FASE 2 DEJA VU
Si brancola nel buio affondando nei debiti

DI DARIO CASELLI

Dario Caselli


5/5/2020 – A sentire il premier Conte, siamo arrivati alla fase 2.

Non sappiamo se perché la situazione sanitaria lo consenta o perché quella economica era ormai insostenibile. Probabilmente un combinato disposto delle due, esserci arrivati non significa necessariamente essere pronti. Dal punto di vista sanitario i contagi stanno andando benino, anche se ancora non si sono risolti diversi problemi, nelle Rsa: si stanno facendo ora i tamponi, come del resto ai molti familiari dei positivi, che ricordiamolo sono più di centomila, ma non si sono predisposti ospedali Covid, nè residenze dove far passare la quarantena ai nuovi infettati, tenerli a casa significa alimentare il fuoco dell’infezione.

Per gli ospedali Covid, le regioni si stanno attrezzando: Lombardia e Marche hanno approntato due strutture, fatte con contributi privati, mentre l’Emilia si propone di farlo a sue spese.

A proposito di capacità di spesa, la protezione civile non è riuscita a spendere più di un terzo delle donazioni ricevute, il che la dice lunga sulla capacità della burocrazia italiana.

Si riaprono le strutture ambulatoriali private, ma mancano i dispositivi di protezione: camici, mascherine professionali, guanti e pure l’alcool, problema tuttora presente nelle Rsa, con buona pace del commissario Arcuri. Soprattutto mancano protocolli cornice, su cui innestare disposizioni più mirate da parte di Regioni e Asl.

Manca una chiara idea sulla mobilità, che non siano l’idea di un contributo per l’acquisto di biciclette e la costruzione di nuove piste ciclabili. L’apertura ai congiunti, cioè a tutti, era da restringere a quelli stretti, per non favorire il proliferare di cene casalinghe tra amici, con pasti forniti dai ristoranti, ma così ha deciso il governo, coi suoi consulenti scientifici e non, che scopriamo essere modesti secondo le classifiche internazionali. Secondo la classifica di X Index, il primo è Fauci a 174, mentre il presidente dell’Istituto Superiore Brusaferro ha un indice di 21, il consulente di Speranza, Ricciardi, lo ha di 39, il mitico Burioni di 26 e l’onnipresente Pregliasco di 14. I due migliori, Mantovani (Humanitas) 167 e Remuzzi (
Istituto M. Negri) 158, temiamo non facciano parte di alcuna task force.

Al netto di questo “leggero” caos, si parte, mentre la politica si interroga se Conte sia adatto o meno a gestire la fase 2, ammesso che sia stato così bravo a gestire la fase 1. Tra breve tutti si renderanno conto della spaventosa crisi economico sociale a cui andiamo incontro.

A differenza di quanto accadde nel 2011, il problema non è l’aumento dello spread, che resta comunque alto, oltre 200, nonostante i formidabili acquisti della BCE, ma piuttosto l’impennata del rapporto debito/Pil. Per il Fondo Monetario, il Pil potrebbe scendere del 10% e il debito salire del 20%, il debito pubblico italiano alla fine del 2020 potrebbe impennarsi fino al 180%.

Neppure si può considerare la crisi del 2008, in cui bastò immettere liquidità in un sistema in cui l’economia rallentò, ma non si fermò. Oggi siamo di fronte alla crisi dei produttori e dei consumatori, aggravata dal fatto che la globalizzazione si è fermata, visto che non si può più circolare, il che vuol dire che il turismo, 13% circa del Pil, è a zero, le compagnie aeree sono a terra, in senso fisico oltre che finanziario, come pure i servizi e anche nella new economy ci sono problemi, penso ad Airbnb, Booking, Tripadvisor, ecc…

Per l’Italia, con problemi atavici di malfunzionamento, disoccupazione ed evasione fiscale, si prospettano due scenari.

Un anno didebito sovrano italiano, con le stime a luglio 2020 (fonte Mazziero Research)

Una possibilità sarebbe quella rappresentata dall’Outright Monetary Transactions (Omt), il piano di Mario Draghi mai lanciato davvero e associato alla famosa formula del “whatever it takes”. Il piano consentirebbe l’acquisto diretto da parte della Bce di titoli di Stato emessi dai Paesi in crisi, ma potrebbe attuarsi a patto che il Paese avvii un programma di “risanamento”: in altre parole, a patto che l’Italia accetti di adottare il Mes.
Un secondo scenario è quello di chiedere la ristrutturazione del debito. Un’opzione che sarebbe compatibile con l’adesione all’eurozona, ma che richiederebbe il coinvolgimento della Bce, per evitare che il debito italiano perda il suo status. Il punto debole in questo scenario, però, sono le banche, che detengono la gran parte del debito sovrano, e che quindi potrebbero essere interessate da fallimenti.
Sarebbe necessario fin da subito iniziare a pensare a come ristrutturare il Paese, per non trovarsi nella condizione peggiore, magari dopo aver impoverito ulteriormente gli italiani con nuove patrimoniali che farebbero fuggire i capitali, colpirebbero il ceto medio e i piccoli risparmiatori e che in assenza di radicali riforme, ci farebbero solo guadagnare un po’ di tempo. Di come cambiare il Paese dovrebbero discutere maggioranza e opposizione insieme, un nuovo governo sarà eventualmente la conseguenza di un accordo. In questa situazione neppure Draghi potrebbe fare nulla.

