Il killer, il terrorista Kram e il procuratore Sisti
Strage di Bologna, una voragine nelle indagini su Bellini

DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

Gabriele Paradisi
Gian Paolo Pelizzaro

27/5/2020 – C’è un buco. Una voragine. Un vulnus inspiegabile nelle indagini sull’alibi dell’allora latitante reggiano Paolo Bellini e relative alla giornata di sabato 2 agosto 1980.

Perché i giudici istruttori Vincenzo Luzza (nuovo capo Ufficio Istruzione dopo il trasferimento del giudice Aldo Gentile), Vito Zincani, Sergio Castaldo e il sostituto procuratore Attilio Dardani di Bologna – nel marzo del 1983, una volta superata la questione dell’identità del falso brasiliano Roberto Da Silva e la successiva incriminazione per concorso in strage di Paolo Bellini (articoli 110 e 422 del Codice Penale) – non interrogarono Marina Bonini, la moglie di Guido Bellini, fratello maggiore di Paolo?

Perché neanche i carabinieri del Nucleo Operativo della Legione di Bologna vollero chiudere il cerchio delle indagini, senza chiedere alla diretta interessata se era vero o non era vero che suo cognato il 2 agosto era partito la mattina presto da Scandiano, provincia di Reggio Emilia, dove lei, la cognata Marina, «aveva condotto sua figlia»?

Perché non si volle approfondire il particolare più delicato dell’alibi del latitante e relativo proprio al viaggio che Bellini avrebbe fatto quella mattina in compagnia di sua nipote Daniela da Scandiano a Rimini dove il finto brasiliano aveva l’appuntamento con il resto della sua famiglia e cioè con la moglie Maurizia Bonini, la figlia Silvia e il figlioletto Guido?

Guido Bellini, fotocopia da fototessera

«A Rimini – riferì ai carabinieri Maurizia Bonini il 14 marzo 1983 – è arrivato insieme alla bambina Daniela, figlia di Bellini Guido, che lui mi disse di avere preso a Scandiano».

Stessa identica versione quella resa dalla madre di Maurizia, la signora Eglia Rinaldi, sempre ai carabinieri il medesimo giorno: «Verso le ore 9 – 9,15 circa Paolo è arrivato (a Rimini, in un bar nei pressi dell’acquario, ndr.), ha preso qualcosa al bar, mi sembra una pasta o cappuccino, non ricordo, e poi lui e mia figlia sono partiti subito alla volta della montagna. Paolo è arrivato portando con sé la figlia di suo fratello Guido di nome Daniela».

Come abbiamo già spiegato nell’articolo del 25 maggio, la questione della presenza della nipote Daniela (la figlia di Guido) con Bellini è cruciale per determinare se Paolo, la ex moglie Maurizia e la madre di questa abbiano dichiarato il vero o abbiano mentito, fornendo così al latitante la copertura per agire a Bologna.

Infatti, la presenza in macchina con Bellini della nipote Daniela costituisce un ostacolo insormontabile nella meccanica dei fatti che collocherebbe il reggiano alla stazione di Bologna prima e dopo l’esplosione.

A che ora la signora Marina Bonini, moglie del fratello Guido Bellini, avrebbe accompagnato la figlia Daniela all’appuntamento con il cognato Paolo a Scandiano di Reggio Emilia quella mattina? Dove si incontrarono esattamente? Perché Paolo e Marina si incontrarono così presto, «precisamente alle sei circa» a Scandiano?

Paolo Bellini, alisa Roberto Da Silva

Quanto rimasero sul posto e a che ora ripartirono per le rispettive destinazioni?

Teniamo conto che da Scandiano di Reggio Emilia a Rimini (186 km) ci vogliono almeno due ore e un quarto in auto.

Quindi l’orario delle «ore sei circa» sarebbe compatibile con l’orario dell’appuntamento a Rimini, fissato inizialmente per le 8 e 30.

Ma sia Maurizia Bonini che la madre Eglia Rinaldi furono assolutamente concordi nell’affermare a verbale, sia ai carabinieri sia ai giudici istruttori di Bologna, che Bellini arrivò in ritardo all’appuntamento e cioè tra le 9 e le 9 e 15 in compagnia della nipote Daniela.

Perché questo ritardo di Bellini sulla tabella di marcia per arrivare a Rimini, partendo da Scandiano con la figlia di Guido?

