Figli sottratti e minacce
Maioli denunciato per stalking delle assistenti sociali di Castelnovo M.
Scatta il divieto di avvicinamento

12/6/2020 – Un noto imprenditore di Castelnovo Monti in guerra da anni con le operatrici dei servizi sociali è stato colpito da un provvedimento cautelare di divieto di avvicinamento: è accusato dai Carabinieri di atti persecutori continuati nei confronti di quattro operatitrici e della responsabile dei servizi sociali di Castelnovo Monti, oltre che di resistenza a pubblico ufficiale e diffamazione.

Si tratta di Stefano Maioli, 50 anni, che per anni non ha potuto vedere i tre figli a lui sottratti proprio sulla base delle relazioni dei servizi sociali. Il suo caso è finito più volte sui media nazionali e nelle manifestazioni politiche: Maioli – apparso anche al fianco del ministro Salvini a Bibbiano, nell’estate 2019 – ha denunciato a più riprese gli operatori, ed è riuscito a registrarne una riunione in cui dissero fra l’altro: “Questo lo facciamo morire”.

Saranno i giudici a valutare compiutamente il comportamento di tali persone e del Comune, tuttavia bisogna dire che le sofferenze e le ingiustizie subite non giustificano gli atteggiamenti persecutori e le minacce.

Perchè, secondo i Carabinieri, Maioli avrebbe tenuto, da circa tre anni “una serie di reiterate condotte moleste, denigratorie e minacciose”. Si parla di “gravi episodi persecutori subiti dalle assistenti sociali” per i quali i militari della stazione di Castelnovo Monti al termine delle indagini lo hanno denunciato alla Procura di Reggio Emilia.

Il sostituto titolare dell’inchiesta ha così ottenuto dal GIP del Tribunale l’applicazione della misura coercitiva del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle vittime e alla sede dei servizi sociali, prescrivendogli inoltre il divieto di comunicare con qualsiasi mezzo con le parti offese.

Secondo le accuse,gli atti persecutori, le minacce e le diffamazioni andavano avanti dal 207 anche sui profili Facebook.

Ma viene considerata condotta minacciosa e molesta anche il presentarsi “ad ogni ora e senza preavviso alcuno presso la sede dei servizi sociali, richiedendo di interloquire con le operatrici”. Comportamento molesto, sencondo i carabineri, anche il registrare gli incontri protetti con le operatrici, “il pretendere che a tali incontri intervenissero i carabinieri”, il pretendere che le operatrici svolgessero indagini sul conto dell’ex moglie nelle modalità da lui indicate.

Che queste siano molestie, e non richieste legittime di un padre disperato e bistrattato, è tutto da dimostrare. Ben diverso, e più grave, il caso delle frasi sparate su Facebook come “agli assistenti sociali io farei come Hitler con gli ebrei” (corredato da una foto di legna da ardere), “Mi chiamo Attila e mi nutro solamente di assistenti sociali, aiutatemi” , “Lo so assistenti sociali e un po’ verde…certo brucerete meglio voi.. chi di spada ferisce di inceneritore perisce” e altre ancora.

I carabinieri affermano che tutto questo avrebbe gettato nell’ansia le operatrici al punto da evitare di restare sole in ufficio, chiudere a chiave la porta degli uffici, installare all’esterno degli uffici un video-citofono. Sicuramente in tribunale arriveranno anche le registrazioni casuali della riunione in cui gli operatori decisero la sorte di Maioli.

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