Se cantate Bella Ciao in casa, mettete anche una candela alla finestra per i morti del dopoguerra

DI PAOLO COMASTRI

Paolo Comastri

24/4/2020 – E’ una festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre, appunto, il 25 Aprile di ogni anno.

Ricorda il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Alfredo Pizzoni, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, presenti tra gli altri anche il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza, proclamò l’insurrezione generale, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà, di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo loro la resa; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato poi raggiunto e fucilato tre giorni dopo a Giulino di Mezzegra sul lago di Como con il corollario della infame macelleria di Piazzale Loreto a Milano.

Fin qui la storia.

In questi 75 anni tuttavia, con il progressivo allontanamento storico di e da quelle vicende, questa ricorrenza si è trasformata in una sorta di fiction ideologica utilizzata da una parte dell’Italia contro l’altra solo ed esclusivamente per, come dire, contingenze presenti.

Quando si avrà il coraggio di ammettere che tra i partigiani c’era chi combatteva per la libertà e chi, la maggioranza, per instaurare un regime stalinista ?

Quando si concorderà nell’affermare che Salvo D’Acquisto fu un Eroe, non certo Rosario Bencivenga, responsabile principale dell’attentato a Roma di Via Rasella da cui poi scaturì il massacro delle Fosse Ardeatine ?

Quando, oltre che ai 7 fratelli Cervie a Quarto Camurri, martirizzati dalla repubblica fascista al poligono di tiro di Reggio Emilia, si potrà portare un mazzo di fiori anche sulla tomba dei 7 fratelli Govoni accoppati a guerra finita per il solo motivo che erano ritenuti fascisti ?

L

Quando si arriverà finalmente a distinguere tra i veri partigiani combattenti da quelli finti e/o postumi o peggio dagli assassini sanguinari che con quegli ideali nulla avevano realmente a che spartire ?

Don Umberto Pessina; a destra il corpo ricomposto dopo il delitto del giugno 1946

Quando riusciremo a onorare chi ha combattuto lealmente da ambo le parti senza peraltro dimenticarci del “sangue dei vinti” ?

Perchè non si considera che gli italiani, nella loro stragrande maggioranza, e fors’anche di più, fino al 24 Aprile non erano certo stati “antifascisti”?

Perchè non rende il minimo onore al nemico negando pure dignità e memoria a tutti coloro che hanno dato la vita per la Patria pur sapendo che si trattava di una guerra perduta?

Perchè, in ultima analisi, il 25 Aprile è una festa unicamente celebrativa a differenza di altre ricorrenze come, ad esempio, quella del centenario della Prima Guerra mondiale che è ricordata anche nei suoi aspetti tragici e catastrofici con i suoi terribili errori e orrori?

E’ un fatto, e sfidiamo chiunque a negarlo, che il 25 Aprile non ricorda, non ha MAI ricordato, le pagine nere, sporche e sanguinarie che l’hanno accompagnata anche dopo la fine della guerra ma soprattutto non distingue e non ha MAI distinto, chi combatteva per la libertà da chi voleva instaurare un’altra dittatura in Italia.

Il manifesto per il 75° della Liberazione realizzato da Ugo Nespolo

Quando una “festa” incrementa, come dire, la propria enfasi con il passare degli anni invece di attenuarla, quando il mito ideologico travolge l’esigenza irrinunciabile di quella riflessione critica, storica politica e di valori che invece dovrebbe essere favorita dallo scorrere del tempo; quando in definitiva una ricorrenza diventa una religione di Stato a fini prosaicamente di potere che divide anzichè unire un popolo, non si può non diffidare e legittimamente dubitare, neppure se la festa è quella della Liberazione, Non si può non invocare un esame di coscienza collettivo, un repulisti della memoria, dei silenzi e delle bugie, un guardarsi negli occhi per interrogarci dove davvero vogliamo andare come popolo.

Questo è il primo 25 aprile senza Giampaolo Pansa, che con i suoi libri e le sue ricerche ha restituito agli italiani una verità negata per decenni, e che ancora si vorrebbe negare, Facciamo he il suo lavoro non sia stato vano.

Se domani canterete Bella Ciao nelle vostre case, come suggerisce l’Anpi, potete compiere anche un altro gesto di coraggio e verità: mettete alle vostre finestre una candela per ricordare i morti innocenti del dopoguerra, quelle migliaia vittime della seconda guerra civile italiana – che furono altrettante della prima – cominciata proprio il 25 aprile di 75 anni fa, ma perle quali nessuno, men che meno lo Stato repubblicano e democratico, ha mai voluto chiedere perdono.

Be Sociable, Share!

4 risposte a Se cantate Bella Ciao in casa, mettete anche una candela alla finestra per i morti del dopoguerra

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    24/04/2020 alle 11:59

    Complimenti Paolo per il tuo preciso ed incisivo intervento sul 25 aprile.
    Allego la nota della Presidenza del Consiglio la quale, sospende il Coronavirus per il giorno 25, onde consentire agli “antifascisti” di celebrare la ricorrenza e di censurare i massacri avvenuti dopo.

    Segue nota della Presidenza:

    Con riferimento al comunicato dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia si precisa che la circolare inviata dalla Presidenza del Consiglio non esclude in alcun modo l’Anpi dalle celebrazioni del 25 aprile.
    La circolare è indirizzata alle sole autorità pubbliche e, in ragione dei provvedimenti restrittivi legati al Covid-19, intende semplicemente limitare la partecipazione delle autorità ed escludere assembramenti.

    Le associazioni partigiane e combattentistiche potranno quindi partecipare alle celebrazioni per il 75° anniversario della Liberazione, naturalmente in forme compatibili con l’attuale situazione di emergenza. Saranno date ulteriori indicazioni in tal senso ai Prefetti con la consapevolezza del valore che questo anniversario ricopre per l’Italia e dell’importanza di difendere la memoria democratica del Paese.

  2. luca del bue Rispondi

    24/04/2020 alle 16:03

    Complimenti, Paolo, una delle poche voci libere in mezzo a tanti falsi adulatori..

  3. Carlo Menozzi Rispondi

    24/04/2020 alle 18:04

    Provate a parlare all’anpi provinciale del “piccolo padre”, alias Domenico Braglia, un delinquente che mandò a morire tanti giovani che lo avevano seguito tra i partigiani. Senza contare poi il dopo guerra. Dal diario di Didimo Ferrari “Eros” si legge (7 marzo 1946) “Anche per la questione del sindaco di Castellarano (Piccolo Padre) [Domenico Braglia], se non intervenivo nell’ultimo momento si rompeva con i D.C.. Ho pensato di far dare le dimissioni al sindaco [Braglia appunto, sul cui capo si addensavano accuse in ordine ad episodi di violenza accaduti nel post-Liberazione]”. E aggiunge “Alle 8 riunione in Segreteria [della Federaz.comunista reggiana]: si è deci-
    so di far dare le dimissioni al Sindaco di Castellarano per dare soddisfazione
    ai Dem.C., socialisti ed Azionisti, i quali ci dicono che in quel comune per
    colpa del Sindaco si è creata una situazione di terrore.”. Forse anche a Casalgrande lo ricordano. Poi ha avuto la fine che si meritava ….

  4. Ugo Scaramuzza Rispondi

    24/04/2020 alle 18:05

    Grande Paolo, come sempre a segno!!!

Rispondi a Carlo Menozzi Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *