“Noi ragazzi angosciati dal peccato impuro,
e nemmeno un bacio tra fidanzati:
perchè don Margini non può essere santo”
Un insegnante racconta la sua esperienza nella comunità di S. Ilario

25/6/2020 – Con una solenne celebrazione nella casa della Familiaris Consortio a Borzano di Albinea, e con il contestuale insediamento del Tribunale diocesano, il vescovo di Reggio-Guastalla Massimo Camisasca ha aperto domenica il processo di canonizzazione di don Pietro Margini. Tuttavia, accanto alle attese di tanti sacerdoti e laici legati all’esperienza di fede ed educativa della comunità di famiglie, non mancano le voci critiche o decisamente contrarie alla beatificazione del fondatore della Familiaris Consortio da parte di persone uscite da quell’esperienza comunitaria eformativa, anche in modo traumatico. Dopo la lettera dell’avvocato Roberta dall’Argine, oggi pubblichiamo la testimonianza di Andrea Chesi, insegnante di lettere al liceo Dall’Aglio di Castelnovo Monti.

LETTERA DI ANDREA CHESI*

“Ho conosciuto bene don Pietro. I primi esercizi spirituali li ho fatti nel 1980, a quindici anni. Partecipavo da “esterno”, perché non ero della comunità di S. Ilario, ma i miei genitori avevano insistito perché andassi, sperando che tornassi da quell’esperienza – io, adolescente frastornato e confuso – trasformato e consapevole, saldo nel cammino della fede.

Negli anni che seguirono la scommessa sembrava vinta su tutti i fronti, almeno credo.

Da quel momento infatti – e per parecchi anni – la mia vita prese una direzione diversa, da tiepido frequentatore di catechismo e messa domenicale divenni un cristiano fervoroso, e a diciassette anni andavo a messa tutti i giorni, e tutti i giorni recitavo il rosario, le lodi, la compieta, e dedicavo sempre quaranta minuti, circa, all’immancabile “meditazione”. Il messaggio di don Pietro, le sue parole, quel suo straordinario e incredibile carisma tutto potevano fuorché lasciare indifferenti o inerti, a maggior ragione ragazzini alle soglie della vita, soprattutto se particolarmente sensibili.

Al mio fervore, al mio atteggiamento serio e compunto, tuttavia, faceva da contraltare un’interiorità turbata, un’angoscia che pensavo di riuscire a lenire con la direzione spirituale, con la confessione (mi recavo a S. Ilario regolarmente per questo motivo, a incontrare don Pietro) ma che in realtà cresceva in proporzione ai miei sforzi.

Don Pietro Margini

NELLA CATECHESI DI DON PIETRO LA QUESTIONE DELLA PUREZZA ERA ASSOLUTAMENTE CENTRALE

La questione della “purezza”, nella catechesi di don Pietro, era assolutamente centrale. Chiunque abbia conosciuto bene quella realtà non potrebbe onestamente negarlo. Ma era centrale in un modo ossessivo e inquietante. Nel messaggio che don Pietro rivolgeva agli adolescenti – ma anche a ragazzini più piccoli, tramite i catechisti – il peccato mortale più insidioso era l’impurità, la masturbazione, che veniva citata talvolta direttamente, altre volte con arcaici eufemismi, come “vizio solitario”. Non soltanto la masturbazione, tuttavia, costituiva una colpa grave – tale, cioè, da privare della grazia di Dio – ma anche i peccati di pensiero, quelli consapevolmente accettati, e ogni peccato mortale doveva essere confessato in numero e specie, badando bene di non nasconderne, per vergogna, nemmeno uno, il che avrebbe invalidato tutte le successive confessioni. Perché, ovviamente, alla questione dell’impurità era strettamente connesso il discorso sull’inferno. Ricordo, agli esercizi spirituali, la voce roca e bassa e quelle parole tese, taglienti come una lama: “perché non a me… tutti i giorni possono capitare delle disgrazie, incidenti stradali, malattie, e se non mi sono confessato…”, se poi si era commessa la pazzia di comunicarsi in stato di peccato, fosse anche un peccato antico, taciuto per paura (esempi di questo tipo venivano fatti frequentemente) il peccato mortale si trasformava in sacrilegio, una colpa vomitevole e infernale, e bisognava pregare perché non ci accadesse mai di incorrere in quella tremenda disgrazia.