È verosimile che il finto brasiliano Roberto Da Silva si sia recato alla stazione centrale di Bologna per qualche oscura ragione la mattina di sabato 2 agosto, in compagnia della nipote?

Può essere credibile un’ipotesi investigativa del genere, se veramente il latitante Bellini è stato filmato dal misterioso turista tedesco Harald Polzer con la sua cinepresa sul marciapiedi del binario 1 della stazione poco prima o poco dopo l’esplosione?

In questo caso – dando per genuine le ritrattazioni della ex moglie Maurizia Bonini – che fine avrebbe fatto la figlia dei coniugi Guido Bellini e Marina Bonini?

L’uomo somigliante a Bellini alla stazione
di Bologna

La ragazzina era con lo zio in quei devastanti momenti, oppure era in tutt’altro luogo con altri familiari?

Ebbene, oggi quel filmino amatoriale a colori registrato da Polzer su pellicola Super 8 160M ha la stessa importanza che ebbe il filmato registrato su pellicola 8mm del commerciante di Dallas Abraham Zapruder nell’inchiesta sull’assassinio del presidente JFK.

Secondo alcuni articoli, l’uomo riccio con i baffi e la maglietta celeste era in compagnia di almeno un’altra persona sul luogo dell’attentato. Chi era quel misterioso personaggio?

INTERROGATIVI RIMASTI INSOLUTI

Tutti questi interrogativi sono rimasti insoluti. Stranamente, nessuno ha mai approfondito queste circostanze, assolutamente determinanti per stabilire la veridicità del racconto di Bellini, della sua ex moglie e della sua ex suocera.

Perché la cognata di Paolo Bellini non è mai stata interrogata? Perché, peraltro, non venne mai sentito neanche il fratello maggiore Guido?

Se è vero che nell’agosto del 1980 era ricoverato in ospedale a Parma, è pur vero che nei mesi successivi venne dimesso e cercò in qualche modo di tornare a una vita, diciamo, normale fino alla fine di aprile del 1982.

Non va dimenticato che Guido, di professione fra l’altro anche geometra, era insieme al padre-padrone della famiglia Bellini, il signor Aldo, la scatola nera di gran parte delle attività illecite, criminali, occulte e segrete del fratello minore.

Anche Guido, come Paolo e il padre Aldo, aveva sulle spalle una sfilza di reati e – oltre a collaborare con il padre Aldo e la madre Angiolina nella gestione «dell’esercizio adibito a bar-ristorante-albergo nonché con piscina coperta in località Mucciatella – frazione di Puianello di Quattro Castella» – non solo era in rapporti di affari e societari con il delinquente Luciano Ugoletti e con il prete anticonformista don Ercole Artoni (fondatore della onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII di Villa Sesso, divenuto famoso in tutta Italia negli anni Ottanta per essere stato eletto consigliere comunale nelle liste del PCI), ma era soprattutto pesantemente coinvolto nel traffico di mobili e oggetti di antiquariato rubati.

UNA BANDA DI UNDICI PERSONE

Il nome di Guido Bellini, infatti, finirà fra gli imputati di una ramificata associazione per delinquere per furto pluriaggravato di mobili antichi e oggetti di antiquariato, ricettazione aggravata, furto pluriaggravato e favoreggiamento.

La banda era composta da undici persone, fra cui il fratello minore Paolo, e operava tra Emilia Romagna, Toscana e Marche. Per la Squadra Mobile di Reggio Emilia, che conduceva le investigazioni, l’attività criminosa di Guido Bellini «anche alla luce dei fatti precedenti, non può essere definita marginale e ancor meno occasionale».

Una svolta alle indagini venne proprio dall’inaspettato arresto di Roberto Da Silva con un complice a Pontassieve il 14 febbraio 1981. I due, infatti, vennero trovati dai carabinieri in possesso degli strumenti per furti con scasso e una significativa quantità di refurtiva.

Guido come il padre Aldo ebbero un ruolo centrale negli aiuti forniti a Paolo Bellini durante la sua stranissima latitanza. Ambedue mentirono fino alla fine e si ostinarono a negare oltre ogni evidenza che quel brasiliano fosse loro fratello e figlio.

Ma tutto ciò non basta per spiegare il livello di coperture che il sedicente Roberto Da Silva ebbe soprattutto in Italia tra il giugno del 1977 e il febbraio del 1981.