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2 risposte a FASE 2 DEJA VU
Si brancola nel buio affondando nei debiti

  1. Fausto Poli Rispondi

    05/05/2020 alle 18:31

    Buonasera: sul tema del debito pubblico, io ritengo che si debba approfondire bene di cosa si tratta. Debito o passivita’ ? Ricordo che l’Italia paga lo spread per ottenere finanziamenti europei + le banche italiane sottoscrivono bond italici. Importi maestosi finiscono nelle casse statali. Poi bisognerebbe scrivere un libro per capire cosa signfichi debito pubbblico. Il problema della pandemia in Italia e’ che e’ stata mal organizzata dalle usl e le RSA ne hanno approfittato per lucrare su malati di corona virus e metterli con altri sani. Una vergogna e un malessere interiore. sono stati erogati milioni di euro per sistemare palestre per centinaia di posti quando in realta’ ve ne erano pronti poche Decine. Non ho parole perche’ le ho spese per parlarne con gente a metri di distanza ma incazzati che potevano stare anche a 1 km di distanza. Che cavolo di Usl abbiamo ? Quale organizzazione ? Quale Quale ? Quale equipe sanitaria ci guida per uscire dalla melma ? Chi ? Chi ? Provate a chiedere a chi ha perso tutto per una mala gestione sanitaria. Provate. Io lo sfogo lo faccio tutti i giorni perche’ non e’ ammissibile che ci siano sti casini quando con un banale smartphone guidi un drone e puoi controllare un vasto terreno. Inammissibile dislocare in maniera corretta dei pazienti anche di modesta convalescenza ? Se Lei ha delle risposte Le dia, se vuole. Saluti.

    Poli Fausto

  2. fausto poli Rispondi

    05/05/2020 alle 18:36

    Per capire:

    Il Pd ringrazia il commissario ad acta Sergio Venturi che lascia l’incarico, ma è necessario fare luce sulle tante, troppe “stragi silenziose” che si sono consumate all’interno delle case di riposo per anziani”.

    Il gruppo regionale Lega Emilia Romagna fa proprio il grido di allarme che il Comitato familiari delle vittime nelle Cra/Rsa di Modena ha lanciato per avere una risposta a numeri raccapriccianti.

    Come ha ricordato il professor Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’OMS, è stato “un massacro” quanto accaduto nelle strutture socio-assistenziali e sanitarie per anziani a causa del Coronavirus. In questo scenario l’Emilia Romagna detiene il triste primato dei decessi per Coronavirus all’interno delle strutture per anziani con percentuale del 57,7% (fonte: comunicato stampa Istituto Superiore della Sanità del 14/04/2020). Questo è un numero maggiore rispetto a regioni quali la Lombardia (53,3%) “dove la gestione delle strutture – ricorda la Lega Emilia Romagna – è ben più attenzionata dagli organi deputati alle indagini”.

    Sergio Venturi
    Alla vigilia dell’uscita di scena di Venturi, che domenica lascerà l’incarico di commissario ad acta, il capogruppo Pd in consiglio regionale Marcella Zappaterra lo ha ringraziato in commissione consiliare Sanità per lo “straordinario contributo in questi mesi difficili e drammatici”. Ma lo stesso Venturi – rileva la Lega in perfetta sintonia con il Comitato familiari delle vittime nelle Csa/Rsa, ha più volte posto l’accento sulla grave persistente insufficienza del numero di tamponi la quale non ha consentito e non consente tutt’ora la chiara mappatura del numero dei positivi al Covid-19″. Anche da parte della segretaria CGIL di Parma, Silvia Sartori, è stato denunciata a più riprese la generale inefficienza affermando che “trattandosi di strutture che ospitano soggetti indifesi anche davanti ad episodi di semplice raffreddore stagionale, i gestori della strutture dovevano avere i DPI in casa, ma così non è stato”.

    Tutto tace invece a Reggio emilia, nella migliore della tradizione, dove dove gli anziani di Rsa e case di riposo sarebbero la metà dei 529 morti a causa del coronavirus (e senza contare i casi conclamati ma ufficialmente non riconosciuti)

    Nel modenese molti parenti delle vittime hanno depositato esposti presso la Procura della Repubblica per sollecitare l’organo inquirente a una indagine sulle modalità di gestione della pandemia all’interno delle strutture maggiormente colpite. L’Opera Pia Castiglioni, nel distretto ceramico modenese, ispezionata dai Nas il primo maggio, alla data del 30 gennaio, data di inizio dell’emergenza, contava 53 residenti; al 20 aprile la struttura ha registrato 23 decessi.

    Anche a Reggio Emilia si sa di numerosi esposti alla procura: gli anziani di Rsa e case di riposo sono una parte cospicua dei 529 morti a causa del coronavirus (e senza contare i casi conclamati ma ufficialmente non riconosciuti). Purtroppo manca ancora un consuntivo completo, o forse qualcuno ce l”ha però lo tiene nel cassetto.

    Da una esauriente relazione del presidente dell’Asp Città delle persone Raffaele Leoni si sa che al 20 aprile erano 42 gli anziani deceduti nelle strutture comunali di Reggio. Ma almeno 20 i sono stati i morti alla casa San Giuseppe di Montecchio, per non dire delle strutture comunali di Scandiano e Correggio gestite da Coopselios. Numeri disastrosi un po’ dovunque e con poche eccezioni, che fanno concorrenza al Pio Albergo Trivulzio, con la differenza che a Reggio e tanto meno a livello regionale vengono rivelate le cifre della strage.

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