“Don Margini beato? Sarebbe un errore”: lettera-choc
sulla Familiaris Consortio e il nuovo oscurantismo
Il racconto di un’esperienza sconvolgente in parrocchia

18/6/2020 – Prenderà il via domenica, con linsediamento del Tribunale Diocesano e una solenne celebrazione officiata dal vescovo Camisasca a Borzano di Albinea, il processo di canonizzazione di don Pietro Margini, fondatore della Familiaris Consortio. In proposito l’avvocato Roberta Dall’Argine di Sant’Ilario d’Enza ha inviato, già nel febbraio 2019, una lettera alla Curia di Reggio Emilia nella quale definisce la Familiaris Consortio una “setta” da condannare per eresia, racconta la sua sconvolgente esperienza in una comunità, il Movimento delle Famiglie, contrassegnata da oscurantismo e repressione sessuale, sostiene che la beatificazione di don Margini sarebbe un “errore”e punta il dito nei confronti della Curia per le sue responsabilità “immense”: “Don Pietro ha fatto tutto questo o lo ha consentito, certamente istigato. Non credo che fosse una cattiva persona. Ma non era certo un santo. E beatificandolo giustificate l’operato dei suoi adepti che erano e che sono peggio di lui. Nessuno ha avuto il coraggio fino ad ora di dichiarare eretico – quale a mio parere è – il Movimento delle Famiglie, nato dalla autoreferenziale interpretazione del lascito di Don Pietro. E su questo la Curia ha responsabilità immense. Se lo farete beato, a mio parere commetterete un errore enorme e darete la vostra benedizione a chi persevera in questo oscurantismo“.

Pubblichiamo il testo integrale della lettera

DI ROBERTA DALL’ARGINE, avvocato, Sant’Ilario d’Enza


Reggio Emilia, 20 febbraio 2019

Alla Curia

OGGETTO: Causa di canonizzazione di Don Pietro Margini
Ho amato Don Pietro e mi sono sentita amata da lui.
Certamente era un gran teologo e un buon oratore. Forse non ha creato lui la setta di Sant’Ilario. Sì la setta. Ancor prima che fosse il Movimento delle Famiglie. Dicevo, forse non l’ha creata lui. Ma certamente non ha fatto nulla per arginarla o sedarla.

Don Pietro Margini


Sono cresciuta in parrocchia a Sant’Ilario d’Enza (RE), ed ho lì frequentato anche le scuole, fino alla superiori – volute da Don Pietro – partecipando attivamente alla vita di comunità. Alle messe, ai ritiri, ai campeggi.
Pensavo di avervi trovato il mio mondo e le mie amicizie. Divenuta un po’ più grande, ho per così dire messo il naso fuori. Lì sono sorti i problemi. All’interno della parrocchia vi era tutto, tutto ti veniva offerto: amicizia, fidanzato e persino un lavoro.

Purché non si mettesse il naso fuori. Se restavi dentro avevi un futuro garantito su tutti i fronti. Se avevi amicizie fuori eri escluso. Ricordo perfettamente quando chiesi che l’incontro di “catechesi” che facevamo dai 16 anni in poi venisse spostato ad un giorno diverso dal sabato sera, poichè per me era l’unica possibilità – studiando – di uscire e far tardi con gli amici.
Mi venne citato il Vangelo: o sei con noi o sei contro di noi. Ed io ci rimasi malissimo e dissi, se la mettete così non posso che essere contro. Fu una delusione cocente per me. Fu causa di tantissimo dolore. Le persone che avevo amato quasi più della mia famiglia mi mettevano un aut aut e solo perché intendevo frequentare anche altre amicizie.
Allora “uscii” dalla parrocchia. In verità mi sentivo cacciata.
Iniziai a frequentare una parrocchia di Parma e mi si aprirono gli occhi sulle assurdità che mi avevano inculcato. Era assurdo andare al cinema – come sempre ci avevano insegnato a fare – e non uscire durante la pubblicità. Si dovevamo uscire fra un tempo e l’altro perché correvamo il rischio di vedere qualche immagine oscena e se l’avessimo vista, rimanendo a guardare sarebbe stata colpa nostra, saremmo state noi a metterci in tentazione. Ecco il senso opprimente del peccato ed ancor prima del peccato il mettersi in tentazione.