UN TERZO LIVELLO SOPRA I BELLINI

Sopra Aldo e Guido Bellini doveva esserci un livello superiore, di gran lunga più influente e potente di due semplici familiari di un criminale comune. Doveva esistere, cioè, una sorta di terzo livello. Ma se si mise in moto un terzo livello, allora significa che la posta in gioco era ben più alta, pesante e complessa rispetto alla gestione di un latitante ricercato per tentato omicidio. Nessuno si sarebbe scomodato per aiutare un giovane criminale reggiano figlio di albergatori della zona.

IL MISTERO DI UGO SISTI, PROCURATORE DI BOLOGNA, TROVATO DALLA POLIZIA NELL’ALBERGO DELLA FAMIGLIA DI BELLINI DUE GIORNI DOPO LA STRAGE

Sarà proprio Aldo Bellini ad accompagnare alla stazione di Reggio Emilia l’allora procuratore capo Ugo Sisti, dopo essere stato sorpreso e identificato dalla polizia, la mattina di lunedì 4 agosto 1980 fra gli ospiti dell’albergo Mucciatella della famiglia Bellini.

Leggiamo cosa mise nero su bianco il maresciallo della Polizia di Stato in forza alla Uigos di Reggio Emilia, Salvatore Bocchino, nella sua relazione di servizio: «In relazione alla richiesta di questa Procura della Repubblica del 26 febbraio 1982 inerente al verbale relativo alla perquisizione domiciliare effettuata ai sensi dell’art. 41 il 4.8.1980 presso l’albergo dei Bellini nel quadro delle indagini sulla strage della stazione ferroviaria di Bologna del 2.8.1980, si allegano i verbali della Mucciatella e della abitazione di Bellini Guido».

Ugo Sisti

E qui il poliziotto riferisce l’incredibile circostanza dell’identificazione del dottor Ugo Sisti nell’albergo dei Bellini: «Per quanto riguarda la presenza sul posto dell’allora Procuratore della Repubblica di Bologna dott. Ugo Sisti, si fa presente che mentre il sottoscritto stava perquisendo i piani superiori dell’albergo (il personale era stato diviso in due squadre, una a pianterreno e una ai piani superiori) fu fatto chiamare dalla guardia di PS Campanale Antonio, di questa Squadra Mobile, che aveva bisogno della scrivente in quanto, avendo dato io l’ordine che nessuno poteva lasciare l’albergo senza prima essere identificato, aveva fermato chiedendogli i documenti un distinto signore che disse di essere il dott. Ugo Sisti, Procuratore della Repubblica di Bologna e che il dottor Sisti voleva parlare con un funzionario o chi per esso. Mi presentai al citato signore che mostrandomi un tesserino mi disse chi era e poi mi chiese del perché della perquisizione e se avevamo trovato qualcosa. Gli feci presente che l’operazione di Polizia era ancora in corso e che era da mettere in relazione alla strage di Bologna, avvenuta due giorni prima e che i Bellini avevano un figlio latitante simpatizzante di destra».

Soffermiamoci per un momento su questo preciso punto. Siamo la mattina presto di lunedì 4 agosto 1980. Ugo Sisti, in teoria, doveva trovarsi nel suo ufficio a Bologna. L’attentato era avvenuto appena 48 ore prima. In quel drammatico fine settimana alla stazione di Bologna si stavano ultimando le operazioni di soccorso e ricerca delle cause dell’esplosione.

Il cratere provocato dall’ordigno venne ritrovato dopo aver rimosso gran parte delle macerie nella tarda serata del 2 agosto.

La notizia venne battuta dall’Ansa alle ore 23,34 con questo titolo “Localizzato punto scoppio”: «Il punto dove è avvenuto lo scoppio è stato localizzato a tarda serata, durante lo sgombero delle macerie da parte dei Vigili del Fuoco. Si trova, entrando nella sala d’aspetto di seconda classe dalla parte del primo marciapiede, a sinistra vicino l’angolo del muro che divide questa sala da quella di prima classe». Da quel preciso momento, le indagini abbandoneranno l’ipotesi dello scoppio accidentale e imboccheranno la pista dell’attentato terroristico.

Il capo della Procura di Bologna, in quel preciso istante, invece di essere sul posto a coordinare le indagini dei suoi sostituti, era alla Mucciatella ospite dei Bellini nel loro albergo-ristorante con piscina coperta.

Per questa inspiegabile “scappatella” dal suo ufficio a Bologna nelle ore più delicate e concitate, Ugo Sisti – quel misterioso fatto è stato oggetto non solo di tre procedimenti penali (uno a Reggio Emilia, uno a Bologna e un terzo a Firenze) ma di specifica sentenza da parte della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, in data 12 luglio 1985 – fornì una giustificazione alquanto inverosimile: «Mi sono ritirato in collina per riordinare le idee poiché la strage mi ha sconvolto».

PERCHE’ SISTI ERA “SCONVOLTO”?

Perché quell’alto magistrato, dalla lunga e grande esperienza, proveniente da Roma (prima dell’assegnazione a Bologna era stato, infatti, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione) diceva di essere «sconvolto»?

Per caso, Ugo Sisti era venuto a conoscenza di informazioni sensibili relative a qualche operazione coperta alla stazione di Bologna la mattina del 2 agosto 1980? Un pedinamento? Un controllo riservato? Un appostamento? Un appuntamento fra terroristi?

…E BELLINI-DA SILVA AVEVA INCONTRATO UGO SISTI NEL 1978 A FOLIGNO

Altra coincidenza. Mentre la polizia – la mattina del 4 agosto 1980 – trova e identifica Ugo Sisti nell’albergo di Aldo Bellini, il figlio di questi, Paolo, sotto la falsa identità del brasiliano Roberto Da Silva (con questo nome il capo della Procura di Bologna incontrò il latitante Paolo Bellini all’Avio Club di Foligno il 24 maggio del 1978 e in quella occasione il finto brasiliano propose al presidente del Club di iscrivere l’importante ospite come socio onorario), è in vacanza in montagna con la sua ex moglie Maurizia Bonini, i loro due figli e la nipote Daniela al Top Residence di Passo del Tonale, in provincia di Trento. E proprio a Trento era nato Ugo Sisti l’11 giugno del 1922.

2 agosto 1980, stazione di bologna primo binario: le macerie dopo l’esplosione

THOMAS KRAM A BOLOGNA IL 2 AGOSTO

Non solo. Proprio in quelle frenetiche ore che vanno da lunedì 4 a giovedì 7 agosto la Digos di Bologna, letteralmente sommersa di lavoro, fu capace di scoprire che l’estremista tedesco Thomas Kram, all’epoca 32 anni, aveva dormito a Bologna, vicino alla stazione, la notte tra il 1° e il 2 agosto all’Albergo Centrale di via della Zecca.

Kram era arrivato in Italia la mattina di venerdì 1° agosto in treno da Chiasso, dove era stato perquisito dalla polizia italiana.

…E ALL’HOTEL LEMBO IL 22 FEBBRAIO SI RITROVARONO BELLINI E KRAM

La Digos, incrociando i dati, scoprì che Kram non solo era ricercato dalla Polizia Criminale tedesca (BKA) per appartenenza alle Cellule Rivoluzionarie e che era in contatto con il capo di questa organizzazione terroristica, Johannes Weinrich, alias Steve (numero due del gruppo Carlos e responsabile dell’apparato militare clandestino di Separat), ma soprattutto che aveva già soggiornato a Bologna, il 22 febbraio 1980, all’Hotel Lembo insieme con due misteriosi italiani, Vincenzo Di Costanzo napoletano di 34 anni e una giovane irsinana di 22 anni di nome Eufemia Amato, ambedue residenti a Milano.

I tre, Kram, Di Costanzo e Amato avevano dormito nella stessa camera e avevano lasciato l’Hotel Lembo la mattina del 23 febbraio.

Per una incredibile coincidenza, il 22 febbraio 1980 all’Hotel Lembo era presente anche Paolo Bellini con la copertura della falsa identità di Roberto Da Silva. Anche il latitante reggiano lasciò l’Hotel Lembo la mattina del 23 febbraio, insieme a Kram, Di Costanza e Amato.

La misteriosa presenza di Bellini a Bologna ospite dell’Hotel Lembo costituisce un’inspiegabile eccezione rispetto alle sue consuete e rigide abitudini di ricercato.

«Ribadisco che nel 1980 – dichiarò Paolo Bellini il 9 marzo 1983 ai giudici istruttori – a Bologna ho dormito esclusivamente all’Hotel Regina. Ricordo a questo punto che posso essermi fermato per qualche ora in compagnia di una ragazza in qualche altro albergo».

