Minacce e spari contro le pizzerie: pesanti condanne per i tre fratelli Amato
Non solo estorsioni: era ndrangheta

19/6/2020 – Estorsioni alle pizzerie reggiane: il Tribunale di Bologna ha condannato ieri i fratelli Amato che avevano preso di mira quattro locali di reggio e di Cadelbosco, con minace a suon di colpi di pistola e “pizzini” scritti a macchina in italiano molto traballante. Il tribunale ha riconosciuto l’aggravante mafiosa, e per questo Mario Amato, complice anche la recidiva, nell’udienza di ieri è stato condannato a 8 anni, sei mesi di reclusione e 8 mila 600 euro di multa, e i   fratelli Cosimo e Michele a 6 anni di reclusione e 6 mila euro di multa.

Sei colpi di pistola contro la porta a vetri della Pizzeria La Perla a Cadelbosco Sopra nella notte tra il 31gennaio e il primo febbraio 2019. Cinque colpi contro la vetrata della Pizzeria Piedigrotta 3 in via Emilia Ospizio a Reggio Emilia, la notte tra il 6 e il 7 febbraio. Poi gli avvertimenti solo con i pizzini alle pizzerie Piedigrotta 2 e Paprika, due locali fra i èpiù gettonati di Reggio città. Ma il racket nascente è stato stroncato dai carabinieri di Guastalla, Cadelbosco Sopra e del Nucleo Investigativo provinciale che in due settimane, con un’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica, arrivavano alla cattura dei fratelli Amato

Uno dei pizzini recapitati alla pizzeria La Perla

Nel corso delle indagini successive, coordinate dalla Dda di Bologna è emersa la matrice mafiosa: i tre fratelli, come hanno accertato i carabinieri del nucleo investigativo, agivano per agevolare l’attività della ndrangheta insediata a Reggio e in Emilia, decapitata pochi mesi prima con la maxisentenza del Processo Aemilia. Per questo la pm della Dda Beatrice Ronchi aveva chiesto eottenuto dal Gip di Bologna la custodia in carcere dei tre oggi condannati.

Nel processo Aemilia era stato condannato a 19 anni e un mese di reclusione anche il padre dei fratelli, Francesco Amato il quale, dopo una breve latitanza a seguito della sentenza, nel novembre 2018 si era asserragliato per dieci ore nell’ufficio Postale di Pieve Modolena, tenendo in ostaggio cinque impiegati. Per il sequesto ha subito un’ulteriore condanna a 6 anni e 4 mesi.

. Si ricorda all’epoca del loro fermo, i carabinieri reggiani a seguito delle perquisizioni a carico degli indagati avevano sequestrato importante materiale probatorio tra cui l’auto e la moto usate in occasione degli atti intimidatori effettuati con le esplosioni di armi da fuoco all’indirizzo delle due pizzerie, capi di vestiario e soprattutto una macchina da scrivere ritenuta essere il mezzo con il quale sono stati approntati i “pizzini” contenenti le richieste estorsive. 

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