Mutazione genetica di Reggio, miserie e nobiltà della sinistra
Vincenzo Bertolini si racconta dopo i mesi del Covid

INTERVISTA DI PIERLUIGI GHIGGINI

13/6/2020Bertolini, come ha passato questi mesi in cui tutti siamo rimasti isolati per la pandemia Covid-19?


Vincenzo Bertolini – ultimo segretario provinciale del Pci reggiano, storico esponente dell’ala riformista e anima critica della sinistra reggiana – si rabbuia e si commuove. Non riesce a trattenere le lacrime al pensiero del rischio corso, e al ricordo dei tanti conoscenti scomparsi a causa del retrovirus. Però è un momento, Bertolini si riscuote e sorride: “Sì, alla fine mi sono detto: prendiamola alla leggera”.

Vincenzo Bertolini


Ci racconti di questa sua maledetta primavera…
La prima parte è stata straziante. Sono stato male, e gli incubi mi perseguitavano: a un certo punto ho creduto davvero di essere arrivato alla fine. Ho passato giorni e notti terribili. Ho persino sognato una voce che diceva: “Questa non è una pandemia, è un’erodiade”. Proprio così: un’erodiade!. Erode che si era reincarnato in un pipistrello, diceva quella voce, per vendicarsi questa volta non sui bambini, ma sugli anziani, le persone della terza età. Davvero, in certi giorni ho pensato di essere arrivato alla fine.
E poi?
Poi mi sono ripreso. Una mattina mi sono detto: Oè, Vincè, prendiamola alla leggera sennò la vita ti schianta. E ho ricominciato a vivere, con tanta voglia di fare che per fortuna mi è rimasta addosso. Ho persino ripreso a vestirmi elegante, proprio per assaporare il ritorno alla vita. Per ora, si va avanti così.
Ha visto che anche Sicrea, la società erede dei cantieri delle grandi cooperative fallite, ha tirato le cuoia? Lei, che conosce bene la cooperazione reggiana, cosa ne pensa? Anche Sicrea è morta a causa del Covid?
Ma no. Di Sicrea so poco, so che è stata l’ultima invenzione del mondo cooperativo per cercare di porre riparo al disastro epocale di alcune grandi coop edili, peraltro crollate da tempo sotto i colpi dei vari Donato Fontanesi e altri,  per non tacere di Casoli già presidente Unieco e di Rebuzzi, ex presidente della Reggiolo, che ora fa lo scrittore di gialli.


Ora però nella cooperazione comanda un’altra generazione…

 Infatti vedo che come commissario liquidatore di Sicrea hanno messo un certo Medici: sa, dove arriva lui c’e sempre scritta la parola fine. L’ho conosciuto giovane funzionario del Ds già espertissimo in traffici di preferenze e di bigliettini. Andò a Roma nel giro dei curatori delle finanze del Ds. Se lo levarono di torno, ma non so perchè.

Il dato che ha cambiato la storia economica e politica di Reggio è proprio la fine della cooperazione industriale e delle sue colonne industriali: dalla Reggiolo a Orion a Coopsette sino a Cormo e Unieco. Perchè aziende prosperate con dirigenti magari poco istruiti, però saggi, carichi di esperienza e di buon senso, sono crollate con manager bocconiani e dirigenti ben introdotti nel giro della politica e della finanza ? Dove va cercata, secondo lei, la genesi del disastro?

Guardi, la compagnia manageriale di queste cooperative si e comportata in modo a dir poco equivoco. E sa perché? I presidenti hanno omesso di dire come stavano veramente le cose, si consideravano più che presidenti dei proprietari, si circondavano non dei capaci ma dei fedeli, e da quell’inciucio è nata la loro inamovibilità. Se ne andavano solo in caso di morte o di fallimento della cooperativa. E’ triste riconoscerlo,  ma è così.

Vincenzo Bertolini con l’IUnità al 15mo congresso del Pci


Cosa si può fare ora?

Francamente è difficile dirlo. Il sistema così non è riformabile, però non bisogna dimenticare che la cooperazione resta una delle vie principali per far risorgere l’economia e creare buona occupazione. Il mio non è un atto di fede, sono i fatti a dirlo.

L’importante è che i dirigenti abbiano il senso del limite e siano consapevoli che i soci non si possono trattare come i porci della maga Circe.