DI TUTTO PER EVITARE LE OCCASIONI DI PECCATO: PISCINA VIETATA, VIETATISSIME LE FESTE DA BALLO

Ovviamente bisognava fare di tutto per evitare le occasioni di peccato, e quando si cerca di tendere alla perfezione (si parlava proprio di cammino di perfezione) non sono ammesse deroghe, compromessi e mezze misure. Attenzione a come ci si veste, quindi, soprattutto le ragazze, per non dare scandalo, niente braghe corte o ascelle visibili (ma anche i maschi devono evitare di mostrarsi in canottiera), per non parlare del divieto alla piscina (che veniva presentato come un suggerimento, ma diventava in tutto e per tutto un imperativo categorico) e del mare che veniva comunque sconsigliato. Per gli sportivi – e le sportive – la doccia è meglio farla in mutande per non creare turbamento. Inutile dire poi delle feste da ballo (vietatissime) dei discorsi poco castigati da evitare assolutamente, di “certi libri” e di “certi film”.

BACIARSI SULLA BOCCA TRA FIDANZATI ERA ASSOLUTAMENTE PROIBITO

Una cosa curiosa e per certi aspetti secondaria, ma comunque significativa, era anche la totale omissione del bacio fra gli sposi ai matrimoni. Ho partecipato infatti a diverse feste di nozze presso la comunità di S. Ilario, e non ho mai udito nessuno gridare: “Bacio!”. Del resto baciarsi sulla bocca, tra fidanzati, era assolutamente proibito, così come fortemente sconsigliato era salire in macchina da soli. Tra fidanzati ci si dava la mano.

E HO IMPIEGATO ANNI PER METABOLIZZARE IL TERRORE DELL’INFERNO

Ho impiegato anni a metabolizzare il terrore dell’inferno, direi che razionalmente me ne sono sbarazzato, ma emotivamente fa ancora capolino in un angolo della mia testa, e non credo di poter riuscire mai più a liberarmene. Scrupoli, disturbi nervosi, ossessioni e sensi di colpa mi hanno accompagnato per lunghissimo tempo, e ancora oggi, a volte, mi sento come in bilico. Qualcuno potrà dire che si è trattata di una libera scelta, che nessun medico mi ha ordinato di intraprendere quel percorso e che io stesso, anche da adulto, per molto tempo ho continuato su quella strada. Non bisogna dimenticare, però, che tutto è cominciato quando avevo da poco compiuto quindici anni, e si sa come i messaggi particolarmente esclusivi, drastici e incisivi possano agire sull’animo di un soggetto in formazione.

La teologia di Don Pietro – straordinariamente carismatico ma certamente non un intellettuale – era un capolavoro di semplificazione ma al tempo stesso di efficacia, e sapeva come raccontare e rendere, a seconda dei casi, divertenti o drammatici gli aneddoti e gli esempi con cui spesso condiva i suoi discorsi. Al ragazzo che protestasse il suo attivismo un po’ frenetico in mille attività di volontariato, era bene rispondere: “figlio di Dio, pensa prima alla salvezza della tua anima…” ; a quello che, a proposito, ad esempio, di una festa da ballo, sosteneva l’innocenza della cosa, si rispondeva: “non è secondo te, ma secondo Dio!”

CONSEGNARE LA PROPRIA VOLONTA’ A UN SOGGETTO ALTRO

Insomma, io credo che in quel contesto si fosse indotti a consegnare se stessi, ma soprattutto la propria volontà, ad un soggetto altro, che da quel momento decideva delle nostre scelte e della nostra vita, in nome di una verità indiscutibile – non credo sempre coincidente con quella del Vangelo – che in molti casi finiva per bloccare un processo di maturazione e – assai spesso – un approccio spontaneo nei rapporti umani (il braccio posato sulle spalle di un’amica poteva essere una tentazione).

In ultimo, non si può non citare quel senso di superiorità, quasi di elezione, che investiva molti di coloro che intraprendevano quel cammino. L’integrità del messaggio cristiano era quella e solo quella, scendere a patti con altre realtà significava compromettere quella saldezza, quella perfezione.

