Appello Aemilia, chiesti 25 e 17 anni
per Blasco ed Eugenio Sergio
“A Reggio Emilia un unico marcio manto criminale”

10/7/2020 – Appello del processo Aemilia: richieste di condanna più basse per Gaetano Blasco e Eugenio Sergio, due fra gli imputati di maggior spicco nel processo contro la rete ndrangetista, governata dal clan Grande Aracri, che ha dominato per almeno vent’anni nel reggiano. Nel corso dell’udienza di ieri, nell’aula bunker del carcere della Dozza a Bologna, il sostituto procuratore generale Luciana Cicerchia ha chiesto per Gaetano Blasco di riformulare la pena in 25 anni e 6 mesi di reclusione per continuazione delle sentenze.

Nel primo grado di Reggio Emilia, Blasco era stato condannato a 21 anni col rito ordinario e 17 anni e 4 mesi nell’abbreviato (totale 38 anni e 4 mesi) per concorso in associazione mafiosa e altri 19 reati.

Gaetano Blasco

Per Eugenio Sergio – che è parente di Maria Sergio, dirigente al comune di Modena e prima ancora a Reggio, moglie del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi – la richiesta dell’accusa è di 17 anni e 6 mesi sempre per la continuazione delle sentenze, rispetto alle condanne in primo grado a complessivi 23 anni (nove nell’ordinario e 14 nel rito abbreviato).

Nella sua arringa, il difensore Giuseppe Migale Ranieri ha sostenuto “l’assoluta inattendibilità del collaboratori di giustizia”, a proposito delle loro dichiarazioni sull’appartenenza di Eugenio Sergio all’associazione mafiosa.

Nel dicembre 2017, nel corso del primo grado del processo Aemilia, il pentito Salvatore Muto rivelò fra l’altro che durante una cena con più persone Eugenio Sergio chiede al boss Lamanna voti per il marito della cugina. Dichiarazioni che tuttavia non furono considerate consistenti dalla Procura e dal collegio giudicante, in quanto, disse il presidente Caruso, “non vi è traccia di queste cose”.

La pervasività del sistema ndranghetistico è stata riconfermata dal sostituto procuratore generale Walter Giovannini, nell’udienza d’appello del 21 maggio. “C’era del marcio in provincia di Reggio Emilia ha detto Giovanninbi – E quel marcio, grazie all’impoenten indagine della Dda, è emerso come manto criminale unico, ampio, strutturato e pervasivo sul territorio”.

L’aula bunker nel carcere di Bologna
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Una risposta a 1

  1. Cloaca Rispondi

    10/07/2020 alle 12:05

    Chissà quanti continuano a truffare e delinquere senza essere mai passati dal Tribunale!

    Manto escrementizio. Era meglio il ‘rudo’ di una volta…

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