È una sensazione che ho faticato a lungo a scrollarmi di dosso. Non sfogliavo serenamente nemmeno un giornale. Avessi visto un seno nudo, era colpa mia: che mi ero consapevolmente messa in tentazione di fare pensieri sconci. La purezza … la purezza in parrocchia era un assillo. Credo che ci fosse più malizia nell’essere puri come indicato in parrocchia che altro. Il mio rapporto con la sessualità è stato duro e in salita. Persino con mio marito, sposato in chiesa e con tutti i crismi. Perché il corpo – come sempre mi è stato insegnato in parrocchia – era qualcosa di peccaminoso, qualcosa che “spronava ad istinti bestiali” per fare una citazione testuale.
Non riuscivo a fare la comunione dopo un rapporto sessuale con mio marito. Il piacere sessuale mi faceva sentire in colpa. Tutto questo mi era stato insegnato dalla parrocchia e da Don Pietro. Capivo ormai che non era giusto, ma per molti anni ho faticato a scrollarmi di dosso questo senso di sporcizia che provavo ogni volta che davo voce al mio corpo.

L’avvocato Roberta Dall’Argine


In parrocchia a Sant’Ilario ho imparato il senso punitivo della gioia ancor prima che del piacere.
Alla prima confessione con il parroco di Parma mi sono sentita sgridare per quello che con Don Pietro era normale. Fare l’elenco dei peccati come un bimbo delle elementari, come se Dio mi chiedesse il conto delle mie azioni e fosse lì per calcolare matematicamente quale fosse la mia pena. Cominciai a parlare con altri sacerdoti. A capire che Dio è padre. E non un giustiziere.
Quando me ne andai – o venni cacciata – dalla parrocchia di S. Ilario le mie amiche del cuore mi tolsero il saluto per anni. Perché appunto avevo rifiutato la vita che mi si offriva (un lavoro all’interno della comunità, un marito piaciuto o non piaciuto ma “fedele” ai dettami di Don Pietro, per il quale io non potevo scegliere, avendo già scelto nientemeno che Dio) per poi sentirmi dire dopo 15 anni da una di loro: “le ragazze sono molto amareggiate con te ma se ti scusi sono disposte a perdonarti”. Io rimasi basita. Ero stata trattata come un appestata e loro – loro!!! – erano disposte a perdonarmi. Ma a perdonarmi per cosa?!


Io volevo solo frequentare le mie amiche della parrocchia e anche quelle che non lo erano. Questa era la mia colpa. Ed invece loro, le elette, le detentrici della parola di Don Pietro – visto l’alto mio tradimento – mi erano state vicine di banco per due anni senza rivolgermi un saluto. Una parola.
Don Pietro ha inculcato tutto questo e se come ritengo ad un certo punto la situazione gli sia sfuggita di mano, non ha mai fatto nulla per arginare tutto questo.
Adesso guardo al passato e pur non rinnegando nulla della mia esperienza mi dico che esiste una cristianità molto diversa. Tanta attenzione ad evitare baci e carezze, ma la cattiveria era ben accetta perché rivolta agli infedeli. Ossia gente come me che aveva solo cambiato parrocchia non credo. In parrocchia era più accettabile un pugno che un
bacio. Un bacio era scandaloso. La cattiveria no. La completa chiusura verso l’esterno nemmeno, stante l’immensa paura di contaminazione con gli impuri.
Che presunzione. Che aridità.
Una chiesa da medioevo. La presunzione di essere i detentori della verità con l’avidità di non volerla condividere con nessuno.
Nessuno spazio alla carità. Solo alla fede. Solo di pochi eletti.
Solo la fede. Molto protestante come metodo. Molto autoassolutorio.


Ho visto amiche fare ben quattro figli e non essersi mai fatte vedere nude dal marito perché contrario alla purezza. Dubito che abbiano mai contemplato la possibilità di provare piacere sessuale nell’atto, il piacere era un peccato mortale, il piacere sessuale una cosa deplorevole.
So di tante amiche avere avuto problemi di natura sessuale col proprio marito. Qualcosa che è peccato mortale per tutta la vita non diventa con una fede al dito d’incanto accettabile, figuriamoci piacevole.
Ho visto amiche sposare una persona per il solo fatto che fosse della parrocchia. Perché in lui c’era Gesù e perché suggerito da Don Pietro. Una volta ero stata invitata fuori a cena da un ragazzo. Ho dovuto chiedere il permesso a Don Pietro.


Ho visto sorelle e fratelli non rivolgere più la parola al familiare che fosse incorso in una separazione o un divorzio.
So di persone che hanno messo a rischio la loro vita per partorire il quinto figlio.
Ho assistito al matrimonio di un amico della parrocchia che sembrava un funerale. I genitori erano in lutto, non perché avesse scelto una moglie disdicevole, una non credente, ma una non della parrocchia.
Madri che hanno tolto il saluto ai figli perché usciti dalla parrocchia.
Don Pietro ha fatto tutto questo o lo ha consentito, certamente istigato
No. Non credo che fosse una cattiva persona. Ma non era certo un santo.
E beatificandolo giustificate l’operato dei suoi adepti che erano e che sono peggio di lui. Nessuno ha avuto il coraggio fino ad ora di dichiarare eretico – quale a mio parere è – il Movimento delle Famiglie, nato dalla autoreferenziale interpretazione del lascito di Don Pietro. E su questo la Curia ha responsabilità immense. Se non altro quale autorevole Ponzio Pilato misto a interessato blanditore.
Se lo farete beato, a mio parere commetterete un errore enorme e darete la vostra benedizione a chi persevera in questo oscurantismo.
Grazie a Dio l’amore di Dio è un’altra cosa.

Con osservanza
Avv. Roberta Dall’Argine

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25 risposte a “Don Margini beato? Sarebbe un errore”: lettera-choc
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Il racconto di un’esperienza sconvolgente in parrocchia

  1. L'Eretico Rispondi

    18/06/2020 alle 12:34

    Meno male che una parla chiaro.
    Condivido.

    Saluti.

  2. Giuseppe Rasori Rispondi

    18/06/2020 alle 13:44

    A differenza dell’Avvocato, ho conosciuto il movimento Familiarità Consortio quando avevo quasi 50 anni, avendo ovviamente alle spalle una vita vissuta in altri contesti e fatta anche di amicizie con persone e parenti non credenti. Tutto sta continuando senza problemi, anche dopo che, 10 anni fa, mia moglie e io, insieme ad altre famiglie di amici, iniziammo il nostro cammino comunitario nel movimento. Come si vede, tante vite, tante esperienze e tanti cammino di vita diversi. A mio parere, estrapolare assoluti dalla propria esperienza personale rischia di essere perlomeno azzardato. Circa l’opportunità di canonizzare don Pietro Margini, mi fido di Dio e del giudizio della Chiesa.

  3. ex-santilariese Rispondi

    18/06/2020 alle 15:06

    Le cose raccontate dall’avvocato dall’Argine sono ben note a tutti quelli che abbiano frequentato la parrocchia di sant’Eulalia e avuto a che fare con i “correggesi”.
    Un gruppo molto chiuso e autoreferenziale, molto diffidente anche con gli altri cattolici praticanti ma non facenti parte della comunità.
    Un gruppo “esclusivo”, come ben scritto dall’avvocato: o eri dentro, seguendo tutti i rigidissimi dettami, o eri fuori, senza possibilità di una “terza via”.
    Il riferimento alle mogli che i mariti non avrebbero mai visto nude nonostante i quattro figli, darebbe un riscontro a quella che io ritenevo una leggenda metropolitana, cioè dei rapporti sessuali matrimoniali con frapposto tra moglie e marito un lenzuolo, dotato di un’apertura apposita per consentire la congiunzione carnale.

    • Mario Negri Rispondi

      19/06/2020 alle 18:32

      Certo, come no? Sicuramente scopavano anche a occhi chiusi, poi si andavano a fustigare… Mo va a girer, sandroun…

      • ex-santilariese Rispondi

        20/06/2020 alle 10:18

        Gentile signor Negri, non ho il piacere di conoscerla, quindi non mi esprimo sulle sue doti di intelligenza e di cultura.
        Sicuramente posso apostrofarla come un maleducato, visto che dà del “sandroun” a vanvera.
        Detto ciò, io ho solo riportato quanto si sentiva dire a Sant’Ilario, e che è finito anche in rete:
        https://www.lettera43.it/sesso-si-ma-solo-attraverso-un-buco-nel-lenzuolo/
        https://www.blitzquotidiano.it/photogallery/familiaris-consortio-amish-emiliani-sesso-attraverso-lenzuolo-doccia-con-le-mutande-1499265/

        • Mario Negri Rispondi

          20/06/2020 alle 23:26

          Uno che riporta sandronate l’è un sandroun. Ag vol mia un insgner a capirel

          • ex-santilariese

            21/06/2020 alle 14:47

            La sua modalità di intervenire la qualifica come maleducato e fiero di esserlo.
            Mi spiace molto che i suoi genitori non siano riusciti a inculcarle il minimo di educazione, voglio sperare per loro che sia stato a causa della sua indole innata e non di una loro inadeguatezza.

      • Camillo Sbazzeguti Rispondi

        24/06/2020 alle 11:36

        gentile M.N. lei c’era? come può negare l’ipotesi…. ci giocherebbe un mignolo?

      • Sassolese ed parrocchiana della ss. consolata Rispondi

        21/07/2020 alle 09:08

        Sono di Sassuolo e quello che nessuno osa dire è che questi erano e sono ancora a Sassuolo nella Parrocchia della Consolata!!!!!!! 5 figli? buco nel lenzuolo? Io ho vissuto indirettamente questa realtà. Ero stata messa negli scout per farmi aprire un po’, farmi diventare spigliata e invece mi hanno messa in un covo di SATANA. si, proprio SATANA! ma da loro si fa chiamare Don Luca Ferrari. Sono stata sempre discriminata nella mia parrocchia perchè non ero di famiglia ricca, perchè non era facile dominarmi, perchè non ero pura dall’aspetto ai modi (che agò ancora da capir sa vol dir) perchè ancora adesso certe personaglie che chiamare persone è un affronto all’umana dignità, ancora se mi incontrano chinano lo sguardo, cambiano strada, mi guardano come se fossi una puttana e mi vesto normalmente. SONO UNA PERSONA NORMALE, VIVO UNA VITA NORMALE. Le cose che descrive questo avvocato donna sono da prendere e mettere come atti di apertura di UN PROCESSO PENALE, Dio santo non PROCESSO CANONICO, PENALE. Non bestemmio solo perchè è reato. Eppure mi ricordo e potrei fare i nomi di tante ragazze che conosco che erano di Sassuolo che erano tanto pure che nelle uscite di squadriglia nel Reparto Condor conoscevano tutti i nomi osceni dei cocktail da discoteca e ricordo una purissima che parlò di un porno dicendo che non capiva se la tizia del video che aveva visto gemeva dal piacere o dal dolore. State lontani dalla setta e se qualcuno sa parli. Qui a Sassuolo ci sono ancora i semini viventi dei suoi adepti che figliano come conigli, praticano le sue idee e hanno mandato a monte più di un matrimonio perchè il lui della coppia…prete! Dai! DENUNCIATE, FATELO IN NOME DI CRISTO!

    • Camillo Sbazzeguti Rispondi

      24/06/2020 alle 11:42

      e quindi? non siamo nella società del ognuno lo fa come preferisce? saranno be liberi di farlo nel modo che preferiscono senza lasciar scandalo!!! o gli accusatori di bigottismo e chiusura lo sono ancor di più….

  4. carlo baldi Rispondi

    18/06/2020 alle 23:22

    Questa che viene evidenziata è una società chiusa , che non può essere tollerata. Noi dobbiamo essere per una società aperta. Indispensabile perciò reagire, laici e cattolici, perché non può essere solo un problema interno della Chiesa. Ne va della nostra civiltà e del futuro dei nostri giovani. Mi auguro, qualora la Chiesa non prenda un provvedimento preciso, nasca qualche movimento di ampia protesta popolare per scardinare queste organizzazioni anacronistiche ( “sette” per l’avvocato). Da quanto si legge, del resto già ripetuto nel 2013 con “setta Sant’Ilario” su Google , sembra effettivamente il risveglio di un retaggio medioevale che la storia ha debellato da tempo.

    • Mario Negri Rispondi

      19/06/2020 alle 18:30

      Quali civili e democratici interventi ritiene sia opportuno adottare per “reagire” e “non tollerare” questa “società chiusa” e poter stroncare sul nascere “il risveglio di un retaggio medioevale che la storia ha debellato da tempo”?

      • carlo baldi Rispondi

        19/06/2020 alle 21:25

        Normalmente la protesta popolare per difendere anche i diritti civili è uno stimolo agli organi religiosi e civili per frenare e non lasciar proliferare questi fenomeni. Il condizionamento anche psicologico che subiscono questi adepti e la chiusura verso la società non sono una limitazione dei diritti civili di libertà e di uguaglianza, del concetto di libera scelta senza costrizioni o condizionamenti di sorta ? Tanto più quando questo condizionamento, specie psicologico poi trasformato in regole, comincia nell’età giovanile.

  5. Da Sant'Ilario Rispondi

    19/06/2020 alle 00:05

    L’avvocato dall’enorme forza d’animo ha ben riportato argomenti conosciuti in paese che confermano in pieno quanto riportato da amici e conoscenti anni fa. Eravamo ragazzi e ricordo coetanei preoccupati per le frequentazioni amicali fuori dalla chiesa di Sant’Ilario… e sottolineo fuori dalla chiesa di Sant’Ilario come se le altre chiese delle vicinanze fossero centri appartenenti ad altre religioni.
    Alcune ragazze confidavano la propria ansia perchè sapevano che se avessero continuato a frequentare sarebbe stato loro chiesto di prendere come sposo un ragazzo scelto dal movimento.

    Valuto che abbiano perso molte persone capaci e dai sani principi che avrebbero potuto esprimersi all’interno di un contesto parrocchiale. Anche quelli erano ragazzi da serie A.

    La questione sarà da approfondire bene.

  6. giobatta Rispondi

    21/06/2020 alle 17:13

    Purtroppo mi sembra che il fenomeno Sant’Ilario si vada allargando ad Albinea ed a Reggio, dove adepti del Familiaris Consortio si sono insediati . Sto pensando in particolare alla scuola privata che hanno o intendono organizzare e quei giovani che la frequenteranno! Isolati dal mondo come polli in batteria e con una preparazione a senso unico.Spero che gli amministratori comunali alzino la testa per proteggere i loro cittadini. Ma il Vescovo cosa dice ? Da quanto si è letto sembra che sia proprio Camisasca che dia loro maggior spazio a differenza dei precedenti. E’ questa l’immagine vera della Curia reggiana attuale ? E’ un problema di potere o di oscurantismo?

    • Sassolese ex parrocchiana della ss. consolata Rispondi

      21/07/2020 alle 09:11

      Oh ma questi sono ancora a Sassuolo, alla COnsolata. Brulicano e prolificano, anche tra gli Scout!

  7. laura incerti Rispondi

    22/06/2020 alle 23:56

    la chiesa chiude occhi e orecchie perchè i sacerdoti a reggio escono solo da li.

    • luigino Rispondi

      28/06/2020 alle 13:31

      Vorrò dire che saranno sacerdoti indottrinati da una scuola oscurantista, con notevoli problemi umani di chiusura verso il prossimo specie di pensiero diverso, e quindi pessimi sotto ogni aspetto e per certi versi pericolosi perché convinti di possedere la verità.
      Quindi è questo che vuole l’attuale Vescovo di Reggio ?

