Strage di Bologna, la connection tra Bellini e il terrorista Thomas Kram. Niente sarà come prima: ecco perché

DI PIERLUIGI GHIGGINI

25/5/2020 – Dobbiamo essere grati a Gian Paolo Pelizzaro e a Gabriele Paradisi per i loro articoli sulla strage di Bologna e Paolo Bellini pubblicati da Reggio Report, in particolare per il saggio nel quale i due esperti di terrorismo internazionale (e giornalisti investigativi) forniscono prove e documenti sulla presenza dell’ex primula nera reggiana all’ hotel Lembo nel centro di Bologna, lo stesso giorno in cui proprio all’hotel Lembo prese alloggio con due italiani, in una camera a tre letti, il terrorista tedesco Thomas Kram, esperto di esplosivi di quel temibile gruppo Separat guidato dal terrorista internazionale Carlos. Sì, proprio lo stesso Kram che cinque mesi e undici giorni più tardi sarà alla stazione di Bologna, la mattina della strage.

Il contributo di questa scoperta, alla ricerca della verità sulla strage della stazione, non è soltanto rilevante: costituisce una svolta di straordinaria portata. Un contributo di cui non si potrà non tener conto nel futuro processo ai “mandanti”, e nel quale il killer reggiano Paolo Bellini, oggi sotto copertura e sotto protezione come collaboratore di giustizia, è indagato come esecutore materiale.

Paolo Bellini negli anni 80

Un contributo, quello offerto da Pelizzaro e Paradisi, punto d’approdo e al tempo stesso nuova partenza di 15 anni di ricerche, indagini e libri che hanno permesso di mettere a fuoco i contorni della cosiddetta “pista palestinese”, di cui la presenza di Kram a Bologna ha sempre rappresentato la chiave di volta.

Dovranno essergli grati, in particolare, i famigliari delle vittime: è stato il loro avvocato a scoprire la copia riversata in Vhs del famoso filmino che si afferma girato alla stazione la mattina della strage, dove appare una persona molto somigliante a Paolo Bellini (e pare riconosciuto dalla ex moglie Maurizia Bonini). E ora la scoperta della connection tra Bellini e il terrorista Kram apre uno scenario completamente nuovo, inatteso, che fa intravedere una sorta di terza via – suffragata dai documenti – su origini e contesto della strage rispetto alle narrazioni ideologiche tuttora dominanti e, se non è reato di lesa maestà affermarlo, anche rispetto a inchieste, istruttorie e sentenze precedenti.

Vediamo perchè.

Il terrorista Kram era a Bologna (non perchè costretto, ma per scelta) la sera del 1° agosto: dormirà all’albergo Centrale a poca distanza della stazione.

La mattina del 2 agosto va in stazione, dove alle 10,25 salta in aria la sala d’attesa di seconda classe, con un’ecatombe di 86 morti tra donne, bambini e uomini. In un’intervista del 2007 al Manifesto, è lo stesso libraio tedesco del gruppo Separat a confermare la propria presenza, affermando naturalmente di non saperne niente e di aver constatato solo una volta arrivato in stazione che non partivano treni per Firenze a causa della bomba.

Thomas Kram: fotocopia della carta d’identità

L’affermazione fa strappare un sorriso: possibile che Kram fosse uscito dall’albergo senza essersi accorto dell’attentato, dell’esplosione avvertita in tutta la città, del caos e delle sirene che a decine laceravano l’aria, insomma cge proprio non si fosse reso conto di niente, mentre tutta la città sapeva?

Sta di fatto che due giorni dopo Thomas Kram andrà a Berlino Est a rapporto da Carlos – il terrorista più ricercato al mondo, all’epoca sotto la protezione della Stasi, dunque del Kgb, che lo usava per operazioni sporche, attivo anche per la costellazione delle forze palestinesi, e alla bisogna anche per Gheddafi – all’hotel Palast di Berlino Est. Anche questa circostanza è stata scoperta e documenta a suo tempo da Pelizzaro e Paradisi.

Va considerato con la giusta attenzione il fatto che il Kram non aveva mai parlato della sua presenza a Bologna il 22 febbraio all’hotel Lembo; nè la questione, a quanto se ne sa, era emersa nell’inchiesta sulla pista palestinese archiviata dalla Procura di Bologna dopo anni di indagini, pur con l’ammissione dell’esistenza di un “grumo residuo di sospetto”. Eppure di Kram all’hotel Lembo il 22 febbraio riferiva un rapporto della Digos di Bologna già pochi giorni dopo la strage, come rivelato dai due ricercatori nell’ultimo articolo/saggio pubblicato da Reggio Report.

Dunque, solo dopo quarant’anni si scopre la connection tra Bellini, killer al soldo di ogni mafia e oggi collaboratore di giustizia, con una nuova identità e anche un nuovo volto, e Thomas Kram.

