La ndrangheta si riorganizza, ma a Reggio tutti zitti
La denuncia del prefetto Maria Forte all’Antimafia

12/5/2020 – La ‘ndrangheta in Emilia, dopo le stangate giudiziarie e i ripetuti sequestri patrimoniali, si riorganizza ora nel silenzio. Ne e’ convinto il prefetto di Reggio Emilia Maria Forte, che ne ha parla alla commissione parlamentare antimafia, dove è stata ascoltata in Senato lo scorso febbraio. Il quadro tratteggiato dal prefetto fa cosi’ da sfondo all’inizio del processo d’appello di Aemilia previsto domani a Bologna. 

Secondo Forte, in particolare, “l’entita’ delle pene, il numero degli imputati condannati e gli ingenti sequestri patrimoniali rappresentano indubbiamente una battuta di arresto per la consorteria criminale capeggiata da Nicolino Grande Aracri, che sara’ inevitabilmente costretta, con gli esponenti ancora in liberta’, a riorganizzare le proprie attivita’ sul territorio”.

Il prefetto di Reggio Emilia Maria Forte

Non e’ un caso che dal 2015 (anno degli arresti di Aemilia, ndr) “nella provincia di Reggio Emilia si e’ registrata una drastica riduzione dei reati che maggiormente avevano creato allarme sociale (in particolare incendi e altri episodi intimidatori) e avevano suscitato l’interesse dei media per la presenza della criminalita’ organizzata”.

Dunque “e’ ragionevole ritenere che l’associazione criminale, quale prima strategia di reazione, continui a non innalzare ulteriormente il livello di attenzione con la commissione di reati eclatanti”.

Per quanto riguarda la possibile riorganizzazione degli “affari” della cosca, Forte cita l’arresto del marzo del 2019 di due persone di origine cutrese, collegate a famiglie intranee alla ‘ndrangheta, sorprese con oltre un chilo di cocaina.

Un episodio “particolarmente evocativo di una possibile nuova strategia criminale, poiche’ l’attivita`della cosca aveva fatto registrare, negli anni, un’evoluzione di tipo assolutamente diverso”. Infatti “dall’iniziale commissione di reati collegati al traffico di stupefacenti, in particolare negli anni ’90, si e’ passati, negli anni 2000, alla commissione di reati di natura prevalentemente finanziaria ed economica, in particolare l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, il riciclaggio, le estorsioni, l’usura e il reimpiego di capitali”.

Alla commissione il prefetto di Reggio annuncia infine di aver definito un cronoprogramma di incontri con gli enti locali in ordine alla destinazione dei beni confiscati, nessuno dei quali e’ stato ancora riassegnato. Anche a causa, dice Forte “della scarsa conoscenza nel territorio delle procedure di destinazione”. 

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