LA FISSAZIONE ESCLUSIVA SUL SESTO COMANDAMENTO E LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO

Non credo perciò che don Pietro, nonostante la grandissima fede, possa essere considerato un santo, anche alla luce di queste parole di Papa Francesco, rivolte ai confratelli gesuiti durante un recente viaggio in Mozambico:

Una delle dimensioni del clericalismo è la fissazione morale esclusiva sul sesto comandamento, quello contro gli atti impuri… ci si concentra sul sesso e poi non si dà peso all’ingiustizia sociale, alla calunnia, ai pettegolezzi, alle menzogne. Il clericalismo, ha continuato il Papa, è “una vera perversione nella Chiesa, pretende che il pastore stia sempre davanti, stabilisce una rotta, e punisce con la scomunica chi si allontana dal gregge. Insomma: è proprio l’opposto di quello che ha fatto Gesù”.

*insegnante al liceo Dall’Aglio di Castelnovo Monti

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31 risposte a “Noi ragazzi angosciati dal peccato impuro,
e nemmeno un bacio tra fidanzati:
perchè don Margini non può essere santo”
Un insegnante racconta la sua esperienza nella comunità di S. Ilario

  1. carlo baldi Rispondi

    25/06/2020 alle 09:48

    E’ drammatico. Dobbiamo ringraziare questo insegnante liceale, come in precedenza l’avvocato, con la propria testimonianza coraggiosa abbia scoperto chiaramente la realtà di questa istituzione. Mi rammarica che il Vescovo Camisasca non intervenga pubblicamente. Da queste lettere si capisce come occorra sorvegliare le “sette” e le scuole private che ” formano ” i giovani per quanto una educazione sbagliata possa danneggiare per sempre una generazione .

    • Mario Negri Rispondi

      29/06/2020 alle 11:47

      Tranquillo, i servizi della Valdenza non lasceranno impuniti simili abominii

  2. Genni Rispondi

    25/06/2020 alle 13:29

    Ottimo pezzo sig.Chesi condivido in tutto e per tutto quello che ha scritto e considerando che la conosco personalmente, posso dire in assoluta sincerita’ una delle persone piu vere,oneste,sincere che abbia mai conosciuto, d’altronde a prescindere dal proprio credo,fede o non fede, il vietare ed il proibire non’hanno mai portato benefici… la storia insegna… se non imposte… e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti nel quotidiano.
    Un abbraccio Chicco

    Genni

  3. ex-santilariese Rispondi

    25/06/2020 alle 19:10

    Il bello (o brutto) è che per quelli di Familiaris Consortio quello che viene descritto sono testimonianze di sicura santità…

  4. Alessandro Davoli Rispondi

    26/06/2020 alle 10:28

    Mi lascia sempre senza parole la fragilità delle menti e dei cuori di queste persone. Farsi plagiare in questo modo è sicuro segno di immaturità patologica. Certo il sacerdote ha portato ad essere nevrotico un insegnamento morale estremizzato. Sarà che, dopo le scuole medie in un collegio dei Padri Salesiani, ho avuto al liceo un sacerdote insegnante di religione, un marcantonio di uomo, che predicava l’astensione da qualunque tipo di contatto tra gli innamorati, prima del matrimonio. Molto severo e zelante nel proibire ogni “esperienza” tra ragazzi e ragazze, anche un semplice bacio. Poi, improvvisamente, il vescovo di Reggio lo caccio’ dalla parrocchia perché … aveva un’amante, una bella donna, per di più sposata ! … E per completare lo scandalo che esplose in parrocchia, (non ne scrivo il nome per ovvi motivi), il giorno del commiato del sacerdote dai fedeli, la sua amica, in chiesa, presa da una crisi nervosa, urlando frasi sconnesse, si spogliò sino a restare completamente nuda davanti all’altare … dovettero intervenire i carabinieri per trascinarla fuori e rivestirla.
    Il parroco fu spedito in Africa … noi, suoi studenti, non ne abbiamo saputo più nulla … nessuno dei miei compagni di classe, ragazzi e ragazze, ne rimase traumatizzato … io continuai ad amoreggiare con la mia bella vicina di banco e così tutti gli altri, anche quelli particolarmente osservanti …
    saluti.
    Alessandro Davoli

