La testimonianza
“Ora sono un “untore” asintomatico, ma c’è voluto un mese per ottenere il tampone”
“Così non va: quali i numeri reali del contagio?”

DI MILES BARBIERI

Caro Direttore,

Miler Barbieri

Le scrivo per portare alla sua attenzione un’esperienza personale sul Covid-19 che reputo molto significativa.

Un mese fa a mia moglie è stato diagnosticato il coronavirus, con febbre alta, ma senza problemi respiratori; non necessitando pertanto di trattamenti di terapia intensiva, le sono stati prescritti l’isolamento e la cura domiciliare. Per tre settimane l’ho accudita personalmente e, nei giorni scorsi, il doppio tampone ha fortunatamente confermato la piena guarigione. Durante tutto questo periodo, tuttavia, continuavo a domandare come mai io non fossi sottoposto ad alcun test e il medico curante, sconsolato, mi rispondeva che le tassative disposizioni dell’AUSL prevedono di fare tamponi solo ai sintomatici.

Memore del fatto che, fin dallo scorso gennaio, una delle poche certezze sul Covid-19 era la sua elevatissima capacità di contagio, mi sono chiesto come fosse possibile che l’AUSL non disponesse di testare anche i conviventi di pazienti risultati positivi; in seguito ho saputo che è di competenza dell’Igiene Pubblica seguire i positivi ai “domiciliari” e loro conviventi.

Nonostante l’assenza di sintomi, la mia coscienza civica mi ha imposto di insistere finché, finalmente, quattro giorni fa mi è stato fatto il tampone e, come volevasi dimostrare, sono risultato positivo: quindi un potenziale “untore” asintomatico!

Adesso potrei contagiare nuovamente mia moglie e chissà, forse avrò involontariamente contagiato altre persone recandomi a fare la spesa e in farmacia nei giorni scorsi, seppur cercando di osservare tutte le attenzioni possibili. E quanti altri reggiani si trovano nella mia situazione? Quali sono i numeri reali del contagio se non si fanno tamponi a chi probabilmente è stato infettato?

L’impressione è che i protocolli sanitari non siano stati redatti seguendo logiche intuitivamente efficaci di screening della popolazione, contenimento del contagio e cura – come quelle messe in campo, ad esempio, in Corea del Sud e in Germania – ma che siano stati adattati, di volta in volta, alla (in)disponibilità del momento di mascherine, tamponi, reagenti, posti letto in terapia intensiva, soldi, eccetera. 

Non servono task force con tanti scienziati (o pseudotali, che in questi mesi ci hanno detto tutto e il contrario di tutto) , mega direttori, dirigenti, coordinatori, consulenti per intuire che spesso servirebbe solo tanto buonsenso, proprio quello che forse manca a chi di dovere.

Ringrazio per la cortese attenzione”. Miles Barbieri

L’AUSL DI REGGIO EMILIA : “PERCHE’ NON ABBIAMO FATTO QUEL TAMPONE”

27/4/2020 – “La nostra azienda dall’inizio della pandemia si è attenuta a quanto indicato dalle disposizioni nazionali e regionali che tutt’ora prevedono che l’esecuzione dei tamponi sia riservata prioritariamente ai casi clinici sintomatici/paucisintomatici e ai contatti a rischio familiari e/o residenziali sintomatici.

Questa indicazione non è supportata solo da motivazioni di tipo organizzativo, effettuare ripetutamente decine di migliaia di tamponi rappresenterebbe sicuramente un criticità organizzativa per qualunque laboratorio, ma è sostenuta dalle posizioni dei principali organismi scientifici nazionali ed internazionali.

Ad oggi, sulla base delle evidenze scientifiche finora disponibili, il Consiglio superiore della sanità, il Ministero e l’OMS non raccomandano l’esecuzione del tampone alle persone asintomatiche; questa operazione è ritenuta secondaria rispetto all’isolamento e all’autoisolamento delle persone venute a contatto con soggetti ospedalizzati o risultati positivi al test. 

Nella nostra provincia fino alle prime settimane di marzo le modalità per l’esecuzione dei tamponi prevedevano esclusivamente l’effettuazione del tampone a domicilio, con considerevole dispendio di risorse e tempo di personale e la impossibilità di effettuare numeri elevati di prestazioni. Inoltre le analisi venivano svolte presso due soli laboratori regionali abilitati. Pertanto era indispensabile dedicare tale attività alle persone con sintomi importanti suggestivi di COVID e alle persone più fragili.

Già dalla metà di marzo, con l’autorizzazione del laboratorio dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, quale laboratorio di riferimento, si è incrementata notevolmente la capacità produttiva di refertazioni, consentendo nelle settimane successive l’organizzazione del nuovo sistema per l’effettuazione dei tamponi con l’apertura dei 6 Drive through e degli ambulatori COVID, che hanno aumentato in modo consistente il numero di tamponi effettuabili”. AUSL REGGIO EMILIA

In questa seconda fase, anche su indicazione della Regione, l’attenzione si è spostata più sul territorio, si è esteso il criterio di selezione per l’effettuazione dei tamponi, allargando a domicilio anche alle persone con pochi sintomi e nelle CRA anche agli asintomatici per cercare di spegnere i focolai territoriali.

Ad oggi, complessivamente ogni giorno vengono effettuati circa 800 tamponi, destinati alle attività di sorveglianza dei contatti sintomatici, degli operatori sanitari e anche per le persone a domicilio con sintomi lievi o per situazioni specifiche selezionate direttamente dai medici di medicina generale.

Per rendere poi più efficace l’isolamento dei contatti e dei casi si sono attivate convenzioni con strutture alberghiere per offrire opportunità alle persone impossibilitate ad isolarsi in sicurezza presso le proprie abitazioni.

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Una risposta a 1

  1. Miles Rispondi

    28/04/2020 alle 22:53

    L’Ausl “chiarisce” :
    “La nostra azienda dall’inizio della pandemia si è attenuta a quanto indicato dalle disposizioni nazionali e regionali che tutt’ora prevedono che l’esecuzione dei tamponi sia riservata prioritariamente ai casi clinici sintomatici/paucisintomatici e ai contatti a rischio familiari e/o residenziali sintomatici.”

    La domanda che ho fatto all’Ausl: Scusate, e io che ho accudito per 23 giorni mia moglie con febbre molto alta, 24 ore al giorno, non sono forse un contatto a rischio? E se non lo sono io chi sono questi “contatti a rischio familiari” ?

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