Bar e ristoranti riaprono il 18, ma come? Ecco tutte le regole da rispettare
Prenotazioni, distanza di un metro, menu digitali, cartelli bilingue
Buffet vietati, apericena addio

13/5/2020No all’assembramento dei clienti all’ingresso dei locali, sistemi di prenotazione telefonica e digitale,  dispenser con gel igienizzanti per la pulizia delle mani, cartelloni in italiano e inglese sulle regole di comportamento. Distribuzione dei tavoli per garantire la distanza di almeno un metro tra le persone sedute dando la preferenza, se possibile, alla sistemazione all’aperto (dehors). Stop ai buffet a self-service, no agli appendiabiti in comune, menu in digitale su smarphone o altrimenti sanificazione delle carte menu dopo ogni utilizzo.

Questa la sostanza delle linee guida, omogenee su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna in vista della ripertura di bar, ristoranti, trattorie, chioschi etc, riapertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e delle attività di asporto e consumo sul posto fissata per lunedì 18 maggio, dopo oltre due mesi di chiusura obbligatoria al fine di cosgrastare la pandemia Covid-19.

Il via libera al protocollo delle regole, presentato dall’assessorato al Turismo e commercio, è venuto oggi in Regione dal “tavolo” con le associazioni di categoria, i sindacati e gli enti locali. L’obiettivo è “il pieno rispetto delle misure di sicurezza per prevenire il rischio di contagio sia nei confronti dei clienti, sia del personale delle strutture interessate, preservando al tempo stesso le caratteristiche di convivialità e di peculiarità dell’offerta enogastronomica ‘made in Emilia-Romagna”.

Al disco verde fano da contraltare le proteste di non pochi operatori: molte regole sono difficili da gestire specialmente nei locali di piccole dimensioni (che sono la stragrande maggioranza) e soprattutto il tempo per uniformarsi alle nuove norme è risicatissimo. Difficile,ad esempio, che migliaia e migliaia di locali pubblici possano attrezzarsi in tre quattro giorno con con le app e i QR Code. Scontato il ritorno al menu a voce se non al buon vecchio “faccio io?“.

Non a caso la deputata reggiana di Forza Italia Benedetta Fiorini mette in guardia da “regole linee guida tecniche troppo complesse, farraginose, inapplicabili, che finiscono per costituire un ostacolo insormontabile. Ogni promessa del Governo viene puntualmente smentita dai fatti – sottolinea Fiorini – con la conseguenza che molti settori, fra cui la ristorazione, sono al collasso. Bisogna riaprire in sicurezza, ma la sicurezza deve accompagnarsi al buonsenso e non all’astrusità burocratica”.

L’assessore regionale Andrea Corsini, artefice politico del protocollo,è naturalmente di parere molto diverso :“Siamo tra le prime Regioni in Italia ad avere definito in maniera completa ed organica l’insieme delle misure per consentire una ripartenza in sicurezza dell’attività di ristorazione e, più in generale, della vendita al pubblico di alimenti e bevande – ha dichiarato -Lo abbiamo fatto nella consapevolezza dell’importanza di definire indicazioni chiare e condivise per agevolare gli operatori e di un’adeguata informazione rivolta alla clientela. Solo così riusciremo a superare tutti insieme questo periodo particolarmente difficile e ad uscirne più forti e coesi di prima”.

Chi ha ragione? Lo vedremo già a partire da lunedì. Vedremo quanti esercizi apriranno e quanti, invece, saranno costretti a gettare la spugna o, cosa più prevedibile, a inventarsi l’impossibile per realizzare la classica quadratura del cerchio: garantire la sicurezza e al tempo stesso applicare alla lettera regole impensabili sino a ieri, quando l’Italia era – si fa per dire – un Paese normale.

Intanto guardiamo in dettaglio norme e raccomandazioni alla queli tutti dovranno attenersi da lunedì prossimo.

