Il crac Sicrea, il Conad di via Luxembourg e il coronavirus
Ma davvero non si erano accorti di niente?

DI DUILIO CANGIARI*

Duilio Cangiari


10/4/2020 – E poi…. è arrivato il Coronavirus!!! Tra le tante vittime imputate alla pandemia che ha portato lutti e sofferenze in tante famiglie, c’è anche il colosso cooperativo dell’’industria delle costruzioni Sicrea: una scatola societaria pensata per raccogliere i resti delle tante cooperative edili emiliane, travolte negli anni precedenti dalla crisi del comparto costruzioni e forse anche dall’imperizia dei propri dirigenti.
Nei giorni scorsi abbiamo appreso che il tracollo di Sicrea, tra i tanti cantieri, sta mettendo in predicato anche la realizzazione del nuovo Conad di via Luxembourg, di cui soltanto sei mesi fa si celebrava l’avvio della realizzazione e definito dal progettista “un progetto improntato sul verde”. Nello stesso tempo Conad annunciava con soddisfazione che il “contratto dei lavori erano stati appaltati a Sicrea e che l’inaugurazione era prevista al più tardi a inizio 2021”. Questo per amore dei fatti !!
Una domanda sorge spontanea. Ma davvero 6 mesi fa non si sapeva dello stato di Sicrea?
La crisi profonda del gruppo Sicrea (messo in liquidazione, ndr.) porta con sé certamente una serie di ricadute economiche e di interrogativi sociali gravi per il nostro territorio. Nello specifico ci chiediamo quali conseguenze negative si riverseranno sulla realizzazione del progetto del nuovo supermercato, se ci sarà la volontà e la forza economica per mantenere le innovazioni costruttive e le caratteristiche di sostenibilità, tanto sbandierate per convincere della bontà di un progetto che ai più è apparso, da subito, inutile e pretenzioso.
La storia urbanistica di questa città e la situazione economica e sociale del nostro territorio dovrebbero suggerire alle nostre classi dirigenti prudenza e parsimonia con l’uso del cemento: rischiamo di avere un altro buco nero, un altro fallimento non solo societario ma anche della progettualità urbanistica di questa città.

Cosa succederà al commercio è difficile da prevedere. Vediamo ad esempio che i piccoli negozi stanno offrendo un servizio importante ai cittadini, al pari di molti supermercati.

Questa tendenza si confermerà nel futuro? Certamente nuove abitudini si consolideranno.
Possiamo ipotizzare che le famiglie si serviranno sempre più del web per i propri acquisti intaccando pesantemente anche il settore del commercio alimentare tradizionale, premiando invece le nicchie del cibo di qualità, a km zero e prodotto da un’agricoltura sostenibile e biologica se sarà in grado di organizzare l’offerta.
Anche l’idea di città dovrà tenere conto dei segni economici e sociali, profondi e indelebili lasciati dalla pandemia. A quel punto sarà ancora necessario un altro, ulteriore supermercato nell’area dell’ex casa di riposo di Ospizio: un settore della città dove già abbonda l’offerta commerciale e che invece avrebbe bisogno di espandere le poche aree verdi di un quartiere tra i più popolosi della città??
Da ultimo: in questi giorni ci sono forti sollecitazioni affinchè la città si doti di un Piano Strategico, Bene! Ma si deve evitare che diventi il solito prodotto di pochi addetti ai lavori e sia invece l’occasione per aprire una discussione vera, larga e trasparente, dove ci si possa riconoscere per costruire un futuro rispettoso di tutti, soprattutto dell’ambiente, della salute e del territorio.
*Europa Verde Reggio Emilia

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