    • Mario Negri Rispondi

      28/06/2020 alle 22:06

      A me, invece, lascia costernato e senza parole la triste condizione di chi, a tempo debito, non ha avuto la capacità di discernere il proprio cammino e di affrancarsi da un’esperienza che evidentemente non gli/le ha dato buoni frutti e oggi, a distanza di decenni, ancora non ha metabolizzato la propria esperienza personale negativa e non sa ancora fare altro che, in modo tristemente adolescenziale, continuare a dare colpe, rigorosamente ad altri, scegliendo tra l’altro un palcoscenico alquanto improprio come questo e dando così libero sfogo alle pietose e patetiche esternazioni di chi non sa nemmeno che esistono il codice di diritto canonico e le sue regole.

    • Francesco Cavalca Rispondi

      30/06/2020 alle 18:33

      Spesso il famigliaris consozio è inculcato fin dentro la famiglia e un ragazzino di 15 anni, non aveva scelta, è ovvio che venisse facilmente influenzato. tradire il movimento era tradire i propri amici e parenti. Ancora oggi chi esce dal movimento è sovente privato del saluto dei vecchi compagni.

  5. Avv. Roberta Dall’Argine Rispondi

    26/06/2020 alle 14:04

    Un valoroso abbraccio al Dott. Andrea Chesi cui va tutta la mia stima e la mia solidarietà. Per quelli che dicono che non siamo stati abbasta forti le mie congratulazioni. Forse saremo stati deboli – a me piace più dire sensibili – e se così è dovremmo avere almeno un po’ di rispetto. Oppure il silenzio.

    • Mario Negri Rispondi

      28/06/2020 alle 14:58

      Cioè, in altri termini: “O siete d’accordo con me o statevene zitti”. Avvocato, mi consenta: il Marchese del grillo, con il suo “io so’ io e voi nun siete un cazzo”, francamente la surclassa

  6. Stile Patrizia Rispondi

    26/06/2020 alle 19:37

    Invece io sono dell’ idea che la.salvaguardia della purezza nei giovani sia assolutamente fondamentale.
    I santi, come ad esempio.San Pio da Pietrelcina e altri che hanno scritto sul Purgatorio e sull’ Inferno sono stati molto chiari! Gli atti impuri sono pexxato grave e , se non confessati, privano il soggetto della grazia…. il che significa che in caso di morte ( senza confessione) non ci si salva.
    L’ importanza fondamentale di questa norma inserita nei 10 comandamenti e’ comprovata dalla rivelazione fatta dalla Madonna a Fatima che, a proposito di una xugina di lucia, certa Amelia, morta a 18 anni per aver avuto un rapporto al di fuori del Matrimonio, soffriva in Purgatorio fino alla fine del mondo.
    Con la legge di Dio c’ e’ poco da scherzare e da sottovalutare: lo stesso Gesu’ afferma che l’ uomo non si puo’ salvare se non per una grazia speciale( cfr la porta stretta)
    Bravo e coraggioso e santo il sacerdote si cui trattasi.
    E nessuna ossessione in merito: ci si sposa e all’ interno del Matrimonio si puo’ unirsi al proprio sposo/a e attuare il miracolo degli Atti sponsali.

    • ex-santilariese Rispondi

      27/06/2020 alle 08:59

      La dimostrazione pratica degli effetti degli insegnamenti di don Margini…

  7. Franca Rispondi

    26/06/2020 alle 22:23

    Quante persone sensibili ha rovinato per sempre intere generazioni,specialmente negli anni 60-70 puntando solo sul 6 comandamento .Solo sensi di colpa più dimenticati .

  8. Davino Rispondi

    26/06/2020 alle 22:33

    Se si rispetta il VI° comandamento ci si avvivina alla redenzione,a Gesù e alla volontà di dio. Altrimenti facciamo il cammino alla rovescia di satana sicuramente cercando gioia e felicità che a lungo andare diventano illusioni. Si sa che le illusioni sono arti usate dal nostro nemico per un cammino di dannazione.