E la sinistra, questa sinistra di Pd e apparentati, come la giudica?
Ha finito per farmi rimpiangere il vecchio Pci, con le sue miserie e le sue nobiltà.
Il compagno Pierluigi Bersani, per il quale ho sempre votato, quando si presenta in tv con le sue intelligenti battute, sapendo di godere la stima di tutto il Parlamento, sarebbe bene che la piantasse con le omissioni di comodo…


Cosa vuol dire?
Voglio dire che a me ne ha fatte di tutti i colori. Bersani ricorda di essere stato il capo del partito in Emilia: abbia però il coraggio di pronunciare il nome di questo convitato di pietra, Partito Comunista Italiano, ovvero miserie e nobiltà. Per spiegarmi meglio, proprio quando Bersani era capo di quel partito, mi hanno boicottato e perseguitato perchè ero riformista, e contando anche sulla mia dabbenaggine.

Per ben tre volte avevo rinunciato al Parlamento, e oggi posso dire che avevo fatto male.  Però, caro Bersani,  sono ancora qui. La verità è come una palla di gomma tenuta schiacciata sott’acqua: non appena molli la presa, viene a galla.

Torniamo al Pd…
Ora nel Pd comanda la cultura della carriera e dei cercatori d’oro. Reggio Emilia era la roccaforte del Pci, qui c’era il partito più forte di tutta l’Europa. Oggi comandano sostanzialmente gli ex democristiani di sinistra, i Castagnetti e i Delrio: e si può dire “per fortuna”, perchè di quelli che provengono dalla scuola Pci-Pds-Ds è meglio non parlare. Oh, sia chiaro che certi vizi non sono estranei ai Castagnetti e ai Delrio. I santi non esistono sulla terra.
Per quanto mi riguarda, sono contento così e non ho recriminazioni da fare. Non guardo all’indietro, ma so vedere il presente, so giudicarlo e pensare il futuro. Insomma, sono e resterò una vox clamans in deserto, e ne vado orgoglioso.
E gli altri?
Gli altri gente che vota Forza Italia, Lega etc. I voti del centro destra arrivano dal vecchio centro democratistiano: la genesi è sempre la stessa.
Le Sardine sono una vera novità?
Un fatto dirompente, indubbiamente: hanno fatto vincere in Emilia un Bonaccini che sembrava perso. Però anche loro sono nate in laboratorio: non quello di Wuhan, ma quello di Bologna.
Lei ha conosciuto bene Napolitano e Macaluso, i grandi vecchi dell’area riformista. Come li giudica? Quanta responsabilità hanno nella scomparsa di fatto del riformismo italiano?
Di Napolitano francamente non penso molto bene, non l’ho mai ritenuto entusiasmante. Illuminato e molto colto, ma al tempo stesso un po’ troppo timido e diplomatizzante, per dirla con un eufemismo. Meglio sarebbero stati Gianni Pellicani o Fernando Di Giulio, però morirono prematuramente. Il fatto è che almeno metà dell’aria riformista è stata mandata allo sbaraglio nel più assoluto silenzio dei capi.


Anche di Macaluso?
Si, anche se quando lui prese le redini dell’area riformista, il disastro era già compiuto. Di fronte a Macaluso bisogna togliersi il cappello, anche perchè lui insegnò ai braccianti siciliani a non toglierselo più davanti ai padroni. E dopo Portella della Ginestra andò a fare il comizio a Montelepre, nella terra del bandito Giuliano. Del resto a 96 anni è ancora uno dei più ascoltati osservatori della politica italiana. Devo dire che difetto ce l’ha: guarda un po’ tutto e tutti dall’alto al basso. E’ un frutto del togliattismo, del continuismo politico culturale e della stessa cultura siciliana.

Vincenzo Bertolini segretario del Pci. A destra Lanfranco Turci

Questo suo giudizio sul Pd, vale anche per la sinistra locale? Per dirla tutta, vale anche per il sindaco Vecchi, che ne è la punta di diamante nel reggiano?
Vecchi crede di essere il sindaco, ed effettivamente alcune cose le sa fare bene: suo fratello segretario dei metalmeccanici; suo padre ancora sostanzialmente gestore della finanza della Cgil; Maria Sergio (chiamata a testimoniare al processo Aemilia) ai vertici del comune di Modena…

Per il resto non vedo grandi progettualità, anzi. Abbiamo smantellato le Fiere per coprire lo scandalo dei debiti Sofiser. Sull’area Nord solo grandi chiacchiere e niente fatti, salvo l’arena spettacoli dove c’era la festa dell’Unita che non si fa più. Poi la situazione delle ex-Reggiane, salvo un paio di capannoni diventati polo tecnologico, è sotto gli occhi di tutti. Ora Parma vuole per sè anche la fermata Mediopadana, e nelle condizioni in cui siamo, c’era da aspettarselo. Ecco perchè Vecchi crede di essere il sindaco: non ha saputo fare il grande passo per dare una svolta alla citta, e intanto a comandare sono altri poteri.


