Ndrangheta tra Reggio e Parma
Affare Sorbolo: sequestrati immobili e altri beni per 10 milioni a Francesco Falbo, imprenditore cutrese

 La Dia di Bologna ha sequestrato beni, immobili e società, per un valore di oltre 10 milioni di euro a Francesco Falbo, ciutrese di 55 anni domiciliato a Sorbolo, imprenditore del settore edilizio, ritenuto contiguo alla ndrnagheta ionica. Le operazioni, condotte in collaborazione con la Dia di Firenze e di Catanzaro e i carabinieri di Parma, hanno portato al sequestro di 23 immobili tra fabbricati e terreni in Emilia Romagna, Lombardia e Calabria; di 6 società di capitali, 6 autoveicoli e diversi rapporti bancari.

Il provvedimento è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Bologna, presieduto da Giuseppe Caruso, su proposta del procuratore capo Giuseppe Amato e del pm Beatrice Ronchi della Direzione distrettuale antimafia. Il suo nome, spiega la Dia, è emerso nell’indagine ‘Aemilia’ quale collegamento – secondo l’accusa – tra l’organizzazione mafiosa operante nel contesto emiliano e l’imprenditoria locale.

Secondo le indagini, è risultato coinvolto nell’ “affare Sorbolo”, lottizzazione immobiliare con la quale, in base alle indagini, veniva reimpiegato il denaro della cosca Grande Aracri di Cutro. A Sorbolo di Parma fu sequestrato un intgero quartiere: nel 2018 tredici alloggi confiscati furono consegnati alla Guardia di Finanza dall’allora ministro dell’interno Salvini.

Francesco Falbo classe 1965 era il proprietario dei terreni di Sorbolo che da agricoli diventarono edificabili, ed è ritenuto dagli inquirenti l’eminenza grigia dell’operazione immobiliare: è stato rinviato a giudizio a Reggio Emilia, dove sarà giudicato per l’accusa di impiego di capitali illeciti con l’aggravante mafiosa. In base a verifiche patrimoniali e finanziarie, condotte dalla Dia, sarebbe emersa una sproporzione tra i redditi dichiarati da Falbo e i beni nella sua disponibilità.

Gli immobili di Sorbolo confiscati col processo Aemilia e ceduti alla Guardia di Finanza

FACCI: INFILTRIONI MAFIOSE, PER 50 ANNI LA SINISTRA NON SE N’ERA ACCORTA

Quello delle infiltrazioni mafiose nel territorio emiliano-romagnolo è un fenomeno allarmante e sintomatico di come sia stato sottovalutato da chi, per 50 anni, ha avuto il potere e ha governato le amministrazioni emiliano-romagnole”. 

Così il consigliere regionale della Lega, Michele Facci, alla notizia del sequestro di immobili e altri beni per 10 milioni di euro. .

“Si consideri solo – punge Facci – che a lanciare l’allarme mafie fu ben 12 anni fa Nicola Gratteri, oggi procuratore capo di Catanzaro.

Fu lui, per la prima volta a Reggio Emilia, a parlare delle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia Romagna poi confermate dalle oltre 100 condanne del processo Aemilia e dallo scioglimento per “condizionamenti mafiosi” del Comune di Brescello.

Ebbene, mentre Gratteri denunciava la cosa, i politici locali facevano spallucce delle sue parole, continuando a recitare il mantra: “Come vi permettete, noi abbiamo gli anticorpi, noi abbiamo combattuto i nazisti, noi abbiamo combattuto i fascisti, noi combattiamo le mafie, non abbiamo le mafie”. E mentre se la raccontavano, qualcuno andava in processione a Cutro a caccia di voti – conclude il consigliere leghista – Alla fine è arrivato il processo Aemilia a dire chi aveva ragione”.

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