CCFS 3.0
Tabula rasa al consorzio finanziario coop: fuori Luca Bosi , nuovo presidente Stefano Dall’Ara

Un Ccfs rinnovato, sotto il segno di Alleanza 3.0 e delle grandi cooperative di consumo e di servizi. Meno reggiano e più “nazionale”, dove da oggi in poi comandano i soci più solidi e solvibili, che saranno chiamati anche a mettere nuove risorse e a consolidare i depositi.

E’ il quadro della più importante struttura finanziaria interna del mondo Legacoop scaturito dall’assemblea dei soci che oggi ha simobolicamente tirato la saracinesca su un periodo orribile, contrassegnato anche dalla fuga dei depositanti causa crisi, approvando un “solido” Piano Strategico triennale e e con una svolta netta, una vera tabula rasa rispetto alla gestione precedente. Nuovo presidente è Stefano Dall’Ara direttore Partecipate di Alleanza 3.0, che sostituisce Luca Bosi , presentatosi dimissionario con l’intero cda . Il nuovo vicepresidente è Andrea Lazzeretti, direttore amministrazione e finanza di Novacoop. L’assemblea ha inoltre ratificato la nomina di Pierluigi Martelli ad amministratore delegato, subentrato il 26 giugno a Federico Regard.

Stefano Dall’Ara

ABBIAMO UN PROBLEMA: SICREA E LE FATTURE ALLA ANTONIO BOSI E C. SAS

La giubilazione di Bosi, al quale peraltro si deve una ristrutturazione interna che ha comportanto una consistente riduzione del personale, era annunciata da tempo, in particolare dopo la liquidazione di Sicrea, il gruppo delle costruzioni a partecipazione cooperativa guidato dallo stesso Bosi per otto anni, dalla fondazione della società ai tempi del crac Cmr Reggiolo, sino alle dimissioni rassegnate il 28 gennaio. In effetti, la permanenza di Bosi al vertice del Ccfs sarebbe stata imbarazzante dopo che il commissario liquidatore di Sicrea Alfredo Medici ha chiesto e ottenuto in maggio il concordato “in bianco” dal tribunale di Reggio. Imbarazzante alla luce anche delle notizie circolate in queste settimane, relative fra l’altro a centinaia di importi per lavori fatturati alle società di Sicrea Group (Sicrea, Siteco e Sirem) dall’impresa Itic di Bosi Antonio e C. sas di Luzzara. Centinaia di fatture emesse dalla Itic e pagate dalle società Sicrea tra il 2016 e il 2018 per un importo totale di circa 2 milioni di euro.

UN PIANO TRIENNALE PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA COOPERATIVA

Dunque, questa mattina l’Assemblea annuale del CCFS (Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo) di Reggio Emilia ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2019 e ha preso in esame il nuovo Piano Strategico 2020-2022, approvato dal Consiglio di Amministrazione del 3 giugno scorso. “Il documento focalizza la mission del Consorzio sull’intermediazione creditizia verso i soci, per dare sostegno e impulso alla cooperazione -si legge in una nota diffusa oggi dal Ccfs – Un ruolo quindi centrale e ancora più significativo, in un momento di così grande difficoltà per l’economia e il tessuto sociale italiano, causata anche dall’emergenza Covid 19″.

Andrea Lazzeretti

“La capacità di seguire progetti cooperativi di crescita verso soci solidi e solvibili, con strategie di sviluppo efficaci, è al centro del Piano del Consorzio di essere strumento finanziario nazionale, in grado di sostenere le imprese anche nell’auspicata fase di rilancio.

Gli oltre 900 soci potranno quindi contare sul CCFS ed utilizzare i servizi e le opportunità messe a disposizione dal Consorzio, per affrontare le sfide che la cooperazione avrà davanti nei prossimi anni”.

Il Nuovo Piano Strategico “poggia su presupposti importanti come il consolidamento dei depositi sociali e un ulteriore sostegno finanziario da parte dei soci principali: l’indicatore di una forte fiducia da parte della base sociale e della volontà di assecondare lo sviluppo del CCFS, per farne un erogatore di servizi sempre più efficaci e innovativi”.

Pierluigi Martelli

La nota conferma che “il Consiglio di Amministrazione guidato da Luca Bosi, che ha affrontato questa difficile transizione e la costruzione del piano approvato oggi, ha ritenuto opportuno presentarsi dimissionario all’Assemblea, per consentire alla base sociale di eleggere una nuova governace che rappresenti e rispecchi appieno i soci più impegnati, da oggi in avanti, nel gestione del CCFS su mandato delle più importanti imprese cooperative nazionali. L’assemblea ha quindi nominato un nuovo Consiglio di Amministrazione che ha a sua volta eletto il nuovo presidente Stefano Dall’Ara (direttore Partecipate di Coop Alleanza 3.0) e il vicepresidente Andrea Lazzeretti (direttore Amministrazione e Finanza di Novacoop), confermando Pierluigi Martelli, subentrato il 26 giugno a Federico Regard, nel ruolo di amministratore delegato”.