LE REGOLE GENERALI
Il documento varato oggi insiste molto sulla responsabilizzazione dei clienti nell’assunzione di comportamenti rispettosi delle misure di sicurezza e prevenzione e nell’adozione da parte dei titolari degli esercizi di tutti i possibili strumenti di comunicazione rivolti alla clientela sulle regole di accesso e comportamento.

Gli esercenti sono tenuti ad affiggere all’interno del locale cartelli esplicativi e a mettere a disposizione appositi depliant, in italiano e in inglese.

Riguardo all’organizzazione degli spazi, per evitare gli assembramenti ed assicurare le misure di distanziamento interpersonale dei dipendenti e della clientela – almeno un metro tra una persona e l’altra – il protocollo suggerisce di privilegiare gli spazi all’aperto, sollecitando la concessione da parte dei Comuni di nuove occupazioni di suolo pubblico (dehors), compatibilmente con il contesto urbano.

Il personale dovrà esser dotato di specifici dispositivi di protezione individuale (Dpi), mascherine in primis, e adeguatamente informato/addestrato sul loro uso. È poi necessaria una costante igiene delle mani mediante appositi prodotti, mentre mascherine, guanti monouso e disinfettanti per superfici dovrebbero essere messi a disposizione, anche a pagamento, agli ospiti che ne facciano richiesta.

Invece non è obbligatoria la misurazione della temperatura corporea per l’ingresso nel locale dei dipendenti, che sono comunque invitati ad astenersi dal lavoro in caso di sintomi sospetti e devono presentare certificato medico di avvenuta guarigione se reduci da infezione da coronavirus.

Le linee guida generali dedicano anche una speciale attenzione alle attività di pulizia, disinfezione e sanificazione, che dovranno essere effettuate almeno due volte al giorno, con particolare riguardo a servizi igienici, maniglie di banchi ed armadi, frigoriferi e terminali Pos.



LE REGOLE SPECIFICHE: RISTORAZIONE

All’ingresso del locale dovrà essere installata un’apposita cartellonistica, in italiano e inglese, per ricordare agli avventori le norme di comportamento da seguire. Per evitare assembramenti è prevista, se possibile, la separazione degli accessi in entrata e uscita, oltre al ricorso a sistemi di prenotazione telefonica e digitale con scaglionamento delle presenze. Assolutamente sconsigliato l’uso di appendiabiti in comune, il servizio guardaroba viene fornito solo se è possibile evitare il contatto tra gli abiti e gli altri oggetti personali dei diversi ospiti, ad esempio gli ombrelli.

Passando all’organizzazione degli spazi interni, i tavoli sono distribuiti in modo da garantire la distanza di almeno un metro tra le persone sedute, fatta eccezione per gli ospiti che appartengono allo stesso nucleo famigliare o che alloggiano nella stessa camera, nel caso di un albergo, o comunque tutte le eccezioni previste dalle norme vigenti. La raccomandazione, comunque, è di privilegiare la sistemazione dei tavoli all’aperto, attraverso dehors o soluzioni simili, quando è possibile.

Il personale di sala dovrà indossare le mascherine in tutti i casi ove non sia possibile mantenere il distanziamento di almeno un metro.

Vietati buffet a self-service, mentre è consentito un servizio di selezione di cibi esposti distribuiti dal personale di sala. Si consiglia l’adozione di menu digitali su dispositivi dei clienti o, in alternativa, si procede alla igienizzazione dei menu dopo ogni uso. La biancheria da tavolo va sostituita ad ogni cambio di cliente, cosi come l’igienizzazione dei tavoli.

L’accesso ai servizi igienici dovrà avvenire evitando assembramenti e i bagni a disposizione dei clienti dovranno essere dotati di prodotti igienizzanti per la pulizia delle mani. Per saldare il conto è preferibile usare sistemi di pagamento digitali (carte di credito, bancomat, ecc.). In ogni caso davanti alla cassa potranno essere collocate barriere di protezione in plexiglass.