Ma sul suo soggiorno al Lembo il 22 febbraio aveva taciuto anche Paolo Bellini. Ma allora, cosa ci facevano entrambi in quell’hotel? Si conoscevano? Si frequentavano? E per quale ragione? Quale il filo che collega l’ex “primula nera” al gruppo Separat?

Il fatto che entrambi avessero taciuto questo particolare decisivo (Bellini anche dichiarando il falso all’allora sostituto procuratore di Reggio Emilia Giancarlo Tarquini) dà una “quasi certezza” che non fossero capitati lì per caso, magari senza incrociarsi. Probabilmente va cercata all’hotel Lembo la risposta a quel “grumo residuo di sospetto” che aleggiava nell’ordinanza di archiviazione dell’indagine giudiziaria sulla pista palestinese.

Una zona oscura viene illuminata, e il suo potente riflesso si dilata su tutta l’inchiesta.

Se poi le prove esposte dalla Procura Generale (le immagini del filmino girato dal turista Harald Polzer e le affermazioni di Maurizia Bonini) venissero confermate nell’ordinanza di rinvio a giudizio e nel processo ai “mandanti”, è evidente che Bellini e Kram si ritrovarono almeno una seconda volta a Bologna lo stesso giorno e nello stesso posto: in stazione, nel ground zero della strage.


C’è voluto molto tempo, e il concorso indiretto e alla fine convergente in modo assolutamente inaspettato di più forze e più ipotesi d’indagine (anche contrapposte) per arrivare a questo snodo cruciale, a conoscere un tassello del puzzle che può dare da solo spiegazione a tanti misteri, alle tante questioni taciute, a silenzi, ai fatti non indagati e ai depistaggi.

Non dimentichiamo che la presenza a Bologna di Thomas Kram è rimasta schermata per ben 25 anni, con coperture persino ai massimi livelli istituzionali: parliamo della commissione parlamentare Mitrokhin, nella cui relazione di minoranza (allora i Ds e la sinistra) fu manipolato il testo di un telex della frontiera di Chiasso, che avvertiva dell’ingresso in Italia di Thomas Kram il 1° agosto 1980, per far credere, falsamente, che il terrorista era stato costretto a pernottare a Bologna perchè altrimenti non sarebbe arrivato in tempo a Firenze per i suoi appuntamenti. Tutto falso.

Oggi queste coperture sono cadute, oggi Thomas Kram – e con lui la pista palestinese, piaccia o no – entra di prepotenza nell’inchiesta e nel processo ai “mandanti” – Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto d’Amato, Mario Tedeschi: tutti morti – in cui Paolo Bellini va alla sbarra imputato come autore materiale della strage insieme a Mambro, Fioravanti, Ciavardini e Cavallini.

Si dovrà spiegare come e sotto quale cupola si incrociano i Nar con gli uomini del gruppo Carlos. Cosa c’entra la P2, se c’entra, con i terroristi protetti da Kgb, Stasi (era il servizio segreto dell’ex Germania est) e palestinesi.

Il killer della Mucciatella dovrà a questo punto fornire spiegazioni esaurienti, sempre che ne abbia il tempo e gliene forniscano la possibilità. Lui ha già detto, con un’affermazione enigmatica, “al processo rideremo“. Crediamo di aver capito perchè.

Bisogna essere consapevoli che di fronte a rivelazioni di questa portata si metterà di nuovo in moto la macchina del negazionismo, del silenzio, della marginalità informativa come versione millenial di quella “dignitosa indifferenza” di guareschiana memoria che del resto ha accompagnato con successo tanti misteri della Repubblica, dai suoi albori sino a oggi.

Però questa volta il silenzio e la disinformatija hanno il fiato corto. La verità grida, con questi fatti: il processo non potrà ignorare le rivelazioni di Pelizzaro e Paradisi, scavate in documenti rintracciabili agli atti; come del resto non potrà far finta di derubricare la vicenda clamorosa – altro sassolino capace di bloccare il grande ingranaggio – della scomparsa del corpo di Maria Fresu e del volto “sfacelato” di una sconosciuta, tuttora sepolto nella tomba di Montespertoli: volto che potrebbe appartenere a una donna che maneggiava l’ordigno deflagrato alla stazione di Bologna, il 2 agosto 1980. Il sospetto è trasparente.

Per questa vicenda rimandiamo all’articolo di Paradisi pubblicato da Reggio Report nell’ambito dell’inchiesta sui misteri della strage.

Per parte nostra non possiamo che sentirci orgogliosi di aver dato, come giornale, un contributo di tale portata alla ricerca della verità. Perchè la verità ora grida, e non potrà essere più soffocata a lungo. Alle prossime puntate.

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