E questo è esattamente ciò che avvenne in due sole occasioni, sempre a Bologna: il 1° febbraio 1980 all’Albergo Atlantic di quarta categoria in compagnia di una donna del frusinate di 39 anni residente a Bologna «dedita alla prostituzione» e il 3 novembre 1980 all’Hotel Apollo, quando trascorse la notte con una donna bolognese di 37 anni «pregiudicata per reati comuni, dedita alla prostituzione».

Quando il finto brasiliano non dormiva all’Hotel Regina, pernottava in altri alberghi in compagnia di donne o – in un solo caso, il 16 novembre 1980, sempre all’Hotel Apollo – con un modenese di 33 anni.

In una sola occasione – per tutto l’anno 1980 – Bellini trasgredì questa regola e alloggiò a Bologna due notti in una struttura ricettiva diversa dal Regina e cioè all’Hotel Lembo, tra il 21 e il 23 febbraio. Bellini in quella occasione non era accompagnato da nessuno. Era solo.

Thomas Kram alcuni anni fa

La sua presenza all’Hotel Lembo insieme a Thomas Kram rappresenta un unicum rispetto a tutti gli altri spostamenti e pernottamenti in città.

ECCO PERCHE’ IL GIALLO SISTI OGGI ASSUME UNA RILEVANZA BEN DIVERSA

Riletti da questa nuova angolazione, i fatti del 4 agosto 1980 assumono tutt’altro aspetto e rilevanza.

Il procuratore capo di Bologna Ugo Sisti, invece di essere presente sul luogo delle indagini, trascorre il fine settimana in collina presso l’albergo della famiglia Bellini, proprio mentre la polizia sta per individuare Thomas Kram a Bologna la notte prima dell’attentato.

E quella scoperta verrà messa in relazione alla presenza del tedesco a Bologna il 22 febbraio insieme a quei due italiani all’Hotel Lembo proprio lo stesso giorno in cui vi soggiornò Roberto Da Silva, quel giovane che Ugo Sisti conosceva per lo meno fin dai tempi del loro incontro all’Avio Club di Foligno due anni prima.

LA SCOMPARSA DI DUE CADAVERI TRA IL 2 E IL 3 AGOSTO 1980

Va ricordato che proprio tra il 2 e il 3 agosto 1980, dalla stazione di Bologna distrutta in parte dall’esplosione spariranno almeno due cadaveri: quello di Maria Fresu, una giovane sarda di 24 anni abitante in provincia di Firenze, e quello della misteriosa donna alla quale apparteneva un brandello di volto umano ritrovato sul binario 1 sotto un vagone del treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea. Quel lembo facciale venne in un primo momento portato all’Ospedale Malpighi e – la mattina del 3 agosto – trasferito all’Istituto di Medicina Legale di Bologna su ordine del sostituto procuratore Luigi Persico. La Fresu risultava dispersa.

Il suo nome non compariva fra quello dei feriti ricoverati nei vari ospedali, né il suo corpo risultava conservato nei vari obitori cittadini. Nel dicembre del 1980, non riuscendo a ritrovare quel cadavere mancante, decisero di far quadrare i conti delle vittime attribuendo i resti di quel volto umano alla povera Fresu, della quale era sparita anche la sua borsetta (mentre erano state ritrovare la sua carta d’identità e la sua valigia).

4 AGOSTO: SISTI “IN FUGA” ACCOMPAGNATO IN STAZIONE DA ALDO BELLINI

Torniamo al 4 agosto 1980 e alla relazione di servizio del funzionario dell’Uigos di Reggio Emilia relativa alla perquisizione alla Mucciatella: «Il dottor Sisti si congratulò per il modo in cui veniva effettuata la perquisizione, elogiando nel contempo le forze di Polizia e poiché dall’atrio dell’albergo ci eravamo portati fuori, senza che io chiedessi nulla, mi disse che la sera prima stava rientrando a Bologna e che essendo tardi era stato invitato da un avvocato di Reggio Emilia, di cui adesso non ricordo il nome, a fermarsi a Reggio Emilia a prendere un po’ di fresco e si erano portati quindi alla Mucciatella. Poi ci salutammo e poiché era uscito dall’albergo anche Bellini Aldo, finimmo di parlare.

