L’intreccio Bellini-Thomas Kram
uno squarcio di luce sui misteri della strage
L’inchiesta di Pelizzaro e Paradisi scuote Bologna

DI PIERLUIGI GHIGGINI

17/6/2020 – Che ci facevano il 22 febbraio 1980 Paolo Bellini, alias il brasiliano Roberto da Silva, e il tedesco Thomas Kram collegato al gruppo terroristico Separat di Carlos, all’hotel Lembo di Bologna?

La circostanza, rivelata dai giornalisti investigativi Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi nella loro imponente inchiesta sulla strage di Bologna pubblicata da Reggio Report , costituisce un elemento di novità che potrebbe rivelarsi dirompente in una nuova fase di indagini sulla strage del 2 agosto 1980, e nel prossimo processo ai “mandanti” dove Paolo Bellini sarà imputato come presunto autore materiale della strage.

Thomas Kram nel 1980

E’ ampiamente riconosciuto che Kram, sorvegliato come terrorista dalle polizie della Germania Ovest e dell’Italia, la mattina della strage era in zona stazione a Bologna, e due giorni dopo entrava con passaporto (che in Italia a quanto pare non aveva) a Berlino Est per un summit all’hotel Palast con Carlos e il suo braccio destro Weinrich.

Per contro si discute se Paolo Bellini fosse o no quel giorno a Bologna: l’accusa della Procura generale si basa fondamentalmente sulle immagini di un filmino girato dal turista tedesco Harald Polzer, nel quale poco prima dell’esplosione si vede sul marciapiede 1 una persona molto somigliante a Bellini (e che la ex moglie Maurizia Bonini avrebbe riconosciuto).

L’uomo somigliante a Bellini in stazione

Inoltre Reggio Report, nell’inchiesta di Pelizzaro e Paradisi, ha pubblicato in esclusiva due video girati dalle tv private in cui si vede la stessa persona impegnata nelle operazioni di soccorso nei minuti immediatamente successivi all’esplosione: in una sorregge con altre tre persone una barella sulla quale appare adagiato il cadavere di una donna, in un’altra impugna una paletta della polizia per fare strada a un camion dei vigili del fuoco. Inoltre la stessa persona somigliante a Bellini compare in altre fotografie disponibili in rete: oggi pubblichiamo quella in cui la barella arriva all’autobus 37, diventato celebre come prima “ambulanza”, o primo carro funebre, della strage.

La persona somigliante a Bellini (indicata dalla freccia) carica la barella sul bus 37

E’ chiaro che a questo punto diventa determinante stabilire se quella persona della barella e della paletta sia davvero Paolo Bellini, come in effetti sembra. Perchè, se non lo è, non lo sarebbe neppure l’uomo immortalato nel filmino del turista Polzer, e quindi verrebbe a cadere uno dei pilastri dell’accusa nei confronti di Bellini.

Se lo è, è necessario spiegare perché Bellini è impegnato nelle operazioni di soccorso, e soprattutto come aveva avuto la paletta della polizia con cui si è messo a dirigere il traffico. Il tutto in uno scenario apocalittico, ma preceduto da un non consueto affollamento in stazione, prima della strage, di terroristi o presunti tali, persone implicate in movimenti eversivi, delinquenti comuni di non trascurabile calibro, collaboratori dei servizi e barbe finte in servizio permanente effettivo.

L’uomo somigliante a Bellini con la paletta della polizia in mano subito dopo l’esplosione

In ogni caso la scoperta della relazione pericolosa tra Paolo Bellini e Thomas Kram illumina con una luce nuova il contesto della strage più grande nella storia del terrorismo in Italia: pur con tutte le cautele del caso, si deve ammettere che la famosa pista palestinese già archiviata dalla magistratura bolognese, ma con la persistenza di un grumo di sospetto, torna a riaffacciarsi nel quadro documentale rivelato da Pelizzaro e Paradisi.