  9. Giovani Rispondi

    27/06/2020 alle 08:07

    Non esprimo assolutamente nessuno giudizio perché al di là delle opinioni umane o giudizi umani c’è la morale di Dio che è incancellabile ed eterna, cioè non si lascia condizionare dal pensiero del mondo o della moda. Cito solo questa frase:la santità è gioerie di essere figli di Dio nella propria miseria umana. Se viviamo i 10 comandanti la nostra anima può solo godere della grazia di Dio, i comandamenti ci portano a vivere le beatitudini della gioia e della speranza. Buona giornata a tutti.

    • giulio Rispondi

      27/06/2020 alle 09:19

      Non facciamo come le famose tre scimmie:non parlo, non vedo,non ascolto perchè non voglio nè parlare, nè vedere, nè ascoltare.

  10. giuseppa Rispondi

    27/06/2020 alle 08:59

    Povra me.Meno male che non è stato citato Dante e Virgilio. Quindi una piccola fuga a 18 anni fuori dal matrimonio, a volte anche non voluta, comporta la pena eterna !!! A, dimenticavo, fatto salvo la confessione ad un prete, casomai del tipo di quello citati dal sig.Davoli. Per fortuna che la confessione è stata istituita da qualche Concilio e noi siamo nati dopo, perchè quelli nati prima sicuramente hanno riempito il girone del Purgatorio essendo condannati in eterno !

  11. giuseppa 2 Rispondi

    27/06/2020 alle 09:17

    Cara Patrizia e per tutti quelli di altre religioni( non cattolici , cioè la maggioranza nel mondo ) e che hanno fatti una fuga a 18 anni è assicurato l’inferno in esterno, mancando l’istituto della confessione ? Per favore apri gli occhi o meglio, il cervello.

  12. Diotima Rispondi

    27/06/2020 alle 10:12

    ‘W la figa, domani si vedrà’.

    Cit. Stefano Enea Virgilio Raspini.

    In certi casi Raspo è doveroso.
    Nel senso: di Raspo ce ne fossero.

  13. Mario Negri Rispondi

    28/06/2020 alle 12:39

    Leggo alcune timide repliche sul piano dottrinale alle critiche che vengono esposte. Credo francamente che ribattere con la dottrina a chi la infanga senza conoscerne nemmeno l’abc, sia un atto di violenza nei confronti di questi poveri mangiapreti da cortile. L’unica risposta onesta e rispettosa della loro condizione umana penso possa essere: “mo andee a pister l’aqua al galeini, masa ed sandroun!”

    • Pierluigi Rispondi

      29/06/2020 alle 08:36

      Mario Negri, non c’è peggior sordo di hi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere. Ma almeno, ciechi e sordi hanno rispetto per le dolorose esperienze e e le angosce degli altri.

      • Mario Negri Rispondi

        29/06/2020 alle 12:31

        Ah, perché secondo lei le dolorose esperienze vengono sanate mettendole in piazza su un sito internet locale a distanza di decenni e, ma guarda un po’ che caso, giusto in concomitanza con l’apertura di un processo canonico? Seconda domanda: la sofferenza di queste due persone, che tanto le sta a cuore e in ordine alla quale lei mi accusa di cecità e sordità, crede venga lenita da chi cita aforismi quali “viva la figa”? Terza domanda: preso atto che due persone non hanno evidentemente trovato nell’esperienza del movimento fondato da don margini le risposte alle proprie domande esistenziali, il fatto che centinaia di persone abbiano invece fatto il percorso opposto non rileva proprio niente? Non le pare, più che cieco e sordo, stupido e arrogante prendere in blocco le vite di centinaia di persone e irriderle come fossero incapaci di intendere e di volere? Ergo, gentile signore, la morale su ciechi e sordi gliela restituisco perché ne faccia un uso più consono: i miei problemi oculistici e otorinolaringoiatrici non li vengo certo a trattare in questo ambito e lo stesso credo che avrebbero dovuto fare l’Avvocato e il Professore, che avrebbero fatto meglio a segnalare questi fatti al tribunale ecclesiastico, anziché ai fedeli del Rampini di turno-