Luca Bosi e Stefano Dall’Ara

IL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Nel nuovo organismo siedono inoltre come consiglieri Massimo Bertini (Cfo di Cir Reggio Emilia), Raul Cavalieri (direttore generale Coopselios Reggio Emilia), Italo Corsale (Dg CNS Bologna), Ruggiero Di Gennarno (Dg Gasman Coop Napoli), Enrico Fiori (direttore Finanza Sacmi Imola), Fausto Fontanesi (direttore Finanza Coop Alleanza 3.0), Simone Gamberini (direttore generale Coopfond), Silvia Grandi (presidente Copma Ferrara), Marco Pirani (presidente Progeo Reggio Emilia), Liborio Rosafio (direttore amministrativo Coop Italia), Vittorio Zambella (direttore amministrativo Conad Centro Nord) e Paolo Zanoni (direttore Finanza Camst).

L’Assemblea “ha espresso un forte ringraziamento agli amministratori uscenti, in primis al presidente Bosi, per il lavoro di questo anno complesso ed ha formulato i migliori auguri di buon lavoro ai nuovi amministratori appena insediati”.

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7 risposte a CCFS 3.0
Tabula rasa al consorzio finanziario coop: fuori Luca Bosi , nuovo presidente Stefano Dall’Ara

  1. La Verità Rispondi

    09/07/2020 alle 16:02

    FINALMENTE BOSI OUT DA TUTTO!
    ,,,Ed ora, cari amici del mondo cooperativo dovete fare un ultimo sforzo: dovete togliergli il giochino Borea…
    Inoltre da adesso dovete fare giustizia per tutti i denari che costui ha sciupato di cittadini attraverso le società del gruppo sicrea e non solo.
    Finalmente su Reggioreport è comparsa la notizia relativa alla posizione della società ITIC della famiglia di Bosi unico fornitore del gruppo sicrea a NON avere insoluti! Ora si deve indagare approfonditamente su:
    SIRAV e suo Direttore Bresciano;
    SICREA DAKAR e suo presidente nonchè fatture da lui emesse a fronte di una quasi inesistente attività negli ultimi 4-5 anni (circa 1 milione di euro);
    Si indaghi sulla attrezzatura di tutte le coop fallite confluite nella new-co sicrea dal 2012 ad oggi, vendute nel 2018 ad un fantomatico stocchista per pochi soldi (iscritti a bilancio).
    Inoltre un appunto al mondo cooperativo va fatto in modo fermo, deciso ed incazzato: ci sono voluti 4 anni per capire che sarebbe stato un disastro e questi 4 anni hanno distrutto un mondo oltre che un gruppo di aziende; tante persone avevano denunciato nelle apposite stanze dei bottoni ed alle persone “alte” di legacoop ciò che Bosi ed il suo staff stavano combinando e, per intervenire, si è dovuti inciampare in conti rossi abnormi. Si pensi solo che il montante del disastro Bosicrea avrebbe restituito i risparmi a tutti i soci delle ex cooperative fallite dal 2012 e forse sarebbe avanzato pure qualche spicciolo; le aziende socie del gruppo inoltre non avrebbero dovuto patire forti perdite di bilancio causate da questo pazzesco crac economico-finanziario-sociale.
    Adesso è il tempo di gioire per la fine professionale (speriamo non momentanea) di un filosofo eretto a golden boy della cooperazione, ma da domani occorre fare giustizia agendo con una decisa azione di responsabilità contro Bosi ed i suoi discepoli…

  2. roberto torelli Rispondi

    10/07/2020 alle 10:40

    FATEMI CAPIRE????

    questo qui (Bosi) ha sempre sbandierato che percepiva uno stipendio di poche migliaia di euro denunciando lo sperpero dei precedenti DIRIGENTI delle coop fallite (coop7 e Unieco es.) e poi si faceva pagare milioni di euro su una società di famiglia????

    • La Verità Rispondi

      10/07/2020 alle 17:51

      certo Roberto tutto vero!

