Ma quale concordia…
Il vaniloquio di Conte e gli schiaffi all’opposizione

DI DARIO CASELLI

Dario Caselli

5/6/2020 – Ci provano con gli appelli alla concordia, Nicola Zingaretti, Silvio Berlusconi e soprattutto Sergio Mattarella, ma Giuseppe Conte è deciso a non raccoglierli. Nella sua ennesima conferenza stampa parla di “un nuovo inizio”, dell’”agire nel segno della condivisione”, come chiede Mattarella, ma non convoca tavoli sulle cose da fare subito e mantiene in vita i suoi pletorici comitati, che aldilà del prodotto, scarso, hanno commissariato la politica. Medita Stati generali con parti sociali e attori economici, ma supponiamo per raccogliere pareri, richieste proposte, non certo per presentare un piano che non c’è.

Palazzo Chigi spiega che il capo del governo ha sempre seguito la strada del coinvolgimento del centrodestra nelle decisioni, con scarsi e nulli risultati, visto che si è agito per immodificabili DPCM e costantemente si è posta la fiducia.

Il premier Giuseppe Conte

Conte dice che si può lavorare insieme sui provvedimenti già in Parlamento – cosa che non sta avvenendo – e che è disponibile a incontrare il centrodestra e ad “acquisire” le proposte – cosa già avvenuta nei mesi scorsi senza esiti concreti. Nel mentre i problemi giacciono irrisolti, da Taranto, all’Alitalia, alle concessioni Autostradali, al Mes, giacciono non solo per l’incompetenza, come denuncia a ragione Carlo Calenda, ma per le divisioni nel governo.

In questa situazione pure il Pd va in confusione: sa che gestire l’ondata di licenziamenti e chiusure che arriveranno, con il loro carico di rabbia e sconforto, non sarà facile senza un minimo di accordo con le opposizioni. Ma mostra l’inconsistenza di Zingaretti ed è prigioniero del tatticismo di Franceschini, che vuole spingere il premier a intestarsi una trattativa che sa essere destinata al fallimento, perché Conte finora l’opposizione l’ha presa a schiaffi in faccia e una volta fallita questa opzione, dirà che non è l’uomo giusto e si candiderà a sostituirlo.

Ewa Aulin, suocera di Giuseppe Conte, nel 1969

E’ in questo solco che Conte spinge sul confronto con parti sociali, attori economici e forze politiche, chiede di lavorare insieme a un’agenda di titoli che l’esecutivo ha già in mente, a partire dal prossimo decreto sulle semplificazioni. Nel paniere ci sono la digitalizzazione, la banda larga, un piano di consolidamento del tessuto delle piccole e medie imprese, il rilancio degli investimenti, il taglio della burocrazia e la riforma dei tempi della giustizia e del reato di abuso d’ufficio e dulcis in fundo, la riforma fiscale.

Tutte cose giuste, tutte cose belle, ma sulle quali ognuno ha una diversa idea e molte sono pure sbagliate.

Avanti così ha ragione Carlo Bonomi, presidente di Confindustria sul fatto che il governo possa fare più danni del virus. La vicenda Atlantia e il Covid come infortunio sul lavoro e non come malattia, rivelano un sentimento anti-imprenditoriale e l’idea di uno Stato padrone, che fa ridere, viste le condizioni in cui versa la pubblica amministrazione.

Siamo passati dalle promesse di grandi opere, a quelle di opere faraoniche, è ricomparso pure il ponte sullo Stretto, per il quale Berlusconi fu a lungo dileggiato. Ma si sa, a sinistra tutto diventa bello e tutti si redimono.

Però se la sanità ha subito da Monti in avanti tagli per 37 miliardi di euro, nessuno ricorda che eccetto un anno del Conte uno al governo, c’è sempre stata la sinistra, cioè gli stessi che da Monti, a Bersani, a Letta, a Franceschini, a Delrio, ogni sera in Tv ci avvertono del pericolo del sovranismo, che dirà pure molte sciocchezze, ma stando all’opposizione, non può farle.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *