“Caro Zinga, vieni a vedere
com’è ridotto il Pd di Reggio”

“Hai promesso il rinnovamento, comincia da qui”

DI VINCENZO BERTOLINI

Vincenzo Bertolini

3/6/2020 – Chiariamo subito un punto: io sono il penultimo (ma di fatto l’ultimo) segretario del Pci di Reggio Emilia. Sono stato il coordinatore dell’area riformista, i cosiddetti miglioristi (termine usato criticamente da Pietro Ingrao) che però noi accettavamo con piacere perché così era.

Eravamo socialdemocratici: proponevamo il superamento della scissione del 1921 e se 2 più 2 fa 4 il superamento del Pci. E’ noto come sono poi andate le cose e io ho ubbidito entrando nel Pds. Sono stato per 2 anni nel Pd e poi ho fatto fermare il treno dicendo che volevo scendere. Avvertivo una profonda incompatibilità ambientale in quel che credeva di essere un partito.

Sono uscito dalla nomina di Renzi che è riuscito a farmi rimpiangere il Pci. Sicché oggi mi definirei come un ex comunista libero pensatore e il mio ricordo migliore va a Ignazio Silone per l’Italia e il Pci dell’epoca fascista e a Bukarin per la Russia staliniana.

Ignazio Silone

Chiudo qui come autobiografia solo per dire che comunque ho sempre votato per la galassia Pd e che forse continuerò a farlo seppure con qualche condizione.

1) IL GOVERNO

Nessuno ancora sa cosa sia il Covid-19. “Al massimo sa di non sapere” (Vincenzo Visco, relazione per la Banca d’Italia). Molti però hanno imparato a usarli per la battaglia politica, grandi o meno del pianeta che siano (Usa-Cina-Russia-Germania). Vedasi Hong Kong e l’incendio degli afroamericani che stanno bruciando tutta l’America.

Nessuno sa cosa sarà di questo governo. Già si sognano nuove elezioni e un nuovo governo guidato da Draghi. Un grande banchiere indubbiamente, capace anche di forti intuizioni, ma che sia anche un grande statista è tutto da vedere.

Intanto un grande statista è già nato, Giuseppe Conte e molti hanno arricciato il naso perché da un governo con Di Maio e Salvini è passato ad un altro con Zingaretti, Di Maio e Leu. Quest’ultima, misteriosa creatura, protagonista della crisi della sinistra e del trionfo dei Cinquestelle prima e Lega poi, altra creatura, a volte inquietante della politica contemporanea ma non certo moderna. Pochi forse sapevano che Conte non ne voleva sapere di fare il bis. Fu convinto a cannonate, però ha salvato l’Italia dal naufragio, ha vinto in Europa e ha permesso ad alcuni ministri di volare.

Mi vengono alla mente i nomi di Gualtieri, Speranza, Azzolina, Spadafora, Lamorgese, ma su questo punto va a gusti…ù

Sono però convinto che Conte sia l’unico politico dell’Italia contemporanea che può figurare nel Pantheon del dopoguerra (Togliatti, De Gasperi, Scelba, Nenni, La Malfa, Berlinguer, Saragat e pochi altri, tra i quali i reggiani Romano Prodi e Nilde Iotti).

2) L’OPPOSIZIONE

L’opposizione: gioca al più uno, non c’è alcuna misura che le vada bene. Visto che i risultati premiano Conte e anche il suo consenso cresce a dismisura si sono messi a dire che: “Sì, qualcosa si muove”, ma a questo governo manca un’idea della nuova Italia. E si esprime la convinzione che questo governo che litiga al suo interno se ne debba andare, e prima avviene e meglio è.

Ma si è mai visto un governo di coalizione che non discuta al suo interno? Sì, si è visto nella prima Repubblica, quando i governi duravano al massimo 6 mesi, e poi via con la crisi.

Salvini, Meloni e Berlusconi

Che cosa vogliono costoro? Che Conte, oltre trovare i soldi, a porre rimedio giorno per giorno alle mille questioni proposte dal Coronavirus, metta anche la museruola ai suoi ministri? E magari si presenti in Parlamento un bel dì e proponga di votare anziché su un decreto legge su un trattato di filosofia intitolato: “Ecco come sarà la nuova Italia” con gradimento della signora Meloni, di Salvini (che genio di ministro è stato) e di quelle due ganze che il Berlusca ha nominato come capigruppo alle due Camere…

3) I PAESI FRUGALI

Ursula Von Der Lahyen ha dato ragione a Conte: 750 miliardi stanziati per il Recovery Found. All’Italia e alla Spagna andranno le fette più grosse sotto forma di risorse a fondo perduto, solo la metà da restituire, una svolta gigantesca a favore dei Paese europei e dell’idea di Europa. Ma quattro Paesi si oppongono chiedendo che vangano erogati solo prestiti in cambio di “profonde riforme”.

Sarebbero dunque Austria, Svezia, Danimarca e Olanda a decidere di quali riforme abbiamo bisogno?

Insieme questi 4 diamantini versano per l’Europa meno della sola Italia e contano su Meloni e Salvini che remano contro Conte.

