“In arrivo centinaia di milioni”
Reggio, un sindaco-podestà per il Grande Banchetto post-Covid
Lavori pubblici a Tria: ecco cosa si prepara

5/6/2020 – L’avvocato Nicola Tria è il nuovo assessore ai Lavori Pubblici del comune di Reggio Emilia. Con la classica mossa del cavallo il sindaco Luca Vecchi ha dribblato le attese di rimpasto e ha redistribuito all’interno della sua Giunta le deleghe lasciate libere dalle dimissioni di Valeria Montanari, che per scelta personale (ma anche perchè gli scontri con l’assessorona Rabitti e gli apicali dell’amministrazione erano al calor bianco) è passata in Regione nello staff dell’assessore Mammi, suo vecchio amico ed estimatore. Con questa decisione il sindaco prende i classici due piccioni con una fava: lascia alla finestra la componente di +Europa, e accorcia ulteriormente la catena di comando nel momento in cui – come ha dichiarato – stanno per piovere su Reggio “centinaia di milioni di investimenti” col corredo di poteri “quasi commissariali“. Insomma, il sindaco diventerebbe un podestà grazie ai decreti Conte (anche oggi lo è, ma quasi) e in un momento topico come quello che si profila non c’è proprio bisogno di allargare la platea degli interlocutori, semmai di avere tutti allineati e coperti ancora più di prima e più più di prima. .

Il sindaco Vecchi in diretta facebook

Nicola Tria cumula i Lavori Pubblici con le deleghe già attive al Personale, alla Legalità e Coesione sociale, Affari Generali e relazioni istituzionali. Diventa, insomma, l’assessore più importante e il principale collaboratore del sindaco. Dovrà vedersela lui con la signora Rabitti e con i vertici della burocrazia tecnica e amministrativa. Sarà affiancato da nuovo dirigente, professionista del mattone – così si dice – e politicamente scafato. Si accettano scommesse, intanto c’è già chi vede la stella dell’architetto Magnani in declino.

Nicola Tria

Il primo cittadino diventato predicatore elettronico su facebook, ha anche premiato l’assessore più giovane, il millenial Lanfranco De Franco di Leu, che con suo attivismo sul fronte della casa ha confermato quel talento politico già messo in mostra in Sala del Tricolore. De Franco agguanta anche le deleghe a Partecipazione, Cura dei Quartieri, Laboratori cittadini (cosa sono?), cura dei quartieri e Centri Sociali. Vecchi invece trattiene sotto la sua ala la trasformazione digitale e l’innovazione tecnologica, oltre all’Attuazione del programma: come dire che dovrà controllare se stesso, e già questo è piuttosto buffo.

Ora è il momento di accelerare la ripartenza e la messa in campo di tutti i principali progetti, per aiutare la città ad affrontare nel migliore dei modi i mesi che avremo di fronte – così il sindaco spiega l’ulteriore concentrazione di poteri – C’è una squadra in campo, che insieme alla maggioranza guiderà questa fase – prosegue il sindaco -Per questo ho ritenuto di redistribuire le deleghe, che erano in capo all’assessore Montanari, tra gli attuali componenti di giunta”.

De Franco in webinar

L’obiettivo della mossa del cavallo è trasparente: “La Fase 2 imporrà una forte attenzione agli investimenti come leva fondamentale di sostegno dell’economia – così spiega vecchi – Abbiamo un importante piano degli investimenti di centinaia di milioni di euro e tante opere che presenteremo nei prossimi giorni; il dibattito nazionale e i prossimi provvedimenti del governo aumenteranno i poteri dei sindaci in forma quasi commissariale. Credo sia giusto che questa fase a Reggio Emilia venga gestita con equilibrio e spirito di garanzia, tenendo insieme e portando a sintesi politica il bisogno di investimenti, le garanzie di trasparenza e semplificazione e l’obiettivo chiaro di assicurare i necessari requisiti di legalità”.

Ora, è chiaro che la trasformazione dei poteri locali in feudi podestarili , in cui la democrazie e la partecipazione sono buone solo per la facciata (lo abbiamo già visto del resto col biodigestore Iren di Gavassa, con la fabbrica delle polveri di Zurco e con la tangenziale di Fogliano) non può passare sotto silenzio: se non altro perchè se si cambiano le regole in corsa e il regime diventa praticamente autocratico – è questo di cui si parla – per logica conseguenza si dovrebbe aprire una nuova fase politica, a cominciare da nuove elezioni.

Il sindaco Vecvchi e l’ex assessore Montanari

Ma il Grande Banchetto è troppo invitante per lasciarsi distrarre da certi dettagli: centinaia di milioni non sono una bazzeccola, e meno sono gli invitati alla mensa, meglio si sta. L’assessore Tria annuncia trionfale che “la città in uscita dalla pandemia potrà trovare nei cantieri che partiranno, o che ripartiranno, quel volano economico di investimenti pubblici necessari a mobilitare altre risorse, in grado – mi auguro – di aiutare l’economia e il lavoro a risentire il meno possibile degli effetti della pandemia”.

Sarebbe interessante capire quali finti Stati generali, quali caminetti ,quali camarille abbiano tracciato la road map reggiana della fase 2. Quali siano i comprimari che intorno al sindaco hanno gaudiosamente accolto l’invito al “piano straordinario” lanciato dal vescovo principe di Reggio: il quale, per scacciare i mercanti dal tempio, i templi li chiude tout court e si circonda di validi uomini d’affari.

Un dubbio, a questo punto, sorge spontaneo. Ma ahimè, è una quasi certezza: mettere sul piatto centinaia di milioni senza una chiara idea della Reggio futura, non rischia di consegnare nuovamente la città ai poteri marci che negli ultimi venti anni l’hanno ingrassata, sfigurata e infettata aprendo le porte all’assalto della ndrangheta?

Vorremmo sinceramente sbagliarci, ma tira aria di cementificazione 4.0, di una nuova bolla edilizia come soluzione di emergenza, commissariale e di regime al disastro economico e occupazionale lasciato in eredità dal Covid. Il fatto che non si senta una sola parola sul risanamento ambientale e gli indispensabili interventi strutturali per ridurre l’inquinamento e l’avvelenamento dei terreni e delle falde (che pure, ormai è conclamato, costituiscono lo sfondo collettivo e di sistema su cui il retrovirus ha potuto dilagare), non promette niente di buono.

Speriamo vivamente che non sia così, che il buon senso e la buona visionarietà, la trasparenza e l’onestà, la capacità di dire “no” ai poteri marci prevalgano soprattutto in chi ha in mano la partita, perchè dalle mummie dell’opposizione non c’è da aspettarsi granchè. E se i fatti ci smentiranno, saremo i primi a esserne felici. Il cadavere sbatterà la palpebra?

Pierluigi Ghiggini

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