Sono due mesi che non dormiamo
Un milione di imprese è a rischio chiusura
Tasse, tariffe, canoni, insoluti, liquidità: ecco cosa bisogna fare, altrimenti è la fine

DI ALESSANDRA GUATTERI*

Alessandra Guatteri

29/4/2020 – E’ sempre bene ricordare che le micro, piccole e medie imprese in Italia rappresentano il 92 % delle imprese attive e impiegano l’82% dei lavoratori in Italia. 

E’ necessario, inoltre, fare presente che ci sono piccoli imprenditori, artigiani e commercianti che da 2 mesi non dormono di notte. Non dormono perché non sanno se riusciranno a sopravvivere e non hanno i soldi per pagare tutte le spese: tasse, affitti, bollette, fornitori, ferie ai dipendenti, anticipi sulla cassa integrazione e via dicendo.

Non è certo opportuno mettere in discussione le scelte del Presidente Conte relativamente alla fase 2 e allo scaglionamento delle riaperture, perché si tratta di scelte importanti e di responsabilità, che hanno a che fare con la sicurezza e la salute dei cittadini, è però opportuno ricordare di cosa hanno bisogno le micro, piccole e medie imprese per non chiudere.

Bisogna che sia chiaro a tutti quali potrebbero essere gli esiti in termini di occupazione in caso i piccoli imprenditori, gli artigiani e i commercianti decidessero di mollare, di riconsegnare le chiavi dei negozi e dei capannoni.

Secondo gli stress test condotti da Modefinance, il 65% delle PMI italiane è a rischio default, se si ipotizza un calo del fatturato del 10% a causa dell’emergenza coronavirus. E bisogna dire che saremmo tutti molto contenti se il fatturato calasse solo del 10%.

Solo per il settore dei pubblici esercizi si stimano 50.000 aziende a rischio chiusura con perdita conseguente di 300.000 posti di lavoro.

Secondo il focus Censis- Confocooperative saranno a rischio di chiusura un milione di imprese se non verrà garantita la liquidità necessaria , con conseguenze catastrofiche sui livelli occupazionali.

Diventa quindi fondamentale che, stante il perdurare della situazione di emergenza, si prendano i provvedimenti necessari per evitare le chiusure in massa.

Il tema della liquidità rimane  fondamentale, ma deve essere chiaro che non si può pretendere che il sistema delle micro, piccole e medie imprese si indebiti ulteriormente senza avere prospettive di ripresa.
Ricordiamo che, chi è sopravvissuto alle crisi del 2009 e 2012, lo ha fatto spesso uscendone con le ossa rotte, ossa che si devono ancora aggiustare completamente. 

Occorre quindi che il Governo si preoccupi anche di prevedere meccanismi di diminuzione delle uscite.
Cosa potrebbe servire? Ne ho parlato con un gruppo di piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e professionisti e le esigenze che sono emerse sono le stesse per tutti.

Innanzitutto occorrerebbe intervenire sui pagamenti di tasse e contributi , prevedendo il blocco per tutto il 2020 di tutti i versamenti fiscali e contributivi, IMU compresa.

Quando si potranno fare i calcoli sui danni si deciderà come e quanto sarà necessario pagare.  Nel mese di giugno solitamente imprenditori e commercianti hanno gli esborsi maggiori, per cui occorrerebbe pensare a un finanziamento a tasso zero per la sola parte di competenza 2019, bloccando in ogni caso gli acconti su redditi e sui contributi per il 2020.
E’ anche ora che si cominci a pensare di calcolare IVA e tasse solo su quanto realmente incassato e non su quanto fatturato. In questo periodo fioccano gli insoluti e quindi il tema è prioritario.
E’ necessario, inoltre eliminare il calcolo degli studi di Settore/ISA per il 2020, per evitare che si apra un baratro fiscale, considerato che non sarà certamente possibile recuperare il fatturato perso.

Dal lato dei costi è necessario prima di tutto che il Governo coinvolga le multiutility, i gestori delle utenze, per concordare delle riduzioni delle bollette future, pensando ad esempio al pagamento del solo costo della materia prima e concordando riduzioni delle tariffe. E’ evidente che l’onere della crisi non può gravare solo su chi utilizza luce, gas e acqua .Ognuno deve fare la sua parte.

Occorre inoltre risolvere il problema degli affitti, agevolando la pattuizione di riduzione dei canoni.
Per gli immobili commerciali e industriali si potrebbero prevedere dei meccanismi incentivanti e di sostegno, per favorire la pattuizione di riduzioni di affitto, prima di tutto semplificando le procedure di registrazione delle riduzioni, in modo che i proprietari possano immediatamente pagare IVA e tasse sui canoni ridotti. Inoltre si potrebbe prevedere una riduzione dell’IMU per chi riduce l’affitto ai conduttori. I

n alternativa di potrebbe prevedere un credito di imposta per il proprietario che riduce l’affitto, pari all’importo della riduzione, da scontare in F24 anche sulla parte IMU. In ogni caso è necessario che vengano riviste le tariffe OMI, che sono le tariffe di locazione al mq stabilite dall’agenzia delle entrate e che continuano a prevedere importi completamente fuori mercato

Infine, è noto che anche i piccoli imprenditori, gli artigiani e i commercianti hanno famiglie da mantenere e devono fare la spesa, per cui è necessario che si strutturino degli interventi di sostegno al reddito anche per queste categorie.
Sarebbe quindi ora che la tutela dei piccoli imprenditori degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti, delle partite IVA, venisse assimilata a quella prevista per i dipendenti. A titolo di esempio, in caso di perdita del lavoro, si potrebbero prevedere importi mensili di sostegno al reddito, calcolati sulla base di un livello di CIG medio da definire ed eventualmente con scaglioni sulla base del reddito dei 3 anni precedenti e comunque entro certi livelli di reddito (sarebbe il caso che questo venisse fatto anche per la malattia, ma non è questo il momento per parlarne)

Certamente qualcuno sta obiettando che non ci sono i soldi per tutti questi provvedimenti, ma occorre riflettere sul fatto che se non si mette mano seriamente alla situazione delle micro, piccole e medie imprese, i costi sociali ed economici che potrebbero derivare al nostro paese in caso le chiusure si attestassero sui numeri previsti dalle indagini riportate sopra, sarebbero estremamente più elevati e non recuperabili se non in tempi molto lunghi.

Significherebbe perdere la colonna portante della la nostra economia e non ce lo possiamo certamente permettere.

Un momento gravissimo come quello che stiamo vivendo richiede che si inizi a pensare in termini differenti e che si studino strumenti innovativi.
Pare che entro domani il decreto aprile arriverà al Consiglio dei Ministri, speriamo di ricevere buone notizie.
*Consulente per la sostenibilità d’impresa e imprenditrice


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Una risposta a 1

  1. Loretta Rispondi

    30/04/2020 alle 08:22

    Un appello al presidente della regione Emilia Romagna, al sindaco di Reggio Emilia il 18 maggio con le dovute norme di sicurezza per la salute di tutti fate aprire bar,ristoranti,parrucchieri,estetisti, i più penalizzati alla riapertura del 1 giugno ,se non a prono ci sarà una chiusura totale di tanti esercizi tanta gente senza lavoro fate uno sforzo e date questa possibilità grazie mille se lo farete

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