Un’altra immagine dell’uomo somigliante a Bellini durante i soccorsi

Di certo le rivelazioni di Reggio Report, seguite con passione da migliaia di lettori, hanno suscitato un interesse crescente tra gli addetti ai lavori, e non possono essere ignorate. Sollevano nuove domande e sollecitano risposte.

E infatti la questione Bellini-Kram, già ripresa dall’Adn Kronos e dal Corriere Bologna, viene rilanciata oggi con un ampio articolo dal Resto del Carlino, edizioni di Bologna e Reggio Emilia. Titolo a Bologna:”Strage, l’incrocio pericoloso Bellini-Kram“, sommario: “Ecco le carte. L’ex primula nera, il “quinto uomo” secondola Procura generale, nello stesso hotel del terrorista tedesco. Il giallo dei milanesi“.

Questo invece il titolo dello stesso articolo nell’edizione di Reggio: “Strage, Bellini incontrò Kram in un hotel ?“.

Il Carlino si guarda bene dal citare Reggio Report e lo scoop di Pelizzaro e Paradisi (ma sono gentilezze diffuse nel mondo del giornalismo) tuttavia l’articolo, pur con toni prudenti, ha l’effetto di far deflagrare il caso

“Tra le carte dell’inchiesta su esecutori prima e mandanti poi, compaiono anche quelle che proverebbero uno strano intreccio tra i due. Una strana circostanza (solamente una coincidenza?) registrata nel febbraio 1980, cinque mesi prima della bomba che fece 85 morti e oltre 200 feriti…”.

Il quotidiano di Bologna segnala subito la novità.

“E’ il 21 febbraio 1980 quando Bellini, da tre anni latitante, arriva all’Hotel Lembo di via Santa Croce sotto la falsa identità di Roberto Da Silva. “Esibendo – si legge negli appunti degli inquirenti dell’epoca – il libretto dell’aviazione civile 4357, rilasciato a Roma nel 1978”. La conferma che Bellini/Da Silva sia lì arriva da un secondo appunto di polizia ove vengono segnati tutti gli hotel visitati dall’aviere, oggi “il quinto uomo della strage” secondo la Procura Generale: Regina (due volte, l’11 marzo e il 9 aprile, Atlantic (una volta a febbraio), Apollo (due volte a novembre, e Lembo il 21 febbraio “ripartendo il 23”.

Si tratta di un appunto col timbro dello Schedario Forestieri della Questura di Bologna, che Reggio Report ha pubblicato in esclusiva, e che riproponiamo qui.

Sottolinea poi l’articolo: “Proprio in quei giorni nella stessa struttura, arriva però anche Thomas Kram, ma da solo”. In realtà, poche righe sotto viene citato – dalla relazione di Matassa e Pelizzaro per la commissione Mitrokhin del 10 febbraio 2005 – il telex del 13 maggio 1980 del questore Italo Ferrante, secondo cui Thomas Kram aveva alloggiato all’hotel Lembo il 22 febbraio insieme a Vincenzo Di Costanzo e Eufemia Amato, entrambi residenti a Milano.

E’ noto che Bellini nelle sue dichiarazioni del 1983 ha sempre affermato di aver dormito solo all’hotel Regina a Bologna, mentre Kram, nelle dichiarazioni del 2013, si è spinto penosamente a negare l’evidenza dei fatti.

Maria Fresu

E’ certo che questo intreccio, insieme ai misteri della scomparsa del corpo di Maria Fresu dei resti di una donna mai identificata nè reclamata (l’ignota 86, ovvero l’86ma vittima non riconosciuta della strage di Bologna) apre scenari inediti con la potenza intrinseca – come hanno scritto Paradisi e Pelizzaro – “di far ripartire le indagini da zero”, solo se ve ne fosse la volontà.