NEI BAR
Le regole di accesso ai bar ricalcano quelle adottate per i ristoranti. Quindi ingressi contingentati, affissione cartelli informativi, forme di segnalamento a terra, presenza di dispenser con gel igienizzante. Il servizio al banco deve avvenire con il distanziamento interpersonale di almeno un metro.

Tassativamente escluso il fai-da-te: l’apericena a buffet open diventa un commovente ricordo.

I prodotti in vendita (paste, pizzette, cracker, ecc.) dovranno essere serviti dal personale, possibilmente con servizio ai tavoli. Anche qui distribuiti in modo da garantire la distanza di almeno un metro tra i frequentatori. I tavoli vanno puliti e disinfettati ad ogni cambio di cliente. Si incentivano il take away e la consegna a domicilio.
Per quanto riguarda servizi igienici e sistemi di pagamento, anche per i bar valgono le stesse regole dei ristoranti. Le procedure di sicurezza adottate nei locali interni vanno applicate anche per la gestione degli spazi esterni (dehors), con particolare attenzione per il corretto distanziamento tra i tavoli e la loro pulizia e disinfezione.

ASPORTO E CONSEGNA A DOMICILIO
I cibi da asporto devono essere consegnati in contenitori idonei monouso accuratamente chiusi, sempre nel rispetto della distanza interpersonale di un metro. Alla consegna del prodotto personale dell’esercizio e clienti sono tenuti ad indossare mascherina e guanti monouso.
Per le consegne a domicilio, su ordinazione telefonica oppure on line, gli addetti sono tenuti ad indossare mascherina protettiva e guanti monouso e all’atto della consegna devono rispettare la distanza di almeno un metro dal cliente. Favoriti i sistemi di pagamento elettronici all’atto dell’ordinazione. Se invece il pagamento viene effettuato in contanti o tramite Pos portatile, l’operatore provvede alla disinfezione delle mani e del Pos dopo ogni operazione.

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2 risposte a Bar e ristoranti riaprono il 18, ma come? Ecco tutte le regole da rispettare
Prenotazioni, distanza di un metro, menu digitali, cartelli bilingue
Buffet vietati, apericena addio

  1. Bruna Rispondi

    14/05/2020 alle 08:47

    Se avessero osservato 1/10 di ciò in ospedi e case di riposo ci sarebbe stata la moria? E comunque pare di entrare in una sala operatoria. A casa sotto un albero sto,. Meglio farsi mangiare dalle zanzare che entrare lì dentro

    • Fausto Poli Rispondi

      14/05/2020 alle 14:03

      Gia’ mio padre diceva che gli ospizi erano l’anticamera della morte. Adesso e’ veramente tutto pubblico. cioe’ se pensiamo che il sistema ospedaliero sanitario locale italiano ma pure emiliano sia stato un disastro lo e’ stato veramente. Ma nessuno lo ha condannato. ricordo tutte le morti sospette al Santa Maria Nuova di reggio Emilia e pure ora, se tu dovessi entrare per una flebite, ne usciresti come ???????…. troppo scarsi…… cioe’ certemente gli ambulatori privati esistono perche’ non tutti hanno il coraggio di entrare al santa maria nuova di reggio emilia. Te entri, e fai esame sangue, nell’androne vicino alla tac, trovi almeno 200 persone che aspettano, sembra il lazzaretto. invece nel poli…….. fai un prelievo e poi te ne vai lieto e contento. addirittura ora se vai a far esami alle usl pubbliche negli ospedali magari ti becchi la scabbia. ma che schivo e’ ??? chi pulisce ??????????????????

      E’ chiaro che entrare in quegli androni molti sono morti. dovevano solo fare cosi’ che pure una massaia fa. dividere il pulito dallo sporco. tutto qui. non vi pare ? Ma quale mente eccelsa ??????? quale direttore illuminat ???????? bohhhhhhhhhh buona serata Fausto Poli Taneto

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