Strage Covid alla Casa S. Giuseppe di Montecchio: cinque indagati
e 18 salme da riesumare, anche quella di mons. Gibertini

23/6/2020 – La Procura di Reggio Emilia ha disposto la riesumazione di 18 salme di anziani, morti a causa del Coronavirus, per eseguire l’autopsia. I decessi sono avvenuti nella casa di carità San Giuseppe di Montecchio Emilia, uno dei luoghi più colpiti del reggiano: la San Giuseppe comprende anche la Casa del clero che ospita i sacerdoti molto anziani o non autosufficienti della Diocesi di Reggio-Guastalla.

Il pm Piera Giannusa avrebbe iscritto 5 persone nel registro degli indagati per le ipotesi di omicidio colposo e delitto colposo contro la salute pubblica.

La Casa della carità San Giuseppe di Montecchio


Tra gli indagati figura anche il parroco di Montecchio, don Angelo Orlandini, responsabile della struttura e presidente della Fondazione Casa della carità San Giuseppe. La magistratura vuole accertare se vi siano state responsabilità e negligenze collegabili con l’epidemia scatenatasi all’interno della struttura.

Gli altri sottoposti a indagini sono Fabrizio Bolondi, direttore della Fondazione, la dirigente Beatrice Golinelli, Andrea Muzzioli, responsabile del servizio di prevenzione e di protezione, e il medico Paolo Formentini.

Tra le salme da riesumare anche quella del vescovo emerito di Reggio Emilia, monsignor Giovanni Gibertini spirato nella notte del 3 aprile scorso all’età di 98 anni.

Il vescovo emerito Giovanni Gibertini

E’ appena il caso di ricordare come sia stato Reggio Report a rivelare, con un articolo del 30 marzo, la strage in corso alla casa San Giuseppe di Montecchio, con la cifra di quindici decessi nel solo mese di marzo e sei operatori contagiati. Sino a quel momento nessuna notizia ufficiale era trapelata, nemmeno dalle autorità sanitarie. si può immaginare che a mettere in moto la magistratura siano stati gli esposti delle famiglie di anziani ospiti morti a causa del Covid.

LA FONDAZIONE CASA DELLA CARITA’: PIENA COLLABORAZIONE ALLE INDAGINI, SIAMO CERTI DI AVER AGITO CORRETTAMENTE

La Fondazione Casa della Carità San Giuseppe, presieduta da don Orlandini, ha ha diffuso un comunbicato nel quale dichiara di confidare “pienamente nel lavoro degli inquirenti, ai quali assicuriamo la piena collaborazione alle indagini già manifestata in occasione di un’ispezione avvenuta qualche settimana fa all’interno della nostra struttura.

Per parte nostra si legge ancora nella nota – siamo certi di aver agito correttamente e in modo esclusivo e senza riserve per il bene dei nostri ospiti in una situazione di estrema difficoltà, grazie alle competenze e ai sentimenti di prossimità che tutti i nostri operatori hanno espresso senza riserve.

Sebbene questo non lenisca alcuna delle sofferenze che anche noi abbiamo vissuto e continuiamo a vivere pensando a quanti sono scomparsi e alle loro famiglie, ci auguriamo che al più presto venga fatta luce sugli eventi oggetto di indagine, restituendo serenità professionale ai nostri operatori e offrendo verità a tutti, a partire dalle famiglie dei nostri ospiti, a proposito dell’assistenza prestata ai loro cari in un’emergenza che, siamo certi, non ha mai fatto venir meno l’adeguatezza del servizio e la dimensione di cura della persona che ispira la nostra Fondazione”.

DELMONTE (LEGA): NOI CHIEDEVAMO CHIAREZZA, E IL SINDACO CI ACCUSAVA DI STRUMENTALIZZAZIONE. ORA LA MAGISTRATURA VADA SINO IN FONDO

“I nostri sospetti erano più che fondati, ora la magistratura vada fino in fondo per dare una risposta alla richiesta di verità e chiarezza sul caso delle morti nella Casa della Carità San Giuseppe di Montecchio”. Così il consigliere regionale della Lega Gabriele Delmonte sull’ indagine aperta dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia per fare luce sulle cause della morte di 18 ospiti della struttura, convenzionata con il Comune.

Gabriele Delmonte

“Questa indagine + anche una risposta al sindaco di Montecchio, Fausto Torelli, che aveva lanciato pesanti accuse di strumentalizzazione nei confronti della nostra richiesta di chiarezza. Siamo al fianco delle famiglie dei defunti nella loro triste ricerca della verità e del personale della struttura costretto a condizioni di lavoro difficili”.
In aprime Delmonte aveva presentato un’interpellanza in Regione sulla struttura di Montecchio (87 posti di cui 60 non autosufficienti), dopo una visita di dirigenti e geriatri dell’Asl che aveva evidenziato una situazione di difficoltà tra turni massacranti degli operatori e rischi di focolai.

Al sindaco Torelli e all’assessore alle politiche sociali il consigliere regionale della Lega aveva duramente contestato di non aver comunicato in modo trasparente la situazione e avanzato la richiesta della convocazione della Commissione Salute e Politiche sociali. Anche il report del Servizio sanitario regionale aggiornato all’11 maggio scorso assegnava a Montecchio, dopo Reggio Emilia, il primato del centro più colpito dalla pandemia di Coronavirus con 217 casi e 46 vittime.

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