In proposito, va registrata la presa di posizione di Raffaele Volpi, presidente del Copasir – il comitato parlamentare di controllo sul Sistema dei servizi d’informazione – favorevole a che decada il segreto di Stato che ancora incombe su molti atti relativi all’omicidio Moro, a Ustica e alla strage di Bologna. . Volpi “apprezza e condivide il recente appello dei presidenti del Senato e della Camera, affinchè si prosegua e si porti a conclusione il percorso di desecretazione dei documenti relativi ad attentati e ad altri atti terroristici che, per un lungo periodo, hanno insanguinato il nostro Paese”.

“Associandosi a questa iniziativa – prosegue Volpi – il Copasir auspica che anche i documenti costuditi negli archivi delle Agenzie di informazione per la sicurezza, e relativi al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro, alla strage di Bologna, a quella di Ustica, possano essere oggetto di desecretazione e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, pur con i limiti imposti dalla tutela dei rapporti con gli apparati di informazione di altri Paesi”.

“Ciò – aggiunge – anche alla luce delle rilevanti novità riportate nei mesi scorsi dagli organi di stampa, da cui emergerebbero scenari in parte difformi rispetto a quelli accertati dai processi, e che potrebbero in ogni caso permettere una più adeguata comprensione delle vicende, interne e internazionali, all’interno delle quali tali eventi sono maturati”.

E’ appunto il caso delle rivelazioni e delle ricostruzioni operate da Pelizzaro e Paradisi, il cui contributo alla verità sulla strage di Bologna, quali che saranno gli sviluppi, resterà inciso a caratteri indelebili. Alla prossima puntata.

Articoli correlati:

  • Strage di Bologna/ Nuove rivelazioni L’uomo del mistero: secondo video.…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    E’ Bellini o no? Quell’uomo sulla trentina, capelli ricci e scuri, baffi e maglietta t-shirt celeste compare in un altro segmento filmato la mattina di sabato 2 agosto 1980 sul piazzale della Stazione Centrale di Bologna da una troupe televisiva, dopo l’esplosione.
    Si tratta della stessa persona vista correre con una paletta delle forze dell’ordine in mano e che era stata ripresa dalla telecamera di Enzo Cicco di Punto Radio TV, un’emittente radiotelevisiva di Bologna, arrivata sul luogo della strage alle ore 10,45.

    La somiglianza con l’uomo ripreso in stazione dal tedesco Polzer, e che la ex moglie ha riconosciuto come Paolo Bellini, è stupefacente.
    E’ lui o no quel barelliere? E chi era la donna morta che veniva portata via pochi minuti dopo la strage?

    REGGIO REPORT PUBBLICA QUESTO SECONDO VIDEO RECUPERATO E ANALIZZATO DA PELIZZARO E PARADISI, E RINNOVA L’APPELLO PERCHE’, SE QUALCUNO SI RICONOSCE NEL GIOVANE CON I RICCI E I BAFFI E NELLE ALTRE PERSONE, SI FACCIA AVANTI E PARLI

    LA NOSTRA INCHIESTA SUI MISTERI DELLA STRAGE DI BOLOGNA, CONTINUA CON NUOVE, ESCLUSIVE RIVELAZIONI(Pierluigi Ghiggini)

    Condividi

     

  • STRAGE DI BOLOGNA, VIDEO ESCLUSIVO Un uomo corre con la…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    E’ lui o non è lui? E’ Paolo Bellini o no l’uomo che corre nella piazza della stazione di Bologna, con una paletta della polizia nella mano destra, pochi minuti dopo la strage?
    Pubblichiamo in esclusiva un video girato sul posto, all’epoca, dalla troupe di Radio Punto Tv.
    Sono immagini rintracciate da Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi: in un frame di pochi secondi hanno individuato una persona che assomiglia in modo stupefacente all’uomo filmato dal tedesco Polzer all’interno della stazione, prima dell’esplosione, e che sarebbe proprio Paolo Bellini, secondo la testimonianza della ex moglie Maurizia Bonini.
    Bellini o no, I due uomini sembrano proprio la stessa persona, con i baffi, la capigliatura a ricci e la maglia azzurra (che nella nuova immagine appare come lacerata sul petto).
    L’uomo ha una paletta in mano, e sembra voler fare strada a un camion dei vigili del fuoco che esce dal lato est del piazzale della stazione.

