L’Ausl ammette: allarme case di riposo
Tragedia di Montecchio, solo la punta dell’iceberg
Ma si continua a tacere su decessi e contagiati

DI PIERLUIGI GHIGGINI

1/4/2020 – La tragedia in atto alla Casa della carità San Giuseppe di Montecchio, tragedia su cui è calata una coltre di omertà sino a quando lunedì 30 marzo Reggio Report non ha rivelato che in un mese si sono registrati una quidicina di morti su un’ottantina di ospiti, è la cartina al tornasole di un’emergenza nell’emergenza, che travolge le strutture per anziani.

Una situazione ormai collassata che chiama in causa le gestioni, spesso in capo a cooperative sociali, ma soprattuto la capacità del sistema sanitario pubblico reggiano di controllare le criticità e di intervenire tambur battente.

Posto che il sistema sta lavorando allo spasimo e in condizioni estremamente difficili, e che medici e operatori sono ormai stremati, resta il fatto che la situazione di Montecchio è evidentemente sfuggita di mano a chi doveva controllare, e che non si è saputo intervenire per contenere i danni, al limite evacuando la casa di riposo (che fra l’altro ospita molti preti anziani nell’ala riservata alla Casa del clero).

Oggi la direzione dell’Ausl – chiamata in causa da più parti – interviene con un lungo comunicato di taglio burocratico, in cui si descrivono molte cose, ma non l’essenziale. Non spiega cosa sia accaduto alla San Giuseppe, com’è ora la situazione, qual è la situazione generale delle case di riposo del reggiano (pubbliche e private, cooperative e cattoliche); quanti decessi si sono registrati in queste settimane, quanti sono attribuibili al coronavirus, quanti anziani sono positivi, isolari e ricoverati; quanti operatori sono rimasti contagiati. Se è vero che al personale spesso non viene fornita la dotazione essenziale di dispositivi di protezione individuali.

In ogni caso si moltiplicano notizie allarmanti che trapelano dalle strutture, anche prestigiose e a gestione pubblica. Ma, come detto, su di essere manca completamente una chiarezza ufficiale, e l’Ausl e i sindaci – che sono notoriamente autorità sanitaria – continuano a tacere sull’essenziale.

Il comunicato diffuso dall’Ausl di Reggio Emilia nella giornata di oggi – questa volta non accompagnato dalla consueta dichiarazione del direttore generale Fausto Nicolini – ammette che “la diffusione del coronavirus nelle strutture per anziani e disabili rappresenta sicuramente una criticità a cui l’Azienda USL IRCCS di Reggio Emilia, in stretta collaborazione con la Conferenza Sociale Sanitaria Territoriale, gli Enti Locali ed i Comitati di Distretto sta facendo fronte, ormai da tempo, attraverso una serie di interventi organizzativi urgenti finalizzati a contenere la diffusione del virus.

Il Piano di intervento CRA è stato infatti approvato e formalizzato dall’Ufficio di Presidenza della Conferenza Sociale Sanitaria Territoriale il 19 marzo scorso”.

Niente affatto casuale la sottolineatura delle responsabilità della Csst (organismo evanescente che non si capisce neppure bene da chi dipenda, dopo lo smantellamento delle funzioni delle Province) e dei sindaci.

Così continua il comunicato dell’Ausl di Nicolini: “Quella degli anziani e dei disabili nelle strutture residenziali è una popolazione particolarmente fragile ed esposta, sia perché spesso queste persone sono già debilitate da altre patologie, sia per la situazione di convivenza e condivisione degli spazi che certamente favorisce la diffusione del virus. La decisione degli Enti Gestori di limitare rigidamente l’accesso ai visitatori esterni, messa in atto già nei primi giorni dell’epidemia, è andata in questa direzione.

Si è reso poi necessario prevedere la possibilità di isolare persone con un quadro clinico compatibile con COVID19, individuando zone dedicate all’interno delle strutture. Questo ha comportato il blocco temporaneo di nuovi ingressi nelle strutture, in particolare in quei centri dove sono già “presenti ospiti COVID positivi“.

E ancora: “Ad oggi le rappresentanze dei gestori riferiscono di avere individuato, con modalità adatte a ciascuna situazione organizzativa, zone di isolamento utili ad accogliere ospiti in fase critica.

Fin dall’inizio del diffondersi della infezione da COVID19 si sono realizzati incontri con gli Enti Gestori dei servizi anziani e disabili e con Auser, tenuti dal Responsabile Rischio Clinico dell’Azienda USL, finalizzati a dare indicazioni relative ai comportamenti per ridurre il rischio; a tali momenti è seguita la diffusione, in particolare nelle residenze per anziani e disabili, di indicazioni e raccomandazioni, sia provenienti dal livello regionale, che elaborate in Azienda”.

In seguito “sono state avviate inchieste epidemiologiche e realizzati sopralluoghi in numerose residenze per anziani nel corso dei quali professionisti della Sanità pubblica hanno supportato il personale nella individuazione degli spazi per eventuali isolamenti, nella cura degli aspetti igienici e di sanificazione, nella messa a punto di strategie di utilizzo di arredi e ausili per contenere la diffusione del virus.

