POTRA’ CAPITARE ANCHE A VOI….
“In via Paradisi va in scena la sostituzione umana
Abitanti espropriati dal Comune, e cacciati”
(GUARDA IL VIDEO)

25/5/2020 – “Immaginate di sedervi sul divano, nella casa di vostra proprietà, dove avete cresciuto i vostri figli, e sentire al telegiornale che sarete espropriati per costruire nuove case. Crederete sia impossibile.

Poi scoprirete che è proprio quella l’intenzione, e che il progetto che lo prevede si chiama “abitare SOLIDALE” e si fregia di essere frutto di un processo PARTECIPATIVO. Ma questa è la prima volta che ne sentite parlare. La trama di un bel film? No, realtà. Succede a Reggio Emilia, città famosa per l’attenzione ai cittadini.

Lo scorso febbraio, il Comune di Reggio Emilia, la città delle persone, ha annunciato di aver chiesto il finanziamento per un progetto di riqualificazione della zona di via Turri, quartiere considerato critico. Al telegiornale l’assessore alla casa ha dichiarato che tre palazzine, nella via parallela a via Turri, via Paradisi, sarebbero state svuotate e ricostruite, per fare dei nuovi appartamenti da dare a altre persone, anziani, studenti, coppie, mantenendo una quota da rivendere a privati. I legittimi proprietari delle abitazioni hanno così appreso che c’era l’intenzione di espropriarli, parola dell’assessore, per fare spazio al cantiere. Alle lettere scritte sui giornali in cui si chiedevano chiarimenti l’amministrazione ha risposto col silenzio.

Poi è iniziata la pandemia.

Poi il comune scrive su Facebook che sono arrivati i soldi. Il progetto si farà, e si mostrano di nuovo le immagini del piano con le case. Si parla di processo solidale e partecipativo, che vede al suo centro il dialogo.

Eppure, ad oggi i diretti interessati non hanno ricevuto alcuna notizia. Vivono tra la rabbia e la preoccupazione di essere cacciati, senza alcuna spiegazione e per due soldi, da una casa per la quale hanno costantemente pagato le tasse, hanno accudito, e hanno mantenuto quando le stesse pubbliche amministrazioni hanno totalmente ignorato la zona. Eppure, le linee guida dei processi partecipativi della Regione Emilia Romagna danno le seguenti raccomandazioni: “Il modello di partecipazione adottato dall’Emilia-Romagna è ispirato alla co-deliberazione, un percorso costituito da fasi di condivisione e discussione che accomuna i promotori del processo, siano essi soggetti pubblici o privati, prevedendo la più ampia sollecitazione delle realtà sociali e l’inclusione dei nuovi soggetti sorti conseguentemente all’attivazione del processo, per giungere poi al coinvolgimento, il più ampio possibile, dei cittadini in varie modalità.”

Ad oggi l’unica condivisione è la pubblicazione del progetto sul sito del Comune e su quello della Regione. E i post su Facebook.

Si può parlare di progetto solidale e inclusivo se le persone e le loro storie vengono del tutto ignorate?

Gli abitanti non ci stanno”.

(Un gruppo di abitanti di via Paradisi)

https://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/DocumentID/E7E453E1ACFC1240C12585110051E6F9?Opendocument

https://territorio.regione.emilia-romagna.it/politiche-abitative/programma-piers/documentazione-tecnica

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Una risposta a 1

  1. giobatta Rispondi

    26/05/2020 alle 05:03

    Mi stupisce quanto viene indicato ed è molto grave; anche perchè in diversi paesi che ho visitato dell’area occidentale fino agli USA normalmente, prima di assumere decisioni anche molto più modeste che coinvolgano i cittadini, si usa comunicare per iscritto agli interessati( abitanti del luogo) cosa si intende fare e si dà la possibilità di ottenere chiarimenti ed esprimere le loro opinioni alfine di ottenere la soluzione migliore.
    Anche quando si interviene in qualche via o con opere speciali, a tutti i cittadini lì residenti si dà preventiva comunicazione e si indica il referente per avere informazioni o muovere eccezioni.
    Qui invece, se così è, si va avanti ignorando i diritti dei cittadini; si chiude una via temporaneamente e lo si sa da un cartello messo il giorno prima o , a volte, dal cantiere già avviato. Cioè vale il principio autoritario dall’alto in basso e non viceversa.Per favore se non abbiamo questa sensibilità politica almeno copiamo da altri o meglio il Comune non è il principe, ma rappresenta i cittadini non se stesso.

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