    Il mistero si aggiunge al mistero, l’ultima scoperta dei giornalisti investigativi Pelizzaro e Paradisi può dare un contributo decisivo alle indagini e al processo in cui Bellini è imputato come esecutore materiale della strage.
    Perchè se non è lui, non lo è nemmeno il giovane del filmino di Polzer; se è lui, perchè ha la paletta per dirigere il traffico? Chi gliel’ha fornita?
    REGGIO REPORT LANCIA UN APPELLO
    SE QUALCUNO SI RICONOSCE NEL GIOVANE CHE CORRE CON LA PALETTA, SI FACCIA AVANTI.

    SE QUALCUNO HA VISTO E RICORDA QUALCOSA, SI FACCIA AVANTI.

    OGNI DETTAGLIO PUO’ ESSERE DETERMINANTE PER ARRIVARE ALLA VERITA’ (Pierluigi Ghiggini)

    Condividi

     

  • Strage, l’ultimo mistero: Bellini e Thomas Kram, terrorista del gruppo…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*
    Paolo Bellini e Thomas Kram si ritrovarono a Bologna nello stesso albergo.
    È giovedì 21 febbraio 1980. Bellini, 26 anni di cui gli ultimi tre latitante sotto la copertura della falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva, entra nella hall dell’Hotel Lembo in via Santa Croce 26 e si dirige verso la reception. Chiede una stanza per due notti, con check-out sabato 23 febbraio. Al concierge la “primula nera”, come lo chiamano i giornali, consegna come documento di riconoscimento un «libretto dell’aviazione civile n° 4357, rilasciato a Roma nel 1978».
    Con lui non c’è nessuno ad accompagnarlo, come invece era capitato venti giorni prima, sempre a Bologna, quando prese una stanza nell’Albergo Atlantic di quarta categoria in via Galliera 46 con una donna del frusinate di 39 anni residente a Bologna «dedita alla prostituzione».
    La sua presenza all’Hotel Lembo tra il 21 e il 23 febbraio 1980 costituisce un fatto che anche Bellini non ha mai voluto chiarire. Lo ha taciuto agli inquirenti in tutti i suoi interrogatori. A volte anche mentendo.
    Perché? Il 22 febbraio 1980 Bellini era all’albergo Lembo quando arrivò Thomas Kram, il terrorista tedesco dirigente delle Cellule Rivoluzionarie (RZ) e membro «a pieno titolo» del gruppo Carlos. Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948, braccio destro del terrorista tedesco Johannes Weinrich, anche lui membro di spicco delle RZ e numero due della rete Separat.
    Lo stesso Thomas Kram sorvegliato speciale come pericoloso terrorista e che il 2 agosto 1980 è alla stazione di Bologna…

    Condividi

     

  • “Un tedesco con Bellini a Bologna il giorno della strage”…
    Condividi

     

  • Il killer, il terrorista Kram e il procuratore Sisti Strage…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    Condividi

     

Una risposta a 1

  1. don Egizio Rispondi

    17/06/2020 alle 23:59

    le trasmissioni di radio vaticana durante la guerra erano andate perse. Una brava studiosa ha pensato di cercarle da chi le ascoltava (e per fortuna le registrava). In Vaticano non c’erano ma a Londra sì.
    Ora, su Bologna ormai è entrata la politica, da quasi subito, e quando entra la politica la verità non si trova più, perché diventa un duello, non più una ricerca, ahimè. Come se importasse se la strage l’han fatta dei “fascisti” (che fascisti non erano) o dei “comunisti” o “palestinesi” che non rappresentavano né il comunismo né la Palestina. O terzi.
    Chi vuole sapere qualcosa faccia come le trasmissioni vaticane: cerchi fuori d’Italia da chi ascoltava. E tutti ascoltavano (se poi capivano chissà).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *