPLP nell’esecutivo dell’OLP stessa».

«Non si può peraltro escludere che il Fronte, la cui dirigenza è attualmente controllata da esponenti filo-libici, possa fornire all’OLP le assicurazioni impegnative che gli saranno eventualmente richieste, ma faccia ugualmente effettuare le azioni minacciate, utilizzando elementi estranei che potrebbero usare, nella circostanza, una “etichetta” non qualificante».

«La ripresa di operazioni contro l’Italia potrebbe anche essere inquadrata nella lotta tra elementi OLP ed anti-OLP, legati alla Libia, di cui forse il recente assassinio del rappresentante palestinese presso la CEE [il SISMI si riferisce a Naïm Khader, ucciso in un agguato a Bruxelles il 1° giugno 1981, nda] potrebbe costituire un episodio».

22 giugno 1981 – [L’avv. Edmondo Zappacosta rivolge alla Suprema Corte di Cassazione istanza di scarcerazione dell’imputato Abu Anzeh Saleh per gli stessi motivi].

31 luglio 1981 – [La Procura Generale presso la Suprema Corte esprime parere favorevole all’istanza formulata dalla difesa di Saleh].

8 agosto 1981 – [La Corte di Cassazione accoglie l’istanza dell’avv. Zappacosta, rinviando gli atti alla Corte d’Appello de L’Aquila].

14 agosto 1981 – [La Corte d’Appello de L’Aquila, accogliendo i motivi di legittimità della Suprema Corte, ordina la scarcerazione di Saleh il quale viene rimesso in libertà in pari data con l’obbligo della firma presso la Questura di Bologna].

10 settembre 1981

[Il giudice istruttore Aldo Gentile dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Bologna trasmette ai colleghi della Corte d’Appello de L’Aquila richiesta di autorizzazione in favore di Abu Anzeh Saleh per assentarsi da Bologna e andare a Roma «per fini di giustizia» dal 15 al 20 settembre 1981, nell’ambito dell’inchiesta sulla strage alla stazione ferroviaria di Bologna].

18 gennaio 1982

[Il processo di appello per il traffico dei missili di Ortona si conclude con una riduzione di pena da 7 a 5 anni di reclusione per detenzione e trasporto di armi da guerra nei confronti di Abu Anzeh Saleh, dei tre autonomi Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner, Luciano Nieri e di Nabil Kaddoura, il macchinista siriano della nave Sidon, latitante. La Corte d’Appello de L’Aquila assolve con formula ampia tutti gli imputati dall’accusa di introduzione di armi da guerra in territorio nazionale (così come richiesto dall’FPLP). Agli imputati viene, inoltre, inflitta una multa di 550mila lire ciascuno. La Corte d’Appello, presieduta dal dott. Mario Transi, si è trattenuta in camera di consiglio tre ore, dalle 14 alle 17. Dall’Unità di martedì 19 gennaio 1982: «Numerosi autonomi romani erano presenti in aula al momento del verdetto»].

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Una risposta a 1

  1. Una che con voi non centra un cazzo Rispondi

    02/08/2020 alle 09:12

    Eccezionale Ghiggio. 😉

    Poi… che in Italia si viva (ancora anzi peggio) di totale : ‘facciamo la guerra coi soldatini’ tra bambinoni mai cresciuti e pleonasticamente indottrinati
    ed inoltre in totale assenza di giustizia effettiva, quanto quasi sempre collusa o comunque corrotta
    ormai lo vede qualsiasi persona che fa lavorare bene i suoi dentriti ed assoni (ovvero la minoranza).

    baci

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