No alla chiusura
Comer di Cavriago, via agli scioperi: manifestazione davanti ai cancelli

10/6/2020 – Una partecipazione “mai vista” al primo sciopero indetto alla Comer di Cavriago controla decisione del gruppo della famiglia Storchi di chiudere lo stabilimento e “deportare” 150 lavoratori nella sede centrale di Reggiolo. Al presidio della mattina – annunciano i sindacati dei metalmeccanici più di cento lavoratori hanno manifestato davanti ai cancelli dell’azienda, mantenendo il distanziamento previsto dalle norme anti-Covid e indossando la mascherina. Nelle assemblee di ieri, i dipendenti hanno deciso ben quaranta ore di tsciopero, senza escludere ulteriori inasprimenti della lotta. I vertici di Comer Industries, intanto, hanno convocato i sindacati per il 16 giugno.

Tutte le aziende del territorio oggi hanno una situazione non facile, la crisi innescata dal Covid nel mondo sta creando moltissima incertezza sul futuro prossimo, molte imprese metalmeccaniche locali ci stanno dicendo che nell’ultimo quadrimestre molto probabilmente si vereficherà un significativo calo del fatturato – affermano Simone Vecchi e Jacopo Scialla, segretari generali della Fiom Cgil e della Uilm Uil di Reggio – ma nessuna azienda locale, nemmeno quelle controllate da multinazionali, sta affrontando la contingenza con un peggioramento cosi pesante delle condizioni di vita dei dipendenti”.

Il presidio davanti all’azienda, in primo piano il segretario Fiom Simone Vecchi

Sciopero e la manifestazione sono proseguiti anche nel pomeriggio, pur sotto la pioggia battente, “mutandosi in un’assemblea permanente dove i lavoratori hanno espresso le loro preoccupazioni per il futuro, ma anche la loro determinazione a non rinunciare allo stabilimento di Corte Tegge”.

Dalla Val D’Enza a Reggiolo è più di un’ora di macchina all’andata e altrettanto al ritorno, chi di noi ha figli o una famiglia avrà la vita impossibile e presto si troverà costretto a dimettersi”, così alcuni lavoratori che hanno preso parola durante l’assemblea nel piazzale.

E altri lavoratori: “Vogliamo essere considerate persone, con una vita ed una famiglia, non solo fattori produttivi utili solo per fare profitti”.

Le persone che lavorano qui sono deluse dalla proprietà – hanno affermato amareggiati i tre delegati sindacali – perché è chiaro a tutti che sconvolgendo la vita ai dipendenti li si porterà, prima o poi, a cercarsi un’ alternativa e a dimettersi. L’azienda ci sta dicendo che non ci vuole”.

Per Fiom e Uilm “resta incomprensibile ed inaccettabile che un’azienda che solo negli ultimi due anni ha distribuito quasi 20milioni di euro di utili agli azionisti oggi chieda questo tipo di sacrificio ai dipendenti. “O l’azienda sta affrontando una crisi finanziaria profonda di cui non si è a conoscenza, oppure questa cosiddetta ottimizzazione non è altro che una riorganizzazione che punta a mantenere alto il livello dei profitti facendone pagare il costo ai lavoratori” – hanno aggiunto Scialla e Vecchi.

Le aziende chiedono sacrifici ai lavoratori quando sono in crisi, non quando sono sane, e questa azienda a nostra conoscenza è sana, per questo ci aspettiamo un ripensamento rispetto alle posizioni prese finora” ha auspicato in conclusione Enrico Folloni della Fiom. I sindacati, intanto sono stati convocati dalla sindaca di Cavriago, Bedogni: l’incontro è fissato per sabato mattina.

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