Al fine di garantire continuità nell’assistenza agli anziani nelle CRA, in un momento tanto delicato, si è inoltre provveduto a garantire la permanenza presso le attuali sedi di lavoro di infermieri e OSS interpellati dall’Azienda USL per l’assunzione in queste settimane (essendo gli stessi inseriti nella graduatoria in vigore presso l’Ausl)”.

Va inoltre segnalato l’inserimento di medici e infermieri dipendenti dell’Azienda in alcune CRA particolarmente in difficoltà, avendo molto personale COVID positivo e quindi assente; a questi, da lunedì scorso si sono aggiunti anche 7 tutors della Facoltà di Scienze Infermieristiche che supportano le CRA della provincia nella messa a punto di strategie di contenimento dell’infezione”.

L’Ausl di Nicolini annuncia inoltre che “a livello provinciale si è andati alla individuazione di una CRA COVID a Guastalla che, nei suoi 38 posti letto, sta accogliendo pazienti COVID positivi non autosufficienti, dimessi dall’ospedale e/o provenienti dal domicilio residenti in tutta la provincia”.

E aggiunge che “dal 25 marzo scorso, professionisti dell’Azienda USL formati ad hoc vanno nelle CRA per sottoporre a tampone gli ospiti sintomatici in modo da poter intervenire tempestivamente“: è l’ammissione che lo screening degli ospiti delle strutture, particolarmente esposti al Covidnper stessa ammissione dell’Ausl, è cominciato solo pochi giorni fa, quindi con grande ritardo.

“Da segnalare inoltre, nell’ottica di rinforzare l’assistenza medica e infermieristica per far fronte all’emergenza, fatta salva la responsabilità clinica che rimane in capo ai medici di diagnosi e cura delle strutture, le équipe di supporto composte dai geriatri distrettuali, dai palliativisti individuati per le singole strutture, dall’infettivologo; è inoltre attiva una Guardia Medica dedicata alle CRA ed una pronta disponibilità infermieristica per le residenze che hanno assistenza infermieristica h 12.

Infine, con l’obiettivo di sostenere psicologicamente sia gli operatori che i familiari è operativo un percorso di sostegno garantito dall’Equipe della Psicologia dell’Emergenza (EPE)”.

E’ la conferma di un quadro drammatico, sul quale si è intervenuti in ritardo, lasciando esposti molti anziani al contagio del coronavirus, e soprattutto sul quale non vi è ancora chiarezza sulle cifre dei contagiati e dei decessi. Qualcuno risponderà di tutto questo?

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4 risposte a L’Ausl ammette: allarme case di riposo
Tragedia di Montecchio, solo la punta dell’iceberg
Ma si continua a tacere su decessi e contagiati

  1. Fausto Poli Rispondi

    02/04/2020 alle 11:25

    Caro Ghiggini: ennesimo articolo da 10 e lode. Certamente un modo di fare giornalismo che mi piace molto. A me ricorda la Gbanelli ma Lei Ghiggini in tv farebbe FURORE. E lo dichiaro in maniera sincera.

    Sulla questione AUSL, io da intenditore di lambrusco e bistecche, e basta ! io da intenditore di trattorie e non di ospedali e cimiteri e case di riposo, (preferisco i night con belle femmine!), io dico che di manager ed ingenieri gestionali ne esistono una valangata. L’inps e l’AUSL, se facessero una banca sarebbe tra le prime in Italia perche’ il Governo stanzia per la sanita’ bilions su bilions (Miliardi). Percio’ 1) sanificazione perenne di ospedali e strutture sanitarie, dispositivi medici prodotti qui e non importati dalla cina, (cioe’ se abbiamo aerei da guerra pronti possiamo avere anche magazzini pronti di mascherine guanti tute per chi fa disinfestazione). Insomma a parte la tragedia dei mercati azionari, dove ci vorra’ l’intervento di Super Trump come dopo la seconda guerra mondiale, (tipo piano Marshall), tenere pronti questi dispositivi non faranno indebitare di molto le casse statali. Perche’ uno stato si vede in questi momenti e alcuni enti cone le ausl e le strutture ospedaliere e di riposo, si e’ dimostrato che non sono gestite bene. Percio’ per quello che si paga, noi cittadini pretendiamo chiarezza ed assistenza a 5 stelle. Se sai pulire le strutture, e sai gestire le emergenze, allora e’ ok. Pero’ alle ausl darei 3, bocciati e da rifare il corso. Mi accorgo sempre piu’ che in Italia le cose statali vanno a rotoli. Grazie per l’attenzione.

    Saluti

  2. Susanna Rispondi

    02/04/2020 alle 12:34

    I militari russi sono andati a SANIFICARE le case di riposo bergamasche. Fateli fermare anche qui… 😇

  3. Guido Giannetto Rispondi

    03/04/2020 alle 08:21

    Grazie per l’ articolo…

  4. Guido Giannettop Rispondi

    03/04/2020 alle 08:22

    Po’

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