      • Sassolese ex parrocchiana della ss. consolata Rispondi

        21/07/2020 alle 09:13

        Luigino certamente. In una sua recente intervista sull’inaugurazione delle scuole “IMMAGINACHE” il monsignor vescovo ha dato del suo meglio. Ha detto che abbiamo bisogno di carismatici. Posso solo augurarmi che il prossimo GayPride sia proprio a Sant’ilario sotto la canonica.

  8. gio Rispondi

    23/06/2020 alle 05:11

    Se è così, allora la sua decadenza è certa.Sarà sempre più una società isolata e contestata che tiene solo per i quattrini che ancora la sostengono e per i politici che per interesse ( voti) la sostengono.

    • Sassolese ex parrocchiana della ss. consolata Rispondi

      21/07/2020 alle 09:14

      Senti Gio, questa setta è ancora alla consolata. Meno potente ma ci sono e stanno solo aspettando…

  9. Laura Rispondi

    27/07/2020 alle 08:28

    Li frequento a Reggio Emilia in una parrocchia.molto zelanti bravi sembrano famiglie perfette ma ho tanti dubbi.chiusu non salutano poi io sono separata e ho avuto un figlio da poco da un altro uomo ,dopo tanti anni di differenza,quindi dei loro giudizi me me frego.x il covid la loro chiusura si e vista.tutti disinfettanti e con regole assurde.una volta mi hanno detto mantieni la sx x uscire ahhhh sono andata alla porta sx invece era il lato sx ossia dovevo uscire appiccicata al muro mah

  10. Laura Rispondi

    27/07/2020 alle 08:32

    Sulla beatificazione ho dubbi…c e della cattiveria in qs chiusura.poi veramente fanno figli con il lenzuolo? A volte vedo foto che sono al mare fanno più ferie di me.x esempio un diacono che va in ferie tanti giorni va be’ con la fame glia.ma dimentica il suo ministero? O no? Beatitudine?mi lascia dubbi.sicuro x la fame glia e amici si fanno in 4 ma basta?vero il vescovo li vedrà bene i preti escono solo da li

  11. Iris Rispondi

    19/02/2021 alle 07:19

    Episodi da raccontare ce ne sarebbero tanti e non solo quelli inerenti alla purezza. Da bambine ci inculcavano che le persone brave erano solo dentro alla comunità di Sant’Ilario, che tutti gli altri fuori erano cattivi. Amici per la pelle per anni e poi se si osava spostare di scuola il proprio figlio o avere un’amicizia esterna, eliminati come se non ci si fosse neanche mai conosciuti. Predicano la povertà ma in realtà amano i soldi alla grande. Giudicano continuamente il prossimo guardandoti dall’alto in basso. Molti di loro sembrano persone senza sentimenti. Conosco molto bene la situazione. Ci ho vissuto per anni. Non vivo più a Sant’Ilario da un pezzo e finalmente sto bene.

  12. Anna Rispondi

    16/10/2021 alle 23:21

    Io invece sono stata “macinata” dallo psicoterapeuta della Comunità Beatitudine. È stata una brutta esperienza… Se non dire di più. Questa persona non ha il Dio., ance se cresciuto tipo con i valori della Chiesa. Mi sono serviti più di 3 anni per un riprendermi. Mi ha trattata male in terapia, ha fatto delle cose che sono contrarie al codice deontologico. Psicoterapeuta della Comunità… Sessuologo. Mio ex marito mi ha chiamata a fare le sedute di psicoterapia di coppia. Bisogna dire che è stata la psicoterapia della separazione. In più male da morire sono stata io. Una grande peccatrice, ancge se non ho fatto nulla x avere questa etichetta. Sofferenza, dolore, anni di insonia… Pianto continuo… Ecco, l’effetto della cura di un lupo travestito da gallina. Questo psicoterapeuta non ha il diritto di avere il titolo psicoterapeuta.

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