Il Vescovo, i barbari e le antiche mura del Castello
Ipotesi e scoperte nel nuovo libro di Giovanni Tadolini

30/7/2020 – Sul misterioso, ma anche misconosciuto Castello del Vescovo di Reggio Emilia, lo studioso Giovanni Tadolini ritorna con altra ricerca, “I bastioni contro i barbari” per convalidare ipotesi già espresse nei due precedenti trattati: “il Castello del Vescovo” del 2016 e “le mura” del 2019. E’ questo il quindicesimo libro su temi di storia locale scritto da Giovanni Tadolini, già noto imprenditore reggiano. Alla magnifica età di 98 anni, l’autore ha già in cantiere un altro saggio, che vedrà la luce nei prossimi mesi.

Giovanni Tadolini

Il Castello del Vescovo era la fortificazione, oggi scomparsa, costruita nel centro cittadino, dopo che, nell’anno 899 gli Ungari, eredi degli Unni, invasero il paese, uccisero il Vescovo Azzo II e distrussero la città. L’Imperatore del Sacro Romano Impero, Lodovico III concesse al successore Pietro “di fortificare la sua chiesa pel giro di sua potestà come meglio gli piaccia” per difendersi dai predoni (31 ottobre 900).

Questa ricerca riparte dagli scavi dell’Ingegner Siliprandi compiuti nel 1935 in via Vittorio Veneto che riportarono alla luce alcuni tratti di fondamentaL siliprandi ritenne che appartenessero al bastione di angolo nord est della fortificazione.

La copertina del libro di Giovanni Tadolini

L’indagine è preceduta da un approfondito esame della storiografia longobarda precedente la costruzione del Castello, con un’ampia descrizione del loro insediamento, la “Faramannia”, nella parte più alta della città, già abitata dai Romani.

Era costituita da una zona fortificata, con probabile inserimento delle possenti strutture difensive rinvenute negli scavi in zona banca Credem , per difendere il loro centro religioso, la chiesa di S. Michele, oggi ingresso del Vescovado su via Vittorio Veneto. Nel complesso sarebbe stata formata da una cerchia percorrente le attuali vicolo Trivelli con la torre dei Sessi, via Carducci, via Toschi, Via Roma, via Sessi.

Recenti studi sosterrebbero la costruzione del Castello del Vescovo su questi ruderi o solo sulle sue fondamenta.

Della fortificazione longobarda rimane la torre dei Sessi, mentre incerta è l’attribuzione dei ruderi in zona Credem.

Della fortificazione vescovile sono tuttora riconosciuti un tratto di muro della torre dell’Orologio, tratti interrati in Piazza del Duomo e, ancora come ipotesi ragionevole, le fondamenta messe in luce dagli scavi del Siliprandi.

(Nella foto: in nero l’ipotesi di tracciato delle mura del Vescovo sullamappa Banzoli del 1729)

Questa nuova ricerca, con il reperimento di alcuni reperti archeologici rinvenuti nella zona degli scavi operati dal Siliprandi ed immagini di cartografi medievali, attribuirebbe attendibilità all’esistenza del bastione ed alla torre, presunta nell’angolo nord-est.

La tecnica del disegno, poi, avrebbe offerto, in una preziosa xilografia di autore anonimo della fine quattrocento, l’immagine di un bastione, fino ad ora solo supposta, che il Tadolini presenta come anticipazione, nell’intestazione del libro.

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