  3. camillo dalla tomba Rispondi

    10/07/2020 alle 17:28

    E’ Bosi l’unico colpevole ? Com’è possibile ringraziarlo del suo operato” per il lavoro di quest’anno complesso” quando il CCFS ed altre affiliate, artigiani e lavoratori, certamente perderanno somme significative per il default di Sicrea?
    Cooperazione non essere una Chiesa che nasconde tutto in sacrestia. Apri le porte ed ognuno paghi il suo prezzo. Basta con le lobby dei soliti.
    Dai finalmente un esempio di trasparenza, ripulendo la casa con una scopa di acciaio , se necessario, e premia e fa avanzare i migliori. Solo così potrai riemergere.

  4. Il Grillo Parlante Rispondi

    11/07/2020 alle 12:37

    E’ apprezzabile l’attenzione che ReggioReport presta al tema Sicrea-Bosi, ma credo che avrà poco seguito in quanto la quasi totalità dell’informazione reggiana non ha interesse a insistere su queste vicende per varie ragioni, tipo editori, raccolta pubblicitaria, relazioni personali, e così via …
    Resta in evidenza il danno prodotto in questi ultimi anni da gestioni irresponsabili delle crisi di alcune cooperative, gestioni avvallate e sostenute da Legacoop , dove troppi attori non hanno interesse ad approfondire.
    In primis i vari compagni di merenda del sig. Bosi, ora tutti catapultati, senza particolari meriti, ad alti incarichi o al vertice di importanti istituzioni provinciali e regionali.
    Sarebbe anche interessante capire perché Reggio Emilia, storicamente la provincia più cooperativa d’Italia è stata massacrata da fallimenti dove di fatto la produzione e lavoro è scomparsa … e se ciò era evitabile …
    Forse servirebbe un nuovo “chi sa…parli!!”, ma non si vedono in giro novelli emuli di Otello Montanari e quindi la ricerca di verità, azioni, o soluzioni è inevitabilmente irta di ostacoli.
    Ci sarebbero poi tante domande da porsi in questa collana degli orrori firmata Legacoop-Bosi, ma per evitare esposizioni personali o professionali purtroppo prevale il silenzio.
    Speriamo che venga il tempo che essere persone trasparenti e per bene sia un merito o, meglio ancora, la normalità e ……..non una colpa da punire …

  5. Cesare Rispondi

    11/07/2020 alle 15:49

    Caro Camillo, almeno a Reggio e provincia le scope d’acciaio, per certa cultura, non sono mai esistite. In caso contrario le avrebbero già usate per i plurimilionari crac di Orion, CMR, Encor Correggio, Coopsette, Unieco e, ultima, Tecton, che hanno lasciato soci cooperatori, cittadini e fornitori (ed i loro dipendenti) con gravi danni economici. Se si voleva usare la scopa, perchè si riteneva che i crac erano dati dalla incapacità manageriale dei dirigenti (che NON usano soldi loro, cosa molto importante), ci sarebbero state, come vedi, diverse occasioni. Non c’è scandalo nel “fallire”, fa parte del gioco economico-finanziario, ma nel nostro territorio se ne sono approfittati, e senza vergogna. Evidentemente è stato ritenuto che i fallimenti fossero stati generati da perturbazioni atmosferiche, malocchi, incroci astrali ecc ecc quindi, nessuna colpa ma, viste le grandi capacità manageriali, avanti al galoppo su altri lidi. Un uccellino dice che il prode bosi abbia già uno scranno dorato (lega o ccc cambia poco) per cui loro vincono e gli altri (cooperatori, cittadini, fornitori, dipendenti) perdono. Questa è buona politica? Rispetta i valori cooperativi di Rochdale? Rispetta la dignità e le necessita dei più deboli ai quali la sinistra dice di guardare e difendere? Forse una riflessione profonda, in certe stanze, farebbe bene.

  6. camillo dalla tomba Rispondi

    12/07/2020 alle 11:26

    Caro Cesare,
    più che riflessione occorrerebbe azione. E ciò potrà avvenire solamente se gli stessi soci cooperatori si ribelleranno. Ma, influenzati a volte da qualche interesse personale, dal buonismo tipico del nostro territorio, dall’appartenenza partitica, non hanno mai avuto il coraggio di ribellarsi. Sto pensando alla p.l. dove diversi soci sono o erano lavoratori nella stessa cooperativa, che vedevano la pessima conduzione, ma che si lasciavano “infinocchiare ” da c.d dirigenti della Legacoop e da altre influenze politico-partitiche, senza capire che il prezzo purtroppo l’avrebbero pagato loro e che il potere di cambiare era loro con lo strumento assembleare. Quando cercavano di intervenire era troppo tardi.Ci son state delle gestioni tragiche di personaggi che andrebbero messi alla berlina( in realtà premiati), distruggendo patrimoni immensi: penso al CCPL per esempio.

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