        • Pierluigi Rispondi

          29/06/2020 alle 13:08

          Vede, signor Negri, non è in discussione il suo diritto di criticare e contestare anche duramente, anche con la bava alla bocca come fa Lei, chi racconta la propria esperienza e per questo esprime contrarietà alla canonizzazione di don Pietro Margini. Ciò che fa paura è il Suo disprezzo davvero poco cristiano verso chi condivide pubblicamente le proprie esperienze di fede e di comunità (questo vedo che le dà proprio noia). Fa paura e fa riflettere: le sue stesse parole sono una conferma lampante del settarismo annidato a Sant’Ilario e non solo. In quanto al tribunale ecclesiastico, lei cosa ne sa? Comunque la lettera dell’avvocato Dall’Argine è del febbraio 2019, e a quanto pare in oltre un anno non ha ricevuto alcuna risposta dal Vescovo. Se Lei pensava di difendere la causa di don Margini, sappia che gli sta rendendo un pessimo servizio.

          • Mario Negri

            29/06/2020 alle 14:29

            Io ho espresso valutazioni: 1) su ciò che due persone hanno scritto su questo sito. Viste le accuse gratuite che mi sono state mosse, vale la pena precisare che ho totale rispetto delle loro vicende personali e delle loro sofferenze, pur ritenendo completamente improprie e in parte scorrette nei modi le loro esternazioni. A differenza di quanto fate lei e altri lettori, io so distinguere persone e situazioni: mentre rispetto sempre le prime (al massimo e con ironia arrivo in certi casi a definire qualcuno “sandroun”), parimenti mi permetto di giudicare le seconde; 2) su alcuni commenti, che vanno dal risibile all’ignobile, che da queste esternazioni sono derivati. Nessun altro obiettivo è legittimamente desumibile da quanto ho finora scritto. Se avessi elementi per supportare la causa canonica in oggetto e mi interessasse farlo, mi rivolgerei al tribunale ecclesiastico.

  14. Avv. ROBERTA DALL’ARGINE Rispondi

    29/06/2020 alle 13:18

    Su una cosa sarà d’accordo con me spero Sig. Negri. Io sono sempre per cercare un punto di incontro. Ho un gran bel cane. Lo ammetta!

    • Mario Negri Rispondi

      29/06/2020 alle 14:04

      touché: lo ammetto. E pure molto volentieri

  15. Chesi Andrea Rispondi

    29/06/2020 alle 23:15

    Molto umilmente, mi permetto qualche precisazione. Al netto degli errori dottrinali di molti, fra coloro che sono intervenuti (una palese confusione, ad esempio, tra inferno e purgatorio ed altre grossolane approssimazioni, sulle quali non credo sia il caso di soffermarsi) so benissimo che quando si decide di pubblicare una lettera ci si espone alla possibilità di essere criticati e attaccati (oppure apprezzati, va da sé) e – ci mancherebbe – questo è il bello della democrazia e della libertà di opinione. Per questo non ho alcun problema ad essere definito “patologicamente immaturo”, o quant’altro. Chissà, può darsi sia stato davvero così. Ma il mio obiettivo era soprattutto quello di lasciar parlare i fatti. Mi sono astenuto il più possibile dalle interpretazioni e ho raccontato esclusivamente quello che ho visto e udito. Vorrei però rassicurare il sig. Negri su un punto. La mia lettera è stata scritta in con concomitanza con l’avvio del processo di canonizzazione di Don Margini in maniera del tutto intenzionale. Altrimenti non l’avrei fatto. (La stessa testimonianza è stata inviata prima alla Curia, da cui non ho ancora ricevuto risposta). Se don Margini verrà canonizzato, l’influenza del Movimento (positiva o negativa che sia) nel mondo ecclesiastico reggiano crescerà in modo esponenziale. Dal momento che io la giudico negativa, spero non mi si voglia negare la possibilità di scriverlo e di tentare – con una piccola operazione di verità – che questo non accada. Tutto qui. La decisione di raccontare la mia esperienza e il disagio vissuto a distanza di tanti anni (mi sono sentito un po’ assimilato alle ragazze del me too, che però, diversamente da me, possono sperare in un lucroso risarcimento) nasce così, e se sia stato un problema di immaturità o di sensibilità borderline lo giudicheranno i lettori . Perché mettere in piazza queste cose?, perché spesso le decisioni vengono influenzate dall’opinione pubblica, e se l’opinione pubblica non sa, non può nemmeno esprimersi obiettivamente.