A questo proposito, notiamo un non indifferente attivisto del vescovo…
Io non sono un credente e non sono il più indicare per giudicare l’operato di .sua Eminenza il vescovo di Reggio-Guastalla  monsignor Camisasca. So che viene da Comunione e Liberazione, e quindi tutto si spiega. Formigoni docet.

Parliamo della ndrangheta, che ha segnato in maniera indelebile almeno vent’anni di politica ed economia di Reggio Emilia. Lei qualche volta si è lasciato sfuggire considerazioni amare a proposito del terreno favorevole trovato dai mafiosi a Reggio. Vuole chiarire il suo pensiero?

Non bisogna essere dei geni per capire che se porti su dalla Calabria una città intera, non puoi pensare che arrivino solo i muratori: arriva anche la ndrangheta con la sua manovalanza e i suoi boss. Si diffonde con l’invisibilità delle polveri sottili dell’inquinamento, e penetra dappertutto con una velocità persino superiore al Covid.

Ma è la ndrangheta ad aver mutato geneticamente Reggio, o piuttosto quando è arrivata ha trovato qui un terreno favorevole già dissodato e concimato?
Purtroppo è così. Prima dell’arrivo della ndrangheta c’era già una mafia di sinistra, fatta dalla sinistra a Reggio con i suoi comportamenti.
E come si era formata, quella mafia di sinistra?
Attraverso la selezione della classe dirigente politica, nel partito e nelle istituzioni. C’era un regime totalizzante, che comprendeva e comprende anche la destra e i suoi avvocati, tutti legati chi alle cooperative, chi ai comuni.
Ma come ha potuto prosperare indisturbata?
Semplicemente perchè mancava e manca tuttora vera opposizione, e quando c’è è complice oppure legata con le salsicce, attraverso incarichi e consulenze.
Le sue parole sono pesanti, fanno riflettere. Come si può mettere rimedio a tutto questo?
Va assolutamente riformata la legge sull’elezione dei sindaci. Perchè il sindaco sceglie gli assessori che hanno tutto potere in mano. Il sindaco, lo ha scritto lei, diventa quasi un podestà.

Ma qui bisogna intervenire d’urgenza, altro che legge
E cosa vogliamo fare, la rivoluzione? No, meglio le riforme, dia retta a me.

Ora voglio raccontarle una storiella vera, di questi giorni.

Dica. (Bertolini comincia il racconto)
Allora, è un tardo pomeriggio di questi giorni. Vado nel bar d’angolo di via Crispi, dove c’è una cameriera simpatica di nome Marghertia, che fa quel lavoretto perchè fra due anni vuole laurearsi in medicina.
Margherita portami un caffè. Buono
Subito don Vincè. Ma non è che vuie ridendo e scherzando vulite un tavolino?
Io rispondo: come sarebbe a dire “voi vulite”, io sono da solo….
Ma che dite don Vincè, sono di Napoli e c’hanno insegnato acussì.
Ma almeno chi fa il caffé?
Ah, quello lo fa Dong.
E chi è?
Un mio amico di Shangai.
Ah, capisco. Mamma mia, noi italiani siamo netta minoranza. Il caffè comunque era buono.

Un euro e dieci centesimi, grazie.
Bene, adesso aspetto la Coppa Italia, poi vado alle 5 Terre.
A che fare?, chiede lei
A ricordare Montale del “Meriggiare pallido e assorto” . E spero che tutto finisca bene, e di tornare vivo.

Grazie Bertolini, però non dimentichi che in fondo anche noi arriviamo da lontano…

Vero: siamo una minoranza nella minoranza. E speriamo di restare vivi.

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10 risposte a Mutazione genetica di Reggio, miserie e nobiltà della sinistra
Vincenzo Bertolini si racconta dopo i mesi del Covid

  1. carlo baldi Rispondi

    14/06/2020 alle 08:18

    E’ un esame obiettivo e l’apprezzo. Però sarebbe necessario approfondire qual è la causa di questa degenerazione. Secondo me non può essere nella professionalità partitica, che porta inevitabilmente alla creazione della lobby per il potere personale ? Cioè la forza di una società non è l’accentramento del potere in mano a pochi, con il conseguente prezzo per conservarlo, ma l’alimentare un sistema a bolle che si rinnova sistematicamente, facendo affiorare nuove figure, che poi si perdono per far emergere altri. In poche parole occorre alimentare un sistema dinamico su basi solide anche morali e non invece creare una classe di una funzionari, che diventano poi dei conservatori per restare a galla, utilizzando e non coinvolgendo i cittadini o gli iscritti.

