Ripreso a Bologna l’appello di Aemilia: l’accusa chiede sconto di pena per il pentito Valerio
L’Ordine dei Giornalisti: “Inaccettabile che i cronisti non possano assistere alle udienze”

19/5/2020 – E’ ripreso a Bolognanell’aula bunker del carcere della Dozza, dopo una lunga interruzione causata dall’emergenza sanitaria, l’appello del processo Aemilia, il più importante mai celebrato al nord contro la ndrangheta, con 120 imputati. Il primo grado si era concluso a Reggio nell’ottobre 2018 con condanne per circa 1300 anni di carcere.
Nell’udienza di oggi è iniziata la requisitoria della Procura Generale: sostituti pg Luciana Cicerchia, Valter Giovannini e Lucia Musti hanno trattato la posizione di Antonio Valerio, uno degli “organizzatori” della cosca emiliana, oggi collaboratore di giustizia di primo piano. L’accusa ha chiesto Valerio una riduzione di pena con l’estensione delle attenuanti generiche: il tribunale di Reggio Emilia lo aveva condannato a sei anni e due mesi nel rito ordinario e altri cinque anni perla parte giudicata con rito abbreviato. Giovedì saranno trattate le posizioni di altri 4 imputati.

A proposito dell’appello di Aemilia, l‘Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna ha preso posizione dichiarando “inaccettabile” che i cronisti non possano assistere alle udienze.

“I giornalisti debbono poter assistere al processo d’Appello Aemilia e quindi continuare a documentare all’opinione pubblica, come hanno sempre fatto, le fasi di un procedimento di rilevanza storica per la lotta alla criminalità organizzata nella nostra regione – così afferma l’Ordine –

Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna chiede che – pur nel rispetto delle norme imposte dai provvedimenti per contenere la diffusione del Coronavirus – sia garantita la fondamentale e costituzionale funzione dell’informazione.

L’Ordine regionale chiede, inoltre, all’autorità giudiziaria che vengano assunti tutti i provvedimenti necessari affinché sia possibile l’agibilità per i cronisti ed il libero svolgimento del loro lavoro”.

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