Poco dopo l’Aldo Bellini disse alla moglie e alla figlia di continuare ad assistere alla perquisizione in quanto lui doveva accompagnare quella persona alla stazione ferroviaria. Vidi poi il dottor Sisti salire sull’autovettura di Bellini ed insieme si allontanarono».

Dunque Sisti utilizzò il treno per recarsi da Bologna a Reggio Emilia il giorno dopo l’attentato. Perché? Il capo della Procura della Repubblica del capoluogo felsineo non aveva un’auto di servizio, non aveva una scorta? Voleva viaggiare in incognito?

Sta di fatto che il blitz dei poliziotti della Questura di Reggio Emilia lo colse totalmente di sorpresa in quell’albergo dei Bellini sulle colline reggiane. Non poteva certo immaginare o prevedere che la locale Procura della Repubblica, seguendo le indagini sulla latitanza di Paolo Bellini, avrebbe organizzato una perquisizione presso quella struttura ricettiva dei genitori del latitante.

Forse il capo della Procura della Repubblica di Bologna sapeva che il finto brasiliano Roberto Da Silva il 22 febbraio di quell’anno aveva dormito in città nello stesso albergo dove aveva alloggiato il terrorista delle Cellule rivoluzionarie e del gruppo Carlos ricercato dalle autorità germaniche insieme a due italiani, e che quel pericoloso tedesco era la stessa persona che era arrivata a Bologna nel pomeriggio del 1° agosto e che aveva preso alloggio in un albergo poco distante dalla stazione?

Giancarlo Tarquini

TARQUINI, MAGISTRATO CON UN GRAN FIUTO

Ugo Sisti si trovò, comunque, intrappolato in una tenaglia, poiché le indagini su Paolo Bellini non venivano condotte dalla sua Procura, ma da quella di Reggio Emilia dove lavorava un sostituto procuratore con un fiuto straordinario, Giancarlo Tarquini. E Tarquini, utilizzando il metodo poi diventato famoso con Giovanni Falcone nelle sue inchieste di mafia, e cioè quello di seguire i flussi di denaro («follow the money»), delegò – anche in questo delicatissimo caso – una serie di accertamenti patrimoniali, bancari e societari per scoprire cosa poteva legare la famiglia Bellini a quella del potente dottor Ugo Sisti.

Le indagini vennero svolte in parallelo sia dalla Polizia Tributaria sia dalla Polizia Politica e dalla Squadra Mobile. Venne ricostruita un po’ tutta la rete di rapporti d’affari tra Guido Bellini, Luciano Ugoletti, don Ercole Artoni e altri personaggi minori.

L’inchiesta condotta da Tarquini e che portò all’incriminazione di Ugo Sisti per i reati di favoreggiamento e omessa denuncia in relazione alla sua conoscenza del latitante Paolo Bellini fece emergere degli strani rapporti di natura economica tra Aldo e Guido Bellini e l’ex capo della Procura di Bologna.

Sembra, infatti, che i Bellini aiutarono economicamente la sorella di Ugo Sisti, Fernanda, abitante a Falconara Marittima, in provincia di Ancona.

Quando il fascicolo dell’inchiesta passò nelle mani dei giudici istruttori di Bologna, emerse dell’altro.

In una relazione di servizio della Digos di Bologna, datata 25 luglio 1983 e indirizzata al consigliere istruttore Luzza, si legge: «I componenti la famiglia Bellini non hanno mai risieduto anagraficamente anche se in Falconara (An) sono proprietari dell’intero ultimo piano dello stabile sito in via Tito Speri 18. Il piano è composto di due appartamenti di cui uno in uso alla predetta famiglia, l’altro affittato a due giovani». ù

GUIDO BELLINI IN LIBERTA’ PROVVISORIA

In relazione alla presenza di Guido Bellini a Falconara la Digos scoprì cosa accadde a Guido Bellini dopo essere stato dimesso dall’ospedale. Il 6 febbraio 1982, nel pieno delle indagini sul fratello Paolo, il giudice istruttore di Reggio Emilia, Carlo Parmeggiani, concedeva a Guido il beneficio della libertà provvisoria.

Il 18 febbraio, Guido Bellini chiedeva allo stesso giudice istruttore la revoca del provvedimento del 6 febbraio che gli imponeva l’obbligo di presentarsi due volte a settimana alla Questura di Reggio Emilia e di trattenersi nel proprio domicilio dalle ore 21 alle ore 8 del giorno successivo. Ma in quel periodo Guido lavorava per una società edile, la Bel-Co Srl (Bellini Costruzioni?), a Torretta di Ancona quindi non poteva ottemperare agli obblighi imposti dal giudice.

Così «lo stesso giorno, il giudice istruttore, letta la domanda e la documentazione allegata, ritenuta l’opportunità di non ostacolare l’inserimento del predetto nel mondo del lavoro» autorizzava Guido Bellini a recarsi ad Ancona dal lunedì al venerdì di ogni settimana.

Il 27 aprile 1982, il giudice Parmeggiani revocava gli obblighi imposti al fratello maggiore di Paolo il 6 febbraio 1982 «perché l’interessato era affetto da una grave malattia e abbisognava di cure».

Due giorni dopo, Guido Bellini moriva. Aveva 33 anni. Era nato il 3 luglio 1948 a Viadana, in provincia di Mantova. Guido portò con sé nella tomba gran parte dei segreti di famiglia. Soprattutto quelli sul fratello minore Paolo, in quel periodo rinchiuso nel carcere di Modena.

Come si vede, per ragioni umanitarie Carlo Parmeggiani diede la possibilità a Guido Bellini di allontanarsi dall’incandescente realtà di Reggio Emilia dove i magistrati di quella Procura stavano stringendo il cerchio sul fratello e sui contatti della loro famiglia con il dott. Ugo Sisti.

Guido Bellini venne sentito a verbale una sola volta tre mesi prima di morire, il 26 gennaio 1982, da Giancarlo Tarquini, mentre era ancora detenuto in carcere a Reggio Emilia.

Stranamente, ben presto un po’ tutti si dimenticarono anche della moglie, Marina Bonini, la cui testimonianza sarebbe stata cruciale per confermare o smentire l’alibi del cognato Paolo la mattina del 2 agosto 1980.

GLI ARTICOLI PRECEDENTI

Strage, l’ultimo mistero: Bellini e Thomas Kram, terrorista del gruppo Carlos, si ritrovarono nello stesso albergo di Bologna
Uno scenario del tutto nuovo per la bomba del 2 agosto

STRAGE DI BOLOGNA, LA CONNECTION TRA BELLINI E IL TERRORISTA THOMAS KRAM. NIENTE SARA’ COME PRIMA: ECCO PERCHE’

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I MISTERI DELLA STRAGE 2 –LA CROCIFISSIONE DEL CAPITANO SEGATEL SERVITORE DELLO STATO

I MISTERI DELLA STRAGE 3 – PAOLO BELLINI E LA BOMBA DI BOLOGNA: QUALI PROVE?
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CHI C’E’ NELLA TOMBA DI MARIA FRESU? STRAGE DI BOLOGNA, L’ULTIMO MISTERO SCUOTE QUARANT’ANNI DI INDAGINI

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UNA REGIA UNICA DAL 1980 PER COINVOLGERE PAOLO BELLINI NELLE INDAGINI SULLA STRAGE DI BOLOGNA

*GLI AUTORI

Gian Paolo Pelizzaro

Gian Paolo Pelizzaro, nato a Roma nel 1964, giornalista investigativo, ricercatore e saggista, esperto di terrorismo internazionale e intelligence.

È stato consulente delle Commissioni parlamentari di inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (XIII legislatura) e sul «dossier Mitrokhin» e l’attività d’intelligence italiana (XIV legislatura).

Ha pubblicato i saggi:

Gladio rossa. Dossier sulla più potente banda armata esistita in Italia, Settimo Sigillo 1997;

I segreti di San Macuto, intervista con il senatore Vincenzo R. Manca, Bietti 2001;

Libano. Una polveriera nel Mediterraneo, Bietti Media, 2008.

Gabriele Paradisiingegnere e imprenditore, come giornalista e saggista si occupa da anni di terrorismo: le sue ricerche sono in particolare relative al periodo 1969-1985.

Gabriele Paradisi

Ideatore e vicedirettore del portale segretidistato.it , ha pubblicato su Area (2011), il quotidiano Il Tempo (2013-2018), ha scritto per Il Dubbio Adn-Kronos. Ha curato la rubrica WatchDog sul mensile LiberoReporter.

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