    • Il genio Rispondi

      14/06/2020 alle 11:53

      Cause:

      1) ignoranza becera
      2) invidia sociale atavica tipica reggiana
      3) materialismo sopra di tutto (vendono anche la madre) per accumulare spendere spandere : produci consuma crepa (giovanni Lindo Ferretti CCCP docet)
      4) insensibilità totale
      5) faccia lei

  2. Sexton Rispondi

    14/06/2020 alle 10:26

    Dev’essere terrificante …
    aver creduto e partecipato col cuore ai valori del comunismo o socialismo reale e invece poi vedere – anno dopo anno – crescere esponenzialmente la quantità di paraculi, mafiosi, lardosi di ogni professione per creare un cotale ‘Ammasso di Merda’imperante, così grande da coprire ogni cosa.. con i suoi miasmi putrescenti di mancanza totale di etica e solidarietà umana e autentica. L’inquinamento degli ideali. 🙁
    Non è che vi viene mai da pensare che le ideologie, tutte le ideologie, inevitabilemente siano sempre e comunque un fallimento ?
    Per la massa aveva ragione Manzoni (che a scuola non insegnano per la sua genialità).

    Saluti e onore a Bertolini, che fa bene a leggere poesie.
    Un consiglio da una amica; legga le poesie delle donne. Troverà una grande consolazione e un grande serbatoio di vita e di forza.

    una ex cittadina
    😉

  3. Guido carboni Rispondi

    14/06/2020 alle 12:54

    onore a Bertolini. Per una anamnesi corretta del susseguirsi degli eventi che hanno caratterizzato la politica l’economia e la vita sociale nel nostro territorio, spero che il sindaco chiamato in causa e i dirigenti attuali sia politici e cooperative abbiano il buon senso di rispondere, e di dire la loro verità!!! Se hanno una loro dignità di uomini!! Anche perché non é cambiato nulla negli ultimi trent’anni!!!!

  4. Kultur club Rispondi

    14/06/2020 alle 14:36

    Ma è vero che la Libreria All’Arco è stata comprata dalla Coop ?…..

    ma sinceramente.. di cosa vogliamo parlare ancora ?

  5. Due Kultur Rispondi

    15/06/2020 alle 07:27

    Non stupiamoci di nulla. Prima o poi anche Bosi, quello che ha distrutto Sicrea, avrà il suo contentino, come è avvenuto per Ivan Soncini, il distruttore del CCPL, che è stato riciclato alla presidenza di una società pubblica della Ferrovie di Stato.

    • Kultur club Rispondi

      15/06/2020 alle 14:18

      Il ‘riciclo’ lo fanno passare sempre per green…quel riciclo…

  6. Gian Franco Riccò Rispondi

    15/06/2020 alle 12:00

    Molti auguri per la salute, ed è salute parlare della nostra storia comune. A Bertolini ricordo che la politica dei partiti di sinistra (PCI e PSI, dagli anni ’80 non si volle più occupare con serietà delle condizioni sociali nel lavoro e nella società. Anche l’illuminazione dei comunisti verso la socialdemocrazia europea, non si confrontò sulle conseguenze sociali della globalizzazione economica che negli anni ’90 aveva nella finanziarizzazione dell’economia un motore della instabilità. I nostri riformisti reggiani della cooperazione teorizzavano la centralità del mercato, detto in parole povere il mercato diventava la bussola per il governo politico delle istituzioni pubbliche ed i diritti dei lavoratori. Federazione reggiana del PCI d’accordo. Quindi la sinistra dei partiti ha perso perchè tanti cittadini rimasero soli a vedersela con la flessibilità del mercato. Non si volle cercare un equilibrio sostenibile con le scelte degli imprenditori. Gli individui senza potere non contavano e il nostro ceto politico si illudeva di poter governare dall’alto la società. Napolitano e D’Alema in questo erano uniti.

    • Verdoni Rispondi

      15/06/2020 alle 14:21

      Della serie ‘W la fresca’ (soldi), domani si vedrà.

  7. Giuseppe Corradini Rispondi

    16/06/2020 alle 16:01

    Grande Vincè!

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