Certo che l’Italia ha bisogno di forti riforme. Ma noi sappiamo già quali sono le riforme di cui abbiamo bisogno per combattere la corruzione, vero virus endemico del nostro Paese, e la burocrazia, che dopo le banche e l’università, schiaccia lo Stivale.

E infine il vero distanziamento sociale fra ricchi (sempre più ricchi) e poveri (sempre più poveri).

Wolfgang Amadeus Mozart

L’ Austria è un Paese di magnifiche bellezze del territorio, soprattutto fra il Nord Tirolo e la zona di Salisburgo. E’ il Paese di Mozart, basta così. I suoi abitanti sono però in maggioranza di centrodestra e paiono nutrirsi di odio e rabbia razzista. Odiano soprattutto gli italiani e intanto hanno chiuso il Brennero in omaggio a Schengen.

Gli olandesi? Gente di mare e grandi navigatori, sono però gli inventori del colonialismo. Nel dopoguerra furono travolti dalla furia del mare e noi abbiamo versato soldi della povera gente per potere ospitare mille e mille loro bambini. Ci ripagano così anche perché sono diventati un paradiso fiscale.

Mi sorprendono Svezia (nobile patria del socialismo umano) e Danimarca. Manca solo San Marino che un paradiso lo è stato, ma forse ha capito che esagerare non conviene.

4) RENZI

Matteo Renzi sta applicando con certosina costanza la linea di Bettino Craxi sulla rendita di posizione, ha capito che di lui ha bisogno il governo (vedasi la faccenda Bellanova), m anche la destra. Fa mancare i suoi voti per salvare almeno per ora Salvini dalla giustizia. Per ogni cosa c’è un prezzo. E lui lo fissa: una poltrona, un ministero, un presidente di una commissione in Lombardia, etc. etc.

Matteo Renzi saluta Lisa Ferrarini (viaggio elettorale a Reggio)

Così non può continuare. Zingaretti (mi pare meglio suo fratello, ossia il commissario Montalbano) recita la litania della concordia e dell’unità.

Ma intanto anche a Reggio Emilia il Pd vive politicamente con i voti dei ceti medio alti ed economicamente meglio un bel silenzio, perché la verità a volte deve saper tacere.

Quanto alla democrazia interna meglio il vecchio Pci: caro Zinga hai promesso un grande rinnovamento del Pd, comincia da Reggio, dove non troverai né la sede, che è stata pignorata per debiti, né il segretario che è sparito, ma non con la cassa, perché a Festa Reggio (come qui si chiama la Festa de l’Unità) è riuscito ad accumulare 6 miliardi (di lire, ndr.) di debito, vedasi un mio vecchio articolo sulla stampa locale su Festa Reggio.

Naturalmente il segretario provinciale come punizione è stato mandato a fare il consigliere regionale.

Andrea Costa e Matteo Renzi

Ecco perché nessuno vuole fare il segretario, avrebbe la rappresentanza legale e sarebbe responsabile di quel bel gruzzolo da restituire e dovrebbe guardarsi anche dai coltelli che spunterebbero inevitabilmente in questi casi.

Su tutto questo deserto veglia ora una brava compagna, terrorizzata dall’idea di avere la rappresentanza legale del PD e di dover soddisfare, di conseguenza in solido, i creditori. Non penso che le cose vadano meglio a Parma o Bologna. Caro Zinga datti una mossa e non perdere tempo in improbabili inviti alla solidarietà nazionale.

Nicola Zingaretti quando era in isolamento domiciliare

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3 risposte a “Caro Zinga, vieni a vedere
com’è ridotto il Pd di Reggio”

“Hai promesso il rinnovamento, comincia da qui”

  1. Luca Tadolini Rispondi

    03/06/2020 alle 14:15

    Manca una parola sul collasso dei giganti Coop che a Reggio Emilia non possono essere separati dal PciPdsDsPd, cioè dal sistema di potere rosso. Manca anche una parola sul fatto che Dc e PCI si siano fusi a Reggio Emilia (e non solo) in un patto di potere che non può essere limitato al rottamatore Renzi. Comunque un saluto a Bertolini, uno dei pochi comunisti con cui ho potuto parlare di storia correttamente (senza, comunque, inciuci).

    • Liberation dai cojon Rispondi

      03/06/2020 alle 15:58

      E quando mai si è potuto parlare serenamente di quello caro Luca, voglio dire senza il rischio di essere diffamati all’istante, pubblicamente additati, fatti fuori da qualsiasi ambiente ‘che conta’ (conta soldi a palate..) con le buone, le ‘simpatiche’ o le cattive cattive per non dire altro…??
      Ma che vadano a cagare!

  2. carlo baldi Rispondi

    03/06/2020 alle 14:21

    Bravo Bertolini. Forse però occorre pensare a qualcosa di nuovo, perché questa situazione, che tu hai analizzato perfettamente, è anche il frutto del PCI e della sua classe dirigente di quegli anni , chiusa in una cerchia ristretta di potere e non sempre con grande qualità.

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