Iren, non c’è crisi per i top manager
Sì dell’assemblea agli aumenti, l’a.d. Bianco verso il mezzo milione
E i sindaci votano giulivi e bipartisan

3/5/2020 – Maxiaumento di stipendio per l’amministratore delegato di Iren Massimiliano Bianco. Qualcosina arriva anche agli alti dirigenti del gruppo, che già non se la passano affatto male.

L’assemblea degli azionisti della multiutility acqua gas rifiuti riunita il 29 aprile a Reggio Emilia in versione emergenza Covid – con l’obbligo per i soci di intervenire attraverso un rappresentante – ha deliberato sostanziosi ritocchi agli emolumenti del top management. L’a.d. Bianco, in quota Genova, ha ottenuto un aumento degli incentivi dal 25% al 35% sulla retribuzione annua lorda; per i manager dei piani alti, gli incentivi passano da un già notevole 35% a un ancor più succulento 37,6.

La conseguenza è che se nel 2019 Bianco aveva guadagnato 440 mila euro, nell’anno del coronavirus potrebbe superare il mezzo milione senza grandi difficoltà, con tanti saluti ai propositi di dignitosa autoliminazione al tetto di 350 mila euro lordi deliberato dall’assemblea nel 2016 sull’onda di quella scandalosa liquidazione di 900 mila euro (più 50 mila di bonus) pagata nel 2014 all’ex a.d. De Sanctis.

Massimiliano Bianco

In ogni caso lo stipendio di Bianco rappresenta una fetta cospicua del monte stipendi del cda, in totale 1 milione e 200 mila euro comprensivi dello stipendio del presidente Renato Boero (168 mila euro nel 2019) e del vicepresidente Moris Ferretti (che nel 209 si accontentato di 90mila euro).

Balza agli occhi il voto favorevole e “bipartisan” dei sindaci Bucci di Genova, Appendino di Torino, Vecchi di Reggio Emilia, Pizzarotti di Parma e di tutto il patto dei comuni emiliani: nessuno ha fiatato, nè ha sollevato la più prudente delle considerazioni, evidentemente tutti paghi dei dividendi cresciuti del 10,1% anno su anno: tanti bei milioni (7,7 solo Reggio Emilia) che rappresentano una manna dal cielo per i bilanci dei comuni guidati dai sindaci del patto. I quali su questo nobile altare hanno finito per sacrificare la rappresenza dei cittadini che li hanno eletti, e dai quali si levano mugugni sempre più forti ed estesi, quanto inascoltati, per le tariffe di Iren. Ma, come si dice, pecunia non olet.

Così all’assemblea la nuova politica della remunerazione è stata approvata con una maggioranza schiacciasassi: il 98% del capitale sociale contro il 90% precedente.

A voler pensar male, potrebbe spiegarsi così tanta fretta nel voler convocare l’assemblea in piena emergenza coronavirus, con tutte le restrizioni che chiunque sta vivendo, quando i termini delle assemblee di bilancio sono slittati a fine giugno.

Un’urgenza davvero operativa, o piuttosto dettata dall’esigenza di diradare la fauna di quei rompiscatole dei piccoli azionisti abbonati all’assemblea e quindi approvare – come infatti è avvenuto – i lucrosi aumenti, per dirla alla Montalbano, senza troppo scarmazzo?

Quanto siano poi meritati gli aumenti al top management – al di là del monopoli amministrativo in cui si giocano obiettivi e risultati – lo dicono le nude cifre del bilancio 2019 di Iren: il margine operativo lordo (Ebitda) è diminuto del 5,1% rispetto al 2018 (da 967 milioni a 917 milioni); ancora peggio il risultato operativo calato del 14,50% a 452 milioni di euro, mentre l’indebitamento finanziario netto è aumentato di 253 milioni per una cifra totale di 2 miliardi 706 milioni di esposizione. E nonostante l’appariscente aumento dei dividendi l’utile netto è calato del 2,3%, da 242 milioni del 2018 ai 237 del 2019.

Tutto ovviamente ha una spiegazione, e del resto Iren sta sostenendo una politica espansiva (+17% di investimenti) destinata a subire un’ulteriore accelerazione, nonostante l’indebitamento da multinazionale, come atestato dalla deliberazione assembleare sull’acquisto di azioni proprie.

Intanto il titolo, oggi, quota a Piazza Affari 2,25 euro, superiore di 20 centesimi a un anno fa, e dopo aver scontato il crollo di un euro causa emergenza Covid.

Del resto alle signore e signori sindaci azionisti va bene così. Ed è chiaro chi comanda davvero.

Pierluigi Ghiggini

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7 risposte a Iren, non c’è crisi per i top manager
Sì dell’assemblea agli aumenti, l’a.d. Bianco verso il mezzo milione
E i sindaci votano giulivi e bipartisan

  1. Maria Rispondi

    04/05/2020 alle 09:35

    La Palomar dovrebbe farci qualche bel film sugli appetiti mostruosi di questi signori, della cosiddetta sinistra…. resistente si, al portafoglio!

  2. Alessandro Rispondi

    05/05/2020 alle 11:10

    Fanno alquanto schifo

  3. andrea Rispondi

    05/05/2020 alle 17:14

    Soldi meritati.
    I migliori Manager, e Bianco è uno dei Top in Italia, vanno pagati.
    La competenza si paga.
    Chi critica probabilmente non ha la ben che minima idea di che lavoro faccia questo uomo e quali siano le sue doti.
    Suggerisco i critici di prendere una laurea, un master in business and administration, poi guidare una società che fattura 2 miliardi e ottenere gli stessi risultati.

  4. Enrico Rispondi

    05/05/2020 alle 22:08

    500 Mila euro per fare cosa??
    Il signore può vivere tranquillamente anche con 5 Milà euro mensili, più che sufficienti.
    Ma chiaramente anche qui si vede la sinistra , meglio ancora il portafoglio della sinistra.

  5. Vincenzo camoorese Rispondi

    06/05/2020 alle 18:04

    Purtroppo quando ho letto ho vomitato!

  6. Lilla Rispondi

    18/05/2020 alle 16:42

    Bucci centro destra, Appendino Cinquestelle (di sinistra? un cavolo)… da soli hanno oltre il 42 % del capitale… Reggio e Parma insieme non fanno il 13%.
    Ciò detto le SPA sull’acqua mi fanno vomitare…

  7. Piero Rispondi

    21/12/2020 alle 20:19

    Ecco perchè è riuscito a dare 70 euro lordi di premio a chi ha lavorato durante il lockdown ed ha tolto il dono natalizio ai dipendenti (panettone e spumante) … signori si nasce non si diventa e lui non lo nacque

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