    • ex-santilariese Rispondi

      30/06/2020 alle 10:47

      “se l’opinione pubblica non sa, non può nemmeno esprimersi obiettivamente”
      +1

      • rinaldo Rispondi

        30/06/2020 alle 19:25

        che significa “+1” ??

  16. Deanna Montruccoli Rispondi

    01/07/2020 alle 13:06

    Mi presento affinchè il mio pensiero in merito alla comunità “Familiaris Consortio” e nello specifico alla canonizzazione di Don Pietro Margini non venga frainteso.
    Sono Deanna e almeno per l’età, più che matura. Credente in Gesù, praticante e cresciuta in ambiti parrocchiali, mio malgrado animata da uno spirito critico anche rispetto alla istituzione ecclesiastica. Ma non sono certo una “mangiapreti da cortile”, anzi apprezzo e rispetto le persone che fanno scelte di fede così impegnative.
    Non ho conosciuto Don Piero Margini, né direttamente il Movimento che da lui prende origine. Nel dibattito sulla presenza della Familiaris Consortio nella chiesa reggiana, sento da tempo, voci in favore e molte altre di critica.
    Laddove era ed è anche oggi la presenza di sacerdoti facenti parte del Movimento, si riscontra una partecipazione apprezzabile dei fedeli specie giovani alle pratiche religiose, ma al contempo spesso si sono create situazioni di fratture e divisioni all’interno delle parrocchie. Penso che questo sia molto grave e non evangelico…Non si dovrebbe cercare ciò che unisce?
    Inoltre siamo a conoscenza di testimonianze concrete che impongono una riflessione: Persone al tempo ragazzi adolescenti, alla ricerca di una guida nel cammino di crescita cristiana, si sono avvicinati al Movimento affidandosi alla guida spirituale di don Margini uscendone poi profondamente feriti e subendo un danno psicologico esistenziale, anzichè ricevere aiuto e incoraggiamento.
    Non dubito della fede e del carisma del formatore, la sua modalità di fare catechesi avrà sortito effetti positivi su molti, ma evidentemente non su tutti. L’integralismo e la tensione ossessiva alla perfezione non sono proponibili in massa! Per giovani che prendono gli insegnamenti sul serio e non con superficialità, possono diventare gabbie che precludono un sereno e pieno sviluppo della persona nella sua unicità e nel diritto alla libertà.
    Lo abbiamo sperimentato in tanti, troppi, il timore della sessualità e del peccato impuro, del castigo eterno, infusi da una religiosità fuorviante, anche senza arrivare agli esercizi spirituali di don Margini. Non si tratta di abbracciare mode libertine o contrarie alla morale. Non mi risulta che il messaggio di Gesù sia incentrato sull’ aspetto della sessualità, quanto piuttosto sul comandamento dell’amore per i fratelli che si traduce in azioni concrete di carità, rispetto, condivisione, perdono.
    Conosco personalmente il prof. Andrea Chesi che ha tutta la mia stima. Approvo la sua scelta di informare sulla verità della sua esperienza dandoci l’opportunità di una riflessione sui fatti e sulle scelte che “chi sta in alto” riterrà di fare.
    Infine, riguardo alle beatificazioni in generale e in particolare a quella di Don Margini, si rafforzano in me una convinzione e una domanda.
    Dio solo è Santo e da venerare, noi uomini siamo soggetti all’errore e bisognosi di misericordia. Perché questa necessità di fare salire tanta gente agli onori degli altari?
    E poi chi sta dentro e chi fuori? Ad esempio un don Lorenzo Milani dove lo vogliamo mettere? Tanto per dire…
    Non sarebbe meno rischioso lasciare fare solo al nostro Signore?
    Non saremmo comunque impediti dal tenere presenti gli esempi luminosi di persone incontrate nella nostra vita e da testimoni di virtù evangeliche proposti dalla Chiesa, da noi individuati come modelli /guide.
    Chiedo scusa sono incapace di sintesi.
    Deanna Montruccoli

  17. rinaldo Rispondi

    01/07/2020 alle 16:27

    mi sembrano sagge riflessioni, Deanna.

  18. Lella Rispondi

    04/07/2020 alle 23:20

    Ha poi superato le inibizioni e il blocco sessuale che invalidava la sua animalita’ a letto?

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